L’anemia in gravidanza è una condizione piuttosto frequente, quindi se l'analisi del sangue ha evidenziato una bassa concentrazione dei globuli rossi non bisogna allarmarsi subito. È fondamentale capire cosa fare esattamente in caso di valori dell’emoglobina bassi e quali possono essere le cause dell’anemia in gravidanza.
Cos'è l'anemia in gravidanza?
Aspetti un bimbo e l’analisi del sangue ha evidenziato che la tua concentrazione dei globuli rossi è bassa. C’è pericolo per la tua salute e per quella del tuo piccolo? E cosa si può fare per riportare la situazione nella norma?
“Entro certi limiti, una diminuzione della concentrazione dei globuli rossi in gravidanza è fisiologica”, dice Antonio Lanzone, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Patologia Ostetrica del Policlinico Gemelli di Roma.
L’esame che serve a valutare lo stato dei globuli rossi è l’emocromo, che viene offerto gratuitamente a tutte le future mamme all’inizio dell’attesa e, poi, a 28 e 33 settimane.
“Al di fuori della gravidanza, si considera anemica una donna che ha una concentrazione di emoglobina inferiore a 12 g/dl di sangue”, spiega Antonio Lanzone. “Durante l’attesa, la soglia della fisiologia si abbassa: si parla di anemia se la concentrazione è inferiore a 11 g/dl nel primo trimestre e 10,5 g/dl nel secondo e terzo trimestre.
Avere i globuli rossi bassi in gravidanza è, però, normale entro certi limiti. “Durante l’attesa, il sangue materno irrora i tessuti della futura mamma e quelli della placenta”, spiega Lanzone. “Col passare dei mesi, per far fronte alla crescita del nascituro, il suo volume aumenta, ma non in modo uniforme. Il plasma, cioè la sua parte liquida, aumenta del 50%, mentre la parte corpuscolata, globuli e piastrine, fino a un massimo del 20%.
Ecco perché le soglie dell’emoglobinemia per la diagnosi di anemia durante l’attesa sono differenti rispetto a quelle fuori dalla gravidanza, più basse. “Ciò non significa, naturalmente, che si debba aspettare l’anemia conclamata per intervenire”, avverte il ginecologo. “Bisogna sempre prestare attenzione all’apporto di ferro. In particolare, quando la gravidanza è gemellare, in presenza di fibromi o in caso di placenta previa.
Cause dell'anemia in gravidanza
L'anemia in gravidanza può essere causata da diversi fattori. Le cause più comuni includono carenza di ferro, carenza di acido folico e di vitamina B12. Altre cause possono essere correlate ad infiammazioni croniche che impediscono l’assorbimento di minerali, infezioni parassitarie e malattie ereditarie come l'anemia falciforme e la talassemia.
La carenza di ferro è la prima causa di anemia, cioè di diminuzione dell’emoglobina nel sangue. Costituente fondamentale dell’emoglobina è il ferro, che dà alla proteina il suo caratteristico colore rosso. In condizioni di carenza di ferro, il midollo osseo non riesce a produrre la quantità adeguata di emoglobina, e dunque di globuli rossi, e la loro concentrazione nel sangue diminuisce.
Oltre a essere necessario per la sintesi dell’emoglobina, il ferro gioca un ruolo fondamentale nel metabolismo delle cellule, nella loro replicazione, per lo sviluppo di tessuti e organi del nascituro.
“Per questa ragione, il fabbisogno giornaliero di ferro della futura mamma è superiore a quello della donna al di fuori della gravidanza”, spiega Lanzone. “Normalmente è pari a 18 mg al giorno, mentre durante l’attesa sale a 30 mg al giorno.
L’emocromo è previsto a inizio gravidanza, per rilevare eventuali situazioni di anemia precedenti il concepimento e, in seguito, a 28 e 33 settimane perché è a quell’epoca che più frequentemente si manifestano le conseguenze della carenza di ferro.
Sintomi dell'anemia in gravidanza
I sintomi dell’anemia in gravidanza, come accennato, variano in base alla gravità e alla velocità con cui la condizione si sviluppa. Nelle prime fasi dell'anemia, possono insorgere sintomi aspecifici o scarsamente evidenti, tanto da essere confusi con quelli che accompagnano una normale gravidanza. Per confermare l'anemia è quindi necessario sottoporsi alle analisi del sangue di routine, durante gli accertamenti prenatali. I medici, di solito, eseguono diversi test per verificare la percentuale di globuli rossi nel plasma, la concentrazione di emoglobina ed il valore di altri indicatori, in modo da valutare se la paziente è, o rischia di diventare, anemica.
