L'emogasanalisi arteriosa sistemica è un test diagnostico essenziale che consente la valutazione delle funzionalità respiratorie e metaboliche di un paziente. L'emogasanalisi arteriosa è un'analisi che esamina il sangue prelevato da un'arteria, solitamente l'arteria radiale del polso, l'arteria brachiale o l'arteria femorale. L'emogasanalisi arteriosa sistemica è un test diagnostico cruciale per la valutazione delle funzionalità respiratorie e metaboliche in varie condizioni cliniche. Fornendo informazioni essenziali su parametri chiave come pH, PaO2, PaCO2, HCO3^- e SaO2, questo test aiuta i medici a diagnosticare, monitorare e trattare efficacemente le condizioni critiche.
L’emogasanalisi arteriosa, spesso definita con l’acronimo EGA, è una procedura diagnostica che valuta differenti parametri utili per constatare lo stato di salute del paziente. Tale analisi, che si svolge su un campione di sangue arterioso, consente di stabilire l’ossigenazione, il pH, l’equilibrio acido-base e la concentrazione di anidride carbonica, acido lattico ed elettroliti. Questo test è cruciale per la gestione di soggetti che sono in condizioni di emergenza, ma viene svolto anche su pazienti con malattia cronica in presenza di specifici sintomi.
L’emogasanalisi arteriosa sistemica consta di un prelievo di sangue arterioso, dal quale si possono desumere dei parametri che consentono di comprendere lo stato di salute del paziente. Questo esame non permette, da solo, di fare diagnosi ma deve necessariamente essere associato a una valutazione complessiva del soggetto. In particolare, il medico dovrebbe valutare anche la frequenza respiratoria, il tipo di respirazione, l’aspetto e la postura generale della persona e fare una anamnesi.
Come si Esegue l'Emogasanalisi Arteriosa
L’emogasanalisi viene effettuata sul sangue arterioso, quello che è stato ossigenato dai polmoni e poi trasportato verso la periferia. Questo esame specialistico viene eseguito in ospedale o in ambulatorio da parte di personale preparato. L’emogasanalisi, di norma, si esegue a livello del polso, sull’arteria radiale in presenza di positività del test di Allen. Quest’ultimo è una semplice manovra che valuta la bontà della circolazione collaterale: il sanitario tiene premute sia l’arteria radiale che quella ulnare ponendo l’arto del soggetto in verticale, così da bloccare momentaneamente la circolazione sanguigna a livello della mano. Quando una delle due arterie viene liberata e la mano riacquista il suo colorito roseo il test è considerato positivo e si può procedere al prelievo.
Se il test di Allen risulta negativo il sangue si preleva nella parte interna del gomito a livello dell’arteria brachiale o nell’inguine dove si trova l’arteria femorale. L’emogasanalisi è un esame sicuro ma può creare dolore in chi lo subisce perché le arterie hanno una maggiore sensibilità rispetto alle vene.
Procedura di Prelievo
- Primo passaggio → prevede la sterilizzazione, per mezzo di alcol, dell'ago per il prelievo e del sito anatomico di prelievo.
- Terzo passaggio → prevede il prelevamento del sangue, tramite una siringa applicata all'ago precedentemente inserito nel sito di prelievo.
- Quarto passaggio → consiste nell'estrazione dell'ago e nell'applicazione di un piccolo pezzo di cotone, laddove è stato prelevato il sangue.
- Quinto passaggio → prevede il bendaggio del sito di prelievo e l'applicazione di una pressione digitale sul medesimo sito della durata di 5-10 minuti.
La sensazione dolorosa avvertita in occasione di un'emogasanalisi dipende anche da quanto una persona è sensibile al dolore. I pazienti sottoposti a emogasanalisi possono far rientro a casa appena conclusa la procedura.
Possibili Complicanze
Le complicanze maggiormente diffuse dell’emogasanalisi sono costituite da:
- ematomi nella sede del prelievo, dovuti a un accumulo di sangue sottopelle.
- danni vascolari, causati da prelievi ripetuti a livello dell’arteria radiale.
- Sanguinamento dal sito di prelievo del sangue.
- Comparsa di un ematoma in corrispondenza del sito di prelievo del sangue.
- Danneggiamento di un nervo limitrofo all'arteria di prelievo o lesione della stessa arteria di prelievo.
Parametri Misurati e Valori Normali
I risultati dell’emogasanalisi arteriosa consentono al medico di individuare alcune alterazioni dei meccanismi fisiologici.
- Pressione parziale di ossigeno (PaO2): rappresenta la quantità di ossigeno disciolto nel sangue arterioso. Valori normali sono compresi tra 75 e 100 mmHg.
