La prevenzione senologica non si ferma mai, neanche in gravidanza e durante l’allattamento. In gravidanza, il percorso di screening prevede la visita senologica e l’esecuzione dell’ecografia mammaria.
L’ecografia mammaria è un esame completamente sicuro sia per la mamma che per il feto, e non rilascia alcun tipo di radiazione nociva. Anche nel periodo dell’allattamento è possibile eseguire l’ecografia mammaria, non essendoci controindicazioni. Gli ultrasuoni dell’ecografia attraversano i tessuti senza rimanervi, pertanto non ci sono rischi ne per la mamma, ne per il neonato.
Quando Eseguire un'Ecografia Mammaria Durante l'Allattamento
Nonostante l’ecografia al seno non offra una grande risoluzione durante l’allattamento e non sia consigliata, in alcuni casi si può ritenere opportuno eseguirla, per esempio in presenza di noduli o dubbi diagnostici. Tra l’altro, può essere prescritta anche per problematiche di natura differente, in quanto durante questo periodo possono comparire formazioni come un galattocele (cisti del latte), un ingorgo latteo, una mastite.
Esistono dei segnali da non trascurare: in caso di comparsa, è sempre opportuno contattare uno specialista. Una donna dovrebbe iniziare a controllare il seno parlandone con il ginecologo, e farlo per tutta la vita.
Cosa fare in caso di dubbi diagnostici
La donna non deve smettere di allattare per sottoporsi ad accertamenti diagnostici, che d’altro canto non vanno neppure in alcun modo procrastinati, per non ritardare la diagnosi di un eventuale cancro del seno. Anche l’agobiopsia, come confermato dagli specialisti, è compatibile con l’allattamento.
Una delle strategie per promuovere l’allattamento nella nostra società è quella di far chiarezza sulla lista delle controindicazioni ad allattare, che risulta eccessivamente e scorrettamente molto più lunga del necessario sia nell’immaginario collettivo e popolare, sia, purtroppo ancor oggi, secondo l’opinione di molti operatori sanitari.
Ecografia Mammaria: Procedura e Benefici
L’ecografia al seno o ecografia mammaria è un esame non invasivo di diagnostica per immagini. L’ecografia mammaria è uno dei mezzi diagnostici più efficaci nell’indagine diagnostica delle ghiandole mammarie e dei linfonodi ascellari. Attraverso gli ultrasuoni si ottiene una esplorazione profonda in grado di evidenziare tutti quei piccoli segnali che, nel tempo, possono sfociare in patologie.
L’ecografia mammaria è indolore. L’ecografia del seno è un esame di breve durata, che può risolversi in 20 minuti. Non servono preparazioni prima dell’esame. L’ecografia al seno come indagine preventiva di routine andrebbe eseguita ogni anno a partire dai 28 anni di età. Non ci sono controindicazioni rispetto all’ecografia al seno in gravidanza. Anche se i cambiamenti fisiologici determinano anche cambiamenti alla densità del parenchima.
Radiazioni e mezzi di contrasto
Gentile Chiara,in termini di sicurezza non c’è alcuna controindicazione a effettuare l’esame mammografico durante l’allattamento. Le radiazioni ionizzanti, infatti, non si depositano nel latte. Tuttavia, quello dell’allattamento è il periodo peggiore per poter eseguire una mammografia. Il seno colmo di latte, infatti, è congestionato e fatica a essere esplorato dai raggi X. Addirittura, per lo stesso motivo, si tende a evitare di eseguire una mammografia nel periodo di congestione pre-mestruale.Se durante l'allattamento emerge un potenziale problema che va esplorato, si può procedere con un’ecografia, ma per la mammografia è meglio aspettare che la mammella sia tornata in condizioni fisiologiche, circa uno o due mesi dopo la fine dell’allattamento.
In alcuni casi particolari, per l’esecuzione di TC (tac) e RMN (risonanza magnetica) è necessario iniettare alla madre un “ mezzo di contrasto” che può filtrare nel latte materno; per questo motivo, in passato, si consigliava di gettare il latte materno prodotto subito dopo la somministrazione del mezzo di contrasto.
Prevenzione del Tumore al Seno: Strategie e Controlli
Il tumore del seno colpisce circa 1 donna su 18 nel periodo di massima incidenza (50-69 anni) e 1 donna su 8 nel corso della vita. Si può però fare molto per ridurre il rischio del tumore al seno o per diagnosticare la malattia in fasi precoci, quando è più curabile.
Secondo il rapporto “I numeri del cancro 2023”, pubblicato a cura di AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, in Italia per il 2023 sono state stimate circa 55.500 nuove diagnosi di tumore al seno nelle persone di sesso femminile e circa 500 nelle persone di sesso maschile. Si tratta della neoplasia più frequente nelle donne in tutte le fasce di età, con un continuo aumento dell’incidenza (+0,2 per cento ogni anno negli ultimi anni). Grazie, però, ai continui progressi della medicina e agli screening di popolazione per la diagnosi precoce, oggi di tumore del seno si muore meno che in passato.
