Durante la nostra vita è probabile che in più occasioni ci venga richiesto di effettuare un esame delle urine. Questo è molto frequente, ad esempio, in ambito sportivo, dove le stesse vengono analizzate per il rilascio del certificato di idoneità per attività sportive. Un altro binomio relativamente frequente è quello di esami delle urine e droghe.
Cos'è l'Esame delle Urine?
Questi esami consistono in un test chimico-fisico e microscopico che viene svolto sul campione di urine raccolto dal paziente. La funzione dell’esame è quella di fornire una serie di dati in grado di verificare, tra le altre cose, che la funzionalità renale sia corretta e la presenza di possibili problematiche all’apparato urinario. Grazie ad esso è possibile individuare la presenza di infezioni, problemi al metabolismo oppure ai reni. L’analisi chimica delle urine offre moltissime informazioni, dal ph alla percentuale di glucosio, proteine e urolitogeno.
Rilevazione di Droghe negli Esami delle Urine
Per quanto attiene alla presenza di tracce di droghe, gli esami delle urine possono rilevare sia la presenza di sostanze legali (tabacco, alcol, farmaci) che di sostanze illegali. Tra le varie droghe che gli esami delle urine possono individuare rientrano anche le più diffuse, come cocaina, marijuana e oppioidi.
Generalmente, il medico richiede al paziente di consegnare le prime urine del mattino. Ciò è dovuto alla circostanza che in tale momento esse presentano una maggiore concentrazione, la quale le rende maggiormente adeguate all’analisi. Questo non significa, tuttavia, che il medico non possa richiedere delle urine raccolte in un momento distinto.
A prescindere da quale sia il momento della raccolta, vi sono due importanti accorgimenti che devono essere presi, pena il rischio di inficiare l’attendibilità dell’esame. Il primo è quello di utilizzare un contenitore sterile al fine di evitare ogni tipo di contaminazione. Il secondo è invece relativo alla conservazione. Un campione di urina estemporaneo raccolto in un contenitore pulito e sterile.
Altri tipi di campione sono sangue e capelli. Nel caso in cui sia necessario raccogliere un campione di saliva, non deve essere assunto nulla nei dieci minuti precedenti il prelievo del campione.
THC e Marijuana: Cosa Sapere
La cannabis, dalle cui infiorescenze essiccate di ottiene la marijuana, è una pianta appartenente alla specie Cannabis sativa dotata di effetti psicoattivi. La marijuana contiene molti composti chimici in grado di interagire con l’organismo, chiamati cannabinoidi di cui alcuni sono dotati di attività psicotropa, tra i quali il principale è il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC).
L’organismo è in grado di metabolizzare il THC in alcuni metaboliti inattivi (ad es. THC-COOH detto 11-nor-carbossi-delta-9-tetraidrocannabinolo) che permangono all’interno dello stesso per un periodo di tempo maggiore rispetto alla molecola THC intatta. Per questo motivo la maggior parte dei test rileva la presenza di THC-COOH o di altri metaboliti eliminati con le urine. Altri test sono in grado di rilevare anche i composti attivi, come il THC, soprattutto nel caso in cui vengano utilizzati per i campioni di sangue o saliva.
Le foglie di marijuana possono essere fumate, preparate insieme a prodotti edibili o ingeriti come tintura. Il fumo o l’ingerimento della marijuana provocano l’aumento delle pulsazioni cardiache, la dilatazione delle pupille e la secchezza di bocca e gola. È responsabile di effetti a breve e lungo termine, inclusa la perdita della memoria a breve termine, l’alterazione del senso del tempo, la diminuzione della concentrazione, l’alterazione del tempo di reazione, la diminuzione della coordinazione, l’aumento del rischio di psicosi e ciclici episodi di nausea, mal di stomaco e vomito.
L’uso della marijuana diminuisce la capacità di guidare e aumenta il rischio di incidenti, soprattutto nel caso in cui venga assunto anche alcol.
