Elettroforesi Proteica: Interpretazione e Implicazioni per la Tiroide

L'elettroforesi proteica è un esame che permette la separazione delle proteine circolanti in cinque raggruppamenti: le albumine, le alfa1-globuline, le alfa2-globuline, le beta-globuline e le gamma-globuline (anticorpi o immunoglobuline). Variazioni delle singole frazioni sono caratteristiche di numerosi stati patologici.

Proteine Totali e Frazioni Proteiche

Il dosaggio delle proteine totali valuta l’insieme di tutte le proteine ematiche dell’organismo; data la loro eterogenea natura non è infrequente che all’aumento di una classe di proteine corrisponda la diminuzione di un’altra. Pertanto mentre le variazioni della concentrazione delle singole proteine sono alquanto comuni, le modifiche del quantitativo globale delle proteine è relativamente rara.

L’aumento eccessivo di una particolare proteina può essere compensato dalla riduzione di un’altra tipologia con apparente assenza di modifica del totale; inoltre una riduzione della concentrazione totale delle proteine può essere mascherata da quadri di disidratazione che riducendo la volemia (nota: la volemia è il volume totale di sangue nell’organismo) tendono ad aumentare in modo relativo la concentrazione proteica.

Albumine

Le albumine sono le proteine più diffuse, sono prodotte a livello epatico e rappresentano circa il 60 % di tutte le proteine ematiche. La loro produzione è molto complessa e viene regolata da vari fattori tra cui i più importanti sono l’induzione della sintesi in corso di riduzione delle pressione oncotica e viceversa inibizione della sintesi per aumento delle gamma globulina o riduzione dell’apporto proteico.

L’albumina è presente sia a livello vascolare che a livello intercellulare (circa il 65%) ciò spiega perché in caso di ustione sia abbia una netta riduzione dei valori ematici. Le sue azioni sono molteplici, regola la pressione colloido osmotica, lega e trasporta ormoni (tiroidei e steroidei), grassi (fosfolipidi), elettroliti (calcio), bilirubina indiretta e aminoacidi ed infine presenta azione tampone del pH.

Un reale aumento dell’albumina non è descritto anche se è possibile un incremento relativo in caso di disidratazione e bassa volemia. Da segnalare come quadro peculiare la bisalbuminemia con doppio picco delle albumine a causa di una differente migrazione elettroforetica.

Globuline Alfa 1 e Alfa 2

Le alfa 1 e alfa 2 globuline sono le frazioni globuliniche quantitativamente meno rappresentate e con una composizione più eterogenea. L’elemento principale costituente le alfa 1 è sicuramente l’alfa 1 antitripsina le cui variazioni determinano le modifiche di tutta la banda di migrazione. Altre importanti proteine che costituiscono questa banda sono l’alfa 1 glicoproteina acida, l’alfa 1 lipoproteina e l’alfa 1 antitrombina.

Le alfa 2 globuline aumentano per eventi di tipo infiammatorio, infezioni, neoplasie, necrosi ischemiche, ustioni, traumi malattie de collagene. Ciò in quanto le proteine che migrano al suo interno sono quasi tutte proteine della fase acuta. Con il termine di proteine della fase acuta si indicano molte differenti proteine che presentano un aumento di concentrazione in qualunque condizione infiammatoria. Le principali proteine delle alfa 2 sono: l’alfa-2-macroglobulina, l’aptoglobina, la protrombina, la ceruloplasmina e la Prebeta lipoproteina.

Beta Globuline

Le beta globuline manifestano un aumento in patologie quali la sindrome nefrosica, il diabete, l’ipotiroidismo, le displipidemie (aumento delle lipoproteine), l’anemia sideropenica e le malattie epatiche e delle vie biliari. Difficilmente costituiscono un indice specifico di una patologia. In questa banda migrano Transferrina, Ferritina, Complemento (frazione C3), Plasminogeno, Beta lipoproteine e Proteina C reattiva.

Gamma Globuline

Le gamma globuline presentano un tratto di migrazione alquanto ampio in cui sono rappresentate le immunoglobuline ed in particolare le IgG. Gli aumenti possono verificarsi in caso di infezioni, malattie autoimmuni, epatopatie croniche, malattie del collagene, linfomi, LES, artrite reumatoide. In questi casi si ha un aumento globale delle gamma globuline con quadro policlonale.

