L'ecografia muscolo-tendinea o articolare è una metodica diagnostica non invasiva che utilizza gli ultrasuoni, onde sonore ad alta frequenza, per "vedere" le strutture articolari, i fasci muscolari, i tendini del corpo ed eventuali loro alterazioni. L’ecografia muscoloscheletrica, sfruttando l’utilizzo di sonde lineari ad alta frequenza di ultima generazione, risulta essere un esame indolore, non dannoso per la salute in quanto non vi è emissione di Raggi X; è inoltre accessibile a tutti (bambini, donne gravide, portatori di pacemaker o protesi metalliche), economico, eseguibile in ambiente ambulatoriale, nonché di lettura immediata dando in tal modo una risposta al quesito diagnostico in tempo reale e ripetibile nel tempo per valutare l’evoluzione di una patologia.
Come si svolge l'esame
Al fine di ottenere immagini accurate di tutte le strutture anatomiche, il medico chiederà al paziente di sedersi o sdraiarsi su un lettino per indagare l’area di interesse (strutture muscolo-tendinee, legamenti, articolazioni, nervi periferici, tessuti molli) e le sezioni adiacenti attraverso un dispositivo di scansione manuale che scorrerà sulla cute, ossia il trasduttore. Sulla pelle del paziente, in corrispondenza dell’articolazione interessata, viene applicato del gel al fine di migliorare il contatto con la sonda che invia gli ultrasuoni all’apparecchio. L’azione delle sonde avviene mediante l’emissione di ultrasuoni a frequenza variabile assieme a un gel apposito che viene applicato al trasduttore al fine di eliminare l’aria tra la sonda e la cute. L’ecografia muscolo-tendinea, come gli altri tipi di ecografia è un esame radiologico che utilizza ultrasuoni, cioè suoni non udibili dall’orecchio umano, emessi da una sonda di ultima generazione ad alta frequenza che funziona sia come fonte di ultrasuoni sia come trasduttore. Gli echi emessi “colpiscono” i tessuti e vengono riflessi in modo diverso a seconda della composizione del tessuto stesso. La frequenza utilizzata per le parti molli, tendini e muscoli è compresa tra 3,5 e 14 MHz, con l’impiego di una sonda lineare.
Prima di iniziare l’esame ecografico, sarà opportuno analizzare le informazioni anamnestiche potendo essere utili. A differenza degli altri strumenti di imaging radiologica, offre la possibilità di ottenere immagini in dinamica, cioè in movimento, ad esempio per valutare lo scorrimento dei fasci muscolari o dei tendini durante la contrazione o durante i movimenti passivi. Una volta finito l’esame, il medico potrebbe chiedere al paziente di attendere: giusto il tempo di analizzare le immagini a ultrasuoni.
L’ecografia è un’indagine diagnostica non dannosa per la salute, non c’è emissione di raggi X, non è invasiva ed è ripetibile nel tempo, consentendo di valutare l’evoluzione di una patologia.
Indicazioni dell'Ecografia Muscolo-Tendinea
Con l’ecografia muscolo-tendinea, come dice il termine, è possibile evidenziare tutte le patologie a carico dei muscoli o dei tendini, alcune patologie articolari, le borse, i tessuti sottocutanei. E’ l’esame di prima scelta in caso di contusioni, stiramenti e strappi muscolari (o sospetti tali), di tendiniti (al gomito, ginocchio, piede, mano, polso, caviglia, tendine di Achille), di tendinopatie della spalla, di cisti, borsiti, ematomi sottocutanei o intramuscolari.
L’applicazione principale dell’ecografia muscolo-scheletrica o muscolo tendinea è certamente la ricerca di eventuali interruzioni delle fibre per eventi traumatici (ad esempio strappi muscolari, distorsioni, lussazioni) o patologie degenerative (ad esempio periartrite scapolo -assiale, le lesioni legamentose della caviglia). Una più recente applicazione dell’ecografia muscolo-scheletrica è lo studio dei legamenti collaterali e rotulei del ginocchio. L’ecografia osteoarticolare e muscolo-tendinea risulta di grandissima importanza nella diagnosi e nel follow-up dell’artrite reumatoide. L’esame è in grado di evidenziare: alterazioni della struttura articolare (erosioni, osteofiti, lesioni tendinee) e segni d’infiammazione (versamento, ipertrofia della membrana sinoviale, borsite, tenosinovite) caratteristici della patologia.
All’esame ecografico si distinguono bene i fasci muscolari e la struttura fibrillare dei tendini, che appaiono come dei “nastri” biancastri e le eventuali lesioni di queste fibre, che appaiono più scure, le raccolte liquide, siano esse cisti o ematiche, che si presentano nere, i depositi di sali di calcio (calcificazioni) a livello dei tendini, delle borse e dei muscoli, che appaiono come delle formazioni irregolari più o meno estese bianche e non attraversabili dagli echi emessi dalla sonda.
L’ecografia osteoarticolare e quella muscolo-tendinea, sono quasi sempre inscindibili. Nel nostro centro, esiste la possibilità di effettuare la visita specialistica ortopedica o reumatologica insieme all’ecografia muscolo-scheletrica.
Limiti dell'esame
L’ecografia muscolo-tendinea non è in grado di vedere le ossa e all’interno delle articolazioni, quindi, ad esempio, non è possibile studiare, a livello del ginocchio, i menischi o i legamenti crociati. Permette di valutare le patologie legamentose della caviglia e del ginocchio (legamenti collaterali), ma non è l’esame di I scelta. In tutti questi casi verrà prescritto dal vostro Medico l’esame radiografico più appropriato (Rx, TAC, RM, scintigrafia…)
Vi sono inoltre limiti intrinseci all’esame: la stretta dipendenza dall’abilità dell’operatore che la esegue (deve essere un medico) e dal tipo di apparecchiatura, che può dare definizioni di immagini di qualità decisamente differente. Non è un esame panoramico, per cui è possibile studiare solo alcuni settori per volta, a differenza, per esempio, della RM, che dà la ricostruzione spaziale di interi distretti corporei con tutte le strutture in essi presenti. L’ecografia muscolo-scheletrica non è in grado di vedere le ossa ed i crociati del ginocchio in modo esaustivo.
L’ecografia ha dunque, come tutte le indagini diagnostiche, dei limiti e delle indicazioni ben precisi.
Preparazione all'esame
Non serve una particolare preparazione e al momento dell’esecuzione dell’esame, il Paziente deve recare in visione al Medico Ecografista gli esami effettuati in precedenza (ecografie, lastre, altri referti, ecc.) utili per la valutazione del caso in esame anche in termini di evoluzione nel tempo. Per permettere una valutazione ecografica esaustiva, è inoltre di fondamentale importanza che sia chiaro ed indicato al Medico Ecografista il cosiddetto “Quesito Clinico”. Con tale termine si indica la diagnosi già accertata o sospettata, oppure il sintomo prevalente identificati dal Medico Curante del Paziente o dallo specialista che richiede l’effettuazione dell’esame ecografico.
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