L’idronefrosi è un’alterazione anatomica, generalmente benigna, caratterizzata da un’anomalia del flusso urinario, cioè dalla dilatazione delle cavità che consentono il transito delle urine dal rene alla vescica. Il termine “idronefrosi” indica la presenza di dilatazione della pelvi renale, una struttura contigua al rene deputata alla raccolta del filtrato renale ovvero alla formazione delle urine. Spesso si associa anche la dilatazione dei calici renali in caso di ostacolo acuto o cronico di urina, causato il più delle volte da una ostruzione a valle, che non permette un adeguato deflusso del liquido urinario.
L’idronefrosi di solito colpisce un rene soltanto (idronefrosi unilaterale), ma non è escluso che possa essere anche bilaterale. L’idronefrosi renale colpisce prevalentemente uno dei due reni e in questi si parla di idronefrosi unilaterale. Quando raramente si verifica una ostruzione bilaterale , l’idronefrosi può bloccare la funzionalità di entrambi i reni, con conseguente idronefrosi bilaterale, che può essere pericolosa per la vita, generando una insufficienza renale acuta. Conoscere le motivazioni precise di questo disturbo aiuta a pianificare la cura più adeguata. Un intervento terapeutico appropriato, tempestivo e rapido, può essere fondamentale per evitare l’insorgenza di complicanze, talvolta anche gravi. Non è stata stimata un’età particolare di maggior insorgenza e pare che maschi e femmine siano colpiti in ugual misura.
Cause dell'Idronefrosi
Le cause che inducono lo sviluppo di un quadro di idronefrosi sono principalmente la presenza di un ostacolo interno di un tratto urinario o per una compressione esterna delle vie escretrici. Le cause più ricorrenti di idronefrosi possono suddividersi in tre categorie: quelle comuni a entrambi i sessi, quelle specifiche del sesso maschile e quelle specifiche del sesso femminile.
- Cause comuni nel sesso maschile, sono l’iperplasia prostatica benigna e il tumore alla prostata. Il progressivo incremento del volume prostatico finisce con il comprimere l’uretra peniena, riducendo sensibilmente il flusso di urina fin anche a bloccarlo.
- Cause comuni al sesso femminile sono la gravidanza, l’utero ingrandito può comprimere bilateralmente gli ureteri provocando una conseguente stasi urinaria.
- I calcoli renali sono delle piccole aggregazioni di sali minerali, che si formano all’interno delle vie urinarie e compromettono il normale flusso d’urina.
Altre cause di idronefrosi
- Dilatazione congenita del rene che spesso migliora spontaneamente.
- Stenosi del giunto pielorureterale: ostacolo parziale a livello del passaggio tra rene e uretere. E’ monolaterale nell’85% dei casi.
- Valvole dell'uretra posteriore: ostacolo al passaggio di urina a livello del canale che porta l’urina dalla vescica all’esterno, uretra.
- Reflusso vescico-ureterale si ha quando l’urina scorre all’indietro attraverso l’uretere dalla vescica fino al rene.
La via urinaria che veicola le urine prodotte dal rene verso l’esterno può essere suddivisa in vari segmenti, dal rene verso l’esterno, la pelvi renale, l’uretere, la vescica, e l’uretra. La quantità di liquido amniotico cioè del liquido in cui è immerso il feto in utero è prodotto dalle urine del bambino stesso.
Sintomi e Segni dell'Idronefrosi
Quando sintomatica, l’idronefrosi si presenta con dolore improvviso o gravativo nella regione lombare, accompagnata da disturbi gastroenterici come nausea e vomito. I sintomi di una idronefrosi dipendono da diverse caratteristiche e, precisamente, variano in base a tre parametri:
- Velocità con cui si blocca la via urinaria
- Grado di chiusura, parziale o totale
- Ostruzione unilaterale o bilaterale
È abbastanza intuibile come il secondo e il terzo parametro incidano sui sintomi. Una chiusura totale delle vie urinarie, infatti, è assai più grave di una chiusura parziale; lo stesso discorso vale per l'idronefrosi bilaterale: infatti, il coinvolgimento di entrambi i reni implica un malfunzionamento renale superiore, rispetto a quando l'idronefrosi è unilaterale. Il primo parametro, invece, merita un discorso a parte.
