Il cuore è un muscolo composto da 4 cavità: due superiori (atrio destro e sinistro) e due inferiori (ventricolo destro e sinistro). Il sangue povero di ossigeno giunge al cuore da tutti gli organi tramite le vene cave (superiore ed inferiore), entra nell’atrio destro, attraversa la valvola tricuspide e passa nel ventricolo destro. Da questo viene pompato nelle arterie polmonari, uscendo dal cuore attraverso la valvola polmonare. Nel polmone il sangue si ossigena e ritorna nell’atrio sinistro, attraversa la valvola mitrale e passa nel ventricolo sinistro. Da questo viene pompato nell’arteria aorta e da questa in tutte le arterie che lo distribuiscono ai vari organi. L’uscita del sangue dal ventricolo sinistro avviene attraversando la valvola aortica.
Il cuore è come un motore, o meglio, come due pompe affiancate che si contraggono contemporaneamente spingendo il sangue: la parete destra (atrio destro e ventricolo destro) nei polmoni, e la parte sinistra (atrio sinistro e ventricolo sinistro) nelle arterie e quindi a tutti gli organi.
L'Impianto Elettrico del Cuore
Come ogni motore o pompa, il nostro cuore è fornito di un impianto elettrico. L’impulso alla contrazione viene dato da una specifica parte del cuore chiamata “nodo del seno” che è localizzata nell’atrio destro. Questa struttura può essere descritta come una vera e propria centralina elettrica, che invia l’impulso elettrico ai ventricoli, stimolandoli a contrarsi.
La trasmissione di questo impulso avviene tramite dei “fili elettrici” che si dipartono da essa raggiungendo ogni parte del muscolo cardiaco. Se paragoniamo il muscolo cardiaco al motore dell’auto, l’impianto elettrico è costituito dal “nodo del seno” e dal “sistema di conduzione” (nodo atrio-ventricolare, fascio di His, branca destra e sinistra).
Il nodo del seno manda mediamente (quando siamo a riposo) da 50 a 70 impulsi al minuto. Questi tramite il sistema di conduzione si diffondono negli atri, determinandone la contrazione; quindi raggiungono il “nodo atrio ventricolare” (una sorta di seconda cabina elettrica) e da qui, attraverso due ramificazioni (la branca destra e la branca sinistra), arrivano, rispettivamente al ventricolo destro e sinistro. In tal modo l’ordine partito dal nodo del seno si diffonde progressivamente a tutte le 4 cavità cardiache determinandone la contrazione in sequenza: prima gli atri e poi i ventricoli.
Gli impulsi elettrici generati dal nodo del seno sono ritmici, cioè cadono l’uno dall’altro ad una stessa distanza di tempo. Quindi anche le contrazioni del cuore, cioè i battiti, sono ritmici. Questo tipo di battito normale si chiama “ritmo sinusale” perché nasce dal nodo del seno. Può essere lento e viene definito bradicardico (ciò avviene, ad esempio, durante il riposo e il sonno) o veloce e viene definito tachicardico (ad esempio, durante gli sforzi, la paura, la rabbia).
Blocchi Cardiaci: Cosa Sono?
L’impianto elettrico del cuore, come qualsiasi strumento, è sottoposto ad usura e rottura. Può “rompersi” la centralina (nodo del seno) da dove nascono gli impulsi elettrici, o i fili elettrici (sistema di conduzione: nodo atrio ventricolare, fascio di His, branca destra e sinistra) che conducono l’impulso al muscolo cardiaco.
Tipi di Blocchi Atrio Ventricolari
Se a “rompersi” è il nodo atrio ventricolare, quello attraverso il quale, l’impulso elettrico, nato dal nodo del seno, raggiunge le branche destra e sinistra, abbiamo i blocchi atrio ventricolari: BAV. Questi possono essere di I°, II°, III° grado.
Blocco Atrio Ventricolare di Primo Grado
Quelli di primo grado non danno disturbi e si registrano solo all’elettrocardiogramma perché si tratta solo di un rallentamento della conduzione elettrica attraverso il nodo atrioventricolare. Il blocco atrioventricolare di primo grado è il meno grave e può essere riscontrato negli atleti ben allenati, negli adolescenti, nei giovani adulti e nei soggetti con ipertono vagale. Questo disturbo raramente causa sintomi.
Blocchi di Grado Superiore
Quelli di II° grado invece sono caratterizzati dall’interruzione del transito dell’impulso elettrico attraverso il nodo. Quelli di III° grado nessun battito riesce a passare dagli atri ai ventricoli attraverso il nodo atrio ventricolare.
Blocchi di Branca
Il fascio di His è un gruppo di fibre che conduce gli impulsi elettrici dal nodo atrioventricolare e si suddivide in due branche. La branca sinistra conduce gli impulsi al ventricolo sinistro, mentre quella destra li conduce al ventricolo destro. Il blocco di branca di solito non causa sintomi. Il blocco di branca destra non è grave di per sé e si può verificare in soggetti apparentemente sani. Il blocco di branca sinistra è tendenzialmente più grave.
Come Accorgersi di un Blocco Cardiaco
In genere le manifestazioni più tipiche di un blocco cardiaco sono i capogiri, le vertigini, l’affanno a svolgere normali mansioni, improvvise perdite di coscienza con caduta a terra. Infatti quando il blocco determina arresti del cuore prolungati o una frequenza cardiaca molto bassa (pochi battiti per minuto), il cuore non riesce a pompare il sangue in circolo in maniera efficiente e a irrorare i muscoli, il cervello e tutti gli organi.
