L'ernia iatale si manifesta con la risalita di una porzione dello stomaco dall'addome verso il torace attraverso una apertura localizzata nel diaframma (che si chiama appunto iato diaframmatico). Si tratta di una condizione che in Italia colpisce circa il 15% della popolazione, tasso che sale nella fascia di età superiore ai 50 anni (25%). Quasi tutti gli over 80 soffrono di ernia iatale.
Che cos’è l’ernia iatale?
L’ernia iatale è una condizione anatomica caratterizzata dal passaggio di una parte dello stomaco nel torace. L’ernia jatale o anche ernia iatale è una patologia caratterizzata dalla migrazione anomala di una porzione di stomaco dall’addome al torace attraverso lo iato diaframmatico esofageo, un’apertura attraverso il muscolo diaframmatico che normalmente consente il passaggio dell’esofago.
Tipi di ernia iatale
- Ernia da scivolamento: L'ernia da scivolamento è la più comune e consiste nella entrata e uscita dell'ernia dallo stomaco. In pratica, la parte di stomaco coinvolta si muove su e giù seguendo la pressione esercitata sull'addome. Colpisce circa il 90% dei pazienti e coinvolge la giunta gastroesofagea e la porzione superiore dello stomaco che scivolano verso l’alto, sopra il diaframma.
- Ernia da arrotolamento o paraesofagea: In questo caso la giunta gastroesofagea rimane nella sua sede, ma una porzione del fondo dello stomaco migra in alto, nel torace, rischiando che l’ernia si strozzi rimanendo intrappolata nel diaframma con un conseguente ridotto apporto ematico.
- Ernia mista: L’ernia mista è molto più rara e presenta sia uno scivolamento che un arrotolamento.
Cause e fattori di rischio
All'origine della protrusione di una parte dello stomaco mediante il diaframma può esserci una predisposizione genetica (allargamento dell'apertura del diaframma) così come l'invecchiamento determina importanti cambiamenti della membrana muscolare e tendinea (indebolimento e rilassamento). Spesso è legata ad aumenti della pressione addominale, che possono essere dovuti ad altri fattori di rischio, come sforzi eccessivi per tosse cronica o sollevamento pesi, gravidanza o all’aumento di peso. È, infatti, più frequente nelle donne e nei soggetti obesi.
I pazienti più a rischio di sviluppare l’ernia iatale possono avere le seguenti caratteristiche:
- Età avanzata, circa il 25% degli over 50 e quasi la totalità degli over 80 ne soffre.
- Obesità e sovrappeso.
- Popolazione femminile (in particolare durante la gravidanza).
- Pazienti che soffrono tosse cronica o hanno subito un forte trauma addominale.
- Fumatori.
- Persone che indossano abiti molto stretti.
- Motivi congeniti.
Sintomi dell'ernia iatale
L'ernia iatale il più delle volte è asintomatica, talvolta, però, vi sono dei segnali ai quali occorre prestare molta attenzione. In svariati casi, l’ernia iatale si configura in maniera totalmente asintomatica, rendendo complessa l’identificazione, e di conseguenza il trattamento, del disturbo. Il più evidente è il senso di amaro in bocca e il rigurgito acido.
I sintomi che permettono di rendere più evidente la comparsa della malattia, oltre al reflusso gastroesofageo, sono molto generici e spesso comuni ad altre condizioni patologiche. Tra i più diffusi figurano dolori al torace, bruciori all’altezza dello sterno, rigurgiti acidi, raucedine e salivazione accentuata.
Altri segnali tipici sono rigurgito acido, difficoltà a deglutire (disfagia), senso di peso o fastidio al petto, e in alcuni casi tosse cronica o raucedine causata dal reflusso. Se riconosci uno o più di questi segnali, è fondamentale rivolgersi a uno specialista per una diagnosi accurata e un percorso terapeutico personalizzato.
Possibili complicanze
Ernia iatale e incontinenza sfinteriale possono favorire l'insorgenza di complicanze quali il reflusso gastroesofageo, anemizzazione, disturbi polmonari, microsanguinamenti, infiammazione della mucosa esofagea, variazione della stessa in senso preneoplastico (lesione precancerosa determinata da reflusso acidi) ed esofago di Barret. Si tratta di una infiammazione cronica della mucosa che avvolge l'esofago in particolare la parte terminale che può evolvere in tumore.
Diagnosi
Essendo spesso asintomatica, l’ernia iatale può essere rilevata occasionalmente tramite una radiografia del torace o tramite una gastroscopia. Una radiografia del torace e una RX con mezzo di contrasto dell'apparato digerente superiore esofago, stomaco e duodeno sono essenziali per procedere alla diagnosi di ernia iatale. L’ernia iatale può essere diagnosticata attraverso un’endoscopia superiore, una radiografia al torace o una radiografia con bolo baritato, che consiste nella somministrazione di una bevanda a base di bario per evidenziare l’esofago durante l’esame.
Per giungere a una diagnosi puntuale si esegue l'esame endoscopico dell'apparato digerente: l'esofago-gastro-duodenoscopia (EGDS) in pratica è una gastroscopia eseguita mediante l'inserimento via bocca di un sottile tubo flessibile dotato di una luce e una videocamera posta alla sua estremità . Il paziente è sveglio durante l'esame e viene effettuata una leggera sedazione della parte.