Idronefrosi acuta
A seconda di quanto rapidamente si chiude il passaggio al flusso di urina, si possono avere due forme di idronefrosi diverse, per alcuni aspetti simili e per altri differenti. L'idronefrosi acuta si deve, solitamente, ai calcoli renali e si sviluppa in pochissime ore (ecco perché viene definita acuta). Il sintomo principale di una idronefrosi acuta è il dolore severo, che insorge a livello lombare e a uno o a entrambi i fianchi (tra costole e anca). Talvolta, la sensazione dolorosa può avvertirsi anche a livello dei testicoli (nell'uomo) o della vagina (nella donna). Inoltre, tende ad andare e venire e a peggiorare quando il paziente beve qualcosa. Al dolore si aggiungono i seguenti sintomi e segni:
- Nausea e vomito
- Difficoltà a urinare
- Infezioni renali batteriche, dovute al ristagno di urina
- Febbre alta, superiore ai 38°C
- Brividi incontrollabili
- Sangue nelle urine (prova inconfutabile della presenza di una calcolosi renale)
- Gonfiore in corrispondenza dei reni, quando l'idronefrosi è grave
Idronefrosi cronica
La condizione di idronefrosi cronica s'instaura, invece, molto lentamente: sono richieste, infatti, settimane, se non anche mesi. La spiegazione di questa gradualità è da collegarsi, quasi sicuramente, alle cause: per esempio, un tumore agli organi riproduttivi, una gravidanza ecc., sono processi lenti, che richiedono tempo per causare l'idronefrosi. Sintomi e segni non si discostano poi molto da quelli descritti per l'idronefrosi acuta. Il dolore rappresenta sempre la manifestazione principale del disturbo, con la sola differenza che, in alcuni casi, è più leggero.
Si consiglia di rivolgersi tempestivamente al proprio medico quando si avvertono dolore severo a un fianco (o alla schiena) e, contemporaneamente, difficoltà a urinare e febbre alta. Quest'ultima è, molto spesso, sinonimo di un'infezione renale batterica, la quale, se non curata, può dare complicanze.
Diagnosi dell'Idronefrosi
Una diagnosi precoce di idronefrosi viene stabilita dal medico grazie ad un’attenta raccolta anamnestica ed esame obiettivo. Come accade per molte patologie, una pre-diagnosi di idronefrosi viene stabilita dal medico grazie a un attento esame obiettivo. Successivamente, per una diagnosi certa, occorrono un'ecografia e ulteriori esami, sia clinici che strumentali, per identificare le cause e le eventuali patologie e complicazioni associate.
Per poter fare diagnosi di idronefrosi è necessario un esame ecografico dell’addome mirato alla visualizzazione del/dei reni e delle vie urinarie. Eventuale diagnostica di secondo livello come TC può essere utile per definire meglio la situazione patologica in atto a livello renale.
Esami Clinici
Tramite l'esecuzione di alcuni esami clinici, è possibile chiarire parte delle cause e scoprire se l'idronefrosi ha provocato complicazioni.
- Gli esami del sangue servono a valutare se c'è un'infezione batterica in corso. Inoltre, forniscono un dato quantitativo dei valori di creatinina presenti nel circolo sanguigno. Va precisato che quest'ultimo elemento non è sempre attendibile, poiché, specialmente nelle idronefrosi unilaterali, esso potrebbe apparire normale. Il motivo è legato al fatto che il rene sano compensa le mancanze di quello malato, lasciando così inalterati i livelli di creatinina nel sangue.
