Ecografia per Polipi Uterini: Come si Fa

I polipi endometriali sono escrescenze che si sviluppano nella cavità del corpo dell’utero e sono neoformazioni focali intrauterine, singole o multiple, caratterizzate da morfologia sessile o peduncolata. Presentano tre elementi costitutivi: la componente ghiandolare, lo stroma e i vasi sanguigni.

Cosa sono i polipi endometriali?

I polipi endometriali sono escrescenze di natura generalmente benigna, che possono presentarsi nelle donne sia durante l’età riproduttiva, sia nel post menopausa. È una piccola neoformazione che origina dalla mucosa endometriale, il rivestimento della cavità uterina (endometrio), o dalla cervice, aderendo alla parete interna dell’utero.

Di svariate dimensioni, possono essere unici o multipli e sessili o peduncolati in base all’assenza o presenza di peduncolo di base e con un vaso centrale che li nutre e sostiene. Sembrano essere causati da iperplasia della mucosa in risposta anomala allo stimolo ormonale: sono dunque il risultato di uno stimolo estrogenico non bilanciato dal progesterone in più cicli mestruali.

Il loro sviluppo avviene solitamente tra i 30 e i 50 anni, mentre è più raro che si verifichi durante la menopausa.

I principali fattori di rischio per la formazione di un polipo endometriale sono l’età, l’ipertensione, la terapia con tamoxifene e l’iperestrogenismo. Quest’ultimo è legato tipicamente a condizioni quali obesità, sindrome dell’ovaio policistico, menopausa tardiva, tumori stromali estrogeno-secernenti e insufficienza epatica cronica.

La trasformazione maligna si verifica in una percentuale variabile fra 0 e 12,9% dei casi.

Sintomi dei polipi endometriali

I polipi endometriali possono essere totalmente asintomatici, oppure possono manifestarsi con sanguinamenti uterini anomali (AUB) pre e postmenopausali o con infertilità.

Per entrambi, il sintomo principale è rappresentato dalle perdite ematiche genitali anomale ossia cicli mestruali abbondanti (menorragia) e duraturi (menometrorragia), perdite scarse (spotting) o emorragiche (metrorragia) al di fuori del ciclo.

Diagnosi dei polipi endometriali

Nei casi sintomatici con sanguinamento uterino anomalo, la presenza di un polipo endometriale deve essere sospettata seguendo l’algoritmo PALM-COEIN e deve essere indagata tramite ecografia transvaginale, che rappresenta l’esame non invasivo gold standard.

La diagnosi può avvenire con un’ecografia transvaginale effettuata durante la visita ginecologica, che permette di guardare all’interno dell’utero.

Come si esegue l'ecografia transvaginale

Di che cosa si tratta? L’ecografia transvaginale è una tecnica diagnostica che permette di studiare la morfologia e lo stato di salute degli organi genitali interni femminili, ossia il collo dell’utero, l’utero, le salpingi e le ovaie.

Una sonda rivestita da una pellicola ricoperta di gel viene introdotta nella vagina ed emette ultrasuoni, ovvero onde sonore a elevata frequenza, non udibili dall’orecchio umano. Queste sono riflesse in modo differente dai tipi di tessuti circostanti. I segnali provenienti dai tessuti sono registrati da un computer che ricostruisce su un monitor le immagini degli organi pelvici.

Si tratta di un esame indolore e sicuro dal momento che le onde sonore sono innocue per la salute di ogni donna.

È preferibile eseguire l’esame ecografico durante la fase proliferativa del ciclo mestruale, poiché l’endometrio è più sottile, avvalendosi anche dello studio color Doppler, che permette la visualizzazione del peduncolo vascolare.

I polipi endometriali possono essere sospettati con l’ecografia transvaginale, meglio se effettuata nella prima metà del ciclo ormonale (prima dell’ovulazione).

Infatti, l’ecografia transvaginale aiuta a individuare precocemente anomalie nell’endometrio, come ispessimenti, polipi o la presenza di liquido nell’utero. È particolarmente utile nelle donne in postmenopausa.

Quando è prescritta l’ecografia transvaginale? Questo tipo di ecografia viene normalmente richiesta per sanguinamenti anomali, dolori pelvici di origine ignota, amenorrea, per donne con problemi di infertilità, malformazioni congenite di utero e ovaie, e quando il medico ha un sospetto di tumori o infezioni.

L’esame serve a ipotizzare l’origine di sanguinamenti o di dolori pelvici (infiammazioni possibili cause di infertilità) ed è utile a studiare la natura delle cisti ovariche, il rivestimento interno dell’utero (endometrio) e gli ingrossamenti della parete dell’utero. Può aiutare inoltre a individuare l’eventuale presenza di tumori.

Può essere inoltre impiegata dal termine del primo mese di gravidanza perché permette di evidenziare più precocemente le immagini dell’embrione.

