Massimiliano Postorino è un medico chirurgo specializzato in Ematologia e dottore di ricerca. Attualmente, è ricercatore e professore presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
Dal 2023, ricopre il ruolo di Direttore facente funzioni della U.O.C. Patologie Linfoproliferative del Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma. Oltre alla sua attività clinica e accademica, il Professor Postorino è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Negli ultimi anni, si è dedicato anche allo studio della Teologia presso il Pontificio Collegio Leoniano di Anagni.
L'Esperienza Durante la Pandemia
La pandemia ha rappresentato un periodo di profonda riflessione per tutti. Nel 2020, ci siamo resi conto che le nostre conquiste mediche non erano sufficienti di fronte a un evento inaspettato. Ci siamo sentiti soli, persi, indifesi, vulnerabili e insignificanti.
Inevitabilmente, abbiamo riflettuto sul senso della vita, sulla fragilità umana e sulla socialità. Da medico clinico, più che la morte, mi spaventava la sofferenza che vedevo nei pazienti colpiti dal virus e l’impotenza di poterli aiutare. Ricordo bene lo sguardo impaurito dei miei specializzandi e i molti colleghi che per contagio lasciavano le corsie dell’ospedale, nonostante volessero continuare ad aiutare.
In questa battaglia contro un nemico invisibile, soli e senza linee guida, spesso privi di dispositivi validi di sicurezza, abbiamo cercato di proteggere i colleghi giovani o con famiglia, in molti casi confidando solo nel Signore. Dopo gli osanna di quei giorni, in molti sono tornati a criticare con ostile avversione la sanità pubblica.
L'Importanza della Telemedicina
In un periodo come quello pandemico, in una branca della medicina come l’oncoematologia, che richiede periodici controlli e vicinanza umana al paziente, l’utilizzo della telemedicina è stato fondamentale. Sono state effettuate circa 3828 visite cliniche telematiche e 11.484 contatti integrativi successivi dalla UOC di Oncoematologia del Policlinico Tor Vergata, dando la possibilità di continuare a prestare l’attenzione necessaria al singolo paziente.
Tuttavia, non possiamo dimenticarci che la medicina è un’arte che nasce dal sapere e dall’empatia, generate dall’esperienza del contatto umano, dell’incontro con il paziente e di tutti quei momenti umani che precedono la diagnosi e la cura.
La Sanità Pubblica e la Prevenzione
In un’epoca di difficoltà economica, è necessario che anche il sistema sanitario nazionale adotti strategie per ridurre i costi. È possibile una sanità pubblica economicamente sostenibile, ma è necessario reinterpretare il concetto di cura, rimettendo al centro la Persona.
In generale, la sanità non deve avere solo l’obiettivo di guarire la malattia, attendendo che essa mostri la sua completa gravità, ma deve prevenirla, accorgersi di essa nelle fasi iniziali, così da permettere di agire tempestivamente. Le campagne di prevenzione per tumore del colon e della mammella lo hanno insegnato.
Il famoso aforisma del Dott. Ramazzini “meglio prevenire che curare” è valido sia per i pazienti, sia per l’economia sanitaria. I medici di base devono avere la possibilità di eseguire screening di prevenzione, periodici e relativi all’età per i propri assistiti e il costo dei controlli si ammortizzerebbe nel tempo: ben presto la spesa iniziale si tradurrebbe in un guadagno.
Sarebbe utile che le Case Farmaceutiche dedicassero parte dei ricavi della vendita dei farmaci alla ricerca, al fine di prevenire la malattia, che il farmaco stesso deve poi curare. Infine, la classe medica dovrebbe ritornare allo spirito originale della vocazione medica, rifuggendo da speculazioni economiche che rendono i costi di una visita insostenibile rispetto agli stipendi medi delle persone.
Il congresso nazionale Cei della salute ha cercato di evidenziare la criticità del sistema sanità, evidenziando gli ambiti in cui fattivamente la Chiesa supporta con strutture, associazioni o volontariato, la sanità pubblica. L’apporto silenzioso e sconosciuto della nostra Chiesa nell’assistenza ai malati è consistente e credo sia importante che tale ruolo venga evidenziato, in quanto è necessario far comprendere a tutta la popolazione che i cristiani sono presenti in tutti gli ambiti del dolore e della sofferenza e che tale apporto non è scontato, né dovuto, ma origina dal messaggio di Amore di Gesù.
Questo esige che tutti noi operatori sanitari dobbiamo incarnare lo spirito del Maestro, che venne per servire e non per essere servito, per guarire e sanare non per cercare approvazioni personali. Per questo sottolineo l’importanza di continuare a mettere la Persona al centro e non la malattia: Umanità ed Umanesimo sono la base della carità cristiana e tutti devono riconoscerci da come sappiano amare e curare i nostri pazienti.
Fede e Impegno Sociale
Tutto origina dalla mia conversione, avvenuta circa a 32 anni. Sono stato sempre credente figlio di credenti, ma la mia Fede era lontana, divisa dalla mia vita reale. Sono stato un ragazzo impegnato nella vita della parrocchia, ma ho vissuto il servizio come un volontariato fine a se stesso, la mia conoscenza del messaggio evangelico era frammentaria e catechistica, quasi una bella favola per bambini mai cresciuti.
La svolta fu quando ho partecipato, in prima persona, ad una importantissima ed innovativa esperienza clinica nell’ambito del trapianto del midollo, che è stata in grado di cambiare, in tutto il mondo occidentale, la storia clinica dei pazienti affetti da gravi tumori ematologici. In questa occasione, la mia mente scientifica mi impose di analizzare la mia Fede e la scienza mi portò alla Fede.
Ho fatto mia la frase agostiniana “Credo ut intelligam, intelligo ut credam” e quando la mente ha accettato la Fede ho iniziato a vivere il Vangelo in ogni ambito della mia vita, nel lavoro come nell’insegnamento, nel tempo libero nella ricerca e nel servizio. Ho cambiato il mio modo di vivere la scienza e la vita medica e ho iniziato ad andare da chi era malato, affamato e carcerato. Ho iniziato il servizio fra i poveri di strada a Termini e in carcere per ascoltare e aiutare.
Consigli ai Giovani Medici
Dico sempre ai miei giovani studenti o specializzandi: il giorno che dimenticherò l’attenzione per il singolo paziente, toglietemi il camice, perché nulla di quello che dirò o farò avrà più valore per voi. Quello che mi sento di dire ai giovani è di amare l’arte medica, che non è scienza pura, ma esperienza, passione, empatia, contatto.
Non dimenticate mai che la Vocazione medica non è per la pura conoscenza, ma per la cura di tutta la Persona. Questo significa essere Medici.
Tabella: Utilizzo della Telemedicina durante la Pandemia
| Tipologia di Contatto | Numero di Contatti |
|---|---|
| Visite Cliniche Telematiche | 3828 |
| Contatti Integrativi Successivi | 11484 |
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