Il termine epatite si riferisce ad un’infiammazione e ingrossamento del fegato. Una delle cause principali di epatite acuta è l’infezione virale, solitamente da virus dell’epatite A, dell’epatite B o dell’epatite C. Esistono diverse cause di epatite; pertanto, questi test vengono utilizzati per determinare se i sintomi manifestati dal paziente siano riconducibili ad un’infezione virale e, in tal caso, per identificare il tipo di virus che ne è responsabile.
Pannello delle Epatiti Virali Acute
Il pannello delle epatiti virali acute comprende un gruppo di test ematici prescritti insieme come sostegno alla diagnosi di epatite virale corrente o pregressa. Il pannello delle epatiti virali acute consente di rilevare la presenza di infezioni acute o recenti causate da HAV e HBV, oltre a determinare se il paziente ha contratto un’infezione da epatite B cronica o pregressa.
Solitamente, i pazienti con epatite acuta sviluppano i sintomi dopo 2 settimane - 6 mesi dall’esposizione. Talvolta, il pannello delle epatiti virali può essere utilizzato per lo screening di soggetti ad alto rischio di aver contratto l’epatite B o C, o in seguito all’esposizione ai virus.
Virus dell'Epatite A (HAV)
Il virus dell’epatite A (HAV) è molto contagioso e di solito si contrae ingerendo cibo o acqua contaminati dal virus, oppure stando a stretto contatto con persone infette. Sebbene di solito provochi una sintomatologia leggera, talvolta l’infezione acuta può aggravarsi. Il virus HAV non provoca tuttavia un’infezione cronica, differentemente dai virus HBV e HCV.
Anticorpi IgM anti-epatite A (anti-HAV IgM), compaiono in genere dopo 2-3 settimane dal contagio e persistono per 2-6 mesi.
Anticorpi totali anti-epatite A (IgM e IgG), il test negativo indica che non è presente un’infezione attiva o pregressa; se positivo indica esposizione ad HAV o vaccino effettuato.
La presenza degli anticorpi IgM anti-epatite A nel sangue è considerata diagnostica per le infezioni acute da epatite A quando le informazioni del test sono contestuali ai segni e sintomi del paziente. Quando il test di screening dell’epatite viene eseguito in pazienti che non manifestano sintomi di epatite acuta, la rilevazione di IgM anti-epatite A potrebbe corrispondere ad un risultato falsamente positivo.
Virus dell'Epatite B (HBV)
Il virus dell’epatite B (HBV) è una delle cause più comuni di epatite virale acuta. Si diffonde mediante il contatto con il sangue o altri liquidi biologici di persone infette. L’esposizione può avvenire, ad esempio, condividendo le siringhe durante l’iniezione di droghe per via endovenosa o praticando sesso non protetto. Le persone che vivono o viaggiano in zone del mondo in cui l’epatite B è endemica sono esposti ad un rischio maggiore. Raramente le madri possono passare l’infezione ai propri figli durante il parto. Questo virus non si trasmette tramite acqua o cibo, strette di mano, colpi di tosse o starnuti.
L’epatite B cronica si verifica meno comunemente rispetto alla forma acuta, ma può persistere per anni e danneggiare gradualmente il fegato.
IgM anti-core dell’epatite B (Anti-Hbc IgM), diretti contro l’antigene del core (porzione interna del virus) dell’epatite B. Sono i primi anticorpi prodotti in risposta all’infezione da HBV e, se presenti, possono indicare un’infezione acuta. Risultano rilevabili fino a circa due anni dopo l’infezione acuta.
Antigene di superficie dell’epatite B (HbsAg), è una proteina presente sulla superficie del virus dell’epatite B che risulta rilevabile dopo 1-10 settimane dal momento dell’esposizione e fino a circa 4-6 mesi nei pazienti che guariscono da un’infezione acuta.