L'ecografia gastrica è un’analisi relativamente veloce (20 minuti circa): il paziente viene fatto sdraiare in posizione supina e il medico gli cosparge l’addome con un gel trasparente. Scorrendo la sonda ecografica sull’addome il medico visiona le immagini prodotte dagli ultrasuoni in tempo reale su uno schermo. Durante l’esame il medico può chiedere al paziente di muoversi o cambiare posizione.
Lo studio ecografico del reflusso gastroesofageo è una procedura diagnostica non invasiva utilizzata per valutare il funzionamento dell'esofago e dello stomaco nel contesto del reflusso gastroesofageo (GERD). L'ecografia è un metodo diagnostico che utilizza onde sonore per creare immagini degli organi interni. Prima dell'esame, il paziente potrebbe essere istruito a digiunare per alcune ore per svuotare lo stomaco e migliorare la qualità delle immagini. Lo studio ecografico del reflusso gastroesofageo è uno strumento diagnostico utile e non invasivo che può essere impiegato in specifiche circostanze per valutare e monitorare il reflusso gastroesofageo.
È consigliato portare un referto del medico specialista oppure l’impegnativa del medico curante che riporti l’indicazione del cosiddetto “Quesito Clinico” (o Quesito Diagnostico), con tale termine si indica la diagnosi già accertata o sospettata, oppure il sintomo prevalente identificato dal medico curante del paziente o dallo specialista che richiede l’effettuazione dell’esame ecografico.
Trattamento
Una volta che si è pervenuti alla diagnosi di ernia iatale è ancor più necessario curare il regime alimentare. In presenza di ernia iatale che si accompagna a reflusso gastroesofageo è consigliabile evitare alcuni alimenti come cibi fritti, piccanti o grassi (salse, burro), cioccolato, menta, caffè, tè, sughi di pomodoro, agrumi, insaccati e carne affumicata, formaggi grassi e fermentati, alcolici.
È suggerito di non consumare pasti abbondanti, masticare con calma, non andare a riposare prima che siano trascorse almeno un paio d'ore dal pasto. Tra questi vi sono gli agrumi, gli insaccati, il cioccolato, il caffè e le bevande che contengono caffeina, così come da evitare sono gli alcolici, il pepe e i cibi piccanti, la menta, la liquirizia, i pomodori e tutti gli alimenti ricchi di grassi saturi, quali ad esempio salsicce e carne di maiale, burro e strutto, fritture, panna, noci, formaggi come mascarpone ed Emmenthal.
L’ernia da scivolamento può essere reversibile e può ritornare spontaneamente nella sua posizione naturale. Il trattamento dell’ernia iatale dipende dalla tipologia, dalla gravità dei sintomi e dalla presenza di eventuali complicanze.
Intervento chirurgico
Se i farmaci non sono più sufficienti a lenire i fastidi, allora non resta che intervenire chirurgicamente onde evitare il rischio di strozzamento. L’intervento è indicato quando: i sintomi sono gravi o refrattari ai farmaci; ci sono complicanze: esofagite erosiva, ulcere, stenosi, anemia da sanguinamento; si sviluppano ernie paraesofagee voluminose o complicate.
La fundoplicatio secondo Toupet è la procedura più utilizzata per l'ernia iatale e la malattia da reflusso gastroesofageo. Con l'operazione si riconduce lo stomaco nell'addome, si restringe l'orifizio diaframmatico e viene creata una plastica con una parte dello stomaco per impedire il reflusso del contenuto gastrico in esofago.
I due tratti dello stomaco vengono suturati all'esofago con un manicotto gastrico che avvolge l'organo a 270° solo sulla metà posteriore, lasciando così liberi i restanti 90° anteriori di superficie. A tal proposito, nel trattamento di ernie di grandi dimensioni (giganti) si usa rinforzare la regione con una rete al fine di consolidare la sutura dell'ernia. In generale si propende per l'applicazione di una rete contenitiva a lento riassorbimento realizzata in materiale biocompatibile.
È un intervento mininvasivo che garantisce dimissioni più rapide, una agevole ripresa postoperatoria, ridotta assunzione di farmaci e un risultato estetico adeguato. L'operazione viene eseguita con tecnica laparoscopica o robotica e in anestesia generale e consiste nel praticare quattro-cinque piccole incisioni (buchetti di circa 0,5-1 cm) per introdurre gli strumenti nell'addome. Per creare lo spazio necessario a una più agevole manovrabilità all'interno, nella parete addominale viene introdotta anidride carbonica o protossido di azoto.
Il programma terapeutico può essere suscettibile di modifiche in presenza di problematiche che possano pregiudicare il buon esito dell'intervento. A fronte di questi possibili rischi vanno evidenziati i notevoli vantaggi. Tra i più evidenti, l'abbandono della terapia farmacologica o la risposta non sufficientemente adeguata di essa che si traduce in un congruo risparmio per il paziente (e che riverbera i suoi effetti anche sulle casse del Sistema sanitario nazionale). Il paziente viene generalmente trattenuto per qualche giorno. Il dolore è di lieve entità e può essere gestito assumendo un analgesico.
Dopo l'intervento verrà eseguita una radiografia dell'apparato digerente e, trascorse poche ore, il paziente potrà riprendere a mangiare osservando una dieta semiliquida o frullata aumentando gradatamente la quantità e la varietà degli alimenti. L'intervento chirurgico è il primo tassello per tornare a vivere una vita normale.
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