Uso Medico della Cannabis in Italia
L’uso medico della cannabis in Italia è stato introdotto a partire dal 2006, anno in cui è stata approvata la vendita di preparazioni magistrali (preparazioni effettuate dal farmacista sulla base di precise prescrizioni destinate a pazienti specifici) utilizzando Dronabinol (forma sintetica del THC) o le sostanze attive vegetali estratte dalla cannabis. In Italia sono attualmente disponibili due sostanze di origine vegetale estratte dalla cannabis (presso lo SCFM) per uso medico e chiamate Cannabis FM1 (disponibile dal 2018) e Cannabis FM2 (disponibile dal 2016). Qualsiasi farmaco o sostanza contenente THC può essere rilevato tramite il test della marijuana.
Nel caso in cui i derivati della cannabis vengano assunti a scopo medico, il test viene di solito richiesto dal clinico e i risultati vengono interpretati in un contesto clinico noto.
Cannabis Light e Test Antidroga
In Italia la produzione e commercializzazione della cannabis “light” è disciplinata dalla legge n. 242 del 2016, entrata in vigore nel gennaio 2017. Secondo le disposizioni di legge, per cannabis “light” o legale, si intende una tipologia di cannabis caratterizzata da una concentrazione di THC inferiore allo 0,2%. Questa, diversamente dalla cannabis coltivata dallo SCFM a scopo terapeutico, può essere liberamente coltivata purché la concentrazione di THC contenuta in essa non superi comunque un valore pari allo 0,6%, oltre il quale l’autorità giudiziaria può disporre la distruzione e/o il sequestro della coltivazione. Non è invece menzionato l’uso ricreativo tantomeno la possibilità di fumare la cannabis light.
Il numero dei consumatori di cannabis light sta crescendo rapidamente. Sempre più persone, infatti, si rivolgono ai CBD shop, incuriosite dalle molteplici e rilassanti proprietà del cannabidiolo. Una delle domande a cui ci troviamo a rispondere più spesso è: se faccio uso di cannabis light, posso risultare positivo ai test per cannabis nelle urine?
La marijuana light contiene principalmente CBD, il cannabinoide non psicotropo. La concentrazione di THC, invece, è decisamente minima. Tuttavia, se l’utilizzo avviene quotidianamente e in quantità elevate, potrebbe comunque essere riscontrato nei test antidroga più efficaci per cannabis nelle urine.
Per questo motivo noi di CBD Therapy consigliamo a chi per varie esigenze deve sottoporsi ai test antidroga, di essere molto cauti e soprattutto di informarsi bene prima di decidere come comportarsi. Nel nostro store sono disponibili prodotti THC free che offrono una valida alternativa per chi non vuole rinunciare ai benefici del cannabidiolo: tra questi troviamo gli E-liquid CBD, le Tisane alla canapa e l’Olio di CBD.
Come Funzionano i Test Antidroga?
I test antidroga hanno l’obiettivo di rilevare la presenza di THC e del suo principale metabolita, il THC-COOH, nel corpo. Questo metabolita è tracciabile anche dopo che il THC non è più presente nel flusso sanguigno. Un risultato positivo si ottiene quando i livelli di THC o THC-COOH superano una soglia minima, chiamata cut-off, che varia a seconda del tipo di test effettuato.
La durata del rilevamento dipende da diversi fattori, come la quantità e la frequenza di assunzione, oltre al metabolismo individuale. Per esempio, chi consuma esclusivamente cannabis light, con bassi livelli di THC, potrebbe smaltire il composto più rapidamente.
Tipi di Test Antidroga
I test più comuni includono l’analisi delle urine, del sangue, del capello e della saliva, ognuno con differenti capacità di individuare quantità superiori al cut-off.
Di seguito vediamo quali sono i test antidroga più diffusi:
- Test delle urine: questo è il test antidroga più comunemente utilizzato, soprattutto in ambito lavorativo. Per risultare positivo, la concentrazione di THC-COOH nelle urine deve superare i 50 ng/ml (nanogrammi per millilitro). In genere, questo test rileva la presenza del metabolita dai 3 ai 15 giorni dopo l’uso di cannabis.
- Test del capello: l’analisi del capello è considerata il metodo più efficace per rilevare l’uso di cannabis, anche se è poco utilizzata. Questo test può individuare tracce di THC e dei suoi metaboliti fino a 90 giorni dall’assunzione.
- Test della saliva: il test della saliva è meno comune poiché le tracce di THC e dei suoi metaboliti vengono conservate nella saliva per un massimo di 24 ore dall’assunzione.