Anticorpi totali anti-core dell’epatite B (IgM e IgG), se positivo indica esposizione ad HBV o avvenuta vaccinazione.
Anticorpi anti-superficie dell’epatite B, se positivo indica la risoluzione dell’infezione; in relazione agli altri esami per l’HBV, un risultato negativo può indicare che l’infezione non sia risolta.
Virus dell'Epatite C (HCV)
Il virus dell’epatite C (HCV) si diffonde mediante l’esposizione a sangue contaminato, principalmente condividendo le siringhe durante l’iniezione di droghe per via endovenosa o altri oggetti personali come rasoi contaminati da sangue, facendo sesso non protetto con una persona infetta e per passaggio dalla madre al figlio durante il parto. Prima che il test fosse disponibile negli anni ’90, l’HCV poteva essere trasmessa anche mediante le trasfusioni di sangue.
Anticorpi anti-epatite C (anti-HCV), sono gli anticorpi prodotti in risposta all’infezione da HCV. Risultano rilevabili circa 4-10 settimane dopo aver contratto l’infezione. Non consentono di discriminare tra un’infezione corrente o pregressa.
Altri Test e Considerazioni
Se tutti gli esami riguardanti questi virus sono negativi, gli antigeni virali potrebbero essere troppo bassi per essere rilevati o l’epatite potrebbe essere dovuta ad un’altra causa. Solitamente, gli esami del pannello delle epatiti virali acute non rivelano se il paziente ha avuto un’epatite pregressa o se ha sviluppato gli anticorpi in seguito al vaccino. Spesso, per ottenere queste informazioni, vengono prescritti altri esami.
É possibile che siano presenti più agenti infettivi contemporaneamente. All’infezione acuta può aggiungersi un’infezione cronica provocata da un virus differente.
Insieme ai test per le epatiti virali, il clinico può prescriverne altri per valutare lo stato di salute del fegato. Questi sono in genere inclusi nel pannello epatico ma possono anche essere richiesti singolarmente.
Contagiosità e Prevenzione
É possibile che il paziente affetto da epatite virale possa contagiare gli altri, anche se asintomatico, dipende da quale tipo di virus è presente e dallo stadio dell’infezione. Il paziente affetto da epatite B risulta contagioso per tutto il tempo in cui il virus è presente nel sangue. Tutti coloro che risultano positivi al test per la ricerca del virus dell’epatite C (ricerca dell’RNA di HCV) dovrebbero essere considerati contagiosi.
L’epatite A può essere evitata con un’igiene accurata, che include il lavaggio delle mani dopo l’uso del bagno, dopo il cambio di pannolini e prima di mangiare o di cucinare. Un vaccino efficace per l’epatite B esiste dal 1981 e, dal 1983, è stato reso disponibile per persone appartenenti a gruppi ad alto rischio di infezione da virus HBV. É quindi divenuto obbligatorio nel 1991 per tutti i nuovi nati e per i dodicenni. I bambini non vaccinati alla nascita ricevono il vaccino durante l’infanzia e l’adolescenza con più richiami. L’associazione statunitense Centers for Disease Control and Prevention raccomanda inoltre che tutti gli adulti ad alto rischio vengano vaccinati. Al momento non esiste un vaccino per l’epatite C, anche se i ricercatori stanno lavorando per svilupparne uno.
Altre Cause dei Sintomi
Se il pannello delle epatiti virali è tutto negativo, le epatiti possono essere causate da altri fattori e condizioni quali l’alcol, farmaci come l’acetaminofene e malattie ereditarie. Esistono poche altre infezioni virali che causano sintomi simili, come quelle da Citomegalovirus (CMV) e da virus di Epstein-Barr (EBV). Anche le malattie autoimmuni devono essere considerate come possibile causa, se il pannello risulta negativo.