- Pressione parziale di anidride carbonica (PaCO2): rappresenta la quantità di anidride carbonica disciolta nel sangue arterioso. Valori normali sono compresi tra 35 e 45 mmHg.
- pH: è un parametro che valuta l’acidità o alcalinità del sangue. Valori normali si collocano tra 7,35 e 7,45. Se il pH è superiore a 7,4 si instaura una condizione di alcalosi, se inferiore invece il quadro clinico è di acidosi.
- Bicarbonato (HCO3-): una sostanza basica presente nel sangue importante nel mantenimento dell’equilibrio acido-base.
- Saturazione di ossigeno (SaO2): questo parametro indica la percentuale di ossigeno legata all’emoglobina.
- Rapporto P/F: la P indica la pressione parziale di ossigeno mentre la F è l’indice di Horowitz e indica la gravità della patologia polmonare.
- Lattati: costituiscono un prodotto di scarto del metabolismo cellulare. Quando il medico si trova davanti a una non ottimale produzione di energia questo parametro risulta essere alterato.
- Elettroliti: tra cui sodio, potassio, calcio e cloro. Tali specie possono essere valutate anche con un prelievo di sangue venoso ma con l’emogasanalisi si possono ottenere i risultati più velocemente.
Interpretazione dell'Emogasanalisi
Esistono diversi approcci all'interpretazione dell'emogasanalisi. Il metodo classico prevede il confronto tra bicarbonato ed anidride carbonica al fine di comprendere le alterazioni del pH. Esiste, tuttavia, un altro metodo detto di Stewart, che considera invece la differenza tra ioni forti (SID - Strong Ion Difference) e gli acidi deboli (Atot - Total Weak Acid) per interpretare le alterazioni del pH.
Per l'interpretazione utilizzeremo il metodo ALS (Advanced Life Support) dell'IRC (Italian Resuscitation Council) che prevede un approccio in cinque passi, modificato (aggiungeremo il 6° step):
- Valutare il paziente
- Valutare l'ossigenazione (pO2)
- Valutare il pH
- Valutare l'anidride carbonica (pCO2)
- Valutare il bicarbonato (HCO3)
- Valutare il compenso atteso (disturbi semplici e complessi)
1) Valutare il paziente
Le condizioni cliniche del paziente ed il dato anamnestico sono i primi elementi da considerare prima di cimentarsi nella diagnosi. La presenza di acidosi respiratoria cronica (BPCO) e/o la presenza di condizioni che si associano ad alcalosi respiratoria cronica (es. gravidanza) sono elementi necessari al fine di calcolare il compenso corretto. Inoltre, conoscere la storia clinica del paziente, aiuta nella diagnosi. Ad esempio un paziente che abbia superato una fase di arresto continuo avrà un'elevata probabilità di avere un'acidosi metabolica lattica mentre un paziente ventilato eccessivamente potrà presentare una alcalosi respiratoria iatrogena.
2) Valutare l'ossigenazione
Il valore di pO2 è il secondo dato da valutare poichè un paziente ipossiemico non correttamente trattato andrà incontro a complicanze molto rapidamente. Il valore di pO2 riscontrato deve essere sempre confrontato con la percentuale di ossigeno che il paziente sta respirando.
Il rapporto P/F si calcola dividendo la pO2 arteriosa per la FiO2 respirata. I valori di riferimento sono i seguenti:
- P/F > 300: normale
- P/F 200-300: insufficienza respiratoria moderata
- P/F < 200: insufficienza respiratoria grave
3) Valutare il pH
Il valore di pH normale è compreso tra 7,35 e 7,45 e riflette la concentrazione di acidi [H+] nel sangue. Mantenere il pH entro questi valori è fondamentale per un corretto funzionamento del organismo. Gli enzimi, infatti, sono proteine e la conformazione di queste ultime, dalla quale dipende il corretto funzionamento, è correlato strettamente al valore di pH. Il pH è detto acido se è inferiore a 7,35 mentre è detto alcalino se è maggiore di 7,45.
4) Valutare la pCO2
Se si verifica un accumulo di pCO2, ad esempio per una diminuzione della ventilazione polmonare, avremo un'acidosi, mentre nel caso contrario si verificherà un'alcalosi. Dal momento che il responsabile di tale alterazione è il polmone, si parlerà di acidosi o alcalosi respiratoria.
Di fronte ad alterazioni del pH la prima cosa che dobbiamo fare è capire se tale disordine è dovuto ad un'alterazione dei valori di pCO2, in altre parole dobbiamo capire se il disordine primario è respiratorio o meno.
