Esame del Sangue DPD: Cos'è e Perché è Importante

L'esame del sangue DPD (diidropirimidina deidrogenasi) è un test diagnostico cruciale per i pazienti oncologici che devono essere trattati con fluoropirimidine, come il 5-fluorouracile (5-FU) e i suoi derivati (capecitabina e tegafur).

Cos'è la Diidropirimidina Deidrogenasi (DPD)?

Il DPD è un enzima chiave nel catabolismo metabolico di 5-FU e dei suoi derivati (capecitabina e tegafur). All’interno dell’organismo circa l’80% del 5-fluorouracile viene inattivato a 5-fluoro-diidrouracile (5-FDHU) a opera della diidropirimidina deidrogenasi (DPD), principale enzima del metabolismo delle fluoropirimidine.

Una carenza nell’attività enzimatica della DPD indotta dalla presenza di polimorfismi nella regione codificante del gene può risultare nello sviluppo di gravi tossicità di grado 3-4 in seguito al trattamento con dosi standard del farmaco, come nausea e vomito, diarrea, stomatiti, leucopenia, neutropenia, neutropenia febbrile, piastrinopenia, anemia e sindrome mano-piede in circa il 30% dei pazienti.

È stato dimostrato che una riduzione parziale o completa dell’attività di DPD induce gravi tossicità nei pazienti oncologici trattati con terapia contenente derivati delle fluoropirimidine.

Perché è Necessario l'Esame del Sangue DPD?

L'esame del sangue DPD è necessario per identificare i pazienti con un deficit di questo enzima. Una carenza di DPD può aumentare significativamente il rischio di tossicità grave quando si utilizzano farmaci come il 5-FU.

Le fluoropirimidine (5-fluorouracile e il suo profarmaco capecitabina) sono molto utilizzate, da sole o in associazione con altri chemioterapici, in oncologia nel trattamento di molti tumori solidi, come il tumore del colon-retto, della mammella e dell’area testa-collo come terapia adiuvante o della malattia metastatica. L’utilizzo di questi farmaci, tuttavia, può essere associato a grave tossicità di grado 3-4 gastrointestinale ed ematologica (31-34% dei casi), talvolta letale (0,5% dei casi).

La mutazione maggiormente caratterizzata è l’IVS14+1G>A che vede la sostituzione della prima base, una guanina (G), alla fine dell’esone 14, con una adenina (A). Per questo motivo i pazienti portatori della mutazione in eterozigosi IVS14+1GA necessitano di una riduzione del trattamento di almeno il 50% e i portatori del genotipo omozigote mutato IVS14+AA non devono essere trattati con fluoropirimidine perché tutti i soggetti portatori della mutazione in omozigosi andrebbero incontro a morte a causa di tossicità gastrointestinali ed ematologiche di massimo grado.

Oltre alla variante IVS14+1G>A sono state descritte in letteratura altre mutazioni del gene DPD, sebbene non tutte associate a un deficit enzimatico; pertanto la presenza di diversi polimorfismi nel gene che codifica per la DPD potrebbe spiegare la diversa suscettibilità nei pazienti oncologici allo sviluppo di tossicità dopo trattamento con fluoropirimidine.

I dati della letteratura scientifica suggeriscono che la genotipizzazione possa essere un metodo più affidabile, rispetto all’analisi farmacocinetica e alla valutazione dell’attività enzimatica nei tessuti periferici, per identificare i pazienti oncologici a rischio di sviluppare gravi reazioni avverse.

Come Viene Eseguito l'Esame?

L’applicazione di un test di genotipizzazione della DPD nei pazienti ha indicazione primaria per l’esclusione dei soggetti portatori della mutazione IVS14+1G>A e viene regolarmente eseguito presso la nostra struttura mediante sequenziamento diretto del gene con risultato disponibile per il clinico oncologo entro 24 ore dalla consegna del campione.

Le analisi genetiche possono essere effettuate con un’ampia gamma di tecnologie adatte a individuare le alterazioni del materiale genico.

Capecitabina (Xeloda): Un Farmaco che Richiede Attenzione

Xeloda appartiene alla categoria di medicinali chiamati "medicinali citostatici", che bloccano la crescita delle cellule tumorali. Xeloda contiene 150 mg di capecitabina, che di per sé non è un medicinale citostatico.

Soltanto una volta assorbito dall'organismo esso viene trasformato in un medicinale antitumorale attivo (in misura superiore nei tessuti tumorali rispetto ai tessuti normali).