I segni e i sintomi dell'anemia in gravidanza includono:
- Senso di debolezza generalizzata e sonnolenza
- Bassa temperatura corporea ed estremità del corpo fredde
- Vertigini
- Mal di testa ed emicranie frequenti
- Colorito pallido della pelle e delle mucose
- Fiato corto, anche anche a riposo
- Desiderio di masticazione del ghiaccio (pagofagia, forma specifica della pica, disturbo alimentare)
“I sintomi che la futura mamma può sperimentare sono debolezza, affaticamento, capogiri e cefalea”, dice l’esperto.
Tra i sintomi meno comuni:
- Perdita dei capelli
- Infiammazione e gonfiore della lingua
- Secchezza e fragilità della pelle, delle unghie e dei capelli
- Tachicardia
- Ipotensione arteriosa
- Stress, calo delle prestazioni, mancanza di concentrazione
- Difficoltà a concentrarsi
- Dolore toracico
- Irritabilità
Rischi dell'anemia in gravidanza
L’anemia non trattata adeguatamente può comportare alcune complicazioni, soprattutto a carico del nascituro. A livello materno i rischi determinati da bassi livelli di emoglobina in gravidanza sono: un aumentato rischio di preeclampsia, di distacco di placenta e di emorragia nel post-parto.
Rischi per la mamma
L’anemia non trattata può comportare alcuni rischi per la mamma, tra cui:
- Se viene persa una notevole quantità di sangue durante il parto, la madre potrebbe necessitare maggiormente di trasfusioni di sangue.
- L'anemia può indebolire il sistema immunitario della madre, aumentando il rischio di infezioni dopo il parto.
- Vi è inoltre un’aumentata probabilità di incorrere in depressione post-partum.
Rischi per il feto
Tra le complicanze più frequenti dell’anemia in gravidanza per il feto vi sono:
- Aumentato rischio di parto pretermine, ovvero quando il parto avviene prima delle 37 settimane complete di gravidanza.
- L'anemia durante la gravidanza è anche associata alla nascita di un bambino sottopeso.
- Carenze di folati e di vitamina B12 non trattate possono aumentare il rischio di avere un neonato pretermine o di basso peso alla nascita e un bambino con difetti alla nascita, soprattutto a carico della colonna vertebrale o del cervello (difetti del tubo neurale).
Diagnosi dell'anemia in gravidanza
La diagnosi si basa sulla presenza di sintomi clinici tipici dell'anemia e sull'esito delle indagini di laboratorio. Durante la prima visita prenatale, mediante un esame del sangue, il medico può verificare se la futura mamma soffre di anemia. Anche quando l'anemia non viene riscontrata all'inizio della gravidanza, il medico può raccomandare successivi esami del sangue per verificare la presenza di anemia nel secondo o terzo trimestre di gravidanza. L’esecuzione del prelievo è indicata all’inizio della gravidanza (idealmente entro le prime tredici settimane) e dovrà poi essere ripetuta a 28 settimane, in modo da disporre di un tempo adeguato per il trattamento, qualora necessario.
La diagnosi inizia con un emocromo completo (CBC, Complete Blood Count). Con l'esame emocromocitometrico vengono determinati i seguenti parametri:
- Valore di ematocrito (Htc): misura la percentuale del volume plasmatico occupato dagli eritrociti ed in genere risulta diminuito nella valutazione di un eventuale stato anemico
- MCV (Mean Corpuscolar Volume, volume corpuscolare medio): indica la grandezza dei globuli rossi, evidenziando se questi sono più piccoli del normale (anemia microcitica) o più grandi (anemia macrocitica).
- Sideremia (indica una carenza di ferro) e ferritina sierica (indica l'entità dei depositi di ferro nell'organismo, se inferiore a 10 mg/L richiede un trattamento): per verificare la disponibilità di ferro nell'organismo.
