Ecografia dell'Utero Fibromatoso: Interpretazione e Gestione

"Utero fibromatoso" è l'espressione medica che indica una patologia dell'apparato riproduttivo femminile, caratterizzata dalla comparsa di numerosi fibromi nell'utero (fibromi uterini) e dalla conseguente perdita, da parte dello stesso utero, della sua caratteristica elasticità e anatomia.

Conosciuti come leiomiomi o miomi uterini, i fibromi uterini sono tumori benigni dell'utero, che si sviluppano generalmente a partire dal miometrio, ossia il caratteristico strato di cellule muscolari dell'utero. Il fibroma uterino è la lesione uterina più frequente e comune che si verifica durante il periodo fertile (tra i 30 e i 50 anni).

La scoperta della presenza di un fibroma uterino avviene generalmente durante la visita di controllo annuale che la paziente esegue come routine, spesso in concomitanza del pap test per scongiurare una patologia al collo dell'utero.

Diagnosi

Per la diagnosi di utero fibromatoso, sono fondamentali l'esame pelvico e l'ecografia pelvica. Tuttavia, molto spesso, i medici prescrivono alle pazienti con la patologia in questione indagini ulteriori, allo scopo di approfondire la gravità dei fibromi uterini e delle alterazioni anatomiche a carico dell'utero.

L’ecografia è l'esame di primo livello e viene eseguita o per via intravaginale se il paziente si rivolge ad un ginecologo o per via transpubica a vescica piena se ad eseguire l'esame è invece un radiologo. L'ecografia pelvica (esame esterno) è utile per chiarire la localizzazione, il volume ed il numero dei fibromi all'utero; l'ecografia transvaginale (svolta tramite la sonda vaginale) definisce in modo migliore la morfologia del fibroma. L'ecografia è un esame di semplice esecuzione, richiede pochi minuti ed è in grado di descrivere molto accuratamente la sede e l’estensione del fibroma.

Puo’ anche dare informazioni sulla vascolarizzazione del fibroma e se a questo si associano altre patologie, in particolare l’adenomiosi. Con l'ecografia il medico valuterà anche lo stato di entrambe le ovaie. L'ecografia non richiede particolare preparazione da parte della paziente se non bere un litro di acqua due ore prima dell'esame se questo viene eseguito da un radiologo.

In caso di fibromi multipli con un utero marcatamente aumentato l'esame ecografico puo’ presentare maggiori difficoltà per la classificazione e l'estensione della patologia. In questi casi, l’ecografia transvaginale è considerata l’esame di elezione per la diagnosi di utero fibromatoso.

La risonanza magnetica rappresenta un'altra tecnica diagnostica, la migliore nella valutazione del possibile coinvolgimento delle cellule dello stroma vaginale e del miometrio. È un esame di secondo livello e può essere richiesto dal medico quando le informazioni richieste devono essere più dettagliate rispetto a quelle fornite dall'ecografia. La risonanza magnetica è l’esame meno invasivo e ha il vantaggio di fornire un quadro estremamente preciso del numero, dimensioni e caratteristiche dei fibromi.

Inoltre, potendo valutare molto bene la vascolarizzazione del fibroma, è estremamente utile per sancirne la completa devascolarizzazione in caso di pregressa embolizzazione. Come già specificato precedentemente, in caso di fibromatosi o presenza di un fibroma molto grande (superiore ai 12-15 cm), consente di delinearne accuratamente i margini ed i rapporti con le altre strutture adiacenti.

È poi degno di nota il fatto che, in caso di sospetto di patologia di natura maligna (sarcoma uterino), l'esame di risonanza magnetica è in grado di diagnosticare con un'altissima sensibilità e specificità la presenza di questa neoplasia che, essendo molto rara, può sfuggire nelle fasi iniziali al medico. Pertanto, ad oggi, l'esame di RM con mdc consente di escludere totalmente la presenza di patologie differenti dal mioma uterino che è, per definizione, patologia di natura benigna. È di grandissima importanza un’attenta diagnosi differenziale con i leiomiosarcomi, tumori maligni che possono presentarsi in modo relativamente simile.

