La tachicardia sinusale è un fenomeno comune che può verificarsi in molteplici situazioni della vita quotidiana, generando un senso di preoccupazione in chi la nota. È un'accelerazione del battito cardiaco originata dal nodo senoatriale, il pacemaker naturale del cuore. In condizioni normali, a riposo, il nodo senoatriale genera impulsi elettrici che regolano la frequenza cardiaca tra 60 e 100 battiti al minuto (bpm).
Cause della Tachicardia Sinusale
Le cause della tachicardia sinusale sono molteplici e spesso legate a situazioni temporanee o condizioni mediche sottostanti. Tra le cause più comuni troviamo:
- Lo stress fisico o emotivo
- L'esercizio fisico intenso
- La febbre
- L'anemia
- L'ipertiroidismo
- L'uso di sostanze stimolanti come caffeina, nicotina o alcune droghe come la cocaina
- Farmaci come i broncodilatatori utilizzati per l’asma e i decongestionanti nasali
Sintomi
Molte persone con tachicardia sinusale non avvertono sintomi significativi, soprattutto se l’accelerazione del battito cardiaco è dovuta a fattori temporanei. Tuttavia, in alcuni casi, possono comparire altri sintomi accompagnatori come:
- Palpitazioni (sensazione di battito cardiaco accelerato o irregolare)
- Mancanza di respiro
- Capogiri
- Debolezza
- Senso di svenimento
Diagnosi
Per determinare se il ritmo cardiaco è sinusale basta eseguire un semplice elettrocardiogramma (ECG). Il primo passo consiste nella misurazione del polso, che può indicare un’accelerazione del battito cardiaco.
Come leggere un elettrocardiogramma? Sapere come interpretare l’elettrocardiogramma è fondamentale. Le onde positive si distinguono per essere sopra la linea isoelettrica, mentre le negative stanno sotto di essa.
Onde dell’ECG e loro significato:
- Onda P: piccola onda che rappresenta l’attivazione degli atri.
- Intervallo PR: tempo necessario perché l’attivazione degli atri raggiunga i ventricoli. L’intervallo PR si calcola dall’inizio della P all’inizio del QRS.
- Complesso QRS: rappresenta l’attivazione dei ventricoli.
- Onda Q: prima piccola deflessione negativa del complesso QRS.
- Onda R: prima deflessione positiva del complesso QRS.
- Onda S: seconda deflessione negativa del complesso QRS.
- Tratto ST: intervallo fra la fine dell’attivazione ventricolare e l’inizio della ripolarizzazione ventricolare.
- Onda T: rappresenta la ripolarizzazione ventricolare.
- Intervallo QT: rappresenta l’intera attività elettrica dei ventricoli.
- Onda U: rappresenta la ripolarizzazione delle fibre del Purkinje. Ricorda: molto spesso non è visibile!
Controlla che il ritmo sia sinusale, ovvero che ogni onda P sia seguita da un complesso QRS, con una FC tra 60 e 100 BPM, e senza alterazione delle varie onde e segmenti!
Frequenza Cardiaca
La frequenza cardiaca (FC) è il numero delle contrazioni (o battiti) del cuore in un minuto ed è riferita alla frequenza di contrazione dei ventricoli. Per calcolare la frequenza cardiaca, si può dividere 300 per il numero di quadrati grandi fra due onde R. Un quadretto piccolo della carta millimetrata corrisponde a 0,04 secondi e un quadretto grande corrisponde a 0,2 secondi.
Una frequenza cardiaca normale va da 60 a 100 BPM. Le frequenze superiori si definiscono tachicardie mentre quelle inferiori bradicardie.
Analisi del Ritmo Cardiaco
Per valutare il ritmo cardiaco, si guarda se gli intervalli tra le onde R sono sempre uguali o differiscono di massimo 2 quadratini per poter definire il ritmo cardiaco regolare. Se l’onda P è positiva in DII e negativa in aVR, ed ogni P segue un QRS con un intervallo regolare, allora il ritmo è sinusale, ovvero il ritmo normale del cuore che origina dal nodo senoatriale.
