Le statine sono una classe consolidata di farmaci di provata efficacia nella riduzione della colesterolemia e del rischio cardiovascolare. Grazie alle statine, la gestione delle malattie cardiovascolari è cambiata drasticamente. Questi farmaci hanno dimostrato che la riduzione dei livelli del colesterolo (cioè delle lipoproteine a bassa densità che chiameremo LDL-C) si traduce in una ridotta incidenza di eventi cardiovascolari.
Meccanismo d'Azione delle Statine
Questa classe di farmaci agisce bloccando la sintesi di colesterolo andando ad inibire l’HMG-CoA-Reduttasi, un enzima coinvolto nella tappa più importante della biosintesi del colesterolo. In particolare, la HMGCoA-reduttasi è coinvolta nella sintesi del mevalonato, un precursore degli steroli - colesterolo incluso. Questo effetto va a determinare una maggiore espressione di LDL-Receptors sulla superficie cellulare degli epatociti, il che determina a sua volta un aumento dell’uptake di LDL-C dal sangue e, di conseguenza, una riduzione dei livelli di LDL-C ematici.
Ciò avviene perché le statine aumentano il numero dei recettori per le LDL presenti sulle cellule del fegato. Le statine inibiscono un enzima, il 3-idrossi-3-metilglutaril coenzima A reduttasi, con ciò “limitando” la velocità con cui viene sintetizzato il colesterolo. L’impatto sulla riduzione del colesterolo LDL è considerevole, ma varia sia in base al tipo di statina che in relazione ad una certa variabilità individuale.
Classificazione delle Statine
Tra i vari modi in cui è possibile classificarle, le statine vengono oggi raggruppate in tre generazioni. Vengono definite:
- rispetto al valore basale LDL-C = Low-density Lipoprotein Cholesterol
Le differenze tra le varie generazioni vertono sia sull’origine della molecola, che può essere naturale o sintetica, sia sulla natura chimica (idrofila o lipofila), che influenza la farmacocinetica della molecola stessa; ed in ultimo, non per importanza, sulla loro azione ipolipemizzante. Le statine di prima e seconda generazione hanno un impatto sull’abbassamento dei livelli di LDL colesterolo pari a circa il 30% rispetto al valore basale; le statine di terza generazione, quelle considerate ‘’ad alta potenza’’, sono in grado di abbassare i livelli di LDL-colesterolo di circa il 50% rispetto ai valori al baseline.
Benefici aggiuntivi delle Statine
Alcuni possono apportare ulteriori benefici all'apparato cardiovascolare. Il colesterolo “buono” può aumentare del 5-10%, mentre i trigliceridi possono diminuire di una quota variabile tra il 30 e il 50%. Inoltre, le statine sono state testate anche contro condizioni come la demenza, la steatosi epatica, il cancro, il tromboembolismo venoso e la sindrome dell'ovaio policistico.
Indicazioni e Uso delle Statine
La terapia con statine è risultata efficace in un'ampia gamma di categorie di pazienti e la prevenzione di eventi avversi cardiovascolari maggiori è risultata simile per donne e uomini con lo stesso rischio di malattie cardiovascolari. La terapia con statine è efficace nei pazienti con diabete, una condizione che conferisce già di per sé un aumentato rischio cardiovascolare.
L'assunzione delle Statine rappresenta una strategia fondamentale nel trattamento dell'ipercolesterolemia e nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. La somministrazione delle Statine è consigliata in diverse situazioni cliniche, sulla base di una valutazione accurata del rischio cardiovascolare globale del paziente. Il trattamento è particolarmente indicato per persone con livelli elevati di colesterolo LDL che non rispondono adeguatamente alle modifiche dello stile di vita, per pazienti con malattia cardiovascolare accertata, diabete mellito, o storia familiare di malattie cardiovascolari precoci.
Effetti Collaterali e Precauzioni
In genere le statine sono ben tollerate. La maggior parte degli eventuali effetti collaterali associati alla somministrazione di statine è lieve e tende a scomparire. Un evento avverso delle statine è la comparsa di sintomi muscolari, con affaticamento e colorazione rosso-brunastra delle urine causata dalla perdita di una sostanza contenuta nel muscolo, chiamata mioglobina, evento che spesso comporta la interruzione della terapia.
Le statine vanno prese con cautela da tutte le persone che hanno un rischio più alto di sviluppare effetti collaterali quali la miopatia (malattia dei muscoli) o la rabdomiolisi (rottura delle fibre muscolari). L'uso delle statine è controindicato nelle persone con gravi malattie del fegato, o nel caso in cui si sospetti un problema al fegato per il riscontro di valori alterati delle analisi del sangue. L'assunzione delle statine è controindicata durante la gravidanza e l'allattamento perché non sono disponibili dati certi sulla loro sicurezza.
