Il carcinoma della cervice uterina è la neoplasia che più si presta allo screening: non solo ha una lunga fase pre-invasiva, ma gli stadi invasivi in fase iniziale, diagnosticati quando asintomatici, possono essere trattati meno radicalmente e con maggiore successo degli stadi diagnosticati sintomatici. In Italia il carcinoma della cervice uterina è il quinto tumore più frequente nelle donne al di sotto dei 50 anni di età, ma nell’ultimo decennio l’incidenza è in progressiva riduzione grazie all’attivazione dei programmi di screening.
Che cos'è il CIN?
Il CIN, acronimo di Cervical Intraepithelial Neoplasia (Neoplasia Intraepiteliale Cervicale), è una lesione del collo dell’utero causata dall’infezione del virus HPV (Human Papilloma Virus). La Neoplasia Intraepiteliale Cervicale si riferisce a un cambiamento anomalo nelle cellule del collo dell’utero, che non è ancora un tumore conclamato ma rappresenta un rischio per lo sviluppo di un carcinoma. La causa principale è l’infezione da HPV, un gruppo di virus che possono indurre lesioni cellulari sul rivestimento del collo uterino e favorire alla lunga trasformazione neoplastica.
Anche se una lesione CIN non è ancora dichiaratamente un tumore, è considerata una lesione a rischio poiché può, nel tempo, evolvere in cancro delle cellule squamose del collo dell’utero.
Gradi di CIN
- CIN 1: indica modificazioni di basso grado, precancerosa, caratterizzata da alterazioni cellulari lievi. Le CIN 1 nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente.
- CIN 2: questo grado di CIN mostra alterazioni che coinvolgono circa la metà dello spessore del rivestimento cellulare del collo dell’utero.
- CIN 3: in questo stadio, l’alterazione interessa tutto lo spessore cellulare del rivestimento cervicale. CIN 3 rappresenta una lesione di alto grado e, sebbene possa regredire o rimanere stabile, presenta un rischio più elevato di progressione verso il tumore.
I gradi CIN 2 e CIN 3, considerati lesioni di medio-alto grado, sono a rischio di progressione, anche se occorrono molti anni prima che una lesione di questo tipo si trasformi in un carcinoma. Tuttavia, non è possibile prevedere con certezza quali lesioni regrediranno spontaneamente e quali potrebbero progredire. Per questo motivo, l’indicazione comune è quella di trattare le CIN 2 e CIN 3 per ridurre il rischio che la paziente possa sviluppare un tumore invasivo del collo dell’utero anche a distanza di anni.
Diagnosi: Pap Test e Colposcopia
Il PAP test effettuato durante la visita ginecologica è l’esame che per primo può rivelare la presenza di cellule anomale e la necessità di ulteriori indagini per identificare le eventuali lesioni precancerose della cervice uterina. Quest'esame semplice e rapido, noto anche come striscio cervico-vaginale, consente di diagnosticare la presenza di un tumore della cervice uterina quando è ancora in fase iniziale. Tenendo conto del fatto che questa malattia progredisce molto lentamente, il Pap test consente di intervenire tempestivamente, in caso di necessità, aumentando le probabilità di guarigione e soprattutto consentendo di evitare alla paziente trattamenti radicali.
Qualora vengano rilevate lesioni a rischio o sospette, come quelle descritte sopra, sono in genere prescritti ulteriori esami di approfondimento. Semplice e indolore, la colposcopia è l'esame di screening di secondo livello, effettuato per accertare il reale significato di lesioni pre-cancerose emerse dal Pap-test e riconducibili a un tumore della cervice uterina. I principali esami impiegati per la diagnosi delle lesioni precancerose di vulva, vagina e utero sono la colposcopia, che permette di ottenere un ingrandimento dei tessuti e distinguerne eventuali alterazioni, e la biopsia, con prelievo di un campione di tessuto per l’esame istologico.
La conferma diagnostica a un Pap-test positivo circa la presenza di possibili lesioni pre-cancerose o cancerose spetta ad altri esami, primo fra tutti la colposcopia. L'esame colposcopico, infatti, consente anche la raccolta mirata di un campione di tessuto cervicale sospetto, da sottoporre successivamente a specifiche analisi microscopiche di laboratorio (vedi biopsia cervicale).
