Esame della Coagulazione del Sangue: Indicazioni e Interpretazione

I test di coagulazione sono analisi di laboratorio utili per monitorare l'attività di coagulazione del sangue, ovvero il processo di arresto di una emorragia che si innesca a causa di una ferita (più o meno grave). E’ quindi un processo naturale che si verifica nel sangue di ogni individuo.

I test della coagulazione vengono consigliati dal medico per esempio quando una per¬sona deve sottoporsi ad un intervento chirurgico, quando bisogna controllare la terapia anticoa¬gulante, quando si ha il sospetto di una alterata coagulazione del sangue.

In particolare, se una persona deve sottoporsi ad un intervento chirurgico o conoscere il proprio stato di salute, è consigliabile che esegua tutte le analisi descritte. Quando, invece, una persona sta assumendo dei farmaci anticoagulanti di tipo cumarinico, che rendono il sangue molto più fluido per ostacolare la formazione di trombi, si ricorre all’analisi di un ulteriore valore, detto INR, ovvero International Normalized Ratio, un sistema di misura che ha sostituito l'espressione del valore percentuale permettendo così un trattamento uniforme in Italia e nel mondo.

Il Processo di Coagulazione

Lo scopo finale dei processi coagulativi del sangue è quello di condurre all’emostasi, cioè alla formazione di un coagulo organizzato che chiude il punto in cui la continuità del vaso sanguigno viene interrotta. Questo risultato viene ottenuto utilizzando costituenti presenti nel sangue stesso in forma inattiva che, attraverso un meccanismo a cascata, vengono attivati in maniera sequenziale fino ad ottenere il coagulo definitivo.

Le tappe fondamentali di questo meccanismo sono costituite dalla conversione della protrombina in trombina che, a sua volta va ad agire sul fibrinogeno trasformandolo in fibrina, una proteina filamentosa che forma una rete in cui blocca le piastrine ed altre componenti del sangue formando un coagulo stabile che impedisce ulteriori fuoriuscite di sangue.

Perché sia assicurata una efficiente emostasi è necessaria la perfetta integrità della parete dei vasi arteriosi e venosi, un numero adeguato ed una perfetta funzionalità delle piastrine e la presenza di calcio e dei diversi fattori della coagulazione plasmatici.

Questi ultimi sono costituiti da diverse proteine plasmatiche circolanti, la maggior parte delle quali sintetizzate dal fegato utilizzando vie metaboliche che prevedono l’intervento della vitamina K (detta, infatti, anche vitamina antiemorragica). Il ruolo della vitamina K è fondamentale, infatti come vedremo più avanti, la terapia anticoagulante orale è basata sull’antagonismo di diverse sostanze nei confronti di questa vitamina.

Si conoscono diversi fattori plasmatici della coagulazione, di norma indicati con un numero romano (fattore VIII, IX ecc.) o con il loro nome proprio (fibrinogeno ecc.), caratterizzati dal fatto di agire in sequenza in modo tale da far si che un fattore attivato attivi il precursore inattivo circolante nel plasma che a sua volta va ad attivare il fattore inattivo successivo in un meccanismo a cascata.

Nel loro complesso i fenomeni che conducono all’emostasi riconoscono diverse fasi: una prima fase legata ai vasi sanguigni, una successiva legata alle piastrine ed una in cui avviene la coagulazione propriamente detta.

L’epitelio che riveste la parete interna dei vasi sanguigni, detto endotelio, presenta cariche elettriche negative, così come anche la superficie esterna delle piastrine, ciò fa si che in condizioni normali le piastrine vengano respinte dall’endotelio e si respingano tra loro.

Quando, però, si verifica una lesione che interrompe la continuità del vaso sanguigno si osserva un cambiamento nella distribuzione delle cariche elettriche sull’endotelio nel punto della lesione stessa, quindi le piastrine si ammassano in questo punto e vi aderiscono formando una sorta di tappo con la funzione di chiudere l’apertura da cui fuoriesce il sangue.

La formazione di questo coagulo definito trombo bianco, è favorita da due proprietà caratteristiche delle piastrine, l’adesività e l’agglutinabilità. In ogni caso, il coagulo così formatosi è ancora relativamente molle, si rende necessario quindi che le piastrine attivino i processi della cascata coagulativa, che porta in ultima analisi alla compattazione ed all’indurimento del coagulo stesso.