- Se l’onda P è negativa in DII, potrebbe esserci un’inversione degli elettrodi o una possibile extrasistole atriale (un battito che nasce da una zona diversa del nodo senoatriale)
- Se l’onda P si trova dopo il complesso QRS, Probabilmente ci troviamo in un quadro di aritmia in cui l’impulso si attiva per primo nei ventricoli e arriva successivamente agli altri (fenomeno della retro-conduzione).
La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia sostenuta riscontrabile negli elettrocardiogrammi e si presenta con un ritmo irregolare e senza una chiara onda P. Il flutter atriale, invece, si caratterizza per un ritmo spesso regolare e per onde P con aspetto di dente di sega, e che per questo motivo vengono chiamate onde F o onde di flutter.
Morfologia del QRS
Il Complesso QRS rappresenta la diffusione dello stimolo elettrico attraverso la muscolatura (miocardio) ventricolare. Nel complesso QRS di un cuore sano:
- L’onda R deve essere positiva in DI.
- l’onda R deve aumentare progressivamente da V1 a V6 e l’onda S deve ridursi.
- L’onda Q deve essere piccola: inferiore a 0,04 sec (un quadratino piccolo) e inferiore ad 1/4 dell’onda R successiva, altrimenti può essere segno di un pregresso infarto cardiaco.
La durata normale del QRS è inferiore a 100-120 ms. La durata del complesso QRS definisce le tachicardie o bradicardie a QRS largo e stretto. Un QRS stretto (<0,1sec) indica una normale conduzione ventricolare. Un QRS largo (>0,12sec), invece, indica un rallentamento della conduzione nei ventricoli, che può essere causato da un cosiddetto blocco di branca del ritmo cardiaco. La Tachicardia ventricolare o fibrillazione ventricolare sono tachicardie maligne a QRS largo che possono causare un arresto cardiocircolatorio. Una stimolazione da PaceMaker può essere evidenziata da una rapida deflessione (detto spike) con una linea verticale prima del QRS largo.
Intervallo PR e Relazione con il QRS
L’intervallo PR indica il tempo necessario all’impulso elettrico per raggiungere il ventricolo partendo dagli atri. L’intervallo PR ha una durata di 120-200 ms (da 3 a 5 quadratini). Quando l’intervallo PR è più breve, potrebbe indicare la presenza di una via anomala che collega atri e ventricoli (pre-eccitazione ventricolare). Un intervallo PR più corto è invece normale nelle gestanti.
Quando l’intervallo PR è più lungo o si allunga in un ECG si possiamo trovare in queste condizioni:
- Blocco atrio-ventricolare di 1° grado: intervallo del PR costantemente lungo e fisso (ad esempio sempre 250 msec).
- Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 1: progressivo allungamento del PR fino a che un complesso QRS viene a mancare dopo un’onda P (l’impulso atriale dell’onda P non arriva ai ventricoli, ovvero non è condotta).
- Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 2: onde P in modo intermittente non sono condotte, e l’intervallo PR non è allungato (la conduzione è di tipo 1 P e due QRS, 1:3, 1:4, ..)
- Blocco atrio-ventricolare di 3° grado: non vi è relazione tra onde P e complessi QRS Viene detto blocco completo o dissociazione atrio-ventricolare e generalmente il numero di onde P è maggiore rispetto a quello dei QRS.
Morfologia dell’Onda T
La morfologia dell’onda T in un ECG rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli, nella maggior parte delle derivazioni è positiva (tranne in aVR e V1). Deve essere sempre concordante con la polarità del QRS che la precede. Quando non è concorde con la polarità del QRS, si definisce invertita e può rappresentare un segno di sofferenza cardiaca come ischemia o ipertrofia ventricolare.
Intervallo QT
L’Intervallo QT rappresenta il tempo necessario per depolarizzare e ripolarizzare i ventricoli del cuore. Questo intervallo QT varia in base alla frequenza cardiaca ed è misurato come QTc, dove la “c” sta per corretto per la frequenza cardiaca.
Il valore normale del QTc varia da 360 a 440 ms. Un QT più corto o più lungo del normale può indicare la presenza di patologie e aumenta il rischio di tachicardia ventricolare.
Tratto ST
Il tratto ST è l’indicatore della depolarizzazione ventricolare, rilevabile tra l’onda S e la fine dell’onda T. In ogni derivazione, eccetto V1 e V2, deve trovarsi sullo stesso piano della linea isoelettrica (ovvero la linea piatta dell’ECG). Un sopraslivellamento del tratto ST superiore alla norma indica lesione miocardica o infarto miocardico acuto (IMA).
