Ecografia al Seno Dopo l'Allattamento: Linee Guida

La prevenzione senologica non si ferma mai, neanche in gravidanza e durante l’allattamento. Durante la gravidanza, tra i controlli per la salute fetale e la preparazione per l’arrivo del bebè, può succedere che lo screening per la prevenzione del tumore al seno venga trascurato o rimandato a lungo dalla futura mamma.

Secondo il rapporto “I numeri del cancro 2023”, pubblicato a cura di AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, in Italia per il 2023 sono state stimate circa 55.500 nuove diagnosi di tumore al seno nelle persone di sesso femminile e circa 500 nelle persone di sesso maschile. Si tratta della neoplasia più frequente nelle donne in tutte le fasce di età, con un continuo aumento dell’incidenza (+0,2 per cento ogni anno negli ultimi anni). Grazie, però, ai continui progressi della medicina e agli screening di popolazione per la diagnosi precoce, oggi di tumore del seno si muore meno che in passato. La mortalità è infatti calata di circa il 6 per cento circa dal 2015 al 2020, secondo gli ultimi dati disponibili. Circa 9 donne su 10 (88%) sono vive dopo 5 anni dalla diagnosi di tumore mammario e 8 su 10 (80%) lo sono a 10 anni dalla diagnosi.

Una donna dovrebbe iniziare a controllare il seno parlandone con il ginecologo, e farlo per tutta la vita. “È a partire dai 40 anni, del resto, che si osserva il progressivo aumento dell’incidenza del tumore mammario”, spiega la dott.ssa Maria Rosaria Cesari, senologa e radiologa dell’Ambulatorio di Senologia di Città di Lecce Hospital. Tra i 40 e i 50 anni lo screening prevede mammografia, ecografia e visita senologica ogni anno. Tra i 50 e i 74 anni, la mammografia può essere eseguita ogni due anni, con ecografia e visita annuali, ma in caso di familiarità è necessario programmare controlli con tempistiche personalizzate.

Importanza dell'Ecografia Mammaria

L’ecografia mammaria è uno dei mezzi diagnostici più efficaci nell’indagine diagnostica delle ghiandole mammarie e dei linfonodi ascellari. L’ecografia al seno o ecografia mammaria è un esame non invasivo di diagnostica per immagini. Attraverso gli ultrasuoni si ottiene una esplorazione profonda in grado di evidenziare tutti quei piccoli segnali che, nel tempo, possono sfociare in patologie.

L’ecografia mammaria è un esame completamente sicuro sia per la mamma che per il feto, e non rilascia alcun tipo di radiazione nociva. Non ci sono particolari controindicazioni o rischi per mamma e neonato, anche se tecnicamente nella donna in allattamento la mammografia vede poco per l’elevata densità della mammella. Le radiazioni ionizzanti della mammografia e gli ultrasuoni dell’ecografia attraversano il corpo ma non vi rimangono, perciò il latte non sarà nè radioattivo, nè alterato al termine dell’esame.

Anche nel periodo dell’allattamento è possibile eseguire l’ecografia mammaria, non essendoci controindicazioni. Gli ultrasuoni dell’ecografia attraversano i tessuti senza rimanervi, pertanto non ci sono rischi ne per la mamma, ne per il neonato. Nonostante l’ecografia al seno non offra una grande risoluzione durante l’allattamento e non sia consigliata, in alcuni casi si può ritenere opportuno eseguirla, per esempio in presenza di noduli o dubbi diagnostici. Tra l’altro, può essere prescritta anche per problematiche di natura differente, in quanto durante questo periodo possono comparire formazioni come un galattocele (cisti del latte), un ingorgo latteo, una mastite.

Quando Eseguire l'Ecografia Dopo l'Allattamento

Sarebbe consigliabile aspettare qualche mese dal termine dell’allattamento prima di sottoporsi ai normali screening per il tumore mammario. Questo perchè la ghiandola mammaria ha bisogno di smaltirne l’effetto degli ormoni. Pertanto, in genere, è preferibile attendere tra i 3 e i 6 mesi circa in modo da passare dall’allattamento esclusivo allo svezzamento. Per quello che riguarda la qualità dello studio ecografico, è vero che durante la gravidanza si evidenzia un aumento volumetrico, ma fino all’ottavo mese di gestazione il seno della donna si può visualizzare con relativa semplicità.

Se durante l'allattamento emerge un potenziale problema che va esplorato, si può procedere con un’ecografia, ma per la mammografia è meglio aspettare che la mammella sia tornata in condizioni fisiologiche, circa uno o due mesi dopo la fine dell’allattamento.

