Elettroforesi Proteica e Gravidanza: Valori e Interpretazione

Quando si parla di analisi del sangue, si fa riferimento a un vasto insieme di tecniche tramite le quali ottenere importanti informazioni sullo stato di salute di un paziente. Durante la gravidanza vengono effettuati diversi controlli che hanno come obiettivo quello di garantire lo stato di salute della gestante e quello dell’embrione.

Cos’è il quadro siero proteico (QSP)?

L’elettroforesi, nota anche con il nome di protidogramma, spiega l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), è una tecnica impiegata per analizzare la composizione (qualitativa e quantitativa) delle proteine presenti nel siero, nelle urine e nel liquido cerebrospinale. L'elettroforesi è una tecnica utilizzata nell'ambito delle analisi di laboratorio che sfrutta la massa molecolare e la carica elettrica delle proteine, per valutarne la quantità e la qualità. L'elettroforesi è un'analisi di laboratorio che fornisce importanti informazioni circa la quantità di proteine presenti nel siero sanguigno o in altri campioni biologici e, per ogni frazione, rivela se siano presenti delle anomalie in termini di qualità.

È un esame che permette la separazione delle proteine circolanti in cinque raggruppamenti: le albumine, le alfa1-globuline, le alfa2-globuline , le beta-globuline e le gamma-globuline (anticorpi o immunoglobuline). In particolare, quest'esame consente di separare le proteine in cinque frazioni: albumina, alfa 1 globuline, alfa 2 globuline, beta globuline e gamma globuline.

Il protidogramma consiste sostanzialmente in una rappresentazione grafica tramite picchi e curve delle frazioni delle proteine presenti nel liquido che si sta esaminando. Hai mai sentito parlare di elettroforesi proteica? Questo esame, spesso citato nei risultati di analisi del sangue, è un potente strumento diagnostico per valutare lo stato di salute generale e identificare eventuali alterazioni delle proteine sieriche.

Le proteine plasmatiche sono indicatori molto importanti: eventuali alterazioni delle loro concentrazioni possono segnalare la presenza di numerose malattie. Molte malattie si manifestano con una produzione anomala delle proteine. È quello che avviene in alcune infezioni, infiammazioni, malattie autoimmuni e patologie a carico del fegato o dei reni. Variazioni delle singole frazioni sono caratteristiche di numerosi stati patologici.

L’elettroforesi proteica, infatti, permette di separare le proteine in base alla loro massa e alla loro carica elettrica. Chiamata anche elettroforesi proteica o protidogramma, quest'esame è realizzato adottando un metodo molto particolare: al campione è applicato un campo elettrico, grazie al quale le proteine si "raggruppano" per tipologia. Ciascuna delle proteine che permette di analizzare l'elettroforesi, infatti, ha una propria massa molecolare e una carica elettrica, che consente loro di rispondere alla sollecitazione, fornita dalla corrente continua, in un modo caratteristico.

A cosa serve l’esame di Elettroforesi Proteica?

L’analisi di elettroforesi proteica è utile per rilevare cambiamenti nei livelli e nella distribuzione delle sieroproteine. È particolarmente utile per diagnosticare e monitorare condizioni come infiammazioni, infezioni croniche, malattie autoimmuni e tumori. Può anche aiutare a valutare la funzionalità epatica e la funzionalità renale, evidenziando alterazioni che potrebbero non essere visibili con altre analisi.

In cosa consiste l’esame del quadro siero proteico?

Solitamente l’elettroforesi sieroproteica in gravidanza viene prescritta quando altri esami hanno dato risultati anomali, quando si sospetta la presenza di una particolare patologia. L’elettroforesi sieroproteica si rivela molto importante anche per analizzare lo stato nutrizionale durante la gravidanza.

Elettroforesi sieroproteica (esame del sangue): per ottenere il tracciato elettroforetico sul siero è necessario sottoporsi ad un semplice prelievo di sangue dalla vena di un braccio. Prima del prelievo ematico, alcuni laboratori potrebbero richiedere di osservare un digiuno di almeno 10-12 ore. Alcuni medicinali possono influenzare l'esito dell'elettroforesi, pertanto è consigliabile segnalare al medico eventuali terapie in corso.