- Test del sangue: anche le analisi del sangue sono usate raramente per i test antidroga. Il THC rimane nel flusso sanguigno per un tempo molto breve, mentre il THC-COOH può essere rilevato fino a una settimana dopo l’assunzione. Il cut-off per questo test è di 2 ng/ml.
Finestra di Rilevamento della Marijuana
Secondo lo studio “The marijuana detection window” (“La finestra di rilevamento della marijuana”), la cannabis può rimanere nel corpo dai 3 ai 30 giorni e talvolta perfino più a lungo. La ricerca afferma che il rilevamento dipende anche dalla frequenza con la quale si assume marijuana.
Lo studio ha dimostrato le seguenti tempistiche:
- Assumendo cannabis per la prima volta, il test delle urine può rilevare il THC per circa 3 giorni;
- Se l’assunzione avviene regolarmente 3-4 volte la settimana, il THC rimane nelle urine per circa 5-7 giorni;
- I test possono rilevare il THC per 30 o più giorni se si assume cannabis quotidianamente.
Metabolismo del CBD
Il metabolismo del cannabidiolo (CBD) nel corpo umano è un processo complesso che gioca un ruolo cruciale nel determinare quanto a lungo il composto rimane nel sistema. Comprendere come il CBD viene metabolizzato ed eliminato può aiutare a ottimizzarne il consumo.
Dopo l’assunzione, il CBD entra nel flusso sanguigno e raggiunge il fegato, dove viene sottoposto al metabolismo di primo passaggio. Durante questo processo, gli enzimi epatici, principalmente appartenenti alla famiglia del citocromo P450, convertono il CBD in oltre 100 metaboliti diversi. Molti di questi metaboliti non sono ancora completamente compresi nei loro effetti e funzioni. Alcuni possono essere biologicamente attivi, mentre altri sono inattivi. Il corpo espelle questi metaboliti principalmente attraverso l’urina, ma anche attraverso le feci, il sudore e il respiro.
La durata necessaria per eliminare completamente il CBD può variare da pochi giorni a diverse settimane, a seconda di vari fattori come il metabolismo individuale e la frequenza di utilizzo.
CBD e Test Antidroga
In genere, i test antidroga non sono progettati per rilevare il CBD, ma piuttosto per identificare sostanze psicoattive come il THC (tetraidrocannabinolo), l’alcol, gli oppioidi e gli stimolanti. Poiché il CBD non ha effetti psicoattivi e non compromette le funzioni cognitive, non dovrebbe risultare in un esito positivo nei test antidroga standard.
Tuttavia, alcuni prodotti a base di CBD possono contenere tracce di THC, che potrebbero derivare da contaminazione o da processi produttivi inadeguati, specialmente se non derivano da piante di canapa industriale con bassi livelli di THC. In questi casi, se le tracce di THC presenti nei prodotti sono sufficientemente elevate, potrebbero portare a un risultato positivo nei test antidroga. Per evitare questo rischio, è consigliabile scegliere prodotti a base di CBD certificati, che garantiscano un contenuto di THC conforme alle normative.
Durata del CBD nelle Urine
Una delle domande più frequenti che riceviamo è: quanto rimane la cannabis nelle urine?
Anche se il CBD generalmente rimane rilevabile nelle urine per un periodo relativamente breve, circa 2-5 giorni dopo un uso occasionale, per gli utenti abituali questo intervallo può significativamente allungarsi, raggiungendo anche oltre 15 giorni.
I fattori che possono influenzare la durata del CBD nelle urine sono diversi e tra questi troviamo:
- Frequenza d’uso: chi consuma CBD regolarmente o quotidianamente accumulerà livelli più alti nel corpo rispetto a chi lo utilizza sporadicamente.
- Metabolismo individuale: la velocità con cui il corpo elabora e smaltisce il CBD varia da persona a persona.
- Dose e potenza: la quantità di CBD consumata e la sua concentrazione nel prodotto sono fattori cruciali.
- Metodo di assunzione: infine, anche il modo in cui il CBD viene assunto ha un impatto diretto sulla sua biodisponibilità e, di conseguenza, sulla sua rilevabilità nelle urine.