Reazioni Avverse
Relativamente alle reazioni avverse, le più frequenti riportate in letteratura sono le alterazioni della funzionalità epatica e i dolori muscolari. Riguardo la funzionalità epatica, nello 0,5-2% dei pazienti trattati è stato segnalato un aumento dell’ALT, che va considerato come rilevante se i valori superano di 3 volte quelli di riferimento in almeno 2 misurazioni successive; tuttavia, l’insufficienza epatica è estremamente rara. Gli effetti avversi più frequenti riguardano l’apparato muscolare: la miopatia è stata rilevata in circa l’1% dei pazienti trattati e si manifesta con dolori muscolari, tensione dolorosa dei muscoli e innalzamento dei valori di CPK di 10 volte i valori limite. Il rischio di rabdomiolisi con susseguente mioglobinuria ed insufficienza renale acuta è, in ogni caso, estremamente basso.
Interazioni Farmacologiche
L'interazione con altri farmaci è uno degli aspetti più critici della terapia con le statine. Le persone che assumono statine, prendono spesso anche altri farmaci che possono modificare l'effetto o la sicurezza delle statine, ad esempio riducendone l'efficacia o aumentando la possibilità di sviluppare effetti collaterali, come la miopatia. È importante sapere che se durante la terapia con le statine dovesse essere necessario prendere anche uno di questi farmaci, il medico potrebbe prescrivere un medicinale alternativo alle statine oppure potrebbe abbassarne il dosaggio.
Quello delle interazioni con altri medicinali rappresenta l'aspetto critico fondamentale del trattamento con statine. Più in particolare, la simvastatina e l'atorvastatina possono interagire con i principi attivi che inibiscono o stimolano il metabolismo attraverso l'enzima citocromo P450 (CYP3A4) e con quelle che influenzano l'attività delle proteine di trasporto, per esempio l'itraconazolo, il ketoconazolo, l'eritromicina, la claritromicina, la telitromicina, gli inibitori della proteasi dell'Hiv, la ciclosporina, il danazolo, verapamil e amiodarone, il diltiazem, il warfarin e i cumarinici, l'ezetimibe e i fibrati.
L'iperico e farmaci come l'efavirenz e la rifampicina possono ridurre sia le concentrazioni di simvastatina nel sangue sia quelle di atorvastatina. La fluvastatina dovrebbe invece essere assunta con cautela insieme a ciclosporina, fluconazolo, fenitoina e glibencamise, mentre nel caso della prevastatina si dovrebbe fare attenzione alla combinazione con ciclosporina, eritromicina e claritromicina. Infine, la rosuvastatina è controindicata con la ciclosporina.
Il succo di pompelmo può interagire con alcune statine e aumentare il rischio di sviluppare effetti collaterali. Il medico può consigliare di evitarne l'uso oppure di consumarne in quantità limitate. Per avere dettagli completi sulle precauzioni da usare e sulle possibili interazioni con altri medicinali, è consigliabile leggere il foglietto illustrativo presente nella confezione del farmaco.
Comorbidità e Interazioni Farmacologiche
Oltre che in base alla loro efficacia terapeutica, la scelta sulla generazione di statina da utilizzare in un determinato paziente, nonché sulla molecola specifica, può essere basata anche sulla presenza di eventuali comorbidità (es. insufficienza renale) o di concomitanti terapie farmacologiche che potrebbero interagire con le statine stesse.
Terapie di Associazione: Statine ed Ezetimibe
Le statine sono tra i farmaci più ampiamente impiegati anche se spesso non sono sufficienti per raggiungere le riduzioni raccomandate dalle attuali linee guida per pazienti ad alto rischio. Ma si può fare di più. No, le statine potrebbero non bastare per raggiungere gli obiettivi raccomandati in tutti gli individui. Ciò ha portato allo sviluppo di altri farmaci per abbassare il colesterolo, tra cui ezetimibe (leggi anche Ipercolesterolemia familiare. Cosa è l’ezetimibe?