Una volta raccolto il siero (o l’altro liquido biologico), lo si dispone su un foglio di acetato di cellulosa al quale viene applicata una carica elettrica. Il campione di sangue prelevato viene disposto su un foglio di acetato di cellulosa al quale viene applicata una carica elettrica che consente la separazione delle varie proteine presenti.

In questo modo si ottiene un tracciato costituito da picche e curve dell’albumina, delle globuline alfa-1, alfa-2, beta e gamma. Il risultato dell’elettroforesi proteica si presenta sotto forma di un grafico che illustra le diverse frazioni proteiche. La frazione principale è l’albumina, seguita da alfa-1, alfa-2, beta e gamma globuline. Ogni frazione ha un ruolo specifico e un intervallo di valori normali.

È fondamentale sottolineare che l’elettroforesi sieroproteica non è una diagnosi, ma orienta il sospetto di una patologia. Bisogna sempre ricordare che i valori di riferimento possono cambiare da un laboratorio ad un altro.

I valori e i risultati standard

È doveroso precisare fin da subito che i valori considerati normali vengono stabiliti a seconda del sesso e dell’età della persona che si sottopone all’esame. Nota bene: l'intervallo di riferimento dell'esame può variare leggermente in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.

L'albumina è la più abbondante proteina nel siero, nonché una delle più importanti dell'organismo. Questa viene sintetizzata dal fegato ed è contenuta soprattutto nei liquidi interstiziali e nel plasma, dove rappresenta, da sola, circa la metà delle proteine circolanti. L'albumina aumenta nei casi di disidratazione (vomito, diarrea, ustioni) e diminuisce in patologie epatiche, renali, gastrointestinali e malnutrizione. Valori alti di albumina possono indicare una disidratazione (in gravidanza potenzialmente comune a seguito del vomito per iperemesi gravidica), mentre valori bassi sono spesso associati a malnutrizione, malassorbimento, malattie epatiche, infiammatorie, renali e ipotiroidismo.

Le globuline alfa 1 e 2 svolgono principalmente una funzione di trasporto dei lipidi, dei grassi del sangue e degli ormoni. Nel caso delle globuline alfa-1 i valori ridotti possono indicare un enfisema congenito, delle malattie renali o delle malattie epatiche gravi. Una diminuzione dei livelli delle globuline alfa-2 è associato a malnutrizione, emolisi o malattie epatiche gravi. Il loro aumento, invece, può far sospettare un’infiammazione, un’infezione, un infarto cardiaco, alcuni tumori maligni o delle malattie renali.

Anche le beta globuline trasportano le sostanze presenti nel sangue; tra le più note proteine di questo gruppo vi sono la transferrina (deputata al trasporto del ferro) e la beta-2 microglobulina. Bassi valori delle globuline beta sono spesso associati a cirrosi e malnutrizione, mentre valori alti ad anemia da carenza di ferro, colesterolo alto e mieloma multiplo.

Le gamma globuline comprendono IgG, IgA, IgM, IgD, ed IgE. Valori di riferimento bassi per le globuline gamma sono associati a diverse malattie genetiche del sistema immunitario. L’incremento determinato da tutti i componenti delle gamma globuline, può essere dovuto a infezioni, malattie autoimmuni, cirrosi, epatiti.

Il QSP in gravidanza: i valori e come leggere i risultati

In gravidanza si assiste a numerose modificazioni fisiologiche degli esami ematochimici. In gravidanza, come abbiamo visto, alcune alterazioni sono fisiologiche (come l’aumento dell’albumina, dell’alfa 1 globuline e delle beta globuline).

L’aumento delle alfa 1 globuline sono legate a un’infezione o un’infiammazione in corso, a un infarto cardiaco, all’assunzione della pillola contraccettiva ma anche alla gestazione. L’aumento delle alfa 2 globuline è legato a infarto cardiaco, infezioni o infiammazioni in corso, diabete, alcuni tumori maligni e alla sindrome di Down.

L’aumento delle beta globuline è associato al colesterolo alto, anemia da carenza di ferro, ad alcuni casi di mieloma multiplo e alla gravidanza stessa. L’aumento delle gamma globuline può indicare alcune malattie del sistema immunitario, alcune malattie croniche, infezioni croniche e acute e anche alcuni tumori.

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