L’isteroscopia è un esame eseguito dal ginecologo che permette di studiare in maniera precisa ed accurata la cavità interna dell’utero. È indicata nel caso il ginecologo volesse valutare la possibile rimozione di un fibroma che aggetta molto all’interno della cavità uterina (parliamo quindi di un fibroma sottomucoso) ed in questo caso da diagnostica l’isteroscopia può tramutarsi nella stessa seduta in isteroscopia “operativa” perché il ginecologo asporta in concomitanza anche il fibroma. L’isteroscopia diagnostica e’ di particolare utilità quando si voglia valutare la cavità uterina in previsione di una possibile gravidanza.

Viene scarsamente utilizzata nello studio dei fibromi uterini perché non riesce a fornire informazioni accurate come la RM nella maggior parte degli aspetti da valutare. Tuttavia, può avere un'indicazione in fibromi dove sia necessario valutare attentamente la vascolarizzazione permettendo questa metodica una ricostruzione molto accurata delle strutture vascolari. Utile in caso di sospetto di patologia maligna per poter valutare l’eventuale presenza di linfonodi ingrossati.

La sonoisterografia consiste nell’esecuzione di una ecografia transvaginale e consente la visualizzazione della cavità uterina introducendo, attraverso un sottile catetere sterile, del liquido che distendendo le pareti dell’utero rende possibile la diagnosi di eventuali polipi endometriali, miomi sottomucosi, malformazioni uterine.

Sintomi

L'utero fibromatoso può essere una condizione sintomatica o asintomatica, a seconda che i fibromi uterini siano di grandi dimensioni o meno. I fibromi uterini possono essere piccoli come un seme di mela o grandi come un pompelmo.

Un fibroma uterino non sempre causa sintomi: in circa la metà dei casi, infatti, è asintomatico, per cui la donna non si accorge della presenza di queste neoplasie benigne e l'individuazione è conseguenza di un evento fortuito.

Le dimensioni possono essere molto diverse non solo da soggetto a soggetto, ma anche, nella stessa donna, in base alla zona colpita. Data la frequente asintomaticità in caso di fibromi di piccole dimensioni, è abbastanza comune rilevare la presenza di miomi all’utero solo grazie a esami che hanno altri obiettivi.

Tra i sintomi più comuni troviamo:

  • Addome bitorzoluto e senso di pressione a livello pelvico
  • Stipsi, diarrea e/o minzione frequente

Trattamenti

Prima di esporre le varie terapie a disposizione delle portatrici di utero fibromatoso, è doveroso informare i lettori in merito a come i medici scelgono l'approccio terapeutico. La gestione terapeutica dell'utero fibromatoso ha come scopo contrastare i fibromi uterini, arrestandone la crescita o distruggendoli/eliminandoli. La localizzazione, il numero e le dimensioni dei fibromi, che generalmente sono più di uno contemporaneamente, sono determinanti per comprenderne natura e sintomi, così come per studiare il giusto trattamento.

La terapia medica (ovvero con farmaci) è mirata principalmente al sollievo dai sintomi (come sanguinamento e dolore). Vengono utilizzati principalmente allo scopo di bloccare i sanguinamenti intra mestruali ovvero la meno metrorragia. Anche questa terapia ha principalmente lo scopo di bloccare i sanguinamenti intra mestruali.

Farmaci utilizzati:

  • Contraccettivi ormonali, come pillola anticoncezionale e spirale ormonale.
  • L'acido tranexemico: È indicato a ridurre i flussi mestruali più abbondanti e dolorosi.
  • I FANS

Agonisti dell'ormone di rilascio delle gonadotropine

Gli agonisti del GnRH arrestano la crescita dei fibromi uterini, bloccando la produzione di estrogeni e progesterone. La leuprolide è un farmaco non steroideo antiandrogeno prescritto soprattutto nel trattamento tumori ormono-sensibili come il carcinoma prostatico e il carcinoma mammario; la molecola agisce direttamente sull’ipofisi per diminuire la produzione di ormoni gonadici, riducendo così l’effetto di stimolazione sui fibromi. Si può ottenere una significativa riduzione delle dimensioni dell’utero.