La mortalità è infatti calata di circa il 6 per cento circa dal 2015 al 2020, secondo gli ultimi dati disponibili. Circa 9 donne su 10 (88%) sono vive dopo 5 anni dalla diagnosi di tumore mammario e 8 su 10 (80%) lo sono a 10 anni dalla diagnosi.
Fattori di Rischio e Prevenzione
Sono stati identificati molti fattori di rischio per questo tipo di tumore. Alcuni sono modificabili, come abitudini e comportamenti dannosi, quali un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, l’abitudine al fumo e una vita particolarmente sedentaria. Altri fattori di rischio, invece, non si possono modificare, come i fattori genetici e l’età: la maggior parte di tumori del seno colpisce donne oltre i 50 anni.Ci sono inoltre alcuni fattori legati alla vita riproduttiva della donna che possono influenzare il rischio di tumore del seno: per esempio, una prima gravidanza prima dei 30 anni e l’allattamento al seno sono protettive contro la malattia.
Circa il 5-10 per cento dei tumori della mammella sono associati a fattori di rischio ereditari, in particolare a mutazioni nel DNA che in circa un quarto dei casi interessano i geni BRCA1 o BRCA2. Secondo le stime sempre di AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, il rischio di ammalarsi nel corso della vita di tumore mammario è pari a circa il 65 per cento per le donne portatrici di mutazioni del gene BRCA1, mentre la percentuale scende al 40 per cento circa se la mutazione interessa il gene BRCA2. Pertanto, alle donne portatrici di tali mutazioni il servizio sanitario offre gratuitamente la possibilità di entrare in programmi di sorveglianza che includono anche la risonanza magnetica mammaria, a partire dalla giovane età.
La prevenzione del tumore del seno deve cominciare a partire dai 25 anni con l’autopalpazione, affiancata alla mammografia biennale dopo i 45-50 anni. Nelle donne giovani, l’ecografia e la mammografia si eseguono solo in caso di necessità.
Autopalpazione
L’autopalpazione è un esame che ogni donna può effettuare comodamente a casa propria: permette di cogliere precocemente cambiamenti nelle mammelle. L’esame si svolge in due fasi: l’osservazione, che permette di individuare alterazioni nella forma del seno o del capezzolo, e la palpazione, che può far percepire la presenza di piccoli noduli che prima non c’erano.
Quando si parla di autopalpazione si pensa solo a un esame per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma in realtà grazie a questo esame possono emergere altri segnali che devono spingere a consultare un medico, come retrazioni o cambiamenti della pelle, perdite di liquido dai capezzoli e cambiamenti di forma della mammella.
A partire dai 25 anni l’esame può essere effettuato una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo (contando a partire dal primo giorno di mestruazioni). Rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, per cui effettuando l’autopalpazione in un periodo diverso da quello consigliato si potrebbero creare confusioni o falsi allarmi.
È bene ricordare che, oltre agli ormoni, anche l’età, il peso corporeo, la familiarità e l’uso di contraccettivi orali influenzano la struttura del seno. A volte, specialmente nelle donne giovani, il seno è particolarmente denso e difficile da valutare correttamente con l’autoesame.
Tra i 40 e i 50 anni il numero di nuovi casi (in gergo, incidenza) di tumore del seno aumenta in modo rapido e costante. Quindi, per le donne in questa fascia di età l’autopalpazione è particolarmente raccomandata come strumento di prevenzione, per cui è importante che sia effettuato con regolarità. Con il sopraggiungere della menopausa si può eseguire questo controllo in qualunque periodo del mese.
L’autopalpazione è un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non basta. A partire dai 45-50 anni, o anche prima in caso di familiarità o alterazioni, deve essere abbinata a visite senologiche e a esami strumentali più precisi come ecografia o mammografia.
Visita senologica
La visita senologica consiste nell’esame clinico completo del seno da parte di un medico specializzato. L’esame, semplice e indolore, è effettuato nello studio del medico senza l’ausilio di particolari strumenti. Questo tipo di valutazione da sola in genere non è sufficiente a formulare una diagnosi precisa, ma può essere utile a chiarire situazioni sospette.
Il senologo, prima di cominciare l’esame vero e proprio delle mammelle, si occupa dell’anamnesi, ovvero della raccolta di informazioni utili alla diagnosi: eventuale presenza di casi di tumore del seno in famiglia, età di comparsa del primo ciclo mestruale e della menopausa, numero di gravidanze, alimentazione, uso di terapie ormonali (per esempio contraccettivi orali e terapie ormonali sostitutive in menopausa). Solo dopo aver terminato questa fase il senologo procede con l’esame clinico, che parte con l’osservazione e termina con la palpazione.