Viceversa gammopatie monoclonali danno vita a picchi molto ben individuabili che è possibile evidenziare a causa della notevole produzione di una singola proteina; questa condizione è associata a mieloma multiplo, macroblobulinemia di Waldenstrom o a gammopatie monoclonali da causa ignota.

La Tiroide e gli Ormoni Tiroidei

La Tiroide è una ghiandola che fa parte del Sistema Endocrino, che produce, immagazzina e rilascia gli ormoni tiroidei. In tutti i vertebrati è presente una tiroide in grado di produrre e secernere ormoni tiroidei.

La tiroide (del peso di circa 20 grammi) è costituita da due lobi ghiandolari (destro e sinistro) connessi da un sottile istmo posto tra il 2° ed il 4° anello tracheale. Alloggiata nel collo, è contigua posteriormente alla trachea. muscoli sternoioideo e sternotiroideo.

L'elevata vascolarizzazione della tiroide è garantita dalle arterie tiroidee superiori ed inferiori, rami della carotide esterna e della succlavia. Il sistema venoso è costituito dalle vene tiroidee superiori ed inferiori ed è tributario delle vene giugulari interne e succlavia.

L'innervazione deriva principalmente dal sistema nervoso autonomo, avendo come funzione principale la regolazione del flusso sanguigno. Il controllo della secrezione da parte del sistema nervoso autonomo e delle catecolamine è sempre stato proposto, ma mai dimostrato. I linfatici della ghiandola confluiscono con gli altri linfatici del collo e del mediastino.

L'unità funzionale della tiroide è il follicolo (50-500 mm di diametro). Ognuno di essi è costituito da un singolo strato di cellule epiteliali, i tireociti (o cellule follicolari) che delimitano una cavità centrale (lume follicolare) che contiene la colloide, sostanza gelatinosa costituita essenzialmente da tireoglobulina. I tireociti sintetizzano gli ormoni iodati.

Adiacenti ai tireociti, sono presenti cellule di maggiori dimensioni (le cellule parafollicolari o cellule C) che sintetizzano la calcitonina.

La principale funzione della tiroide è di produrre i suoi ormoni, T3 e T4, che sono essenziali per la regolazione del metabolismo corporeo. La tiroide è controllata dall'attività dell'asse ipotalamo-ipofisi-tiroide. L'ipofisi anteriore produce l'ormone stimolante la tiroide (TSH).

L'attività della tiroide è regolata da un feed-back negativo neuroendocrino, nel quale l'ormone tiroideo interagisce con specifici recettori sui pituiciti inibendo la secrezione del TSH e nell'ipotalamo del TRH.

Gli effetti del TSH sulla tiroide sono numerosi e complessi. Stimola la proliferazione cellulare ed in più aumenta la sintesi della perossidasi tiroidea, della tireoglobulina e della captazione dello iodio all'interno delle cellule follicolari e la sua incorporazione nella tiroide. Quindi, la sintesi e la liberazione in circolo degli ormoni tiroidei dipendono sia da fattori intrinseci alla ghiandola, come la disponibilità di iodio, sia da fattori ad essa estrinseci, come il feed-back negativo.

Patologie Tiroidee

Ipertiroidismo

Con ipertiroidismo si intende la condizione in cui ci sono troppi ormoni tiroidei in circolo. Ciò è dovuto ad un'iperattività generalizzata di tutta la ghiandola, una condizione anche conosciuta come "gozzo tossico diffuso" o Morbo di Basedow.

Il Basedow è una malattia autoimmune, cioè causata da autoanticorpi (anticorpi rivolti verso normali costituenti dell'organismo).

Il gozzo tossico nodulare può essere uni o plurinodulare. Il primo, detto anche Morbo di Plummer, è dovuto ad un adenoma (tumore benigno) della tiroide che produce ormoni tiroidei in maniera svincolata dal normale controllo ipotalamico-ipofisario, determinando spesso l'inibizione funzionale del restante parenchima tiroideo che a questo controllo continua ad essere soggetto. È fornito di una propria capsula relativamente spessa e ben definita e circondata da parenchima tiroideo normale.