Come Viene Eseguita l'Ecografia Mammaria

L’ecografia mammaria è indolore. L’ecografia del seno è un esame di breve durata, che può risolversi in 20 minuti. Non servono preparazioni prima dell’esame.

Fattori di Rischio e Prevenzione

Sono stati identificati molti fattori di rischio per questo tipo di tumore. Alcuni sono modificabili, come abitudini e comportamenti dannosi, quali un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, l’abitudine al fumo e una vita particolarmente sedentaria. Altri fattori di rischio, invece, non si possono modificare, come i fattori genetici e l’età: la maggior parte di tumori del seno colpisce donne oltre i 50 anni.

Ci sono inoltre alcuni fattori legati alla vita riproduttiva della donna che possono influenzare il rischio di tumore del seno: per esempio, una prima gravidanza prima dei 30 anni e l’allattamento al seno sono protettive contro la malattia.

Circa il 5-­10 per cento dei tumori della mammella sono associati a fattori di rischio ereditari, in particolare a mutazioni nel DNA che in circa un quarto dei casi interessano i geni BRCA1 o BRCA2. Secondo le stime sempre di AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, il rischio di ammalarsi nel corso della vita di tumore mammario è pari a circa il 65 per cento per le donne portatrici di mutazioni del gene BRCA1, mentre la percentuale scende al 40 per cento circa se la mutazione interessa il gene BRCA2. Pertanto, alle donne portatrici di tali mutazioni il servizio sanitario offre gratuitamente la possibilità di entrare in programmi di sorveglianza che includono anche la risonanza magnetica mammaria, a partire dalla giovane età.

Autopalpazione

L’autopalpazione è un esame che ogni donna può effettuare comodamente a casa propria: permette di cogliere precocemente cambiamenti nelle mammelle. Quando si parla di autopalpazione si pensa solo a un esame per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma in realtà grazie a questo esame possono emergere altri segnali che devono spingere a consultare un medico, come retrazioni o cambiamenti della pelle, perdite di liquido dai capezzoli e cambiamenti di forma della mammella. A partire dai 25 anni l’esame può essere effettuato una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo (contando a partire dal primo giorno di mestruazioni).

Tra i 40 e i 50 anni il numero di nuovi casi (in gergo, incidenza) di tumore del seno aumenta in modo rapido e costante. Quindi, per le donne in questa fascia di età l’autopalpazione è particolarmente raccomandata come strumento di prevenzione, per cui è importante che sia effettuato con regolarità. Con il sopraggiungere della menopausa si può eseguire questo controllo in qualunque periodo del mese. L’autopalpazione è un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non basta. A partire dai 45-50 anni, o anche prima in caso di familiarità o alterazioni, deve essere abbinata a visite senologiche e a esami strumentali più precisi come ecografia o mammografia.

Visita Senologica

La visita senologica consiste nell’esame clinico completo del seno da parte di un medico specializzato. Il senologo, prima di cominciare l’esame vero e proprio delle mammelle, si occupa dell’anamnesi, ovvero della raccolta di informazioni utili alla diagnosi: eventuale presenza di casi di tumore del seno in famiglia, età di comparsa del primo ciclo mestruale e della menopausa, numero di gravidanze, alimentazione, uso di terapie ormonali (per esempio contraccettivi orali e terapie ormonali sostitutive in menopausa). Solo dopo aver terminato questa fase il senologo procede con l’esame clinico, che parte con l’osservazione e termina con la palpazione.

La visita annuale dal senologo non è necessaria per le donne più giovani, ma è sufficiente rivolgersi al proprio medico di famiglia o al ginecologo per i controlli. In caso di dubbio sono proprio il medico di famiglia o il ginecologo a consigliare una visita senologica specialistica durante la quale, grazie anche a esami come l’ecografia, è possibile distinguere tra patologie maligne e benigne del seno e se necessario, impostare un percorso terapeutico adeguato.

Esami Strumentali

Esistono strumenti molto efficaci per la diagnosi precoce del tumore del seno, primo tra tutti la mammografia, affiancata da altri, come ecografia o risonanza magnetica. La prevenzione è fondamentale perché individuare un tumore ancora molto piccolo aumenta notevolmente la possibilità di curarlo in modo efficace, ma è importante che venga scelto lo strumento più adatto. Tra i 20 e i 40 anni generalmente non sono previsti esami particolari. Solo in situazioni specifiche, per esempio in caso di familiarità o di scoperta di noduli, si approfondisce l’analisi con un’ecografia o una biopsia (agoaspirato) del nodulo sospetto. La mammografia non è raccomandata, perché in questa fascia d’età il tessuto mammario è molto denso, per cui renderebbe poco chiari i risultati.

