La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici prodotti da un grande magnete, senza esporre il paziente a radiazioni ionizzanti. Viene utilizzata per la diagnosi di una grande varietà di condizioni patologiche perché permette di visualizzare soprattutto gli organi interni, insieme allo scheletro e alle articolazioni. Ciò fa sì che la risonanza magnetica venga sfruttata in numerosi campi di studio, come la neurologia, la neurochirurgia, l’urologia, la traumatologia, l’ortopedia, la gastroenterologia, la cardiologia e l’oncologia.
Come si svolge una risonanza magnetica?
Per eseguire l’esame, al paziente viene chiesto di stendersi su un lettino, che viene fatto scorrere dentro a un’apposita macchina, e di restare fermo e rilassato per tutta la durata dell’esame. Se è previsto, può essere iniettato per via endovenosa un mezzo di contrasto; il più comune è il gadolinio. L’utilizzo del mezzo di contrasto consente, dopo la sua infusione, di aumentare la potenza del segnale di alcuni tessuti.
Chi può fare una risonanza magnetica?
I portatori di pacemaker cardiaco, neurostimolatori e clip intracraniche per aneurisma non devono sottoporsi a risonanza poiché i campi magnetici prodotti dall’apparecchiatura potrebbero alterare il loro funzionamento. L'esame è controindicato anche per chi ha nel corpo altre strutture metalliche di vario tipo, specialmente se in prossimità di organi vitali, per evitare che i campi magnetici prodotti dalla macchina possano provocare il loro spostamento o il loro surriscaldamento. Le protesi del cristallino impiantate per la cataratta prima della metà degli anni Ottanta del secolo scorso o le valvole cardiache metalliche costituiscono un motivo di controindicazione all’esecuzione della risonanza magnetica.
Anche se recentemente sono stati messi a punto e introdotti nella pratica chirurgica nuovi materiali che non interferiscono con l’indagine, è bene segnalare ogni tipo di operazione subita in passato. In caso di necessità il medico potrà contattare la struttura dove è stato eseguito l'intervento per accertarsi della compatibilità del materiale utilizzato oppure sottoporre il paziente a una radiografia preliminare per escludere la presenza di materiale metallico. Sempre per il rischio di avere nel corpo piccole schegge metalliche anche senza esserne consapevoli, è opportuno che chiunque abbia lavorato come tornitore, saldatore, carrozziere, addetto alla lavorazione di vernici metallizzate, oppure abbia subito incidenti di caccia o sia stato vittima di un’esplosione, informi gli operatori.
Infine, anche se oggi esistono strumenti a campo aperto, chi soffre di claustrofobia (paura dei luoghi chiusi) può avere delle reazioni ansiose all’interno della macchina. Si raccomanda pertanto di comunicare al personale sanitario se in passato si è avuto questo tipo di problemi, per esempio dentro ascensori o in luoghi molto stretti. Il disagio provocato dalla chiusura nella macchina è oggi molto minore di un tempo, per la disponibilità di apparecchiature ventilate, più ampie e aperte. In ogni caso è opportuno che chi soffre di forme gravi di claustrofobia, epilessia o altri disturbi psichiatrici segnali il problema agli operatori: in casi di necessità è possibile ricorrere a una leggera sedazione, spesso utilizzata anche allo scopo di tenere fermi a lungo i bambini.
Preparazione all'esame
Nei giorni precedenti l’esecuzione di una risonanza magnetica, qualunque sia la parte del corpo da esaminare, non è richiesta una preparazione particolare. Per la somministrazione del mezzo di contrasto occorre un digiuno di almeno 6 ore, ma non è necessario interrompere eventuali terapie in corso (per esempio farmaci per la pressione o per il cuore). Il medico può prevedere un trattamento preventivo per evitare reazioni rischiose nei soggetti allergici che devono sottoporsi all’esame con mezzo di contrasto paramagnetico (gadolinio).
Sono anche richieste le analisi del sangue per verificare il valore della creatinina, che rappresenta un indice di funzionalità renale. In caso di un’eventuale insufficienza renale (creatininemia alta), è sconsigliato l’uso del gadolinio. Per quanto riguarda l’allattamento, molti professionisti suggeriscono di interrompere l’allattamento per un certo periodo di tempo successivo all’esame (anche fino a 48 ore), gettando via il latte prodotto in quelle ore.