Punti Chiave per Leggere un Elettrocardiogramma
Ricapitolando ecco i punti chiave da seguire in ordine per leggere un elettrocardiogramma:
- Calcola la frequenza cardiaca. Per farlo, ti basta dividere 300 per il numero di quadrati da 5mm presenti tra due complessi QRS.
- Controlla che il ritmo sia sinusale, ovvero che ogni onda P sia seguita da un complesso QRS, con una frequenza cardiaca (FC) tra 60 e 100 BPM, e senza alterazione delle varie onde e segmenti.
- L’onda P rappresenta la depolarizzazione degli altri, dura 60-120 ms ed è ampia 2.5 mm.
- Assenza → fibrillazione atriale, blocco senoatriale, flutter atriale… ecc.
- Ampiezza aumentata → ingrandimento atriale, ipopotassiemia.
- L’intervallo PR dura 120-200 ms e indica il tempo necessario all’impulso elettrico per raggiungere il ventricolo.
- Blocco atrio-ventricolare di 1° grado: allungamento costante del PR.
- Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 1: progressivo allungamento del PR fino a che un complesso QRS viene a mancare.
- Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 2: onde P in modo intermittente non sono condotte, e l’intervallo PR non è allungato.
- Blocco atrio-ventricolare di 3° grado: non vi è relazione tra onde P e complessi QRS.
- Il complesso QRS rappresenta la diffusione dell’impulso elettrico attraverso il miocardio ventricolare, ed è formato da un’onda verso il basso (Q), un’onda positiva (R), seguita da un’onda negativa (S).
- In V1 il QRS a un’iniziale onda positiva, mentre in V6 a un’iniziale onda negativa
- Da V1 a V6 l’ampiezza dell’onda R aumenta progressivamente
- La durata massima è 120 ms, se maggiore si parla di blocco di branca completo
- Per calcolare l’asse cardiaco bisogna verificare se il QRS delle derivazioni D1 e aVF è positivo o negativo:
- Se il QRS in D1 e aVF è positivo, l’asse è normale.
- Se entrambe le derivazioni sono negative, l’asse ha una deviazione estrema.
- Se in D1 è negativo e in aVF è positivo, l’asse è deviato a destra.
- Se è positivo in D1 e negativo in aVF, è necessario valutare la derivazione II.
- Se è positivo in D2, l’asse è normale.
- Se è negativo in D2, l’asse è deviato a sinistra.
- Il segmento ST ha una durata tra 80 e 120 ms e normalmente è all’isoelettrica. Rappresenta il periodo di depolarizzazione dei ventricoli.
- Sottoslivellamento → NSTEMI, specularità STEMI, tachicardia, ipokaliemia, ipotermia
- Sopraslivellamento → STEMI, pericardite acuta, aneurisma ventricolare
- L’onda T rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli, nella maggior parte delle derivazioni è positiva (tranne in aVR), è concordante con QRS e asimmetrica.
- Inversione → possibile ischemia, ipertrofia ventricolo sinistro
- Alte e strette → iperkaliemia
- Piatte → ipokaliemia
- Infine, l’intervallo QT indica la depolarizzazione e ripolarizzazione del miocardio ventricolare, e si può calcolare con la formula di Bazett: QTc = QT/√FC.
Trattamento e Prevenzione
Il trattamento della tachicardia sinusale dipende dalla causa scatenante. Se la tachicardia è secondaria a uno stato fisiologico, come l’esercizio fisico o lo stress, non è necessario alcun trattamento specifico a meno che questo non causi sintomi significativi. Se la causa è patologica, come nel caso dell’ipertiroidismo o dell’anemia, è necessario trattare la condizione sottostante.
La prevenzione della tachicardia sinusale implica il controllo dei fattori di rischio e l’adozione di uno stile di vita sano. È importante ridurre lo stress, evitare l’uso eccessivo di stimolanti come caffeina e nicotina, mantenere un’adeguata idratazione e trattare prontamente eventuali condizioni mediche che potrebbero predisporre alla tachicardia.