La visita annuale dal senologo non è necessaria per le donne più giovani, ma è sufficiente rivolgersi al proprio medico di famiglia o al ginecologo per i controlli. In caso di dubbio sono proprio il medico di famiglia o il ginecologo a consigliare una visita senologica specialistica durante la quale, grazie anche a esami come l’ecografia, è possibile distinguere tra patologie maligne e benigne del seno e se necessario, impostare un percorso terapeutico adeguato.
Esami strumentali
Esistono strumenti molto efficaci per la diagnosi precoce del tumore del seno, primo tra tutti la mammografia, affiancata da altri, come ecografia o risonanza magnetica. La prevenzione è fondamentale perché individuare un tumore ancora molto piccolo aumenta notevolmente la possibilità di curarlo in modo efficace, ma è importante che venga scelto lo strumento più adatto.
Tra i 20 e i 40 anni generalmente non sono previsti esami particolari. Solo in situazioni specifiche, per esempio in caso di familiarità o di scoperta di noduli, si approfondisce l’analisi con un’ecografia o una biopsia (agoaspirato) del nodulo sospetto. La mammografia non è raccomandata, perché in questa fascia d’età il tessuto mammario è molto denso, per cui renderebbe poco chiari i risultati. Ci sono però alcune eccezioni: nelle linee guida AIOM si legge infatti che sarebbe opportuno iniziare i controlli mammografici già a 25 anni o comunque 10 anni prima dell’età di insorgenza del tumore nella parente più giovane delle donne ad alto rischio, nonostante i limiti di sensibilità della tecnica in questa popolazione. Sono considerate donne ad alto rischio quelle che hanno un’importante storia familiare di carcinoma mammario o che presentano una mutazione di BRCA1 o BRCA2.
Tra i 40 e i 50 anni le donne con casi di tumore del seno in famiglia dovrebbero cominciare a sottoporsi a mammografia, meglio se associata a ecografia, vista la struttura ancora densa del seno.
Tra i 50 e i 69 anni il rischio di sviluppare un tumore del seno è maggiore e di conseguenza alle donne in questa fascia di età è raccomandato un controllo mammografico biennale. All’interno della comunità scientifica internazionale, gli esperti sono in genere d’accordo nel sostenere l’utilità della mammografia come strumento di screening per la popolazione di età compresa tra 50 e 69 anni, mentre rimane aperto il dibattito per quanto riguarda la fascia dai 40 ai 49 anni e anche quella sopra i 70 anni. Anche la frequenza ottimale dei controlli resta oggetto di discussione.
Nelle donne positive al test genetico per BRCA1 o BRCA2, in aggiunta alla mammografia e alla visita clinica è indicata anche una risonanza magnetica annuale.
Quando gli esami strumentali danno esiti dubbi, si procede con ulteriori accertamenti diagnostici, come la biopsia, per escludere o confermare la presenza di un eventuale tumore.
Stili di vita
Per la prevenzione del cancro gli esami di controllo periodici sono importanti, ma anche abitudini e comportamenti salutari contribuiscono a ridurre il rischio di ammalarsi. In particolare, si stima che adottare abitudini più sane possa contribuire a evitare la comparsa di circa 1 cancro su 3.
Per raggiungere questo importante traguardo di prevenzione, i suggerimenti sono molto semplici e riguardano in modo particolare alimentazione, esercizio fisico e abitudini voluttuarie, cioè quelle abitudini che danno piacere ma sono pericolose per la salute, come il fumo o il consumo di alcol.
Mantenere il peso forma non è solo un’esigenza estetica, ma anche e soprattutto una scelta di salute contro l’insorgenza di molti tipi di tumore (e non solo). Per esempio, un buon metodo per ridurre il rischio di cancro consiste nel seguire la tradizionale dieta mediterranea, tipico esempio di alimentazione varia ed equilibrata. Peraltro, un comportamento alimentare salutare aiuta anche a prevenire le malattie cardiovascolari e a vivere una vecchiaia in piena forma. Oltre alla qualità del cibo conta anche la quantità: è importante non eccedere con le calorie introdotte, che devono essere calcolate in base all’età, al peso, al tipo di attività fisica svolta e a diversi altri parametri personali.
Non bisogna essere atleti per ridurre il rischio di cancro: basta svolgere attività fisica moderata per almeno 30 minuti al giorno e per almeno 5 giorni a settimana. Questo tipo di attività può includere, per esempio, una passeggiata al parco, la scelta di salire le scale piuttosto che usare l’ascensore o muoversi in bici piuttosto che in macchina.