- Gli esami delle urine servono a valutare se ci sono tracce di sangue. Infatti, una loro presenza è sinonimo, quasi sempre, di calcoli renali.
Altri esami diagnostici
Stabilita la diagnosi di idronefrosi, per impostare una terapia corretta è molto importante far luce su alcuni dettagli del disturbo, come per esempio dove si trova l'ostruzione o se c'è un tumore alla sua origine. Ottime informazioni si ottengono da:
- L'urografia endovenosa è un esame radiologico, che consente di valutare l'apparato urinario dal punto di vista morfologico e funzionale. Prevede l'uso di raggi X e di un mezzo di contrasto (soluzione iodata), iniettato nel circolo sanguigno. Il mezzo di contrasto, evidenziando il flusso urinario attraverso reni, ureteri, vescica e uretra, permette di individuare dove risiede l'ostruzione.
- TC (tomografia computerizzata) fornisce immagini tridimensionali, relative agli organi interni del corpo umano. Se ci sono tumori all'origine dell'idronefrosi, questi vengono rintracciati. La TAC fa uso di radiazioni ionizzanti, pertanto è considerato un esame moderatamente invasivo.
Trattamento dell'Idronefrosi
La scelta della cura più appropriata dipende dalle cause scatenati e dalla gravità dell'idronefrosi stessa. Il primo passo consiste nel rimuovere l'accumulo di urina nel rene, per evitare l'insorgenza di un'infezione; il secondo passo è quello di rimuovere l'ostruzione del tratto urinario; il terzo definitivo passaggio è dedicato alla cura delle cause, come per esempio i calcoli renali o un eventuale tumore agli organi riproduttivi. Prima si interviene e migliori saranno i benefici che ne trarrà il paziente.
Gli obiettivi della terapia dell'idronefrosi sono:
- Rimuovere il ristagno di urina e l'enorme pressione che esso determina all'interno del rene coinvolto (il gonfiore)
- Prevenire l'atrofia renale e il diffondersi di infezioni batteriche
- Rimuovere l'occlusione a livello del tratto urinario
- Trattare, con le cure più adeguate, le cause dell'idronefrosi
Drenaggio dell'urina
Il drenaggio dell'urina, accumulatasi nella pelvi renale, è fondamentale per ridurre la pressione interna al rene e per alleviare la sensazione dolorosa. Inoltre, evita il diffondersi di infezioni batteriche, dapprima nell'organo renale, e poi nel sangue (sepsi). Le tecniche di drenaggio urinario sono almeno due e la loro applicazione dipende da dove si trova l'ostruzione.
- Catetere urinario vescicale: Tale pratica prevede l'inserimento, attraverso l'uretra, di un catetere all'interno della vescica. Tramite il catetere, si provvede al drenaggio dell'urina, specialmente quando l'occlusione è nel tratto finale delle vie urinarie.
- Nefrostomia: Consiste nell'inserimento di un piccolo tubicino nel rene, precisamente nella pelvi renale. Il tubicino viene inserito attraverso una piccola incisione cutanea e consente il drenaggio dell'urina ristagnata.
Trattamento chirurgico: Lo stent ureterale
Effettuato il drenaggio, bisogna consentire nuovamente all'urina di poter fluire normalmente all'interno delle vie urinarie. Per fare ciò, la tecnica chirurgica utilizzata si chiama stent ureterale. Lo stent ureterale consiste nell'inserimento di un piccolo tubicino all'interno dell'uretere occluso. Esso serve a mantenere pervio il canale, permettendo così all'urina di attraversare nuovamente il dotto urinario coinvolto. Di solito, lo stent ureterale è una misura temporanea, in attesa che si risolvano le cause dell'idronefrosi (calcoli renali, tumori ecc). Si tratta di un intervento efficace, ma, in alcuni, può causare delle complicazioni.