- Se il pH è < 7,35 (acidosi) ed i valori di pCO2 sono elevati (> 45 mmHg) ci troviamo di fronte ad acidosi respiratoria, cioè il disordine primario che ha causato la diminuzione del pH è l'aumento della CO2.
- Se il pH è > 7,45 (alcalosi) ed i valori di pCO2 sono bassi (< 35 mmHg) ci troviamo di fronte ad alcalosi respiratoria, cioè il disordine primario che ha causato l'aumento del pH è la diminuzione della CO2.
5) Valutare l'HCO3-
Se l'eccesso di [H+] non viene eliminato attraverso i sistemi tampone, si lega con le proteine dell'organismo alterandone la morfologia e quindi la funzione (processo che in tempi più o meno brevi porta a morte cellulare).
- Se il pH è < 7,35 (acidosi) ed i valori di HCO3- sono bassi (< 22 mEq/l) ci troviamo di fronte ad acidosi metabolica, cioè il disordine primario che ha causato la diminuzione del pH è una perdita di bicarbonato (es. diarrea) o un aumento di acidi che consumano il sistema tampone bicarbonato (es. chetoacidosi diabetica) facendo diminuire la concentrazione di HCO3- sierico.
- Se il pH è > 7,45 (alcalosi) ed i valori di HCO3- sono elevati (> 26 mEq/l) ci troviamo di fronte ad alcalosi metabolica, cioè il disordine primario che ha causato l'aumento del pH è un aumento di bicarbonato (es. iatrogeno) oppure una perdita di acidi (es. vomito).
6) Valutare il compenso atteso (disturbi semplici e complessi)
Ad ogni alterazione dell'equilibrio acido-base, infatti, l'organismo risponde con un compenso in direzione contraria per mantenere la neutralità del pH necessaria per un corretto funzionamento cellulare ed il grado di compenso può essere calcolato attraverso semplici formule matematiche. Se il compenso atteso è rispettato ci troveremo di fronte ad un disturbo semplice (ed. acidosi respiratoria acuta), in caso contrario ci troveremo di fronte ad un disturbo complesso (ed. acidosi respiratoria acuta su cronica, o acidosi metabolica associata ad acidosi respiratoria).
Indicazioni per l'Emogasanalisi
L’emogasanalisi può essere fatta in emergenza o nel corso di un ricovero per valutare lo stato di salute del paziente. L’emogasanalisi è importante anche per la valutazione preoperatoria, in quanto consente di prevedere il rischio di complicanze in soggetti con problemi respiratori o metabolici. I medici ricorrono all'emogasanalisi per capire con quale efficacia avviene lo scambio gassoso a livello degli alveoli polmonari, scambio da cui dipende l'ossigenazione del sangue.
Tra le condizioni mediche per le quali è utile il ricorso all'emogasanalisi, rientrano: le malattie polmonari e respiratorie, l'insufficienza renale, l'insufficienza cardiaca, il diabete, le malattie del sonno notturno, alcuni tipi d'infezioni, i colpi alla testa che pregiudicano le capacità respiratorie, l'overdose da droghe ecc.
Emogasanalisi vs Pulsossimetria
L’emogasanalisi e la pulsossimetria sono due esami che possono valutare la quantità di ossigeno nel sangue. l’emogasanalisi è un esame invasivo in quanto ha bisogno di un prelievo di sangue arterioso per essere effettuato. Oltre all’ossigenazione del sangue fornisce altri parametri come il pH, la concentrazione di lattati, bicarbonati ed elettroliti, ecc. La pulsossimetria è un esame non invasivo, viene utilizzato un sensore che si fissa al dito o al lobo dell’orecchio.
Da ciò si comprende come i due esami, pur sembrando simili, sono differenti in quanto l’emogasanalisi può fornire dei valori che la pulsossimetria non può dare, come i livelli di elettroliti e il pH sanguigno. Tuttavia, i dati della ossigenazione non sono utilizzabili al pari di quelli da sangue arterioso.
Tecnologia e Progressi
La tecnologia dell’emogasanalisi arteriosa è stata investita da significativi progressi negli ultimi anni. Gli emogasanalizzatori moderni sono più veloci, più accurati e richiedono quantità minori di campione rispetto ai modelli precedenti. È pertanto un test diagnostico che orienta nelle patologie più complesse - metaboliche e/o respiratorie - e permette il successivo monitoraggio per valutare la risposta terapeutica. Fornisce una risposta immediata, entro qualche minuto. Bastano pochi microlitri di sangue intero. I dati elaborati vengono stampati su uno scontrino, da leggere ed interpretare.
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