Test Antidroga e Rischi di Falsi Positivi
I test di screening per la marijuana, se positivi, richiedono l’esecuzione di test di conferma per l’alta percentuale di risultati falsamente positivi possibili. Inoltre spesso vengono eseguiti ulteriori test per verificare la presenza di adulteranti, ossia sostanze chimiche in grado di alterare il risultato del test o acqua e ammoniaca. Il campione di urina potrebbe inoltre essere diluito. L’urina diluita potrebbe essere prodotta assumendo grandi quantità di acqua o di altri liquidi prima dell’esecuzione del test o potrebbe essere anche il frutto di alcune patologie/condizioni cliniche presenti. L’urina potrebbe però essere diluita aggiungendo acqua nel campione. Non sempre è possibile determinare come l’urina sia stata diluita.
Come per altri tipi di esami, sia lo screening che i test di conferma devono essere interpretati confrontando il risultato con un limite soglia (cut-off) prestabilito (ad esempio 50 ng/mL per i campioni di urina). Nel caso in cui il risultato del test riporti valori negativi o comunque inferiori al cut-off, si dovrà riportare sul referto o “non rilevabile”, o “assente” o “negativo”.
Un risultato negativo non significa necessariamente che la persona sottoposta al test non faccia uso di marijuana. Infatti, il THC potrebbe essere presente a concentrazioni tali da non essere rilevato o essere già stato eliminato dall'organismo. Inoltre, il periodo di tempo durante il quale il THC risulta rilevabile, dopo l'assunzione di cannabis, varia da persona a persona, poiché è influenzato dal metabolismo individuale, dalla dose assunta e dalla frequenza dell'uso.
Cannabinoidi Sintetici
Per quanto riguarda i cannabinoidi sintetici, essi rappresentano una vasta famiglia di molecole strutturalmente non correlate tra di loro ma funzionalmente simili al Δ-9-tetraidrocannabinolo (THC), prodotte in laboratori chimico-farmaceutici e considerate forme alternative alla semplice marijuana.
I cannabinoidi sintetici si legano agli stessi recettori CB1 e CB2 del THC nel cervello e in altri organi ma con effetti diversi. Queste sostanze possono avere effetti imprevedibili e potenzialmente mortali, inclusa la comparsa di convulsioni, edema cerebrale, problemi cardiaci e psicosi.
Fumo Passivo e Test della Marijuana
È possibile risultare positivi al test a causa del fumo passivo? Si, sebbene sia un evento raro. Alcuni studi hanno dimostrato che il fumo passivo può far risultare positivi ai test della marijuana anche persone non fumatrici. Questo però dipende dalla concentrazione di THC presente nella marijuana. Solitamente, i livelli di metaboliti nell’organismo risultano insufficienti per la rilevazione da parte della maggior parte dei test.
Interpretazione dei Risultati e Test di Conferma
I test di screening per la ricerca del THC possono fornire risultati falsamente positivi; pertanto un risultato positivo deve essere sempre confermato tramite l’utilizzo di test più specifici. Per ridurre il rischio di inaccuratezza dei risultati occorre porre particolare attenzione durante la raccolta, il trasporto e l’analisi del campione.
Nel caso in cui una persona risulti positiva al test per la marijuana, può essere consigliato di sottoporsi ad una valutazione del “disturbo da uso di cannabis”. Il disturbo da uso di cannabis, noto come dipendenza da cannabis, si riscontra in circa il 10% dei soggetti che fanno uso cronico di marijuana e fino al 50% dei consumatori giornalieri.
Domande Frequenti
Quanto durano le tracce di droga nelle urine?
La durata delle tracce di droga nelle urine varia a seconda della sostanza e della frequenza d’uso.
- Marijuana: per un uso occasionale, le tracce possono rimanere fino a 3 giorni. Per un uso regolare, da 5 a 7 giorni, mentre per un uso cronico e pesante, possono rimanere fino a 30 giorni o più.
- Cocaina: le tracce di cocaina possono essere rilevate nelle urine per circa 2-4 giorni dopo l’uso. Tuttavia, per gli utilizzatori abituali, il tempo può estendersi fino a una settimana.
- Oppiacei (come eroina, morfina e codeina): in genere, gli oppiacei possono essere rilevati per 2-3 giorni dopol’uso.
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