Xeloda viene prescritto dai medici per il trattamento dei tumori del colon, del retto, dello stomaco o della mammella. Inoltre, Xeloda viene prescritto per prevenire nuove comparse del tumore del colon a seguito della completa rimozione chirurgica del tumore.

Xeloda può essere utilizzato da solo o in associazione ad altri medicinali.

Controindicazioni all'Uso di Xeloda

  • Allergia alla capecitabina o ad uno qualsiasi degli altri componenti del medicinale.
  • Precedenti reazioni gravi alla terapia con fluoropirimidina.
  • Gravidanza o allattamento.
  • Livelli di globuli bianchi e di piastrine eccessivamente bassi nel sangue (leucopenia, neutropenia o trombocitopenia).
  • Gravi problemi al fegato o ai reni.
  • Deficit accertato dell'enzima diidropirimidina deidrogenasi (DPD).
  • Trattamento concomitante con brivudina, sorivudina o sostanze simili nell'ambito della terapia per l'herpes zoster.

Precauzioni Prima di Assumere Xeloda

Si rivolga al medico o al farmacista prima di prendere Xeloda:

  • Se presenta malattie ai reni o al fegato.
  • Se ha avuto o ha problemi al cuore.
  • Se ha malattie al cervello o una lesione ai nervi (neuropatia).
  • Se presenta squilibri dei livelli di calcio.
  • Se ha il diabete.
  • Se non può trattenere il cibo o l'acqua in corpo a causa di nausea e vomito severi.
  • Se soffre di diarrea.
  • Se è o può andare incontro a stato di disidratazione.
  • Se presenta squilibri degli ioni nel sangue (squilibri elettrolitici, rilevabili nelle analisi del sangue).
  • Se ha sofferto di problemi agli occhi perché potrebbe aver bisogno di un monitoraggio supplementare ai suoi occhi.
  • Se ha una reazione cutanea grave.

Interazioni con Altri Medicinali

È necessario prestare particolare attenzione in caso di assunzione concomitante di:

  • Medicinali per la gotta (allopurinolo).
  • Medicinali che fluidificano il sangue (cumarina, warfarin).
  • Determinati medicinali antivirali (sorivudina e brivudina).
  • Medicinali per il trattamento di convulsioni o tremore (fenitoina).
  • Interferone alfa.
  • Radioterapia e alcuni medicinali usati per il trattamento dei tumori (acido folinico, oxaliplatino, bevacizumab, cisplatino, irinotecan).
  • Medicinali usati per trattare le carenza di acido folico.

Come Assumere Xeloda

Le compresse di Xeloda devono essere ingerite intere con acqua entro 30 minuti dalla fine del pasto. Il medico prescriverà il dosaggio e il regime di trattamento indicato per lei. Il dosaggio di Xeloda è stabilito in base alla superficie corporea. La dose abituale per gli adulti è 1250 mg/m2 di superficie corporea due volte al giorno (mattino e sera).

Effetti Indesiderati Comuni

Oltre a quelli elencati in precedenza, altri effetti indesiderati molto comuni riportati con l'impiego di Xeloda in monoterapia, che possono interessare più di 1 persona su 10, sono:

  • Dolore addominale
  • Eruzione cutanea, pelle secca o pruriginosa
  • Stanchezza
  • Perdita di appetito (anoressia)

Importanza della Farmacogenetica

Il fine ultimo della farmacogenetica sarà la stratificazione dei pazienti in categorie in base alla loro probabilità di rispondere al trattamento con i farmaci e al rischio di tossicità in seguito al trattamento chemioterapico.

L’identificazione di fattori genetico-molecolari predittivi della tossicità ai farmaci antitumorali e il possibile sviluppo di un test genetico per la personalizzazione della terapia nei pazienti sono uno degli aspetti più innovativi della ricerca clinica in campo oncologico.

Le cause più frequenti di variabilità genetica consistono nella presenza di polimorfismi nelle regioni 5’-UTR e negli esoni; queste alterazioni possono, con maggiore probabilità rispetto ai polimorfismi intronici e della regione 3’-UTR, causare un’alterazione funzionale di proteine coinvolte nel metabolismo e/o nel meccanismo d’azione dei farmaci, modificando sensibilmente la tossicità o la risposta al trattamento farmacologico; a questo scopo, la farmacogenetica è la disciplina che studia le basi genetiche della risposta ai farmaci.

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