Epatite E
Il virus dell'epatite E è una delle cause di epatite virale acuta e la sua trasmissione avviene per via idrica, alimentare, zoonotica, verticale e parenterale. L'infezione è frequente nei paesi in via di sviluppo a causa della scarsità di servizi igienico sanitari. Nei paesi sviluppati l'infezione è sporadica.
L'infezione è solitamente autolimitante e si risolve entro 2-6 settimane, ma può causare anche epatite fulminante. La malattia cronica è comune nei pazienti immunodepressi. Durante il periodo di insorgenza dei sintomi cominciano a comparire gli anticorpi IgM seguiti dagli IgG. L'infezione è considerata attiva o recente se la positività degli anticorpi IgG e IgM (che persistono per 3-4 mesi), è contestuale con la rilevazione del genoma virale per HEV.
Test per l'Epatite C
Se si sospetta di essere entrato in contatto con il virus dell’epatite C, il primo passo è quello di rivolgersi al proprio Medico di Famiglia perché possa prescrivere gli esami necessari ad accertare un eventuale infezione. Gli esami per accertare un eventuale contatto con il virus o un’infezione attiva sono due e vengono effettuati con un semplice prelievo di sangue:
- Anti-HCV o Ab anti-HCV: evidenzia la presenza degli anticorpi e quindi confermano un contatto con il virus ma non indicano un’infezione attiva o la malattia. Per lo screening viene utilizzato il test ELISA, mentre in caso di positività del primo verrà chiesta una conferma con test specifico detto RIBA.
- HCV-RNA qualitativo e/o quantitativo: HCV RNA qualitativo ricerca direttamente il virus nel sangue andando a confermare o meno l’infezione attiva o la malattia, mentre l’HCV RNA Quantitativo ricerca la quantità di virus nel sangue (che non correla necessariamente con la gravità dell’infezione).
È importante sottolineare che la presenza degli anticorpi indica esclusivamente un contatto con il virus ma non l’infezione in corso. Questa precisazione è necessaria poiché circa il 15-20% di soggetti che entrano in contatto con il virus, sviluppano anticorpi ma non l’infezione. In altre parole l’organismo riesce a sconfiggere l’infezione senza l’aiuto di farmaci.
Periodo Finestra
Si, esiste un periodo cosiddetto “finestra” che va dall’episodio a rischio alla comparsa degli anticorpi; nello specifico l’anticorpo può formarsi ed essere rilevato dalla 4^ alla 24^ settimana dal contagio (1- 6 mesi). Questo significa che il test per la ricerca dell' anticorpo effettuato prima che siano trascorsi i sei mesi dalla presunta infezione potrebbe risultare un falso negativo.
Test HCV RNA
Si è possibile, in questo modo si accorciano i tempi per determinare se si è sviluppata l’infezione. L’unico inconveniente è che il test HCV RNA ha costi decisamente superiori rispetto al test della ricerca degli anticorpi. Esiste tuttavia una tempistica minima anche per la rilevazione del virus nel sangue, che è pari a 4-6 settimane.
Epatite Cronica HCV
Se entro i sei mesi dall’episodio a rischio viene rilevato il virus nel sangue (non solo l’anticorpo) possiamo parlare di epatite cronica, ovvero il virus è stabilmente presente nell’organismo e in fase attiva di replicazione. Questa fase è generalmente asintomatica e può rimanere tale anche per 20-30 anni, finché i danni al fegato cominciano ad essere tali da manifestarsi.
Come sottolineato in precedenza, circa 20% di chi viene esposto al virus dell’HCV è in grado di eliminare l’infezione spontaneamente, mentre il restante 80% cronicizza l’infezione, e in questi casi possiamo parlare di Epatite Cronica HCV.
Il Test Falsamente Negativo
Esistono rari casi in cui la negatività all’anti-HCV (ricerca anticorpo) rappresenta un “falso negativo” per l’infezione, ovvero il virus è presente ma il sistema immunitario non ha prodotto anticorpi. In particolare, l’AISF (Associazione Italiana Studio Fegato) indica che possono rientrare in questa situazione i pazienti:
- Immunocompromessi (trapiantati in terapia immunosoppressiva e pazienti con HIV) con transaminasi elevate ed esclusione di altre cause note di epatopatia: in tali soggetti la comparsa di anti-HCV può essere ritardata o assente.
