Esami del Sangue per la Diagnosi del Tumore al Seno

Il tumore del seno (o della mammella) è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. Esso è dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule del seno che si trasformano in cellule maligne e acquisiscono la capacità di staccarsi dal tessuto che le ha generate e invadere quelli circostanti e, col tempo, anche organi più lontani. In teoria tutte le cellule presenti nel seno possono dare origine a un tumore, ma nella maggior parte dei casi il cancro ha origine dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti galattofori.

Quanto è diffuso il tumore al seno?

Secondo i dati riportati nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2024, a cura dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM), dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), di Fondazione AIOM e di PASSI, il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente in Italia. Con oltre 53.000 nuove diagnosi nel 2024, questo tumore rappresenta il 30,3% di tutti i tumori che hanno colpito le donne in Italia nello stesso anno e il 14,6% di tutti i tumori diagnosticati nel Paese. L’incidenza, ovvero il numero di nuovi casi in un periodo di tempo definito, del tumore della mammella è in leggera crescita soprattutto nelle donne più giovani.

Nonostante ciò, nelle donne tra i 20 e i 49 anni si è registrata una diminuzione complessiva della mortalità per questa neoplasia del 16,2% nel periodo 2006-2021, anche se questo tipo di cancro rimane la prima causa di morte per tumore nelle donne (il 31%).

Chi è a rischio?

Vi sono diversi fattori di rischio per il tumore della mammella, alcuni dei quali sono modificabili perché agendo su di essi si può ridurre il rischio di sviluppare il cancro, mentre altri non possono essere modificati.

I fattori di rischio non modificabili includono:

  • L’età, in quanto il rischio di ammalarsi aumenta con l’invecchiamento
  • Una storia familiare o personale di tumore della mammella o ovarico.
  • Fattori legati alla riproduzione.
  • Una precedente esposizione a radiazioni, per esempio se si è state sottoposte alla radioterapia, in particolare a livello toracico.

Molti fattori di rischio modificabili sono legati ad abitudini e comportamenti. Tra questi il sovrappeso e l’obesità, spesso legati a un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri raffinati e povera di frutta e verdura, oltre al consumo di alcol e al fumo.

Tipologie di tumore al seno

Esistono numerosi tipi di tumore del seno e sono diversi anche i possibili metodi utilizzati per classificare queste malattie. Nella maggior parte dei casi si tratta di carcinomi, ovvero di tumori che prendono origine da cellule epiteliali.

  • Il carcinoma duttale si sviluppa a partire dalle cellule dei dotti galattofori e può poi diffondersi anche oltre la parete del dotto stesso. Rappresenta l'80% di tutte le diagnosi di tumore mammario.
  • Il carcinoma lobulare parte invece dal lobulo e si può estendere oltre la sua parete al tessuto circostante. Rappresenta il 10-15% di tutti i tumori mammari e può colpire contemporaneamente entrambi i seni o comparire in più punti nello stesso seno.
  • Altre forme di carcinoma meno frequenti sono il carcinoma tubulare, quello papillare, quello mucinoso e quello cribriforme. Sono in grado di dare metastasi ed hanno prognosi in genere favorevole.
  • A differenza di quelli sopra elencati, il carcinoma intraduttale in situ è invece una forma tumorale non invasiva (o pre-invasiva) e con prognosi favorevole.

Prevenzione

In generale è possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi seguendo uno stile di vita salutare, come per esempio mantenere il proprio peso corporeo nella norma, svolgere attività fisica, evitare il fumo e il consumo di alcolici e preferire gli alimenti vegetali a quelli grassi. Anche allattare i figli per almeno 6 mesi aiuta a ridurre il rischio di tumore del seno, perché l'allattamento induce modifiche biologiche nelle cellule mammarie, con un esito protettivo.

Un altro aspetto essenziale per aumentare le probabilità di cura è rappresentato dall’adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore del seno. L’invito ad aderire a tali programmi è rivolto alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e prevedono l’esecuzione di una mammografia gratuita ogni 2 anni. In alcune regioni italiane l’invito è esteso sperimentalmente a una fascia di età più ampia, compresa tra i 45 e i 74 anni.

L’ecografia può essere eseguita su indicazione del medico come ulteriore accertamento diagnostico. È un esame molto utile in particolare per esaminare il seno delle donne giovani, dato che la densità mammaria è maggiore.

È inoltre buona abitudine fare una visita del seno presso un medico esperto almeno una volta l'anno, indipendentemente dall'età.

