L'esame citologico urinario è un esame di laboratorio che prevede l'analisi al microscopio delle cellule emesse con le urine. La citologia urinaria consiste nell'analisi microscopica di un campione di urine, allo scopo di individuare le eventuali cellule presenti. Normalmente l’urina è un liquido acellulato (ovvero privo di cellule) prodotto durante la fase escretrice renale. In presenza di un tumore della vescica o di altri tratti delle vie urinarie, questo esame può essere in grado di individuare le cellule tumorali che si “sfaldano” dalle zone più superficiali del tumore.
Importanza e Indicazioni dell'Esame
La citologia urinaria è un test non invasivo, di semplice esecuzione e con elevato rapporto costo/beneficio. La citologia urinaria è un esame non invasivo che evidenzia nelle urine la presenza di cellule uroteliali atipiche o neoplastiche. La citologia urinaria non è un'analisi "di routine" (cioè non viene eseguita come primo controllo), ma viene indicata dal medico solo quando uno dei valori misurati con gli esami standard delle urine non rientrano nel range di normalità. Di solito, la citologia urinaria viene prescritta quando l'analisi standard delle urine evidenzia la presenza di globuli rossi o di emoglobina. In questi casi, infatti, è necessario escludere la presenza di malattie a carico di reni, ureteri e vescica che possono causare sanguinamento (ematuria). La citologia urinaria può essere indicata anche per monitorare i pazienti già trattati per un tumore della vescica o delle vie urinarie ("follow up"), con lo scopo di riconoscere precocemente un’eventuale recidiva tumorale.
Quando Richiedere l'Esame
- Presenza di globuli rossi o emoglobina nelle urine (ematuria).
- Monitoraggio di pazienti già trattati per tumore della vescica o delle vie urinarie.
- Sintomi urinari irritativi non spiegabili con problemi benigni.
Preparazione all'Esame
La citologia urinaria prevede la raccolta di un campione di urina, per tre giorni consecutivi. Non dovrebbe essere utilizzata la prima urina del mattino dato che sono presenti frequentemente cellule degenerate nella vescica che si accumulano durante il riempimento notturno. Il paziente provvede autonomamente a raccogliere la seconda minzione della giornata, per 3 giorni consecutivi. La raccolta deve essere effettuata in un contenitore sterile apposito nel quale è presente una sostanza fissativa. Al terzo giorno imballa i campioni nel materiale fornito nel Kit e prenota, tramite apposito call center, il ritiro dei campioni presso il proprio domicilio. Un corriere passerà a ritirare i campioni e li consegnerà al Laboratorio che eseguirà l’esame.
I campioni vanno richiusi accuratamente e devono essere recapitati in breve tempo (al massimo entro un'ora dalla raccolta) per evitare processi degenerativi. Se ciò non è possibile, è opportuno conservare l'urina in frigorifero e consegnare i tre campioni solamente al terzo giorno. L’ideale sarebbe far pervenire in tempi brevi le urine al laboratorio.
Raccolta a Domicilio
L’esame citologico sulle urine dei 3 giorni a domicilio prevede l’invio di un Kit di raccolta, costituito da 3 flaconi con fissativo citologico e le istruzioni per la raccolta delle urine.
Come si Esegue l'Esame
L’esame citologico urinario consiste nell’analisi microscopica di un campione di urine, con lo scopo di individuare eventuali cellule presenti - in particolare cellule tumorali. La citologia urinaria prevede l'osservazione microscopica dell'urina, dopo la colorazione panottica del campione.
La citologia su strato sottile è una nuova tecnica di laboratorio utilizzata per preparare i vetrini che saranno poi colorati e letti al microscopio dall’Anatomopatologo.
Interpretazione dei Risultati
L'esame citologico delle urine è caratterizzato da un'elevata percentuale di risultati falsi negativi: in circa il 50% dei casi non riesce a rilevare la presenza di cellule neoplastiche. (il valore predittivo negativo del test è basso): questo significa che un risultato negativo dopo citologia urinaria non esclude la presenza di un tumore delle vie urinarie. Circa il 70% dei pazienti con un tumore uroteliale presenta infatti un esame citologico urinario negativo. Questo deriva dal fatto che la desquamazione delle cellule tumorali è assente o molto scarsa in presenza di tumori papillari poco avanzati, che rappresentano (fortunatamente) la maggioranza dei casi.