- Con crioglobulinemia mista essenziale: tale patologia si associa, con elevatissima frequenza, ad infezione da HCV; gli anticorpi possono essere concentrati nel crioprecipitato (ovvero proteine e siero che precipita a 37 C°) e pertanto non essere rilevabili.
- Con Epatite acuta ad eziologia sconosciuta: la determinazione dell’HCV-RNA permette una diagnosi eziologica nelle fasi precoci di infezione quando gli anticorpi anti-HCV non sono ancora dimostrabili; da segnalare che con l’introduzione di test ELISA sempre più sensibili (test comunemente utilizzato per lo screening dell’HCV) la reale utilità della determinazione diretta mediante dosaggio dell’HCV-RNA, in tale situazione, tende a ridursi sempre di più.
Diagnosi dell'Epatite C
Attualmente la diagnosi di epatite C si basa sull’impiego di due esami del sangue: la ricerca degli anticorpi specifici contro l’HCV e l’individuazione delle particelle virali attraverso l’esame dell' HCV-RNA. È inoltre possibile valutare in modo indiretto lo stato di infiammazione del fegato determinando i livelli delle transaminasi epatiche.
Una volta accertata la presenza del virus si possono eseguire ulteriori indagini volte a definire precisamente il danno al fegato, come la biopsia epatica o metodiche indirette come l’elastometria epatica (fibroscan), e ad individuare il genotipo dell’HCV e la carica virale grazie all’esame della genotipizzazione e dell’HCV-RNA qualitativo e quantitativo.
Anticorpi anti-HCV
Questo test per la ricerca degli anticorpi è disponibile dal 1989 e permette di stabilire se il soggetto è entrato in contatto con l’HCV e se ha quindi sviluppato anticorpi contro il virus, ma non distingue tra malattia pregressa o in atto, aspetto evidenziabile unicamente andando a valutare la presenza o meno del virus nel sangue con la ricerca dell’HCV-RNA.
Purtroppo i testi salivari non sono ancora disponibili in farmacia. Questi esami, sia sul sangue che salivari, non sono però sufficienti per determinare la presenza o assenza effettiva del virus poiché esiste un periodo, definito “periodo finestra” che generalmente va dal momento dell’esposizione al virus, fino ai 6 mesi successivi, durante il quale l’organismo potrebbe non aver prodotto gli anticorpi specifici diretti contro il virus.
Nel caso infine che si rilevi la presenza dell’anticorpo, non è detto che il virus sia effettivamente presente; infatti la presenza degli anticorpi contro l’HCV potrebbe anche essere frutto di una pregressa esposizione al virus, che però il sistema immunitario è stato in grado di eliminare. Pertanto per definire l’effettiva presenza del virus occorre fare un esame denominato HCV-RNA.
HCV-RNA
Il test è diretto all’individuazione del genoma virale; la conferma definitiva della presenza del virus e quindi della diagnosi di epatite C avviene attraverso l’individuazione della quantità di particelle virali circolanti nel sangue, la cosiddetta carica virale o viremia, mediante un test molecolare basato sulla polymerase chain reaction (PCR), una tecnologia molto sensibile che consente di rilevare anche quantità minime del genoma dell’HCV.
Genotipo Virale
Permette di stabilire le caratteristiche ovvero il genotipo del virus (ad esempio 1a, 2a, 2b, 3…), al momento attuale se ne conoscono 6 tipi distinti, ulteriormente suddivisi in un centinaio di sottotipi. La ricerca del genotipo virale è un’indagine imprescindibile, allo stato attuale, per impostare correttamente la terapia antivirale.