Tipi di Tachicardia
Esistono diversi tipi di tachicardia, che si distinguono in base alla sede di origine dell’accelerazione del ritmo cardiaco. Il ritmo sinusale è il ritmo normale del cuore, generato dal nodo senoatriale. Esistono anche le tachicardie sopraventricolari e ventricolari che hanno delle caratteristiche specifiche.
Tachicardie sopraventricolari
Si definiscono tachicardie sopraventricolari quelle aritmie ad alta frequenza il cui punto d’origine si localizza sopra il ventricolo, dunque presso gli atri e il nodo atrioventricolare. Molto spesso, si identifica con il termine generico una tipologia precisa, ovvero la tachicardia parossistica sopraventricolare. Questa forma di aritmia si definisce parossistica in quanto l’aumento della frequenza cardiaca è repentino e imprevedibile: può raggiungere anche 200 battiti al minuto, anche se in genere non dura più di 3 minuti. Non di rado, la tachicardia parossistica si presenta in soggetti il cui cuore ha una struttura regolare, ma è caratterizzato da un’anomalia congenita. Oltre che alla crescita infantile, la tachicardia parossistica può quindi essere legata ad attività fisica, emozioni, ansia, ciclo mestruale e gravidanza.
Tachicardia Ventricolare
Si tratta della forma più temibile perché può anche portare alla morte improvvisa e, come lascia intendere in nome, è legata ai ventricoli. Questi si contraggono in modo troppo veloce e non coordinato con gli atri: ecco perché il sangue non riesce a riempirli nel modo corretto. Ciò fa sì che il cuore pompi meno sangue a ciascuna pulsazione e la pressione arteriosa diminuisca di conseguenza: il cuore è così nutrito da una quantità minore di sangue e ossigeno. La tachicardia ventricolare può manifestarsi con sintomi come cardiopalmo, affanno nella respirazione (dispnea), vertigini, perdita momentanea di coscienza, dolore al torace.
L'ECG in Condizioni Patologiche Specifiche
Miocardite
I cambiamenti tipici dell’ECG nella miocardite sono anomalie del segmento ST, dell’onda T o onde Q patologiche che imitano un infarto miocardico acuto. Nell’ ECG possono essere presenti battiti ectopici ventricolari, un asse QRS anormale e un intervallo QRS e QT prolungato. Aritmie gravi come tachicardia ventricolare o blocco AV avanzato sono spesso osservate nei pazienti con miocardite a decorso peggiore.
Pericardite
I segni tipici all’ECG sono ben noti. Il sopraslivellamento del tratto ST (generalizzato), solitamente in modo concavo, è il più semplice da riconoscere, tuttavia lo stesso può essere presente anche nelle sindromi coronariche acute e in altre condizioni cliniche. Un segno distintivo è la depressione del tratto PR, che può essere osservata in alcune derivazioni o come avviene per l’ST-T in maniera più diffusa. A differenza dell’infarto miocardico la pericardite non mostra segni di “reciprocità” nelle derivazioni opposte, e questo rappresenta un importante criterio per la diagnosi differenziale. Dopo il sopraslivellamento del ST, si osserva una normalizzazione del tratto ST, seguita da un’inversione delle onde T.
Embolia Polmonare
La tachicardia sinusale è il segno più comune e si manifesta in oltre il 70% dei casi associata a volte al principale pattern ECG grafico S1Q3T3. Questo è un segno classico ma meno comune e si riferisce alla presenza di una profonda onda S nella derivazione I, un’onda Q prominente nella derivazione III, e un’inversione dell’onda T nella derivazione III. La deviazione assiale destra è a sua volta anch’essa non sempre presente, il che può essere indicativo di un impegno del cuore destro, come anche il blocco di branca destra, secondario dall’aumento della pressione nel cuore destro.
Tabella riassuntiva delle onde dell'ECG e loro caratteristiche
| Onda/Intervallo | Descrizione | Valori Normali |
|---|---|---|
| Onda P | Attivazione degli atri | Durata: 0.05-0.12 secondi |
| Intervallo PR | Tempo di conduzione atrioventricolare | 120-200 ms |
| Complesso QRS | Attivazione dei ventricoli | Durata: < 120 ms |
| Intervallo QT | Tempo totale di attività elettrica ventricolare | 360-440 ms (corretto per la frequenza) |
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