La valutazione può comprendere anche:
- Elettroforesi dell'emoglobina
- Misura dei livelli di B12 e di folato nel siero
Con l’emocromo si individuano i casi con livelli di emoglobina bassa, ossia inferiori allo standard di riferimento per l’epoca di gravidanza.
Livelli di riferimento di emoglobina, ferritina ed ematocrito in gravidanza
Per una diagnosi corretta di anemia in gravidanza è importante effettuare prelievi venosi periodici indicati dal proprio medico, ginecologo per indagare alcuni valori, tra cui i livelli di ferritina sierica, la quantità di emoglobina e l’ematocrito, questi ultimi due tramite un esame detto emocromocitometrico.
Emoglobina
I livelli di emoglobina corretti durante la gravidanza variano in base al trimestre in cui la donna si trova:
- 1° trimestre: emoglobina < 11 g/dL
- 2° trimestre: emoglobina < 10,5 g/dL (durante questa fase i livelli di emoglobina diminuiscono temporaneamente in modo fisiologico)
- 3° trimestre: emoglobina < 11 g/dl
Ferritina
La ferritina è una proteina che immagazzina il ferro. Se i livelli di ferritina sono inferiori a 30 μg/l, c'è una probabilità del 90% che i depositi di ferro siano esauriti, il che potrebbe precedere una condizione di anemia.
Ematocrito
Anche l'ematocrito basso può essere indice di anemia in gravidanza, in quanto questo misura il rapporto numerico tra quantità di plasma nel sangue e di altri elementi corpuscolari che lo compongono, come globuli rossi, appunto, piastrine e globuli bianchi. I valori normali di Ematocrito (Hct) si attestano nella donna tra il 36 e il 46%. In particolare:
- 1° trimestre: ematocrito < 33%
- 2° trimestre: ematocrito < 32%
- 3° trimestre: ematocrito < 33%
Per quanto riguarda l'ematocrito in gravidanza, un lieve abbassamento è frequente: non è necessario preoccuparsi a meno che i livelli non scendano eccessivamente e comportino sintomi importanti.
Quando preoccuparsi
Gli esami del sangue di controllo periodici servono per diagnosticare eventuali carenze di vitamine e minerali fondamentali per una corretta progressione della gravidanza. In gravidanza, l'emoglobina deve essere superiore a 12 gr/dl e se i valori di emoglobina sono inferiori a 11,5 gr/dl all'inizio della gravidanza, può essere necessario un trattamento di profilassi. Oltre all'emocromo completo, i dosaggi di sideremia, ferritina, transferrina, acido folico e vitamina B12 sono determinanti. Inoltre, se si presentano sintomi come affaticamento generale, battito cardiaco accelerato, bassa pressione sanguigna e difficoltà di concentrazione è bene sottoporsi ad un controllo medico.
Rimedi per l'anemia in gravidanza
L'obiettivo principale del trattamento è quello d'invertire l'anemia. Risulta importante consultare il proprio medico, ginecologo e un nutrizionista prima di assumere integratori o di attuare modifiche alla propria dieta per combattere l'anemia.
“Se gli esami evidenziano una vera e propria anemia, la scelta di alimenti ricchi di ferro può non bastare. Talvolta, è necessario far ricorso a un’integrazione”, dice Lanzone. “In commercio esistono diversi prodotti, che si possono acquistare in farmacia senza obbligo di ricetta, ma è sempre opportuno che sia il medico curante a prescriverli.
In assenza di anemia falciforme o talassemie, il trattamento dell’anemia in gravidanza prevede la somministrazione di ferro per bocca al fine di ristabilire le riserve di questo elemento.
Alimentazione
Una buona alimentazione è il modo migliore per prevenire l'anemia in caso di gravidanza o quando si sta cercando di rimanere incinta. Mangiare cibi ad alto contenuto di ferro (come verdure a foglia verde, carne rossa, cereali fortificati, uova e arachidi) può aiutare a garantire il fabbisogno di cui il corpo necessita per funzionare correttamente.
Una dieta equilibrata è generalmente sufficiente per garantire l'apporto di ferro e di altri nutrienti:
- Carne (soprattutto rossa)
- Uova
- Pesce (in particolare: tonno, sardine e merluzzo) NON crudo
- Legumi (fagioli, lenticchie ecc.)