Il giorno dell'esame si consiglia di indossare indumenti senza ganci o bottoni automatici, spille, chiusure lampo o altre parti metalliche, che andrebbero in ogni caso tolti prima dell'esecuzione dell'indagine. Per evitare inconvenienti, comunque, il paziente viene di norma invitata a togliersi tutti i vestiti a esclusione della biancheria intima (purché priva di parti metalliche) e a indossare un camice, fornito dal personale, e calzari monouso. Occorre togliere gioielli e piercing, fermagli per capelli e cinture, occhiali e orologio, ma anche eventuali lenti a contatto, apparecchi per l’udito, protesi dentarie mobili, cinti sanitari, busti e parrucche. Non è consentito portare con sé cellulari, carte di credito o altre tessere magnetiche che potrebbero interferire con lo strumento di indagine.
All'esame ci si può tranquillamente recare da soli perché non occorre alcun tipo di assistenza né durante l’esecuzione né al termine. Conclusa l'indagine si può tornare a casa, anche guidando, senza nessun tipo di limitazione. Il mezzo di contrasto, quando usato, impiega meno di 24 ore per essere eliminato tramite le urine; gli effetti più consistenti del mezzo di contrasto sono in atto nelle prime ore che seguono l’iniezione, e possono includere brividi di freddo, nausea, mal di testa e/o vomito, dopodiché si assiste a una loro graduale attenuazione.
L'esame è doloroso?
L'esecuzione di una risonanza magnetica non è mai dolorosa, se si esclude la piccola puntura richiesta dall’eventuale iniezione di mezzo di contrasto nella vena del braccio. Gli unici fastidi che si possono avvertire durante l'esecuzione dell’esame derivano dal forte rumore provocato dalla macchina e dal senso di claustrofobia che, soprattutto in passato, era provocato dal rimanere chiusi in un grande cilindro per il tempo necessario all’esame.
Per rimediare al rumore di solito vengono forniti al paziente cuffie o tappi per le orecchie, non è invece consentito l'utilizzo di dispositivi elettronici. Nel corso dell'esame è normale avvertire un senso di riscaldamento in alcune parti del corpo, che va segnalato agli operatori solo se diventa eccessivo. È possibile anche che il campo magnetico generato dalla macchina, stimolando le cellule nervose del paziente, provochi la contrazione involontaria o la sensazione di pulsazione in alcuni muscoli in varie parti del corpo.
Anche questi effetti non devono preoccupare; se diventano troppo fastidiosi è consigliabile avvertire l’operatore, con cui si è sempre in contatto tramite un campanello di allarme e un interfono situati all’interno dell'apparecchiatura. A sua volta, chi esegue l'esame vede e ha sotto controllo in ogni istante il paziente e può quindi sempre intervenire in caso di necessità. Nella sede di tatuaggi, soprattutto se fatti molti anni fa, quando era più comune l’uso di pigmenti metallici, si possono creare irritazioni della pelle.
Rischi immediati e a lungo termine
Rispettando le cautele sopra descritte, l’unico possibile rischio nel corso della risonanza magnetica è una reazione allergica alla sostanza usata come mezzo di contrasto, il gadolinio, che generalmente è molto più rara e lieve di quella prodotta da mezzi di contrasto a base di iodio usati per gli esami radiografici. In ogni caso è bene avvertire il personale se in passato si sono verificate reazioni allergiche di questo tipo o se si è affetti da gravi disfunzioni renali. Di conseguenza, allo stato attuale delle conoscenze non c’è ragione di credere che la risonanza magnetica possa provocare danni, nemmeno a distanza di tempo.
Le donne portatrici di mezzi contraccettivi intrauterini come la spirale dovrebbero consultare il ginecologo per valutare l’opportunità di eseguire, dopo l’esame, un’ecografia di controllo, per accertarsi che il dispositivo non si sia spostato sotto l’effetto dei campi magnetici. Il rischio potrebbe essere, in tal caso, una ridotta efficacia dell’effetto contraccettivo della spirale e una possibile gravidanza indesiderata.