Le piastrine, una volta in contatto con la porzione lesionata del vaso, si assottigliano e si espandono formando una sottilissima lamina, a questo punto iniziano a disgregarsi liberando diverse sostanze, le più importanti delle quali sono la serotonina che induce vasocostrizione nei vasi lesionati ed in quelli circostanti, con conseguente rallentamento del circolo nella zona interessata, ed il fattore tissutale piastrinico che, in presenza di calcio, dà l’avvio alla cascata coagulativa.

La cascata coagulativa è estremamente complessa coinvolgendo numerosi fattori che agiscono in sequenza ordinata, ognuno dei quali, una volta attivato va a sua volta ad agire su un successivo fattore inattivo rendendolo attivo; si tratta quindi di una serie di passaggi preordinati che partendo da poche molecole riesce a coinvolgere un numero enorme di altre molecole con assoluta precisione ed efficacia.

Per semplicità di trattazione si distinguono una via estrinseca, attivata da una lesione del vaso sanguigno ed una via intrinseca, attivata dal contatto del sangue con una superficie diversa dall’endotelio. In condizioni fisiologiche di norma le due vie vengono attivate insieme, con la via estrinseca ad azione più rapida per il minor numero di fattori coinvolti.

Al termine della cascata coagulativa si ha la retrazione del coagulo, un fenomeno che comporta la perdita di acqua da parte dei polimeri di fibrina che si sono formati, e che porta alla stabilizzazione del coagulo.

È chiaro che il meccanismo emostatico responsabile dei fenomeni coagulativi deve essere finemente regolato al fine di evitare fenomeni di coagulazione disseminata ed incontrollata che metterebbero in serio pericolo la funzionalità dell’organismo. In condizioni normali, infatti, i meccanismi coagulatori vengono attivati solo localmente, nel distretto interessato dalla lesione, e solo per il tempo strettamente indispensabile, mentre negli altri distretti dell’organismo il sangue continua a circolare allo stato fluido in maniera normale.

Il controllo dei meccanismi della coagulazione avviene a diversi livelli grazie alla presenza di diverse sostanze circolanti ad azione anticoagulante, l’alterazione dell’equilibrio esistente tra meccanismi pro-coagulanti ed anticoagulanti può condurre a diverse patologie.

Un’alterazione dei meccanismi pro-coagulativi può determinare fenomeni emorragici, di contro lo sbilanciamento dell’equilibrio a favore dei meccanismi pro-coagulatori porta alla trombofilia ed alla trombosi, che può portare ad esiti finanche letali. In questi casi può essere utile il ricorso a terapie farmacologiche che inibiscono l’eccessiva tendenza alla coagulazione.

Principali Esami della Coagulazione

Tempo di Tromboplastina Parziale (PTT)

Si parla di tempo di tromboplastina parziale (Ptt) per definire l’esame finalizzato a valutare la capacità di coagulazione del sangue del soggetto. Il Ptt misura quanto tempo ci mette un campione di sangue a formare dei coaguli dopo l’aggiunta di specifici reagenti.

Non ci sono richieste specifiche per effettuare il test del Ptt.

Interpretazione dei Valori del PTT

Avere un Ptt alto significa che il processo di coagulazione dell’organismo è allungato per cui necessita di più tempo per essere completato.

Avere un tempo di tromboplastina basso, al contrario, significa che il sangue impiega meno tempo del normale a coagulare.

Fattori che Influenzano il PTT

Ci sono altri fattori che possono alterare i risultati del test relativo al tempo di tromboplastina parziale. Trattamenti a base di eparina possono provocare una diminuzione delle piastrine nota come trombocitopenia.

Tempo di Protrombina (PT)

Il tempo di protombina (PT, dall'inglese Prothrombin Time) è un'analisi del sangue in grado di quantificare il tempo necessario alla formazione di un coagulo di fibrina.

Il Pt valuta i fattori coagulanti della via estrinseca della coagulazione, ovvero quella attivata in presenza di danni dei tessuti.

Questo esame può essere effettuato raccogliendo un campione di sangue venoso. Non ci sono particolare indicazioni per l’effettuazione delle analisi del tempo di protrombina. Risulta ottimale, in ogni caso, condurre il test al mattino con il paziente a digiuno.

Il tempo di protrombina viene espresso in secondi. Per normalizzare il risultato del Pt, che potrebbe essere influenzato dai reagenti e dagli strumenti utilizzati nei singoli laboratori, l’Organizzazione mondiale della sanità ha raccomandato l’International normalized ratio (Inr).