Infine, l'autopalpazione è una tecnica che consente alla donna di individuare eventuali cambiamenti nel proprio seno. La sua efficacia in termini di screening è però molto bassa: questo significa che può integrare, ma non sostituire le visite mediche e la mammografia da effettuare a partire dall'età consigliata.

Sintomi

In genere le forme iniziali di tumore del seno non provocano dolore. Eventuali noduli palpabili o addirittura visibili sono invece in genere i principali segni di allarme. Va sottolineato che la metà dei casi di tumore del seno si presenta nel quadrante superiore esterno della mammella.

La donna ha un ruolo attivo e di primo piano nella diagnosi precoce del tumore della mammella: è importante infatti “conoscere” il proprio seno e segnalare al medico eventuali alterazioni della forma del capezzolo (in fuori o in dentro), perdite da un capezzolo solo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale) e cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d'arancia localizzato) o della forma del seno. Anche un ingrossamento dei linfonodi ascellari potrebbe rappresentare un campanello d’allarme.

Diagnosi

Il cancro del seno viene diagnosticato prevalentemente attraverso esami di diagnostica per immagini, in particolare la mammografia e l'ecografia mammaria. La scelta del medico di quale dei due esami prescrivere, a volte entrambi, dipende da diversi fattori, tra i quali l’età. In alcuni casi specifici (per esempio in caso di mammelle molto dense o di lesioni difficili da classificare) è possibile ricorrere anche alla risonanza magnetica.

L'eventuale identificazione di noduli o formazioni sospette porta in genere il medico a consigliare una biopsia, che può essere eseguita in un ambulatorio di senologia diagnostica con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo. In alcuni casi particolari è possibile dover ricorrere al lavaggio dei dotti. Questa procedura consiste nell'introduzione di liquido nei dotti galattofori attraverso i forellini presenti sul capezzolo. Il liquido raccolto dopo il "lavaggio" contiene alcune cellule della parete dei dotti stessi che possono essere studiate al microscopio alla ricerca di eventuali differenze rispetto alla norma.

Fondamentali, soprattutto ai fini di determinare la prognosi e il trattamento più idoneo, sono le indagini biologiche che vengono effettuate sul tessuto prelevato durante la biopsia, per valutare alcune caratteristiche del tumore. Tra queste vi sono l’espressione dei recettori ormonali e dell’oncoproteina HER2, una molecola che aiuta le cellule tumorali a crescere più velocemente, ma che è anche il bersaglio di diverse terapie antitumorali.

Sul campione istologico viene inoltre determinato il grado della malattia, ovvero quanto le cellule del tumore mammario differiscano dalle cellule normali: un grado più basso indica una malattia meno aggressiva.

Una volta stabilita la presenza del tumore mammario, in base alle sue caratteristiche ed estensione, il medico valuterà la necessità di effettuare ulteriori indagini radiologiche per verificarne l’eventuale diffusione in altre aree dell’organismo, come l’ecografia, la tomografia computerizzata (TC), la scintigrafia ossea o la tomografia a emissione di positroni (PET).

Evoluzione

Assegnare uno stadio al tumore - un processo chiamato “stadiazione” - è fondamentale per scegliere le terapie da somministrare alla paziente. Come per la maggior parte dei tumori solidi, anche per il tumore mammario si utilizza il sistema di stadiazione TNM, con cui si valutano in particolare tre parametri: l’estensione della malattia (T), il coinvolgimento dei linfonodi (N) e la presenza di metastasi (M).

Come si cura

La scelta del percorso terapeutico dipende da diversi fattori, tra i quali le condizioni della paziente, le caratteristiche biologiche del tumore, la diffusione della malattia e molto altro ancora. In linea generale, la maggior parte delle donne con un tumore della mammella viene sottoposta a un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati.

Se possibile si ricorre alla chirurgia conservativa, ovvero a interventi chirurgici che mirano a “salvare” il seno, rimuovendo solo la parte in cui si trova la lesione. Questa tecnica è chiamata anche quadrantectomia (o ampia resezione mammaria) e consiste nell’asportazione del solo quadrante del seno interessato dal tumore e nella rimozione dei linfonodi dell’ascella. Talvolta è necessario asportare più di un quadrante di seno: in tal caso si parla di mastectomia parziale o totale (o radicale), a seconda della quantità di tessuto prelevato nell’intervento. In molti casi oggi è possibile applicare la tecnica della mastectomia che conserva il complesso di areola e capezzolo assieme alla cute circostante (in inglese “nipple sparing mastectomy”).