Sono poi stati messi in commercio farmaci meno impegnativi per la paziente che non comportano la lunga serie di effetti collaterali che la terapia con analoghi del gnrh può comportare (atrofia vaginale, osteoporosi, aumento del colesterolo, vampate e altro). Negli ultimi anni è stato introdotto un nuovo farmaco, Uliprestil (ESMYA), che inizialmente aveva suscitato una forte attenzione nel mondo scientifico ginecologo. Tuttavia, questo farmaco appare sempre di più mostrare i propri limiti in quanto, sebbene non presenti tutti gli effetti collaterali attribuibili agli analoghi del GNRH, conduce ad una rapida recrudescenza della sintomatologia una volta sospeso.

Interventi chirurgici

Miomectomia: si tratta di un intervento chirurgico mirato alla rimozione dei fibromi, con l’obiettivo di ridurre il sanguinamento e gli effetti associati all’effetto massa esercitato dall’organo.

Miomectomia laparoscopica (o robotica): il chirurgo accede mediante diverse piccole incisioni nello stomaco, attraverso cui vengono poi introdotti sottili strumenti (tra cui una videocamera) che consentono l’esecuzione dell’intervento. Alcuni chirurghi, quando possibile, preferiscono intervenire utilizzando la via laparoscopica in quanto sicuramente meno invasiva. Ad oggi il tasso di mortalità per questo tipo di intervento è praticamente nullo come del resto è molto bassa anche la morbilità ad esso associata.

  • La miomectomia isteroscopica: È la miomectomia eseguita mediante il resettoscopio, uno strumento che emette scariche elettriche capaci di eliminare i fibromi uterini. La funzionalità riproduttiva dell’utero, infatti, è pienamente conservata; può essere tuttavia riservata solo a quei fibromi che aggettano all’interno della cavità uterina, quindi i fibromi che abbiamo definito come sottomucosi, con diametri generalmente non superiori ai 5 cm.
  • La miomectomia tradizionale.

Embolizzazione dell’arteria uterina: nota anche come embolizzazione del fibroma uterino, è un trattamento che blocca l’afflusso di sangue ai fibromi, determinandone così la riduzione di volume nell’arco delle successive settimane. Il trattamento viene eseguito in ospedale ad opera di un radiologo interventista. L'embolizzazione dell'arteria uterina è presidio terapeutico utilizzato ormai da moltissimi anni sia in ostetricia che in ginecologia. Un'altra tecnica è l'embolizzazione: una tecnica radiologica che va a individuare e occludere l’arteria che alimenta il fibroma. In questo modo, il fibroma cessa di crescere e si verifica una progressiva riduzione del suo volume senza dover intervenire chirurgicamente.

Ablazione con ultrasuoni focalizzati guidati dalla risonanza magnetica: si tratta di un approccio non invasivo che viene praticato in una macchina per risonanza magnetica, utile a guidare il trattamento, che consiste nella somministrazione di ultrasuoni che attraversano la parete addominale fino a convergere sul fibroma, che viene distrutto grazie al calore prodotto. Gli ultrasuoni focalizzati guidati dalla risonanza magnetica sono una procedura del tutto innovativa, che permette di distruggere i fibromi uterini in maniera non invasiva. Com'è intuibile dal suo nome, tale procedura prevede l'impiego degli ultrasuoni e l'indirizzamento di questi sull'utero, attraverso un apposito strumento. L’intervento viene condotto in regime ambulatoriale e richiede in genere solo una blanda sedazione. I fibromi si riducono nelle settimane e nei mesi successivi al trattamento e anche il sanguinamento mestruale viene efficacemente contenuto.

Ablazione con radiofrequenza ecoguidata: Sfruttando le immagini ecografiche raccolte in tempo reale, si inserire uno specifico dispositivo all’interno del fibroma fino a causare la distruzione del tessuto tumorale. Mediante questo intervento è possibile produrre, all’interno del mioma uterino, un significativo incremento della temperatura allo scopo di creare una vera e propria necrosi coagulativa. Infatti, le dimensioni dei fibromi che possono essere trattati devono sicuramente essere contenute, generalmente non superiore ai 5-6 cm. Non è raccomandabile una gravidanza successiva al trattamento.

