L’Ecografia Oculare è un esame diagnostico che viene eseguito per lo studio bidimensionale delle strutture interne dell’occhio. Detta anche Ecografia bulbare, l’Ecografia Oculare è un esame diagnostico che sfrutta le emissioni di ultrasuoni, cioè delle onde acustiche di alta intensità ma di bassa frequenza, che permettono di studiare approfonditamente i tessuti molli che si trovano nella cavità orbitale.
Come per altri distretti dell’organismo, l’ecografia è utilizzata per indagare con gli ultrasuoni sia l’occhio che l’orbita con immagini paragonabili a quelle di una T.A.C. o di una Risonanza Magnetica. È un esame indolore, assolutamente non rischioso e innocuo per i tessuti oculari, che dura circa 20 minuti, senza usare alcun tipo di radiazioni. Di fatto con le nuove tecnologie le immagini ecografiche sono come una TAC senza raggi.
L’ecografia oculare impiega gli ultrasuoni per la visualizzazione delle strutture interne dell’occhio: gli ultrasuoni rimbalzano sui tessuti, generando “echi” che tornano indietro e vengono analizzati ed elaborati in modo da formare immagini diagnostiche. È una tecnica tomografica poiché le immagini ricostruiscono delle sezioni (delle immagini simili a delle fettine) di tessuto.
È una tecnica “dinamica”, poiché è possibile eseguire valutazioni, oltre che su immagini fisse, anche in movimento, durante l’esecuzione dell’esame, chiedendo a chi viene esaminato di muovere lo sguardo, e spostando la sonda ecografica.
Indicazioni per l’Ecografia Oculare
È un esame insostituibile nei casi di:
- Opacità di cornea e/o cristallino in quanto consente l’acquisizione delle informazioni sulle strutture intraoculari (es. escludere la presenza di distacchi di retina, neoformazioni intraoculari, emorragie) impossibili da ottenere con altre metodiche.
- Malattie dell’orbita in quanto consente la valutazione di lesioni espansive (tumori), alterazioni dei muscoli extraoculari (es. patologie tiroidee) e del nervo ottico (nel tratto infraorbitario).
- Lesioni pigmentate dell’occhio in quanto consente la diagnosi differenziale e la valutazione delle dimensioni dei tumori intraoculari.
- La valutazione di patologie retiniche dubbie (distacco di coroide, schisi) anche con mezzi diottrici trasparenti.
- Nei traumi del bulbo e dell’orbita con o senza corpi estranei (anche non radiopachi, cioè invisibili con le radiografie).
- Nello studio di bambini anche molto piccoli, in quanto può spesso essere effettuata senza sedazione e non espone il Paziente a radiazioni, e quindi consente il follow-up di lesioni che necessitano di molteplici controlli.
- Valutare la presenza e la localizzazione di addensamenti e membrane vitreali.
- Misurare le dimensioni complessive del bulbo oculare e delle sue singole parti.
- Misurare gli spessori dei muscoli extra-oculari.
- Studio della forma dell’occhio (miopia patologica).
Tecnologia dell’Ecografo Oculare
La tecnologia utilizzata, detta ECOGRAFIA OCULARE OPTIKON HiScan A/B-Scan e UBM, è di ultima generazione e permette valutazioni estremamente precise, nell’ordine di millesimi di millimetro, un’elevata definizione (15 micron), una maggior chiarezza dell’immagine tale da permettere un inquadramento istologico delle lesioni. Le immagini estremamente accurate dell’HiScan sono realizzate da un sistema basato su PC che utilizza un software tecnologicamente avanzato di ultima generazione.
HiScan è l’ unico ecografo oculare dotato di un sistema integrato di ricostruzione tridimensionale del segmento posteriore ed anteriore. Questa tipologia di ecografo oculare permette di utilizzare le modalità A.scan, B-scan, lo studio dell’orbita e della parte anteriore dell’occhio (UBM).
A-scan
La modalità A-scan viene utilizzata in oculistica per eseguire la lunghezza dell’occhio e per studiare le caratteristiche interne di reflettività delle neoformazioni intra-oculari.
B-scan
L’ecografia oculare B-SCAN è un esame non invasivo che fornisce un’immagine bidimensionale del bulbo oculare e dell’orbita. È l’indagine diagnostica più importante in presenza di malattie della parte inferiore dell’occhio come opacità della cornea o cataratta per valutare lo stato della retina e del settore posteriore del bulbo oculare e consente di acquisire informazioni sulle strutture intraoculari impossibili da ottenere con altre metodiche.
Le principali indicazioni sono l’identificazione e la valutazione di lesioni tumorali presenti a livello del bulbo oculare e dell’orbita, lo stato del corpo vitreo e della retina (distacco del corpo vitreo e/o di retina), le malattie dei muscoli extraoculari (es. patologie tiroidee) e del nervo ottico (nel suo tratto all’interno dell’orbita). Viene effettuata senza sedazione e senza radiazioni, e può essere utilizzata per lo studio di bambini anche molto piccoli e per il follow-up di lesioni per le quali sono essere necessari numerosi controlli.