La possibilità che il test risulti positivo è molto più alta in presenza di tumori avanzati o in caso di tumori sessili (“carcinoma in situ”). il valore predittivo positivo dell’esame citologico supera il 90% (circa 9 pazienti su 10 con citologia positiva sono realmente affetti da un tumore delle vie urinarie). Alcuni falsi positivi si possono verificare in presenza di infiammazioni vescicali con il riscontro di cellule reattive che in alcuni casi possono assomigliare a quelle tumorali. Un risultato dubbio alla citologia urinaria può indicare lo sviluppo di una neoplasia a basso grado di malignità o la presenza di un'infiammazione delle vie urinarie come in caso di infezioni o calcolosi.
Assume fondamentale rilevanza, per un iter diagnostico corretto, che l’operazione di raccolta del campione di urine sia accompagnata da un’anamnesi dettagliata con attenzione ai dettagli. Altrettanto importanti sono la codifica e la standardizzazione del processo di raccolta delle urine. Uno dei fattori che possono influenzare notevolmente l’accuratezza diagnostica è il numero di campioni esaminati. L’ideale è la valutazione su tre prelievi. Questo perché le urine sono normalmente poco cellulate.
Cosa Fare in Caso di Risultati Positivi
In presenza di un risultato positivo, il paziente dovrà essere sottoposto ad esami di secondo livello come la cistoscopia (per la valutazione della vescica) e la TC con mezzo di contrasto (per lo studio della parte alta delle vie escretrici). Anche in presenza di primi riscontri negativi in questi esami sarà comunque necessario eseguire ulteriori approfondimenti diagnostici come le biopsie multiple della vescica (“mapping vescicale”) e/o l’uretero-reno-scopia retrograda (“URS”).
Fattori di Rischio per Neoplasie Uroteliali
Circa il 90% delle neoplasie uroteliali si sviluppa a carico della vescica. I fattori di rischio accertati per questo tipo di neoplasie sono il fumo di sigaretta e le esposizioni occupazionali. Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio, seguito dall’esposizione cronica alle ammine aromatiche e nitrosamine )frequente nei lavoratori dell’industria tessile, dei coloranti, della gomma e del cuoio), dall’assunzione di farmaci come la ciclofosfamide e la ifosfamide e dall’infezione da parassiti come Bilharzia e Schistosoma haematobium, diffusi in alcuni paesi del Medio Oriente. Anche la dieta ha un ruolo importante: fritture e grassi consumati in grande quantità sono associati a un aumentato rischio di ammalarsi di tumore della vescica.
Sintomi delle Neoplasie Vescicali
L’esordio del quadro clinico delle neoplasie vescicali si manifesta in genere con la presenza nelle urine di sangue visibile a occhio nudo (ematuria macroscopica), ricorrente, di colore rosso vivo fluido o misto a coaguli, accompagnata da disturbi da irritabilità vescicale (pollachiuria, stranguria, tenesmo (spasmo dello sfintere vescicale) e minzione imperiosa, più comuni in forme neoplastiche più avanzate. Il sintomo tipico di esordio di un tumore vescicale è rappresentato dalla presenza di sangue nelle urine (“ematuria”). Il sangue può essere visibile ad occhio nudo (si parla in questi casi di “macroematuria”) o riconosciuto solamente tramite l’esame chimico-fisico delle urine (“microematuria”). Più raramente un tumore della vescica può manifestarsi con la presenza di sintomi urinari irritativi, come la necessità di urinare molto spesso (“pollachiuria”), l’urgenza minzionale e l’incontinenza da urgenza. Questi sintomi sono molto più frequentemente legati a patologie benigne, come l’iperplasia prostatica benigna (IPB) o in corso di cistiti o prostatiti.
Limitazioni dell'Esame
L’esame citologico urinario non è un valido strumento di screening per la diagnosi di esclusione del tumore vescicale. La bassa sensibilità di quest'analisi deriva dal fatto che la desquamazione delle cellule tumorali è assente o molto scarsa in presenza di neoplasie uroteliali poco avanzate.
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