Tra i 40 e i 50 anni le donne con casi di tumore del seno in famiglia dovrebbero cominciare a sottoporsi a mammografia, meglio se associata a ecografia, vista la struttura ancora densa del seno.

Tra i 50 e i 69 anni il rischio di sviluppare un tumore del seno è maggiore e di conseguenza alle donne in questa fascia di età è raccomandato un controllo mammografico biennale. All’interno della comunità scientifica internazionale, gli esperti sono in genere d’accordo nel sostenere l’utilità della mammografia come strumento di screening per la popolazione di età compresa tra 50 e 69 anni, mentre rimane aperto il dibattito per quanto riguarda la fascia dai 40 ai 49 anni e anche quella sopra i 70 anni. Anche la frequenza ottimale dei controlli resta oggetto di discussione.

Nelle donne positive al test genetico per BRCA1 o BRCA2, in aggiunta alla mammografia e alla visita clinica è indicata anche una risonanza magnetica annuale.

Quando gli esami strumentali danno esiti dubbi, si procede con ulteriori accertamenti diagnostici, come la biopsia, per escludere o confermare la presenza di un eventuale tumore.

Stili di Vita

Per la prevenzione del cancro gli esami di controllo periodici sono importanti, ma anche abitudini e comportamenti salutari contribuiscono a ridurre il rischio di ammalarsi. In particolare, si stima che adottare abitudini più sane possa contribuire a evitare la comparsa di circa 1 cancro su 3.

Per raggiungere questo importante traguardo di prevenzione, i suggerimenti sono molto semplici e riguardano in modo particolare alimentazione, esercizio fisico e abitudini voluttuarie, cioè quelle abitudini che danno piacere ma sono pericolose per la salute, come il fumo o il consumo di alcol.

  • Mantenere il peso forma non è solo un’esigenza estetica, ma anche e soprattutto una scelta di salute contro l’insorgenza di molti tipi di tumore.
  • Seguire la tradizionale dieta mediterranea, tipico esempio di alimentazione varia ed equilibrata.
  • Svolgere attività fisica moderata per almeno 30 minuti al giorno e per almeno 5 giorni a settimana.
  • Evitare il consumo di alcol.
  • Non fumare.

Ormoni

Gli ormoni, e in particolare gli estrogeni, hanno un ruolo fondamentale nel regolare i processi legati alla fertilità e possono influenzare il rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro. Ogni fase della vita della donna è dunque caratterizzata da un tipico quadro ormonale e anche per questo il rischio di sviluppare un tumore cambia con l’età.

Tra i 20 e i 40 anni, per esempio, l’utilizzo della pillola contraccettiva e le eventuali gravidanze sono gli eventi più importanti dal punto di vista ormonale. Invece le gravidanze e l’allattamento al seno per i primi mesi di vita del bebè hanno un effetto protettivo contro il tumore del seno e dell’ovaio.

La fascia di età compresa tra i 50 e i 60 anni è in genere caratterizzata da un cambiamento importante dal punto vista ormonale, che avviene durante la menopausa. Le ovaie smettono di produrre ormoni, quindi l’organismo è meno esposto all’azione degli estrogeni, in genere responsabili di un aumento del rischio di cancro.

Test Genetici

La maggior parte dei tumori è di tipo sporadico, ovvero si manifesta a causa di nuove mutazioni genetiche, che non sono state trasmesse dai genitori. In non più del 10 per cento di tutti i casi di tumore il rischio è invece anche ereditario, ovvero legato a un gene mutato presente anche in almeno uno dei genitori.

Oggi esistono numerosi test genetici con cui è possibile stabilire la presenza di determinate mutazioni, alcune delle quali possono contribuire all’aumento del rischio di sviluppare un tumore. Tra i tumori per i quali esiste questa possibilità sono proprio quelli del seno e dell’ovaio.

È stato infatti osservato che chi ha una madre o una sorella con una di queste patologie, soprattutto se diagnosticata in giovane età, corre un rischio maggiore di svilupparla nel corso della vita rispetto a chi non ha mai avuto casi di tumore del seno o dell’ovaio in famiglia. I geni BRCA1 e BRCA2 predispongono infatti a questi tipi di cancro.

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