Ecografia Orbitaria
L’ecografia dell’orbita è fondamentale per lo studio della patologia orbitaria (tiroide correlata, tumori, cisti) in quanto è l’unica indagine (insieme alla TC e alla RM) che consente di visualizzare il contenuto dell’orbita (muscoli, ghiandola lacrimale, nervo ottico, via lacrimali)
UBM - Biomicroscopia ad Ultrasuoni
La biomicroscopia ad ultrasuoni (UBM) è un esame che, sfruttando l’alta risoluzione, consente di visualizzare e misurare la parte anteriore dell’ occhio con una ricostruzione estremamente precisa della cornea, dell’angolo irido-corneale e della camera anteriore utilissima sia prima che dopo interventi chirurgici.
Indicazioni:
- La scansione dell’angolo camerulare nel glaucoma.
- Determinazione della posizione di una lente intraoculare.
- Misurazioni preoperatorie in caso di impianti di lenti speciali per la miopia.
- Verifica delle alterazioni della porzione anteriore della sclera.
- Studio dei traumi oculari e dei tumori dell’iride e del corpo ciliare.
Per lo studio delle vie lacrimali vengono utilizzate metodiche specifiche per preparare il paziente a interventi sulle vie lacrimali di deflusso (dacriocistorinostomia).
Nevo della Coroide
È prassi frequente quella di sottoporsi a controlli dermatologici per controllare i nevi cutanei. Non tutti sono a conoscenza dell’esistenza di nevi anche nei nostri occhi. I nevi oculari possono svilupparsi a livello della congiuntiva o nell’uvea, la tunica media dell’occhio, che si compone di iride, corpo ciliare e coroide. Tra tutti, i nevi coroideali sono quelli di gran lunga più frequenti, interessando circa il 5.6-6.5% della popolazione caucasica adulta.
Il nevo della coroide è una neoplasia benigna che origina dai melanociti dell’uvea, lo strato vascolare dell’occhio di cui fa parte la coroide. Durante la visita appaiono al medico oculista come una piccola lesione piatta o lievemente rilevata di colore grigio-verde-marrone ed alcuni di essi possono presentare nella loro superficie delle chiazzette giallastre dette “drusen”.
Si stima che più del 20% dei soggetti di razza caucasica con più di 50 anni abbiano un nevo coroideale. Tuttavia in alcuni casi possono causare un calo visivo nell’occhio affetto a causa di accumulo di liquido sottoretinico o complicandosi con neovasi coroideali (CNV). Cambiamenti di dimensione o colore sono assai rari, circa nel 4% dei casi dopo 5 anni di osservazione, e possono essere assolutamente normali.
I nevi coroideali sono generalmente asintomatici, anche se raramente possono condurre ad alterazioni dell’acuità visiva, a livello del campo visivo o sviluppare neovascolarizzazioni coroideali. Sono molte le metodiche con cui possiamo studiare i nevi coroideali e che ci permettono di valutarne la stabilità o un’eventuale alterazione.
È noto che i nevi coroideali sono lesioni benigne e asintomatiche. In una bassa percentuale dei casi però diventano sintomatici e possono mutare in melanoma.
Diagnosi e Monitoraggio del Nevo Coroideale
Per un corretto approccio diagnostico in presenza di una lesione pigmentata coroideale è indispensabile eseguire:
- Retinografia a colori e autofluorescenza della lesione comprendente i suoi margini
- Ecografia B-scan con misurazione dello spessore della lesione e del suo diametro massimo
- OCT lesione e macula
Utile anche in determinati casi:
- Fluorangiografia retinica
- Angiografia con Verde Indocianina
Una lesione pigmentata viene considerata sospetta e definita lesione melanocitaria atipica quando è potenzialmente in grado di crescere di dimensioni e trasformarsi in melanoma. Questo rischio viene valutato ricercando una o più di queste caratteristiche presenti anche contemporaneamente:
- Spessore della lesione superiore ai 2 mm
- Presenza di fluido sottoretinico
- Presenza di sintomi aspecifici
Si andrà dai 3 mesi per lesioni fortemente sospette ai 12 mesi per quelle senza fattori di rischio. Il nevo per definizione non cresce. La crescita dimensionale di una lesione pigmentata significa che ci troviamo di fronte o ad una trasformazione di un nevo in melanoma (evento raro) o più frequentemente alla crescita di quello che era già un piccolo melanoma.
Il nevo non deve essere trattato ma seguito nel tempo. In alcuni nevi, soprattutto quelli al polo posteriore, possono svilupparsi delle complicanze coinvolgenti la macula e determinanti un calo dell'acuità visiva: membrane neovascolari o essudazioni sierose. Queste complicanze vanno trattate tempestivamente con iniezioni intravitreali di farmaci anti VEGF, con terapia laser fotodinamica (PDT) o con fotocoagulazione laser.
Se viene rilevato o localizzato un nevo oculare, la prima cosa da tenere a mente è che non ci si deveallarmare. Semplicemente, dovremo andare dall’oftalmologo per eseguire un’analisi accurata e assicurarci che sia un nevo benigno e che non presenti alti rischi per la salute.
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