Transaminasi Epatiche
Il grado di infiammazione del fegato può essere anche valutato indirettamente determinando l’attività delle transaminasi epatiche (alanina transaminasi o ALT/GPT e aspartato transaminasi o AST/GOT), enzimi prodotti dal fegato che durante la fase di infezione acuta vengono rilasciati in elevate quantità nel circolo sanguigno.
Determinazione del Danno Epatico
Una volta accertata la presenza del virus dell’HCV e quindi un’infezione attiva, per avere un quadro più preciso sull’entità del danno al fegato è opportuno realizzare esami diretti o indiretti che permettono di quantificare il danno del fegato, la eventuale degenerazione di alcune o molte cellule epatiche, ovvero quello che viene definito grado di fibrosi del fegato. Esistono diverse metodologie per poter determinare lo stadio di fibrosi; ne esistono di invasive e di non invasive.
Esami Non Invasivi
Tra le tecniche non invasive, la più comune e diffusa è certamente la valutazione dell’elastometria epatica, ovvero un esame che mira a definire l’elasticità del fegato e in questo modo a determinarne lo stato di salute. Tra le strumentazioni più utilizzate per realizzare questo tipo di esame vi è il Fibroscan (elastografia ad impulsi), e l’ARFI (impulso acustico ad ultrasuoni), tecnologie non identiche ma basate sullo stesso concetto. Il vantaggio di questo tipo di esame è quello di essere indolore, non invasivo e di rapida esecuzione.
Esami Invasivi
Quando risulta difficile o anche impossibile (pochi casi) utilizzare una delle metodiche indirette, o quando risulta utile, si può ricorrere alla Biopsia Epatica, un esame sicuramente più invasivo che viene eseguito in regime di ricovero giornaliero (Day Hospital) e che consiste nel prelievo di un piccolo campione di tessuto epatico e nella sua analisi al microscopio.
Che cos’è l’epatite?
L’epatite è un’infiammazione del fegato che può essere di origine infettiva, ma può essere causata per esempio anche da intossicazioni alimentari, dall’assunzione di farmaci o droghe ecc.Alcune forme di epatite sono acute, e si risolvono in breve tempo, mentre altre possono cronicizzare nel tempo.
Quali sono le conseguenze dell’epatite?
L’epatite cronica può portare a complicazioni come la cirrosi, l’insufficienza epatica e il cancro al fegato. La diagnosi e il trattamento precoce possono prevenire queste complicazioni.
Quali sono i sintomi dell’epatite?
Non sempre l’epatite è sintomatica. In caso di epatite acuta, i sintomi possono iniziare da 2 settimane a 6 mesi dopo l'infezione.
L’epatite cronica può invece non dare sintomi per molti anni, durante i quali l’infiammazione può essere accertata soltanto con test come gli esami del sangue (per rilevare la presenza di anticorpi specifici, elevati livelli di transaminasi e altri marker dell’epatite), o l’ecografia del fegato.
Se i sintomi si manifestano, possono comprendere:
- febbre;
- stanchezza e malessere generale;
- dolori articolari e muscolari;
- perdita di appetito;
- nausea, vomito;
- dolore addominale;
- urine scure, feci pallide e grigiastre;
- prurito;
- ittero, cioè ingiallimento degli occhi e della pelle.
Nelle fasi più avanzate possono manifestarsi anche gonfiore alle gambe, alle caviglie e ai piedi, stato confusionale e sangue nelle feci o nel vomito.
Curare l'epatite
Il trattamento dell’epatite varia a seconda del tipo di infiammazione e delle sue cause.
In alcuni casi le forme acute richiedono soltanto un prolungato periodo di riposo e un’alimentazione adeguata, perlopiù priva di grassi e alcol. Nelle forme croniche possono essere necessari farmaci, tra cui antivirali e corticosteroidi.