Nel caso dell’alcol i dati parlano chiaro: le donne che consumano 2-3 bevande alcoliche al giorno hanno un rischio di tumore del seno di circa il 20 per cento maggiore rispetto a quelle che non consumano alcol. In genere per bevanda alcolica si intende una quantità di alcol pari a 12 grammi, quella contenuta in una lattina di birra (33 centilitri), un bicchiere di vino (125 millilitri) o un bicchierino di superalcolico (40 millilitri). Da non dimenticare il fatto che l’abuso di bevande alcoliche aumenta anche il rischio di molti altri tipi di tumore: da quello del fegato a quello dello stomaco, da quello della bocca a quello dell’esofago.
Anche chi fuma aumenta il proprio rischio di sviluppare un tumore mammario (oltre di quello del polmone, della bocca e della vescica e molti altri). Il fumo, incluso quello passivo, fa anche crescere le probabilità che la malattia progredisca, oltre a influenzare la risposta alle terapie, rendendo più complessa la guarigione.
È quindi importante evitare di esporsi a fumo e il più possibile anche agli alcolici nel corso dell’intera vita.
Questi semplici suggerimenti sono validi, con qualche opportuna modifica, per tutte le età.
Ormoni
Gli ormoni, e in particolare gli estrogeni, hanno un ruolo fondamentale nel regolare i processi legati alla fertilità e possono influenzare il rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro. Tutto comincia con il primo ciclo mestruale, che nel corso di ogni mese determina profondi cambiamenti nel corso del periodo fertile fino all’avvento della menopausa, quando si instaurano nuovi equilibri ormonali. Ogni fase della vita della donna è dunque caratterizzata da un tipico quadro ormonale e anche per questo il rischio di sviluppare un tumore cambia con l’età.
Tra i 20 e i 40 anni, per esempio, l’utilizzo della pillola contraccettiva e le eventuali gravidanze sono gli eventi più importanti dal punto di vista ormonale. In particolare, gli ormoni assunti con la pillola potrebbero diminuire il rischio di tumore ovarico (di cui sono, di fatto, l’unico mezzo farmacologico preventivo), a costo di un lievissimo aumento del rischio di tumore al seno (più con le vecchie pillole ad alto dosaggio che con quelle attuali, a basso dosaggio). Invece le gravidanze e l’allattamento al seno per i primi mesi di vita del bebè hanno un effetto protettivo contro il tumore del seno e dell’ovaio. Gli ormoni assunti per le cure contro l’infertilità sembrano aumentare un poco il rischio di sviluppare tumori dell’ovaio, soprattutto nei casi in cui dopo i trattamenti non sono nati bambini, ma i dati non sono ancora conclusivi.
La fascia di età compresa tra i 50 e i 60 anni è in genere caratterizzata da un cambiamento importante dal punto vista ormonale, che avviene durante la menopausa. Le ovaie smettono di produrre ormoni, quindi l’organismo è meno esposto all’azione degli estrogeni, in genere responsabili di un aumento del rischio di cancro. La terapia ormonale sostitutiva a base di estrogeni a volte è utilizzata nella speranza di contrastare alcuni effetti negativi della menopausa (per esempio vampate di calore, osteoporosi e problemi di memoria). Tali trattamenti sono però un fattore di rischio per alcuni tipi di tumore, come quello dell’endometrio e quello del seno. La prescrizione di questa terapia, drasticamente diminuita rispetto al passato, è tuttavia ancora comune e resta oggetto di dibattito. È quindi fondamentale valutare con estrema attenzione assieme al proprio medico i rischi e benefici di una terapia ormonale sostitutiva, ricordando che almeno alcuni sintomi della menopausa possono essere, se non sopportati con pazienza, quantomeno alleviati con modifiche di abitudini e comportamenti.
Test genetici
La maggior parte dei tumori è di tipo sporadico, ovvero si manifesta a causa di nuove mutazioni genetiche, che non sono state trasmesse dai genitori. In non più del 10 per cento di tutti i casi di tumore il rischio è invece anche ereditario, ovvero legato a un gene mutato presente anche in almeno uno dei genitori.
Oggi esistono numerosi test genetici con cui è possibile stabilire la presenza di determinate mutazioni, alcune delle quali possono contribuire all’aumento del rischio di sviluppare un tumore. Tra i tumori per i quali esiste questa possibilità sono proprio quelli del seno e dell’ovaio. È stato infatti osservato che chi ha una madre o una sorella con una di queste patologie, soprattutto se diagnosticata in giovane età, corre un rischio maggiore di svilupparla nel corso della vita rispetto a chi non ha mai avuto casi di tumore del seno o dell’ovaio in famiglia. I geni BRCA1 e BRCA2 predispongono infatti a questi tipi di cancro.
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