Dolore allo stomaco dopo gastroscopia: cause e rimedi

L'esofago-gastro-duodenoscopia, comunemente nota come gastroscopia, è una procedura endoscopica che permette di esaminare dall’interno la prima parte del tubo digerente. Durante una gastroscopia è possibile fare una biopsia ovvero un prelievo di tessuto a fini diagnostici. Solitamente, per "intorpidire" la bocca e la gola, vengono utilizzati degli spray anestetici orali o dei gargarismi.

Effetti collaterali e possibili cause del dolore

L’effetto collaterale più comune è la sensazione di gonfiore addominale. Dopo l'esame, il paziente verrà osservato per 1 o 2 ore fintanto che passi l’effetto dei farmaci usati per la sedazione. La causa del dolore non è ben nota, se legata alla distensione necessari per vedere lo stomaco durante l'esame, o la presenza di una gastrite che si riacutizza ma è un evento che a volte capita e in genere transitorio.

Possibili rimedi

Una soluzione può essere per 7 giorni aumentare il "gastroprotettore" e l'uso di simeticone e fermenti lattici. Nella maggior parte dei casi, non ci sono conseguenze serie, perché è sufficiente modificare alimentazione e stili di vita per tenere sotto controllo la sintomatologia.

Ernia iatale e reflusso gastroesofageo

L’ernia iatale e il reflusso gastroesofageo, in effetti, viaggiano spesso a braccetto. Al momento, però, non è possibile dire che una sia la causa dell'altra. La prima condizione è determinata dal passaggio di una porzione dello stomaco all’interno del torace, attraverso un foro nel diaframma chiamato iato esofageo. Normalmente, le sue pareti sono ben aderenti all’esofago.

Con gli anni, però, queste strutture possono perdere di tono e favorire così la risalita di una piccola parte di stomaco nel torace. Le cause? Diverse le ipotesi: da fattori congeniti alla dieta. La realtà è che nella maggior parte dei pazienti - dopo i 60 anni, il problema riguarda 1 italiano su 10 - non si è in grado di determinare l’origine dell’ernia iatale.

Nella maggior parte dei casi il disturbo è asintomatico e viene riconosciuto a seguito di indagini (una radiografia, ma soprattutto la gastroscopia) effettuate per altre ragioni. La manifestazione che più di frequente accomuna i pazienti è la dispepsia, ovvero la comparsa di disturbi digestivi (rigurgito, senso di pienezza, gonfiore addominale, eruttazioni, nausea o vomito).

Quando all’ernia iatale si associa il reflusso gastroesofageo, possono comparire alcuni sintomi più specifici di questa condizione: come il bruciore alla bocca dello stomaco e il rigurgito. Di fronte a un simile quadro, alcuni pazienti lamentano anche un dolore toracico, simile a quello di origine cardiaca. Naturalmente quest’ultima va esclusa con una visita cardiologica, in modo da escludere l’eventuale compresenza di problemi di questa natura e rimandare l’intera gestione del caso al gastroenterologo.

Se non è associata al reflusso, l’ernia iatale non richiede trattamenti specifici. Correggere la propria dieta, però, è quasi sempre opportuno. In caso contrario, invece, la terapia viene rivolta nei confronti del reflusso. Dunque con inibitori di pompa protonica o con gli H2 antagonisti. Al contempo si possono adottare alcuni accorgimenti utili a ridurre il reflusso, soprattutto durante la notte.

Tra questi: il sollevamento della testiera del letto, la scelta di cenare presto e di aspettare almeno tre ore prima di andare a letto, evitare di consumare pasti ricchi di liquidi e di bere molto dopo cena.

Sintomi e diagnosi dell'ernia iatale

Quando sintomatica, l'ernia iatale è caratterizzata dalla presenza di manifestazioni quali eruttazione, rigurgito, reflusso gastroesofageo, dolori addominali. In genere, è possibile controllare i sintomi modificando alimentazione e stili di vita. Data l’estrema variabilità ed eterogeneità delle manifestazioni legate a questa condizione, capita spesso che molti sintomi digestivi vengano attribuiti ad essa, anche al di là della conferma proveniente da esami e altre indagini.

Il cedimento dello iato diaframmatico rende possibile la risalita di parte dello stomaco nel torace, soprattutto in presenza di forte pressione addominale. I sintomi dell’ernia iatale possono peggiorare in occasione di sforzi intensi o durante la gravidanza, in generale in tutte le circostanze che aumentano la pressione intraddominale.

Durante la visita medica, il gastroenterologo raccoglie il racconto del paziente, ascolta la sua storia per rilevare informazioni utili a formarsi un’idea del quadro clinico. Esofagogastroduodenoscopia (EGDS), comunemente nota come gastroscopia, o endoscopia dell’apparato digerente superiore è un esame utile per la diagnosi. Le immagini rilevate dall’endoscopio permettono di visualizzare lo stato della mucosa esofagea e gastrica.

Trattamento e prevenzione

Nella maggior parte dei casi i sintomi possono essere tenuti sotto controllo modificando gli stili di vita. Anche dal punto di vista psicologico, gli stimoli che possono acuire i sintomi sono tanti. È molto importante che il paziente sia consapevole di questo e che sviluppi, nel tempo, la capacità di modificare i propri comportamenti per guadagnarne in salute.

Alle persone con ernia iatale in sovrappeso o obese viene raccomandata una dieta restrittiva: perdere peso aiuta a ridurre la pressione addominale e quindi la spinta sullo stomaco. Di solito vengono prescritti farmaci che riducono la secrezione acida dello stomaco, come gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo) e gli antiacidi.

Altri prodotti che possono essere utili in questi casi sono quelli antireflusso: si tratta di medicinali che formano uno strato protettivo sulla mucosa dell’esofago, impedendo che venga direttamente a contatto con i succhi gastrici che refluiscono.

Sono raccomandati pasti leggeri e poco abbondanti. È anche consigliabile non coricarsi subito dopo mangiato, ma attendere 2-3 ore. La dieta dovrebbe avere carattere restrittivo, in caso di sovrappeso o obesità. Frutta e verdura, se non molto ricche di fibra, possono essere mangiate con relativa tranquillità.

Anche se non sostituiscono i farmaci, alcuni estratti di origine vegetale possono dare sollievo ai sintomi. Gli estratti di finocchio aiutano a ridurre il meteorismo, perché hanno attività antifermentativa. Contribuiscono così a prevenire i dolori addominali e ad accelerare lo svuotamento dello stomaco.

Vi sono, tuttavia, aspetti sui quali è possibile intervenire con azioni mirate, a fini preventivi. Uno di questi è il peso corporeo: mantenere il peso forma aiuta a preservare le caratteristiche fisiologiche dello sfintere esofageo inferiore. Optando per pasti leggeri, preparati al momento con cibi freschi e poveri di grassi animali e pietanze complesse ed elaborate, è possibileridurre il rischio di reflusso gastroesofageo.

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