Vaccini e prevenzione
Esistono diversi modi per prevenire o ridurre il rischio di epatite. È importante in primo luogo non esporsi agli agenti patogeni responsabili delle infezioni, per esempio, seguendo le norme igieniche opportune quando si maneggiano e si cucinano gli alimenti, praticando sesso protetto, evitando di scambiare con altri rasoi, siringhe e oggetti taglienti.
Per prevenire sia l’epatite A sia l’epatite B è possibile sottoporsi a una vaccinazione: il vaccino per l’epatite B è obbligatorio per i nati dal 2001 e viene somministrato in 3 dosi al terzo, quinto e undicesimo messe di vita, mentre quello per l’epatite A è consigliato soprattutto ad alcune categorie di persone, come chi si reca in Paesi in cui la malattia è endemica, oppure chi è affetto da malattie epatiche croniche.
Come bisogna cambiare gli stili di vita in caso di epatite?
Le persone con epatite cronica devono adottare un’alimentazione povera di grassi ed evitare l’alcol, per non accelerare il decorso della malattia e lo sviluppo di insufficienza epatica.
Epatite B, di cosa si tratta?
L’epatite B, causata dal virus dell’epatite B, HBV, è una malattia infettiva acuta che determina l’infiammazione del fegato.
Quali sono i sintomi dell’epatite B?
Una volta avvenuto il contagio, il virus può comunque avere una incubazione compresa tra i 45 e i 180 giorni, con una media effettiva di 2/3 mesi. periodo post-itterico, che si caratterizza per la presenza di ittero, una colorazione tendente al giallo e che interessa la pelle e gli occhi.
Come si prende l’epatite B?
Il virus dell’epatite B che si trasmette principalmente tramite fluidi corporei infetti. contatto con il sangue infetto: il virus può essere trasmesso attraverso il sangue e altri fluidi corporei.
Chi è vaccinato può prendere l’epatite B?
Il vaccino contro l’epatite B è estremamente efficace e offre una protezione superiore al 95% contro l’infezione. Le persone completamente vaccinate hanno un rischio molto basso di contrarre l’epatite B.
Quando si prescrive l’esame per l’epatite B?
Le analisi per diagnosticare l’infezione dovuta al virus HBV possono essere prescritte per screening o quando il paziente manifesta i sintomi sopra descritti. Se ci si è vaccinati di recente, è consigliabile eseguire il test per l’epatite B almeno un mese dopo la vaccinazione contro l’HBV.
Quali informazioni fornisce il test per l’epatite B?
I risultati del test permettono di determinare se i segni e i sintomi del paziente siano attribuibili a un’infezione da HBV. Per determinare l’infezione, l’esame può essere svolto dopo 1 o massimo 6 settimane dall’esordio dei sintomi.
Accanto al test per l’epatite B, è possibile che siano prescritti altri esami routinari come ALT (alanina aminotransferasi) e AST (aspartato aminotransferasi).
Come si guarisce dall’epatite B?
Gli adulti sani sotto i 40 anni hanno una buona probabilità di superare l’infezione acuta, spesso guarendo completamente senza necessità di trattamenti specifici.
Chi è guarito da epatite B è contagioso?
Le persone che sono guarite dall’epatite B, ovvero hanno sviluppato immunità dopo l’infezione, non sono più contagiose. La guarigione è confermata dalla scomparsa del virus nel sangue e dalla presenza di anticorpi protettivi.
leggi anche:
- Analisi del Sangue per Epatite C: Test, Diagnosi e Monitoraggio
- Analisi del Sangue per Epatite: Quali Esami Fare
- Ecografia Fegato e Epatite B: Come Monitorare la Salute Epatica
- Esame del Sangue Epatite: Scopri Come Proteggere la Tua Salute
- Validità ECG per Attività Sportiva Non Agonistica: Durata e Requisiti
- Laboratorio Analisi Fioroni: Guida Completa a Orari, Accesso e Servizi Essenziali