Nel gozzo tossico plurinodulare invece il nodulo iperfunzionante è uno dei tanti noduli di iperplasia presenti all'interno della tiroide che, inizialmente normofunzionante, si svincola dal controllo ipotalamo-ipofisario cominciando a produrre ormoni tiroidei in quantità eccessiva.

Ipotiroidismo

L’ipotiroidismo è una delle malattie più importanti e spesso non diagnosticate. Il T4 viene prodotto all'interno della tiroide ed è poi convertito nella forma attiva T3 nei tessuti periferici. In alcune condizioni, come lo stress, la tiroide può produrre una sufficiente quantità di T4 da ottenere un valore plasmatico normale, ma la sua conversione in T3 può essere inibita causando un'insufficienza relativa di T3 attivo.

La produzione ed il rilascio dell'ormone tiroideo è controllato dal TSH prodotto dall'iposisi.

Tiroiditi

La tiroidite subacuta di De Quervain è una forma granulomatosa di probabile origine virale, spesso susseguente ad infezioni delle prime vie aeree. Colpisce di preferenza il sesso femminile dai 30 ai 50 anni. La distruzione del tessuto tiroideo provoca il passaggio di una certa quantità di ormoni tiroidei, contenuti nei follicoli, nel torrente ematico determinando un lieve quadro iniziale di ipertiroidismo (cardiopalmo, irritabilità, facile stancabilità). Anche qui il dolore è il sintomo più frequente, irradiato verso l'alto all'orecchio, alla mandibola ed alla nuca ed esacerbato dalla deglutizione. La tiroide risulta aumentata di dimensioni in toto o parzialmente.

La tiroidite di Hashimoto è la forma più frequente di tiroidite, colpisce di preferenza il sesso femminile con un rapporto di 5 a 1 rispetto a quello maschile, in genere tra i 30 ed 60 anni ed ha una patogenesi autoimmune. Esistono infatti degli anticorpi contro determinati antigeni tiroidei (tireoglobulina, tireoperossidasi, recettore per il TSH) e la tiroide presenta un'intensa infiltrazione da parte di linfociti, tale da meritarle il nome di "tiroidite cronica linfocitaria".

La presenza di anticorpi antitiroide è fortemente predittiva dello sviluppo di un futuro ipotiroidismo. Clinicamente i pazienti con Hashimoto possono presentare una tiroide aumentata di dimensioni oppure piccola e fibrosa con o senza sintomi di ipotiroidismo. Nella maggior parte dei casi il dolore è assente o può essere presente una sensazione di fastidio nella regione anteriore del collo. Nel siero si repertano pressoché di regola anticorpi antiperossidasi e molto spesso anche antitireoglobulina.

Carcinoma Tiroideo

Le più frequenti sono le forme differenziate: il carcinoma papillifero ed il carcinoma follicolare. Il carcinoma papillifero è il più frequente dei tumori della tiroide. La sua incidenza nelle casistiche autoptiche (eseguite in corso di autopsie di pazienti deceduti per altre cause) arriva fino al 60%, e l'incidenza di carcinomi papilliferi occulti in pazienti operati per patologia benigna della tiroide può arrivare anche al 20%.

È più frequente nelle donne rispetto agli uomini. Può essere multicentrico e bilaterale (diversi focolai neoplastici all'interno di uno o di tutti e due i lobi della tiroide) e metastatizza prevalentemente per via linfatica. Il carcinoma follicolare, anch'esso un tumore "differenziato" della tiroide. In base all'estensione dell'infiltrazione è stato distinto in una forma "minimamente invasiva" (nella quale può essere presente solo l'invasione capsulare oppure anche quella vascolare) ed in una forma "ampiamente invasiva".

Il carcinoma a cellule di Hurtle ed il "carcinoma insulare", inizialmente considerati varianti del follicolare devono essere considerati come entità distinte.