È un farmaco che agisce interferendo con l'attività di una proteina chiamata Niemann-Pick C1L1 (NPC1L1) presente sulla superficie delle cellule epiteliali dell’intestino e responsabile dell'assorbimento intestinale del colesterolo che deriva dagli alimenti ingeriti. L’inibizione di questa proteina porta alla riduzione dell'assorbimento del colesterolo presente nel lume intestinale. La ragione è molto semplice. Le statine, inibendo la sintesi del colesterolo, aumentano l'assorbimento del LDL-C presente nella circolazione sanguigna a cui segue aumento dell’assorbimento intestinale del colesterolo, con ciò portando a una parziale riduzione dell'efficacia delle statine stesse. D’altra parte, l'ezetimibe, inibendo l'assorbimento intestinale del colesterolo, induce l’aumento della sintesi del colesterolo come meccanismo compensatorio. Ecco allora che mettere insieme statine e ezitimibe è utile.
L’altro farmaco orale fondamentale nel trattamento dell’ ipercolesterolemia va ad inibire in maniera selettiva l’assorbimento di colesterolo a livello intestinale, tramite l’inibizione della proteina NPC1L1. Ciò determina una riduzione della colesterolemia LDL nell’ordine del 15-22% alla dose standard di 10 mg al giorno, associato ad una diminuzione dell’8% dei trigliceridi e un incremento del 3% del colesterolo HDL. L’utilizzo dell’inibitore in associazione con le statine è raccomandato nei pazienti che non raggiungono il target LDL-c con le sole statine al massimo dosaggio tollerato, con una riduzione aggiuntiva di circa il 15%, superiore al solo aumento di posologia della statina.
Studio IMPROVE-IT
Si può usare sempre la combinazione statine-ezetimibe? Lo studio clinico IMPROVE-IT ha dimostrato il beneficio clinico di questa combinazione. In questo studio, è stato confrontato l'effetto di una somministrazione per 6 anni della combinazione ezetimibe+simvastatina rispetto alla sola simvastatina in pazienti con una recente sindrome coronarica acuta. I risultati hanno messo in evidenza come la terapia di combinazione abbia ridotto significativamente di più il livello di LDL-C rispetto alla sola simvastatina, con una maggiore riduzione del rischio di eventi cardiovascolari.
Nel 2020, il rapporto “L’uso dei Farmaci in Italia”, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha mostrato un trend positivo per l’utilizzo dell’inibitore: un aumento in termini di consumo (+35,9%). Particolarmente interessante è la riduzione del costo medio per giornata di terapia dell’inibitore, sia da solo che in associazione, probabilmente attribuibile alle scadenze brevettuali avvenute negli ultimi anni.
L’introduzione nel mercato italiano di associazioni precostituite di statine ad alta intensità e inibitore della proteina NPC1L1 fornisce la possibilità di nuovi scenari clinico-terapeutici in cardiologia preventiva e nel controllo dei livelli lipidici. Questo consente, in prevenzione cardiovascolare, un miglioramento in termini di efficacia clinica, di migliore tollerabilità e, soprattutto, di maggiore aderenza terapeutica. Queste associazioni riducono il colesterolo LDL di circa il 65%, oltre il target del 50% raccomandato dalle Linee Guida Europee sul trattamento delle dislipidemie.
Comorbidità e Interazioni Farmacologiche nelle Terapie di Associazione
In questo quadro, la terapia di associazione di vari farmaci ipolipemizzanti può avere degli effetti notevolmente positivi sul raggiungimento dei target di LDL-C nei vari pazienti. Lo studio IMPROVE-IT, ad esempio, ha dimostrato che l’associazione tra statina e inibitore della proteina NPC1L1 è in grado di ridurre significativamente il rischio cardiovascolare nei pazienti trattati, in misura superiore all’uso della sola statina.
Aderenza alla Terapia
Un’altra problematica rilevante nella pratica clinica è rappresenta dall’aderenza alla terapia. La vera o presunta intolleranza, oltre alle non infrequenti riferite mialgie nei pazienti in terapia con statine, specialmente se lipofile e ad alte dosi, influenza grandemente l’aderenza terapeutica con conseguenze anche gravi sulla prognosi. Gli effetti collaterali, tuttavia, non sono gli unici responsabili della mancata aderenza, che trae origine anche da ragioni non prettamente cliniche, quali l’assunzione giornaliera di un elevato numero di farmaci.
Va da sé che la scelta del farmaco da utilizzare deve essere adattata e personalizzata in base al fenotipo del paziente da trattare. Risulta fondamentale, in questo senso, andare a stratificare il rischio cardiovascolare del paziente, in maniera tale da comprendere il target di LDL da raggiungere. Tenendo conto dei livelli target di LDL e dei valori di partenza, e conoscendo le caratteristiche ipolipemizzanti dei farmaci a nostra disposizione, è possibile selezionare le molecole più adatte al paziente da trattare, tenendo conto di eventuali interazioni farmacologiche con altri farmaci assunti dallo stesso e di eventuali controindicazioni.
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