L'analisi del sangue periferico rappresenta spesso il primo approccio alla diagnosi del paziente. Oggi, viene effettuata da analizzatori ematologici dedicati di ultima generazione che, in meno di un minuto, forniscono in completa automazione un referto emocromocitometrico completo di formula leucocitaria.
L’evoluzione delle tecniche automatiche di analisi delle cellule del sangue è stata continuativa e ha trasformato in maniera radicale la realtà operativa del laboratorio di ematologia.
Valori di Normalità nell'Esame Emocromocitometrico
Quando i parametri del referto emocromocitometrico rientrano nei valori di normalità per età, sesso e razza, in assenza di una specifica richiesta clinica, l’esame viene validato senza eseguire ulteriori approfondimenti diagnostici (Dacie and Lewis, 2006).
In presenza di alterazioni di tipo quantitativo e/o qualitativo dell’esame emocromocitometrico e/o in presenza di allarmi strumentali, è necessario allestire uno striscio di sangue periferico, colorato con colorazioni panottiche ed esaminato al microscopio ottico.
Analisi Microscopica dello Striscio di Sangue Periferico
L’allestimento, la colorazione e l’osservazione al microscopio di uno striscio di sangue periferico devono essere effettuati secondo regole e standard presenti nelle linee guida internazionali (ICSH, 1984).
L’osservazione al microscopio di uno striscio di sangue deve seguire un percorso sistematico, che comincia con l’ispezione di tutto il preparato con un obiettivo a bassa risoluzione (x10) per valutare nello striscio sia gli aspetti di qualità della distribuzione delle cellule, come la eventuale presenza di aggregati piastrinici (Figura 9), leucocitari o leuco-piastrinici (Figura 10), di agglutinati eritrocitari (Figura 11), di rouleaux (Figura 12).
Si prosegue poi ad esaminare lo striscio con un obiettivo ad alta risoluzione (x50 o x100) sia per valutare dettagli morfologici di tutte le linee cellulari che per eseguire una conta differenziale.
Il riscontro di alterazioni morfologiche prevalenti nella serie eritroide rappresenta spesso il primo passo di uno percorso diagnostico mirato: la presenza di parassiti intracellulari (Figura 13) per la diagnosi di malaria, il riscontro di schistociti (Figura 14) per la diagnosi di Microangiopatia trombotica, di sferociti (Figura 15) o ellissociti (Figura 16) per la diagnosi di anemie emolitiche congenite, di falci (Figura 17) per la diagnosi di anemia falciforme, di dacriociti (Figura 18) espressione di eritropoiesi in midollo con fibrosi ovvero di eritropoiesi extramidollare, rappresentano solo alcuni esempi di caratteristiche morfologiche che rimandano a specifiche diagnosi (Bessis M, 1972; Bessis M, 1976).
Anche le alterazioni morfologiche delle piastrine devono essere accuratamente esaminate: in presenza di un conteggio basso di piastrine, deve essere categoricamente esclusa la presenza sullo striscio di aggregati piastrinici (Figura 9) causa di falsa piastrinopenia (pseudopiastrinopenia); in presenza di piastrinopenia vera con piastrine giganti devono essere ricercate le inclusioni leucocitarie (Figura 19) che, se presenti, fanno orientare la diagnosi verso forme familiari congenite.
Negli esami di routine la formula leucocitaria si esegue su 100 cellule nucleate, mentre in un contesto di diagnostica onco-ematologica la conta differenziale sul sangue periferico deve essere eseguita su 200 elementi.
Alterazioni Quantitative e Qualitative dei Leucociti
Le alterazioni quantitative dei leucociti possono interessare una o più linee cellulari e possono manifestarsi come valori in eccesso (citosi) e/o in difetto (citopenie). Le alterazioni qualitative, quasi sempre suggerite sotto forma di allarme dagli analizzatori, devono essere attentamente ricercate al microscopio ottico in tutte le linee cellulari.
In presenza di blasti è sempre necessario eseguire una colorazione citochimica per la mieloperossidasi per confermare l’appartenenza alla linea granulocitica (Figura 20); blasti otticamente negativi alla mieloperossidasi (Figura 21) possono comunque risultare appartenenti alla linea granulocita quando vengono analizzati con la determinazione dell’immunofenotipo.
L’esecuzione della citochimica per le esterasi non specifiche (Figura 22) è fondamentale per identificare blasti appartenenti alla linea monocitica. La colorazione con il Blu di Toluidina identifica le granulazioni basofile (Figura 23), grazie alle loro caratteristiche metacromatiche.
Lipoproteina (a) [Lp(a)]: Un Marcatore di Rischio Cardiovascolare
La Lipoproteina (a) [Lp(a)] è una lipoproteina a bassa densità (LDL), comunemente definita come colesterolo "cattivo", ed è associata all’apolipoproteina (a).
Importanza del Test della Lipoproteina (a)
Da numerosi studi epidemiologici è stato osservato come circa il 50% delle persone con livelli normali di colesterolo può essere comunque interessato da un attacco cardiaco. L'Apolipoproteina (a), una delle due componenti proteiche della Lp(a), di fatto inibisce gli enzimi grazie ai quali i coaguli di sangue vengono sciolti.
Quando Richiedere il Test
Il test per la Lp(a) può essere richiesto insieme al profilo lipidico. Non è una richiesta routinaria, ma può essere utile in determinate circostanze.
Valori di Riferimento
I livelli di Lp(a) nel plasma presentano una variabilità accentuata. Si è optato per un margine tra valori di 10 mg/dL, o inferiori, e valori di 30 mg/dL o superiori.
I valori di riferimento degli esami di laboratorio possono variare a seconda della metodologia di analisi dei campioni, quelli indicati in questa scheda hanno uno scopo puramente informativo.
Interpretazione dei Risultati
I livelli di Lp(a) sono stabiliti su base genetica, e non è infrequente che un individuo abbia un valore non rilevabile dalle analisi.
Interventi in Caso di Valori Elevati
Attualmente non ci sono terapie specifiche capaci di abbassare i livelli di Lp(a) elevati.
Esecuzione del Test
Non ci sono indicazioni specifiche per la preparazione all’esame della Lipoproteina (a).
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