La frequenza cardiaca rallentata o le pause prolungate tra una contrazione cardiaca e l’altra provocano una riduzione o un arresto transitorio del flusso di sangue agli organi. In alcune persone, soprattutto nelle fasi iniziali, questa malattia può non determinare alcun disturbo.
Diagnosi del Blocco Cardiaco
La malattia del sistema di conduzione atrio-ventricolare viene solitamente diagnosticata durante una visita medica sulla base della storia clinica del paziente e dell’elettrocardiogramma. In presenza dei sintomi sopraelencati è sempre bene fare un’elettrocardiogramma che già è capace di individuare il blocco.
Talvolta i blocchi avvengono improvvisamente e di rado ed allora per individuarli occorre eseguire un ECG Holter, cioè una registrazione elettrocardiografica prolungata per almeno 24 ore. Se nemmeno tale esame rivela aritmie, ma rimane il sospetto che il blocco ci sia e sia grave, è possibile eseguire uno studio elettrofisiologico. Si tratta di un particolare esame elettrocardiografico eseguito dall’interno del cuore e che consente di valutare con opportuni sistemi la funzionalità dell’”impianto elettrico” cardiaco in ogni sua parte.
Per eseguire tale esame occorre fare una piccola anestesia locale a livello dell’inguine dove si introduce un catetere nella vena femorale e lo si fa scorrere fino al cuore. Qui si registra l’attività cardiaca e si può anche stimolare il cuore dal suo interno e in vari punti per studiarne le “reazioni”.
In altri casi, quando il blocco si manifesta con una perdita di coscienza improvvisa (sincope), è possibile impiantare sotto la pelle, nella regione sinistra del torace, un piccolo dispositivo detto loop recorder. Questo dispositivo è in grado di registrare il battito cardiaco per 3-4 anni e registrare possibile cause della sincope come pause da blocco cardiaco o tachicardie con frequenza molto elevata. La procedura richiede una piccola anestesia locale e dura pochi minuti.
Trattamento dei Blocchi Cardiaci
Così come l’elettrauto cambia la batteria e i fili all’automobile quando l’impianto elettrico di questa è difettoso, così il cardiologo-elettrofisiologo può sostituire parti del sistema elettrico cardiaco impiantando un pace-maker. Il pace-maker è un piccolo computer alimentato da una batteria (delle dimensioni di circa 4cm ) che viene applicato con una piccola operazione in anestesia locale sotto la cute del torace.
Questo piccolo computer viene collegato agli atri ed ai ventricoli con dei fili elettrici che vengono fatti scorrono nelle vene che portano al cuore. Il computer genera degli impulsi che inducono il cuore a battere quando il nodo del seno o quello atrio-ventricolare sono malati.
Alcuni farmaci utilizzati per il trattamento di altre patologie cardiache (ad esempio i calcio-antagonisti o i beta-bloccanti) o di altri organi possono aggravare la malattia e determinare la comparsa di sintomi.
Quando ad essere soggetti ad aritmia ventricolare sono pazienti sani e il fenomeno aritmico è sporadico, quest’ultimo può risolversi spontaneamente e si può evitare la somministrazione di farmaci. In caso di emergenza, può essere utilizzato un pacemaker temporaneo, finché non sia possibile impiantarne uno permanente.
Il blocco di branca sinistra, associato a riduzione della frazione di eiezione sinistra, può causare una dissincronia nella attivazione dei 2 ventricoli e all’ interno del muscolo del ventricolo sinistro. In questi casi si ricorre al pacemaker biventricolare, spesso associato al defibrillatore automatico.
Studio sul Blocco Atrio-Ventricolare di Primo Grado e Sindrome di Brugada
È stato recentemente pubblicato su Europace da Migliore et al uno studio con lo scopo di valutare i determinanti clinici dell’outcome aritmico, con particolare riferimento al valore prognostico delle anomalie riscontrate all’elettrocardiogramma a 12 derivazioni, in una corte di pazienti affetti da BrS provenienti dall’area nord-est della regione Veneto.
Lo studio ha arruolato 272 pazienti consecutivi (223 maschi, età media 43±12 anni), sia con pattern ECG grafico spontaneo tipo 1 (n = 137, 50%), sia indotto da farmaci (n=135, 50%). Un blocco atrio-ventricolare di primo grado (PR= 219±17 msec) è stato documentato in 45 pazienti (16,5%) all’ECG basale; come ulteriore approfondimento, 27 pazienti sono andati incontro ad uno studio elettrofisiologico con evidenza in 21 pazienti (78%) di un intervallo HV ³55 msec (valore medio 61±3 msec).
Durante un follow-up medio di 85±55 mesi, 17 pazienti (6,3%) hanno sperimentato uno o più episodi aritmici. All’analisi univariata, il verificarsi di un evento aritmico maggiore è stato associato ad una storia di sincope o di arresto cardiaco (p<0.001), ad un pattern ECG tipo 1 (p=0.004) ed ad un blocco AV di primo grado (p<0.001).
Lo studio in esame evidenzia che, a fronte di una storia di arresto cardiaco e sincope, il blocco atrio-ventricolare di primo grado all’ECG basale sia un predittore indipendente di aritmie maligne ed un marker di rischio aritmico nei pazienti affetti da BrS. La coesistenza di un ST sopra-livellato con aspetto “coved type” nelle precordiali destre ed il prolungamento dell’intervallo AV determinano un elevato rischio di aritmie ventricolari e supportano il concetto che l’ instabilità elettrica che caratterizza tale patologia sia il risultato di una complessa interazione tra depolarizzazione e ripolarizzazione miocardica.
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