In alcuni casi possono essere utili le ecografie tridimensionali (3D) e in tempo reale (4D), dato che possono offrire immagini più chiare e dettagliate rispetto alla tradizionale ecografia in due dimensioni (2D), per esempio per analizzare meglio anomalie congenite o condizioni ginecologiche complesse.

Preparazione all'ecografia transvaginale

Generalmente non è richiesta alcuna preparazione particolare nei giorni che precedono l’esame. Normalmente questa ecografia viene effettuata preferibilmente a vescica vuota, ma talvolta si richiede di averla piena (e quindi di bere un litro d’acqua entro un’ora prima e non urinare nell’ora precedente all’indagine) per effettuare anche l’ecografia pelvica esterna.

Al momento dell’indagine ci si deve spogliare dalla vita in giù e sistemare sul lettino in posizione ginecologica. Non è richiesta nessun’altra preparazione al test.

Non occorre farsi accompagnare e si può tranquillamente guidare dopo l’esame.

L'esame è doloroso?

La procedura è indolore, ma è possibile avvertire un leggero fastidio o un senso di pressione quando viene inserita la sonda.

No, perché l’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti, bensì onde sonore, innocue sia per la donna, sia per il feto, in caso di gravidanza in corso.

Altri metodi diagnostici

Si può inoltre ricorrere alla sonoisterografia che, attraverso l’iniezione di soluzione fisiologica, permette la visualizzazione della cavità endometriale distesa e pertanto il più facile riconoscimento della lesione.

Per la conferma diagnostica occorre effettuare la sonoisterografia. E’ un esame non doloroso: eventualmente può provocare un fastidio simile a quello provato durante le mestruazioni, dovuto alla leggera distensione della cavità uterina da parte del liquido.

In caso di dubbi, è possibile confermare la diagnosi tramite una sonoisterografia o isteroscopia.

  • Isterosonografia: viene inserito un catetere all’interno della vagina che permette di iniettare acqua salata.
  • Isteroscopia: all’interno della vagina viene inserito un telescopio sottile, che attraversa la cervice e l’utero per guardare il tessuto che riveste l’interno.
  • Biopsia endometriale: il ginecologo utilizza uno strumento di plastica morbida per prelevare un pezzo di tessuto dal rivestimento dell’utero (biopsia).

Per la sua minore invasività ha pressochè sostituito l’isteroscopia diagnostica ambulatoriale.

L’esame potrebbe non essere comunque sempre sufficiente, per cui potrebbero essere prescritti ulteriori esami di approfondimento.

Trattamento

Generalmente non causano disagi ma in presenza di sintomi, più o meno gravi, possono essere rimossi in modo sicuro ed efficiente.

L’asportazione di un polipo endometriale viene routinariamente eseguita mediante isteroscopia operativa office o videoresettoscopia in sala operatoria. Il rischio di formazione di aderenze intrauterine dopo la procedura è trascurabile e il tasso di complicanze è estremamente basso.

La terapia dei polipi endometriali è essenzialmente chirurgica, isteroscopica (endoscopica) ambulatoriale o in sala operatoria, in base al numero, alle dimensioni e alla localizzazione delle neoformazioni. Si procede con l’asportazione del polipo al fine di risolvere i sintomi ed effettuare la diagnosi istologica, per escludere possibili alterazioni neoplastiche.

A volte la rimozione del polipo viene eseguita tutta in isteroscopia ambulatoriale, prima diagnostica, poi operativa, utilizzando un tubo di calibro inferiore a quello operativo e una blanda sedazione. Il polipo anche in questi casi sarà poi sottoposto ad analisi.

Le controindicazioni sono costituite dallo stato di gravidanza, dalle infezioni vaginali (la procedura potrebbe far risalire batteri nelle tube ed in cavità addominale).

La polipectomia può essere effettuata in regime ambulatoriale, senza anestesia, in circa l’80% dei casi.

La terapia medica è stata finora rappresentata dai progestinici e dagli analoghi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), ma è destinata a cambiare con il recente utilizzo della molecola di Ulipristal Acetato, in grado di influenzare l’attività del progesterone intervenendo sui fattori di crescita chiave dei fibromiomi uterini.

È importante consultare un medico per una diagnosi accurata e un piano di trattamento appropriato.

Tabella riassuntiva delle procedure diagnostiche

Procedura Descrizione Obiettivo
Ecografia Transvaginale Inserimento di una sonda nella vagina per visualizzare gli organi pelvici. Identificare anomalie endometriali come polipi.
Sonoisterografia Iniezione di soluzione salina nell'utero durante l'ecografia. Migliorare la visualizzazione della cavità uterina.
Isteroscopia Inserimento di un telescopio sottile nell'utero. Visualizzare direttamente il tessuto endometriale.
Biopsia Endometriale Prelievo di un campione di tessuto dall'endometrio. Analisi istologica per escludere alterazioni neoplastiche.

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