Biopsia Cervicale
La biopsia cervicale è un esame eseguito in ambulatorio durante la colposcopia (una procedura che permette di ingrandire e illuminare i tessuti della cervice per individuare eventuali anomalie). L’esame consiste nel prelievo di piccoli frammenti di tessuto dalle aree anormali del collo dell’utero evidenziate durante la colposcopia. Questo prelievo viene effettuato con delle pinze apposite e i campioni raccolti sono inviati al laboratorio per l’analisi istologica. Di solito, l'esame è indolore o causa solo un lieve fastidio, quindi non necessita di anestesia. Dopo l'esame, è possibile avere una lieve perdita di sangue vaginale per alcuni giorni.
I risultati della biopsia cervicale possono variare e offrire diverse indicazioni. Se la biopsia è "negativa", significa che non sono presenti lesioni. In caso di esito “positivo”, la biopsia può rivelare diverse condizioni.
In caso di displasia cervicale, nota anche come CIN (neoplasia intraepiteliale cervicale), rappresenta una lesione a rischio di evoluzione, nel tempo, in carcinoma invasivo a cellule squamose del collo dell'utero. Associata spesso ai condilomi, la displasia cervicale presenta vari gradi di gravità, classificati in base alla profondità della lesione rilevata nei tessuti prelevati: CIN 1, CIN 2 e CIN 3.
Trattamento
In presenza di lesioni pre-neoplastiche di basso grado (LSIL - Displasia Lieve -CIN 1) è previsto il follow up annuale (massimo 2 anni) per l’alta possibilità di regressione spontanea della lesione, mentre nelle lesioni di alto grado (HSIL - Displasia grave - CIS- CIN 3) la paziente verrà sottoposta ad intervento escissionale cervicale con Laser o Radiofrequenza. Si tratta di un piccolo intervento chirurgico per asportare le lesioni del collo dell’utero, detto conizzazione, di solito eseguito in regime di Day Surgery in anestesia loco regionale.
Se gli esami risultano positivi, è possibile poi rimuovere le lesioni precancerose chirurgicamente o, nel caso di lesioni alla vulva, con trattamenti topici, tra cui farmaci a uso cutaneo che agiscono sulla risposta immunitaria, come l’imiquimod, o antitumorali.
La terapia delle lesioni pre-cancerose cervicali ha come obiettivi l’escissione e/o distruzione completa della lesione, la bassa morbilità, la facile esecuzione della terapia, la conservazione della fertilità e della sessualità e l’ottimizzazione delle successive procedure di follow up.
Prevenzione
L’HPV si trasmette principalmente attraverso il rapporto sessuale. Due terzi delle donne sessualmente attive verrà prima o poi a contatto con l’HPV nel corso della vita, ma ci vuole tempo prima che queste lesioni si trasformino in cancerose. Inoltre, nella maggior parte dei casi il sistema immunitario riuscirà a debellare l’infezione senza che la donna sia consapevole di averla contratta.
La vaccinazione contro il Papillomavirus (HPV) previene le infezioni dai principali ceppi oncogeni del virus (6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58) e continua a rappresentare una delle strategie più efficaci per evitare del tutto questo tipo di tumori. Oggi la vaccinazione anti-HPV è offerta in Italia a ragazzi e ragazze attorno agli 11-12 anni di età, quando l’attività sessuale non è ancora iniziata e quindi l’efficacia della protezione può essere massima. La vaccinazione è inoltre raccomandata fino ai 45 anni di età, con prezzi agevolati, per le persone che non sono state vaccinate in precedenza.
Grazie alla vaccinazione e agli screening per la diagnosi precoce, i tassi di incidenza del tumore della cervice uterina e degli altri tipi di cancro associati all’infezione con HPV continuano a diminuire e i tassi di incidenza del tumore della cervice uterina sonoin costante calo, con una riduzione media del 2% annuo nel mondo.
Nota Bene: Le informazioni fornite non sostituiscono il parere medico.
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