Isterectomia: L’isterectomia è un intervento chirurgico che rimuove l’utero (eventualmente anche ovaie e cervice). La chirurgia - es. miomectomia, isterectomia - è un'altra opzione per la gestione dei fibromi, trattamento riservato solo alle donne che presentano sintomi di grave entità (es. il fibroma copre l'utero intero o la neoplasia è molto dolorosa). Le opzioni chirurgiche comprendono la rimozione del/dei fibroma/i (miomectomia), la distruzione del/i tumori senza asportazione o la rimozione dell'utero (isterectomia).

Tipologie di fibromi

All’interno dell’utero possono essere presenti anche diverse tipologie di fibroma:

  • A sin. è rappresentato schematicamente un fibroma intramurale. Esso è situato nello spessore della parete uterina e può determinarne una deformazione più o meno evidente a seconda delle dimensioni del fibroma. Il fibroma intramurale è di più difficile diagnosi in quanto può avere una ecogenicità simile al tessuto miometriale circostante. I fibromi intramurali sono spesso causa di menometrorragie, ossia di cicli abbondanti e prolungati o vere e proprie emorragie, determinando a lungo andare uno stato anemico della paziente.
  • Al centro è rappresentato un fibroma sottomucoso che si caratterizza in quanto sporgente all’interno della cavità uterina. Il fibroma sottomucoso si presenta come una formazione tondeggiante o ovalare, vascolarizzata, a larga base d’impianto.
  • A dx. I fibromi sottosierosi possono essere silenti, ossia non dare alterazioni del ciclo, specie se sessili. Quelli peduncolati possono torcersi intorno al loro peduncolo. La visita ginecologica, attraverso la palpazione bimanuale, ossia vaginale e addominale, consente di diagnosticare i fibromi sottosierosi o intramurali che determinano una deformazione o aumento di volume dell’utero. In questi casi è possibile individuare una massa consistente, dura, di dimensioni variabili, liscia o a superficie irregolare.
  • Misti: hanno caratteri misti, ad es.

Cause e Fattori di Rischio

Attualmente, le cause dell'utero fibromatoso sono oggetto di studio; tra i fattori sospettati, rientrano:

  • Le anomalie ormonali
  • Un'alterata sensibilità agli ormoni sessuali: La ricerca scientifica ha dimostrato che i fibromi uterini contengono molti più recettori per gli estrogeni e il progesterone, rispetto a quanti ne contiene il normale tessuto dell'utero.
  • La familiarità allo sviluppo dei fibromi uterini
  • L'obesità
  • Un'alterata sensibilità dell'utero ai fattori di crescita

Prognosi e Rischi

La prognosi in caso di utero fibromatoso varia da paziente a paziente e dipende dal numero e dalla grande dei fibromi uterini. Per quanto riguarda i possibili rischi, tutto è legato alle caratteristiche dei miomi uterini e al loro sviluppo. Se hanno subito una torsione, i fibromi peduncolati possono andare in necrosi e devono essere rimossi con intervento urgente. Altre particolarità possono manifestarsi durante un’eventuale crescita delle dimensioni: i fibromi intramurali o i miomi sottomucosi possono perfino alterare la forma stessa dell’utero.

Raramente, un fibroma uterino può causare gravi conseguenze per la salute. I fibromi di grandi dimensioni possono premere sulla vescica e sull'uretere predisponendo a problemi renali. Ancora, l'impianto dell'ovulo potrebbe essere ostacolato qualora il mioma si espandesse al punto da occupare l'intero organo.

Una domanda che certamente accomuna molte donne è: possono quindi i nodi di mioma diventare maligni? Si tratta di un’eventualità estremamente rara: secondo le statistiche, solo un numero compreso fra 0,2% e 0,7% dei fibromi uterini si evolve in neoplasie maligne. La trasformazione di un fibroma uterino in tumore maligno è un'evenienza molto rara, nonostante siasia la più temuta.

Un controllo ginecologico risulta assolutamente indispensabile per tenere sotto controllo non solo i fibromi uterini, ma anche tuttele varie patologie che possono interessare l'apparato genitale femminile.

Non vi è alcuna differenza tra miomi e fibromi.Si tratta infatti di due sinonimi che indicano un tumore benigno dell'utero.

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