Il carcinoma midollare viene considerato un tumore della tiroide, ma in realtà sarebbe più giusto dire che è un tumore "nella" tiroide. Infatti non deriva da cellule tiroidee, ma dalle cellule C parafollicolari di derivazione embrionale diversa da quelle tiroidee. Metastatizza sia per via linfatica (ai linfonodi del collo) sia per via ematica (ai polmoni, al fegato ed alle ossa).

In caso venga posta diagnosi di carcinoma midollare della tiroide è molto importante indagare circa la presenza di un feocromocitoma associato prima di sottoporre il paziente all'asportazione della tiroide per evitare complicazioni dovute all'improvviso rilascio di catecolamine durante l'intervento.

Il carcinoma indifferenziato è il tumore più aggressivo della tiroide ed è a prognosi infausta. Predilige il sesso femminile con un rapporto di 3 a 1 e l'età avanzata (oltre i 60 anni). In un'alta percentuale di casi è presente una mutazione a carico del gene soppressore p53.

Gozzo

Il termine gozzo indica genericamente un aumento di volume della tiroide, non indicativo di una specifica patologia, potendo verificarsi sia in caso di ipertiroidismo che di ipotiroidismo, e tenendo presente che la ghiandola può crescere anche in condizioni fisiologiche (quando è sottoposta a uno sforzo maggiore - es. L'aumento di volume e di peso della ghiandola tiroidea si può verificare come fenomeno di compensazione, quando essa non è in grado di produrre adeguate quantità di ormoni tiroidei.

Il problema è comune nelle regioni a carenza iodica (si parla perciò di gozzo "endemico"), ma può insorgere anche a causa di una dieta povera di iodio o ricca di alimenti, detti "gozzigeni", che ostacolano l'assimilazione dello iodio (es, cavoli, rape, spinaci). Il gozzo interessa maggiormente le donne, e può anche comparire in periodi di maggior lavoro della tiroide (es.

Rappresenta l'evoluzione naturale di un gozzo semplice. La cronica stimolazione della ghiandola a crescere determinata dalla carenza iodica o dalle sostanze gozzigene alla fine seleziona gruppi di cellule all'interno della tiroide che iniziano a svilupparsi in modo accelerato e formano noduli.

Valori Normali e Interpretazione

I risultati dell’esame possono variare in base all’età, al sesso, alla salute generale, al metodo di analisi usati ed altri fattori. Risultati anormali non significano sempre un problema. Chiedi al medico di interpretare i risultati.

I valori normali sono:

  • Proteine totali: 6,6 - 8,3 grammi per decilitro (g / dL) (66 - 83 grammi per litro -g / L)
  • Albumina: Dal 60% al 65% o da 3,3 a 5,4 grammi per decilitro (g / dL) (33 - 54 grammi per litro -g / L)
  • Alfa 1 globuline (α-1): Da 2% a 5% o da 0,13 a 0,41 g / dL (da 1 a 4 g / L)
  • Alfa-2-globuline (α-2): Dal 7% al 11% o da 0,46 a 0,91 g / dL (da 4 a 9 g / L)
  • Beta-globuline (β): Da 9% al 13% o da 0,6 a 1,08 g / dL (da 6 a 11 g / L)
  • Gamma-globuline (γ): Dal 13% al 21% o da 0,85 a 1,84 g / dL (da 8 a 18 g / L)
  • Rapporto albumina globuline: Da 1 a 2,5

Cosa Influenza i Risultati

L’alimentazione o lo stile di vita non influenzano i risultati dell’esame (in genere). Alcuni farmaci o integratori e mangiare prima dell’esame può alterare i valori.

Non servono precauzioni particolari prima dell’esame. Il medico ti dirà se non mangiare o bere le 8 / 12 ore prima del test. Il medico può dirti di evitare farmaci i giorni prima dell’esame. Informa il tuo medico di tutti i medicinali, le erbe, le vitamine e gli integratori che prendi. Anche i farmaci senza prescrizione. Non smettere di prendere farmaci senza il suo parere.

Conclusioni

L'elettroforesi proteica è uno strumento diagnostico importante per valutare lo stato di salute generale e identificare eventuali alterazioni delle proteine sieriche. Comprendere i risultati e le loro implicazioni è fondamentale per una corretta gestione della salute.

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