Valori di Riferimento del Tempo di Protrombina

  • Tempo di protrombina in secondi: indica il tempo necessario al sangue per coagulare.
  • Tempo di protrombina come rapporto (INR): l'international normalized ratio (INR, rapporto internazionale normalizzato) permette di eliminare la variabilità dei risultati ottenuti nei diversi laboratori.

In condizioni normali, il tempo di protrombina varia indicativamente dagli 11 ai 13 secondi, in relazione alle metodiche analitiche adottate.

Il più delle volte, comunque, il tempo di protrombina viene espresso mediante un indice detto INR (International Normalized Ratio), che tiene conto della sensibilità del reagente tromboplastinico utilizzato.

In condizioni normali, il valore ottimale di INR è compreso tra 0,9 e 1,3.

Per chi assume anticoagulanti, il valore di INR ideale è compreso tra 2 e 3. Il Pt Inr ideale per i pazienti che, invece, seguono terapie anticoagulanti dovrebbe essere compreso tra 2,5 e 4,5 a seconda della quantità di farmaco prescritta dal medico.

Interpretazione dei Valori del PT

Valori alti del tempo di protrombina indicano che il sangue impiega più tempo del normale a coagulare. Un tempo di protrombina alto indica che il sangue tende a coagulare più lentamente, quindi il paziente è esposto al rischio di emorragie.

Un tempo di protrombina basso significa che il sangue coagula più velocemente. Valori inferiori indicano che il sangue coagula più rapidamente rispetto alla norma.

Nella maggior parte dei casi, i risultati del Pt vengono valutati insieme a quelli dell’Aptt per avere un quadro più chiaro del paziente.

Fattori che Influenzano il PT

Il tempo di protrombina è utile per valutare cinque dei dodici fattori della coagulazione (I -fibrinogeno -, II - protrombina, V - proaccelerina, VII - proconvertina e X - protrombinasi). Tutti questi fattori sono sintetizzati dal fegato e tre di questi (II, VII e X) sono attivati da enzimi vitamina K-dipendenti.

I barbiturici, i contraccettivi orali e le terapie ormonali sostitutive, possono accorciare il tempo di protombina. Se si stanno seguendo terapie anticoagulanti, il prelievo dev'essere effettuato prima della dose giornaliera.

Un aumento del tempo di protrombina può dipendere, infine, da difetti della coagulazione o disfunzioni (carenza o alterazione) di uno dei fattori implicati nel processo.

Condizioni Mediche e PT

Un tempo di protrombina alto potrebbe essere un indizio di problemi al fegato, come cirrosi, epatite o insufficienza epatica. Malattie epatiche, come la cirrosi, l'epatite o l'insufficienza epatica, possono influenzare i risultati del PT.

Tra le cause di un PTT alto si annoverano: patologie del fegato, carenza di vitamina K, malattia di Christmas, malattia di von Willebrand, presenza di inibitori specifici come l’eparina, alcuni tipi di leucemia.

Se ci sono ritardi nella coagulazione, inoltre, possono manifestarsi: anemia, svenimenti, mestruazioni eccessive, sangue nelle urine e problemi articolari.

Fibrinogeno

Il fibrinogeno entra a far parte del processo coagulativo trasformandosi in fibrina e permettendo in tal modo la formazione del trombo emostatico. Può considerarsi normale quando il suo valore oscilla tra 150-400 mg/ml.

Se il valore del fibrinogeno è più basso di quello normale, significa che l'organismo consuma i fattori della coagulazione anche in assenza di emorragie.

Considerazioni Importanti

  • Le analisi possono essere eseguite insieme oppure separatamente a seconda della richiesta del medico.
  • Si tratta di un semplice prelievo di sangue che non necessita il digiuno.
  • I valori di riferimento degli esami di laboratorio possono variare a seconda della metodologia di analisi dei campioni, quelli indicati in questa scheda hanno uno scopo puramente informativo.

Il Ruolo della Vitamina K

L'apporto nutrizionale di vitamina K svolge un ruolo decisivo nella stabilità della terapia anticoagulante. Le verdure sono la sorgente principale di vitamina K. Il loro consumo anche occasionale è sufficiente per una grande variazione dell'I.N.R.

Pertanto è sconsigliabile assumere le seguenti verdure: spinaci, bietole da costa, verze, cavoletti di Bruxelles, broccoli, cime di rapa e cicoria.