- Cereali
- Verdure a foglia verde
- Prodotti lattiero-caseari
Gli alimenti di origine animale contengono ferro più facilmente assimilabile dall'organismo rispetto ai vegetali. L'assorbimento di ferro aumenta se associato ad alimenti ricchi di vitamina C (esempio: agrumi, kiwi...). Se vengono assunti alimenti ricchi di ferro o integratori specifici per colmare questa carenza è consigliabile evitare di eccedere con alimenti o bevande contenenti calcio, tra cui i prodotti lattiero-caseari. Sebbene il calcio sia un nutriente essenziale durante la gravidanza, può anche ridurre l'assorbimento del ferro, per cui è bene non assumerlo in concomitanza o vicino ai cibi o integratori ricchi di ferro.
Alimentazione per anemia da carenza di folati e vitamina B12
Un'alimentazione ricca di vitamine del gruppo B come acido folico (vitamina B9) e vitamina B12 è cruciale per prevenire e trattare l'anemia durante la gravidanza. I folati si trovano in abbondanza nelle verdure a foglia verde, nei legumi, negli agrumi e nei cereali integrali. La vitamina B12, invece, si trova principalmente in alimenti di origine animale come carne, pesce, latticini e uova. Per le donne vegetariane o vegane, può essere necessario assumere integratori di vitamina B12 per garantire un apporto adeguato di questa vitamina essenziale.
Alimenti ricchi di ferro sono: carne rossa, pollame, pesce come salmone e tonno, vegetali a foglia verde come spinaci e cavolo riccio. I cibi che contengono vitamina B12 sono sono uova, latticini, salmone e merluzzo.
Farmaci e integratori
Quando, invece, l'anemia grave è legata a fattori diversi, non associati a carenze nutrizionali, è necessario fare ricorso ad integratori di ferro e /o di acido folico, oltre alle vitamine prenatali a complemento delle dieta. La terapia per via orale è la prima linea di trattamento: viene raccomandata una profilassi con basse dosi di ferro, associate a folati. Il medico può prescrivere anche vitamine per assicurare che la paziente abbia un apporto sufficiente di acido folico, vitamina B12 ed altri nutrienti. Anche per trattare la carenza di vitamina B12, il medico può consigliare di assumere un integratore.
In generale, i trattamenti farmacologici più comuni includono:
Integratori di ferro
Per trattare l'anemia in gravidanza, viene solitamente prescritto ferro orale per un corretto sviluppo dei globuli rossi ed emoglobina. La quantità di solfato ferroso da assumere può variare tra 60 mg e 120 mg al giorno, a seconda della gravità dell'anemia. È importante assumere il ferro lontano dai pasti, poiché i sali di ferro vengono assorbiti meglio quando non sono legati agli alimenti.
In teoria, gli integratori di ferro andrebbero assunti lontano dai pasti, per massimizzare l’assorbimento. “Ma a stomaco vuoto possono dare bruciori e disturbi gastrointestinali”, spiega il ginecologo. Questi integratori possono provocare alcuni effetti indesiderati: bruciori di stomaco, pesantezza, costipazione o, al contrario, ipermotilità intestinale. In questi casi, conviene assumerli a stomaco pieno per attenuare i disturbi (anche se ciò potrebbe ridurre l'assorbimento degli attivi) ed informare sempre il medico su qualsiasi disagio avvertito.
Integratori di acido folico
L'acido folico è cruciale per la produzione dei globuli rossi e lo sviluppo del feto, in particolare del sistema nervoso centrale. Le donne in gravidanza dovrebbero assumere una quantità adeguata di acido folico per prevenire difetti del tubo neurale e mantenere un livello di emoglobina ottimale.
Trasfusione di sangue
La trasfusione è indicata per qualsiasi anemia associata a gravi sintomi costituzionali o cardiopolmonari (ad esempio, dispnea, tachicardia, tachipnea).
Monitoraggio e follow-up
Dopo un determinato periodo di tempo, la paziente è invitata a sottoporsi ad un altro esame del sangue per valutare se i livelli di emoglobina e l'ematocrito sono migliorati. Lo stesso controllo è indicato 4-6 settimane dopo il parto.
È particolarmente importante trattare un’eventuale carenza di ferro con l’approssimarsi del termine della gravidanza. “Durante il parto, che sia vaginale o cesareo, la donna perde inevitabilmente una quantità di sangue non trascurabile”, dice Lanzone.
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