La chirurgia ha un ruolo importante anche nel determinare la diffusione della malattia attraverso l’analisi dei linfonodi ascellari. Asportando e poi analizzando i cosiddetti linfonodi sentinella, ovvero i primi linfonodi ascellari ai quali si può diffondere la malattia, i medici sono in grado di individuare l’eventuale presenza di cellule tumorali in tali linfonodi e stabilire così se sia necessario procedere alla rimozione completa o parziale di tutti i linfonodi ascellari (linfadenectomia o “svuotamento ascellare”).

Che la chirurgia sia conservativa o si tratti di una mastectomia, si può poi procedere alla ricostruzione del seno.

Dopo l'intervento chirurgico la valutazione istologica e biologica è essenziale per definire le terapie mediche precauzionali e ridurre al minimo il rischio che la malattia possa ripresentarsi o colpire altri organi (metastasi a distanza). Per questo motivo a molte pazienti viene proposta una terapia con farmaci antitumorali, come la chemioterapia, le terapie anti-ormonali, l’immunoterapia o i trattamenti con farmaci che vanno a colpire specifici bersagli molecolari.

Esami del sangue innovativi per la diagnosi precoce

Diversi studi hanno confermato che, anche attraverso un esame del sangue, è possibile individuare i potenziali fattori di rischio che possono scatenare queste forme così aggressive.

Un nuovo esame del sangue che individua il cancro al seno in fase iniziale combina una tecnica di analisi laser, chiamata spettroscopia di Raman (RS) con l’apprendimento automatico, una forma di intelligenza artificiale. Per interpretare i risultati viene poi utilizzato un algoritmo di apprendimento automatico, che identifica caratteristiche simili e aiuta a classificare i campioni.

La biopsia liquida consente l’individuazione di eventuali mutazioni ESR1, nei casi metastatici ER+ / HER2-, presenti dopo i trattamenti di prima linea.

In Italia ogni anno 7.800 pazienti colpite da tumore del seno potrebbero trarre benefici dalla biopsia liquida. È perciò indispensabile garantire a breve la rimborsabilità non solo delle terapie innovative, ma anche dei test diagnostici da svolgere sul campione di sangue.

Il ruolo della genetica

Un esempio concreto arriva da una recente pubblicazione sulla rivista Communication Biology, che ha gettato nuova luce sulla complessa relazione tra il tumore al seno e le proteine che si trovano nel plasma sanguigno.

In caso di sospetto tumore al seno ereditario, sono sette i geni che andrebbero sistematicamente testati: BRCA1, BRCA2, PALB2, RAD51C, RAD51D, BRIP1 e TP53.

Marcatori tumorali

L'antigene tumorale 15-3 appartiene alla categoria dei cosiddetti “markers” tumorali, cioè quelle sostanze che si possono trovare in quantità aumentate nel sangue, nelle urine o in altri liquidi corporei in presenza di determinate neoplasie. Il dosaggio di CA 15-3 misura i livelli dell'antigene tumorale nel sangue periferico.

Il test dell'antigene tumorale 15-3 può essere richiesto come supporto nella determinazione delle caratteristiche tumorali e nella valutazione delle opzioni terapeutiche, in seguito alla diagnosi di un cancro al seno in stadio avanzato. Occorre precisare che l'esecuzione di questo test non è indicata in tutte le situazioni, poiché il CA 15-3 non è elevato in tutte le donne con tumore alla mammella.

CA 15-3 è un marcatore tumorale utile per il monitoraggio di forme invasive di tumore della mammella. L'esame può essere richiesto periodicamente per monitorare l'efficacia del trattamento e come supporto nella rilevazione dell'eventuale ricomparsa della malattia (recidiva). Pertanto, il medico può prescrivere quest'esame dopo o durante il trattamento del cancro al seno invasivo.

Interpretazione dei risultati

Valori alti di CA 15-3 sono indicativi della presenza di un tumore della mammella. In linea generale, maggiore è la concentrazione dell'antigene nel circolo ematico e più avanzato risulta lo stadio del tumore mammario e grande la massa neoplastica. Tuttavia, occorre ricordare che un aumento moderato della concentrazione di questo marcatore può essere osservato anche in corso di malattie di tipo reumatico o altri tipi di patologie/condizioni cliniche, come la cirrosi, l'epatite e certe patologie benigne della mammella.