Fattori della Coagulazione come Salvavita

Per molte persone, il processo di coagulazione del sangue è un meccanismo che passa inosservato, silenziosamente cruciale per la nostra sopravvivenza quotidiana. Tuttavia, per coloro che soffrono di disturbi della coagulazione, come l'emofilia o la malattia di von Willebrand, ogni piccola ferita può trasformarsi in una situazione potenzialmente pericolosa per la vita. È in questo contesto che i fattori di coagulazione emergono come veri e propri salvavita, offrendo una speranza concreta a chi lotta quotidianamente con il rischio di emorragie incontrollate.

I fattori di coagulazione sono proteine presenti nel plasma sanguigno che giocano un ruolo fondamentale nel processo di emostasi, ovvero il meccanismo che arresta il sanguinamento in caso di lesione vascolare.

La famiglia dei fattori di coagulazione comprende una serie di proteine, ciascuna con un ruolo specifico e indispensabile nel processo coagulativo. Tra i più noti troviamo il fattore VIII e il fattore IX, la cui carenza è responsabile rispettivamente dell'emofilia A e B. Altri fattori cruciali includono il fattore von Willebrand, essenziale per l'adesione piastrinica, e il fattore VII, che gioca un ruolo chiave nell'avvio della cascata coagulativa. La bellezza e la complessità di questo sistema risiedono nella sua capacità di attivarsi rapidamente in risposta a una lesione, ma anche di autoregolarsi per prevenire una coagulazione eccessiva.

I fattori di coagulazione agiscono attraverso una complessa rete di reazioni biochimiche che culmina nella formazione di un coagulo di sangue. Questo processo, noto come cascata della coagulazione, inizia quando i fattori di coagulazione vengono attivati in risposta a un danno vascolare. Una volta attivati, questi fattori lavorano in sequenza per convertire il fibrinogeno, una proteina solubile nel sangue, in fibrina, una sostanza insolubile che forma la rete strutturale del coagulo.

Oltre alla loro funzione primaria nella formazione di coaguli, i fattori di coagulazione possono anche essere modulati attraverso terapie sostitutive o con l'uso di farmaci che stimolano la loro produzione o attività. Nel contesto clinico, la terapia sostitutiva con fattori di coagulazione è comunemente impiegata per trattare disturbi come l'emofilia, dove i pazienti mancano di fattori specifici necessari per una coagulazione efficace. Questi trattamenti sono amministrati tramite iniezioni o infusioni e sono progettati per mantenere livelli ematici adeguati dei fattori necessari, riducendo così il rischio di sanguinamento spontaneo o in risposta a traumi minori.

I fattori di coagulazione sono prodotti principalmente nel fegato, un organo che svolge un ruolo centrale nella sintesi di numerose proteine plasmatiche essenziali. Le cellule epatiche, in particolare gli epatociti, sono responsabili della produzione della maggior parte dei fattori di coagulazione, inclusi i fattori I (fibrinogeno), II (protrombina), V, VII, IX, X, XI, e XII. Questo processo di sintesi è finemente regolato e richiede la presenza di vitamina K, un cofattore essenziale per la produzione di alcuni fattori chiave come II, VII, IX e X.

Tuttavia, non tutti i fattori di coagulazione sono prodotti esclusivamente nel fegato. Ad esempio, il fattore VIII e il fattore von Willebrand sono sintetizzati principalmente dalle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni. Queste cellule specializzate producono e secernono questi fattori direttamente nel flusso sanguigno, dove svolgono un ruolo cruciale nell'adesione piastrinica e nella formazione del coagulo. Inoltre, le piastrine stesse, sebbene non producano fattori di coagulazione nel senso stretto del termine, contengono e rilasciano numerose sostanze che partecipano attivamente al processo coagulativo, come il fattore piastrinico 4 e il fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGF).

Tabella Riassuntiva dei Valori di Riferimento

Esame Valore Normale Note
Tempo di Protrombina (PT) 11-13 secondi (varia a seconda del laboratorio) Misura la via estrinseca della coagulazione
INR (International Normalized Ratio) 0.9-1.3 (in persone sane) Utile per monitorare terapie anticoagulanti
INR (in terapia anticoagulante) 2.0-3.0 (generalmente) Può variare a seconda della condizione medica
Tempo di Tromboplastina Parziale (PTT) Varia a seconda del laboratorio Misura la via intrinseca della coagulazione
Fibrinogeno 150-400 mg/dL Proteina essenziale per la formazione del coagulo

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