Durata dell'esame
La durata di una risonanza magnetica dipende dall’estensione della parte del corpo da esaminare ma può variare tra i 25 e i 65 minuti. Si può però chiedere al tecnico che la esegue la possibilità di sgranchirsi un po’ tra una sequenza e l’altra.
Lombalgia e risonanza magnetica: quando è appropriato l'esame?
È importante sottolineare che l'imaging, come RX, Risonanza Magnetica e TC, è spesso INAPPROPRIATO per la lombalgia e può causare danni. Adottare le linee guida per comprendere quando è appropriato utilizzare l'imaging, conoscere gli studi basati sull'evidenza e saper interpretare i risultati, sono passaggi fondamentali affinché l’uso degli esami strumentali sia un aiuto per il paziente e non un ostacolo.
L'imaging fornisce una descrizione dettagliata delle strutture anatomiche del soggetto, ma è necessario comprendere che i risultati anormali sono presenti anche in individui asintomatici (senza dolore), aumentano con l’avanzare dell’età, e sono scarsamente correlati con il livello di dolore e disabilità di una persona. L'uso precoce della risonanza magnetica per il mal di schiena, determina un aumento della disabilità, una prognosi peggiore e maggiori possibilità di intervento alla schiena.
È di fondamentale importanza che, ai dati riportati sul referto dell’esame strumentale, venga dato il giusto peso e che le informazioni presenti non vengano interpretate in maniera inappropriata, prestando sempre attenzione al contesto clinico del soggetto in cui giocano un ruolo fondamentale molti fattori. Allo stesso modo, i pazienti devono essere consapevoli del fatto che i risultati presenti nel referto non sempre sono la causa del proprio dolore: le strutture anatomiche di qualsiasi soggetto, all’aumentare dell’età, vanno in contro a degenerazione ma non sempre queste sono correlate alla sintomatologia presente.
In caso di mal di schiena, ad oggi la letteratura scientifica afferma che nella maggior parte dei casi non è possibile determinare con certezza assoluta la causa dei sintomi, che sono infatti di natura biopsicosociale e non solo strutturale.
Anomalie riscontrate in soggetti asintomatici
Dati di letteratura scientifica misurati tramite risonanza magnetica, indicano che nelle persone senza alcun dolore lombare, la degenerazione discale varia dal 37% a 20 anni fino al 96% a 80 anni, mentre la degenerazione articolare (artrosi) è presente dal 4% a 20 anni sino all’ 83% ad 80 anni. In una percentuale rilevante di casi, sono quindi fisiologici processi fisiologici legati all’invecchiamento non correlabili direttamente con il dolore lombare.
Ne consegue che nella maggior parte dei casi, la risonanza magnetica non è un’indagine utile a determinare con certezza la causa del dolore lombare. Inoltre, è stato dimostrato che le persone con mal di schiena o dolore cervicale che si sottopongono a risonanza magnetica hanno un decorso peggiore, con un forte effetto iatrogeno dovuto a catastrofizzazione con conseguente aggravamento dei sintomi.
La risonanza magnetica o altri esami di diagnostica per immagini dovrebbero essere considerate soltanto nei casi in cui si sospetta un mal di schiena “specifico”, ovvero in caso di sospetto di tumore, osteoporosi, frattura, condizioni reumatologiche o infiammatorie, sindrome della cauda equina, nel caso di sintomi neurologici ingravescenti, o su indicazione del medico specialista. L'esercizio terapeutico e l'attività motoria rappresentano al momento le modalità terapeutiche con la maggiore evidenza di efficacia nel trattamento riabilitativo del dolore lombare.
Tabella: Prevalenza di anomalie spinali in soggetti asintomatici
| Anomalia | Prevalenza a 20 anni | Prevalenza a 80 anni |
|---|---|---|
| Degenerazione discale | 37% | 96% |
| Degenerazione articolare (artrosi) | 4% | 83% |
In tutti i casi di dolore lombare, l’attività fisica ed il movimento risultano essere il trattamento più efficace, che come dimostrato dalla ricerca nella maggior parte dei casi non necessita inoltre di esami di diagnostica per immagini come radiografie, risonanza magnetica o TAC. Infatti, questi esami oltre a non essere utili a formulare una diagnosi se non in casi limitati, peggioranoil decorso clinico.
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