Autopalpazione

L’autopalpazione è una pratica che ogni donna può effettuare comodamente a casa propria e che permette di conoscere profondamente l’aspetto e la struttura del seno e quindi di poter cogliere precocemente qualsiasi cambiamento. In particolare, l’autopalpazione si svolge in due fasi: l’osservazione, che permette di individuare mutazioni nella forma del seno o del capezzolo, e la palpazione, che consente di scoprire la presenza di piccoli noduli che prima non c’erano.

Quando si parla di autopalpazione si pensa soprattutto a una pratica per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma in realtà anche altri segnali, come retrazioni o cambiamenti dell’aspetto della pelle, perdite di liquido dai capezzoli o variazioni nella forma della mammella, devono spingere a consultare un medico.

A partire dai 20 anni, l’autopalpazione può essere effettuata una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno dall’inizio del ciclo. Rispettare questi tempi è importante poiché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, e si potrebbero di conseguenza creare, in alcuni casi, equivoci o falsi allarmi. Dopo la menopausa il periodo del mese è irrilevante, l’importante è che venga eseguita con periodicità.

Visita senologica

La visita senologica consiste nell’esame clinico completo del seno da parte di un medico specializzato. È un’analisi semplice e indolore che viene effettuata nello studio del medico senza l’ausilio di particolari strumenti. Questo tipo di valutazione è importante e anche se non è in genere sufficiente a formulare una diagnosi precisa, può essere comunque utile a chiarire situazioni sospette e poco chiare.

Prima di cominciare l’esame vero e proprio delle mammelle, il senologo si occupa dell’anamnesi, ovvero della raccolta di informazioni importanti a formulare una diagnosi: l’eventuale presenza di casi di tumore del seno in famiglia, l’età di comparsa del primo ciclo mestruale e della menopausa, eventuali gravidanze passate o in corso, le abitudini alimentari e le terapie ormonali assunte (contraccettivi orali, uso di terapie ormonali per l’infertilità e di terapie ormonali sostitutive in menopausa).

Mammografia

La mammografia è una radiografia del seno effettuata con una radiazione a bassissima dose, in modo da mettere in evidenza eventuali calcificazioni, noduli o formazioni che meritano un approfondimento diagnostico. È considerato un esame di screening, cioè viene consigliato a un’intera fascia di popolazione che risponde a determinati criteri, identificati attraverso studi epidemiologici, al fine di individuare un tumore della mammella nella fase iniziale.

La mammografia è indicata, secondo le norme ministeriali italiane, per tutte le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, con cadenza biennale.

Ecografia mammaria

L’ecografia mammaria è un esame rapido e indolore, che non comporta l’esposizione a radiazioni, poiché utilizza una sonda a ultrasuoni che permette di studiare la densità del tessuto. L’ecografia mammaria è anche usata per esaminare lo stato della ghiandola in caso di fibroadenomi, mastopatia fibrocistica o altri disturbi benigni. La tecnica è vantaggiosa specialmente in caso di un seno giovane e denso, poiché, a differenza della mammografia, permette di visualizzare eventuali alterazioni anche in tali condizioni.

Altri esami diagnostici

  • Eco-color doppler: È un'ecografia che mostra i vasi sanguigni che alimentano il nodulo e permette di capire se la natura del nodulo è benigna o maligna.
  • Ago aspirato: Le cellule del nodulo sospetto vengono prelevate attraverso un ago poco più spesso di quello delle normali siringhe, e sottoposte a un esame citologico che permette di individuare eventuali cellule maligne.
  • Macro-agobiopsia: È una procedura simile alla precedente; si utilizza, però, un ago più grande per prelevare una parte più estesa del nodulo da esaminare.
  • Biopsia escissionale: È l'asportazione dell'intero nodulo, che viene poi sottoposto all'esame citologico.
  • Scintigrafia della mammella: È un tipo di radiografia particolarmente sensibile, in grado di individuare le piccole lesioni. Permette di seguire un tracciante radioattivo (precedentemente iniettato) attraverso le vie linfatiche.
  • Duttogalattografia (o galattografia): È un altro tipo di radiografia della mammella, consigliata qualora vi sia una secrezione sospetta dal capezzolo, per capire quale sia la sua origine e a cosa sia dovuta, e cioè per evidenziare eventuali formazioni patologiche.
  • Radiografia del torace: Viene prescritta per valutare le condizioni generali del tratto toracico.
  • Risonanza magnetica (o risonanza magnetica nucleare): Sfrutta i campi magnetici per ottenere le immagini delle sezioni interne del corpo

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