Trattamento delle cause
Dopo il drenaggio e la rimozione dell'ostruzione, il terzo passo fondamentale consiste nel trattamento delle cause. Pertanto, in questo frangente, la scelta terapeutica varia da paziente a paziente. In presenza di:
- Calcoli renali: si ricorre al cosiddetto bombardamento o litotrissia.
- Iperplasia prostatica: si fa uso di farmaci (specie se benigna) e, nelle situazioni più gravi (tumore maligno), si ricorre alla rimozione chirurgica della prostata.
- Tumori agli organi riproduttivi: servono chemioterapia, radioterapia e rimozione chirurgica dei tessuti tumorali.
Altre procedure chirurgiche
- L’ureterolitotrissia laser (URS) è una metodica di chirurgia endoscopica, mediante la quale avviene la frantumazione di calcoli posizionati nell’uretere, che sono quelli potenzialmente più pericolosi, potendo indurre una ostruzione delle vie urinarie.
- La nefrolitotrissia percutanea, il cui acronimo è PCNL ,è una tecnica endoscopica che permette la frantumazione diretta dei calcoli renali.
- La RIRS, Retrograde Intra Renal Surgery, è una tecnica endoscopica con la quale si esegue una risalita delle vie escretrici renali , vescica uretere pelvi renale, con uno strumento rigido o flessibile con l’intento di un trattamento all’interno del rene. Da questa fibra ottica viene trasmessa l'energia di un laser ad Olmio che polverizza il calcolo. La perfetta tollerabilità e mini invasività permettono un rapido ricovero e una dimissione che avviene quasi sempre nelle 24 ore successive.
Idronefrosi in gravidanza
Al termine della gravidanza, l'idronefrosi si risolve spontaneamente, pertanto non è necessario intervenire in modo invasivo, se non praticando periodicamente il drenaggio dell'urina.
Idronefrosi fetale
La maggior parte dei casi di idronefrosi fetale non richiede trattamenti specifici. Infatti, il disturbo renale si risolve, quasi sempre, alla nascita o in breve tempo. Se all'origine dell'idronefrosi c'è il cosiddetto reflusso vescico-ureterale primario, potrebbero essere richieste due contromisure: gli antibiotici, contro eventuali infezioni renali, e l'iniezione di una sostanza liquida particolare, per impedire il reflusso. Raramente l'idronefrosi fetale richiede, per la sua risoluzione, l'intervento chirurgico; intervento chirurgico che, quando diventa necessario, è del tutto simile a quello degli adulti.
Prognosi e prevenzione dell'Idronefrosi
La prognosi è variabile, in quanto dipende da numerosi fattori, quali:
- Cause dell'idronefrosi
- Interessamento di uno o entrambi i reni
- Gravità dell'ostruzione che blocca il tratto urinario
- Forma di idronefrosi, acuta o cronica
- Quando si è intervenuti con la cura appropriata
Sono fondamentali la tempestività e la rapidità d'azione: intervenire agli esordi del disturbo significare anticipare e prevenire le complicanze (infezioni renali, sepsi, atrofia renale insufficienza renale ecc); al contrario, ritardare la diagnosi e l'intervento terapeutico, significa ridurre l'efficienza della cura e peggiorare, di conseguenza, la prognosi.
Prevenzione
Una dieta equilibrata previene i calcoli renali, di conseguenza anche i disturbi renali. Lo stesso discorso vale per i tumori: uno stile di vita sano, in generale, allontana il rischio di neoplasie e delle loro eventuali complicanze. Tutto ciò può servire a prevenire l'idronefrosi, con ottimi risultati. In ogni caso, una dieta equilibrata e una corretta idratazione riducono il rischio di formazione di calcoli renali.
Se un’ecografia in gravidanza o dopo il parto dovesse evidenziare un’anomalia del rene o delle vie urinarie, solo raramente si tratterà di un problema importante da affrontare con esami aggressivi e per cui prospettare il ricorso al chirurgo. Ormai sappiamo che l’indicazione alla correzione chirurgica viene soprattutto dalla riduzione della funzionalità di quel rene.
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