Dolore Dopo Toracentesi: Cause e Rimedi

La toracentesi è una procedura medica invasiva utilizzata per trattare differenti condizioni patologiche che portano all’alterazione dello spazio pleurico. Questa tecnica si utilizza per trattare e risolvere differenti condizioni patologiche, ad esempio l’effusione pleurica, lo pneumotorace e l’emotorace.

La toracentesi è una manovra invasiva in cui tramite un ago si rimuove il liquido in eccesso o l’aria che si sedimenta nello spazio pleurico. Il paziente, di norma, viene posto in posizione seduta e gli si chiede di appoggiare le braccia su un tavolo o su un cuscino, ciò favorisce l’accesso all’area dove verrà introdotto l’ago.

Prima di effettuare la toracentesi si procede con la disinfezione del campo utilizzando un antisettico e si copre l’area circostante con teli sterili per ridurre il rischio di infezione. Il medico che esegue la toracentesi, sempre più spesso negli ultimi tempi, potrebbe avvalersi di un supporto ecografico che gli consente di localizzare con esattezza l’area dove introdurre l’ago.

Questo, infatti, deve essere spinto tra il sesto e l’ottavo spazio intercostale lungo la linea ascellare media o posteriore. È importante evitare i vasi intercostali, che si trovano appena sotto il margine inferiore di ogni costola. Lo specialista inserisce l’ago perpendicolarmente alla parete toracica e lo fa penetrare lentamente fino allo spazio pleurico. Ciò viene confermato dall’aspirazione di liquido o di aria.

L’uso dell‘ecografia toracica durante la toracentesi è diventato sempre più comune, poiché offre numerosi vantaggi. In particolare, consente una migliore visualizzazione del liquido pleurico e delle strutture anatomiche circostanti, riducendo significativamente il rischio di complicanze, come lo pneumotorace. Inoltre, permette di identificare in modo preciso il sito di inserzione dell’ago, migliorando la sicurezza e l’efficacia della procedura.

Dopo la toracentesi si può procedere all’analisi del liquido pleurico estratto, ciò permette di identificare la causa dell’alterazione:

  • Un esame visivo in cui si valuta il colore, la presenza di sangue, pus o detriti.
  • Un’analisi biochimica in cui si valutano le proteine totali, la concentrazione di glucosio, il pH, le amilasi e il lattato deidrogenasi.
Questi parametri consentono di differenziare i trasudati, dovuti a un aumento della pressione idrostatica e a una riduzione di quella oncotica, dagli essudati dovuti a un aumento della permeabilità capillare.

La preparazione del paziente per la toracentesi garantisce un’adeguata sicurezza ed efficacia della procedura. Prima di eseguire l’esame il medico farà un’anamnesi in cui ripercorrerà la storia clinica del soggetto e si informerà circa le terapie farmacologiche che sta seguendo. Poiché la toracentesi comporta l’inserimento di un ago nella cavità pleurica è importante valutare anche lo stato di coagulazione per minimizzare il rischio di emorragie.

Prima di eseguire la toracentesi, inoltre, il paziente deve essere informato relativamente ai rischi, ai benefici e alle alternative a questo esame, quindi, deve firmare il consenso per permettere al medico di eseguire la procedura. Dopo la toracentesi il paziente dovrebbe essere monitorato attentamente in questo modo si riescono a rilevare prontamente eventuali segni di complicanze.

Oltre che un controllo radiografico che consente di escludere la presenza di uno pneumotorace, di norma, si registrano i sintomi lamentati dal soggetto. La toracentesi si effettua per attenuare specifiche sintomatologie a carico della pleura:

  • Effusione pleurica, quindi un incremento del liquido nello spazio pleurico.
  • Pneumotorace si manifesta quando c’è dell’aria nello spazio pleurico, condizione che provoca il collasso del polmone che non riesce ad espandersi normalmente.
  • Emotorace, cioè l’accumulo di sangue nello spazio pleurico causato da traumi, interventi chirurgici o malattie vascolari.

La toracentesi, però, non è esclusivamente una metodica curativa ma anche diagnostica, infatti, si utilizza in caso di sospetta neoplasia pleurica o in concomitanza di malattie infettive per identificare il patogeno che le sostiene.

Sebbene la toracentesi sia generalmente considerata una procedura sicura, occasionalmente, si possono verificare delle complicanze, alcune delle quali possono essere anche molto gravi:

  • Pneumotorace, la perforazione accidentale del polmone che determina il collasso dell’organo.
  • Emotorace quindi la lesione di vasi sanguigni intercostali che crea un’emorragia nello spazio pleurico.
  • Infezione nell’area dove è stato introdotto l’ago che può degenerare in pleurite settica se non individuata in tempo.
  • Reazioni vasovagali caratterizzate da bradicardia, ipotensione e sincope.
  • Lesioni a organi adiacenti, come fegato, milza e diaframma.

Nei pazienti pediatrici, neonati o bambini, sarà più difficoltoso inserire l’ago correttamente in quanto i soggetti hanno un torace piccolo e spesso sono irrequieti. Nei pazienti anziani la toracentesi, invece, può essere complicata dall’osteoporosi o dalla ridotta capacità respiratoria. Inoltre, la guarigione della ferita può essere più lenta ciò favorisce lo sviluppo di complicanze. In questo caso è indispensabile un monitoraggio post-procedura molto accurato.

Infine, un altro tipo di soggetto per cui la toracentesi potrebbe essere difficoltosa è costituito dai malati critici o particolarmente gravi, ad esempio coloro che si trovano in terapia intensiva.

Versamento Pleurico: Una Condizione Comune

Per versamento pleurico si intende un accumulo di liquido all’interno della cavità pleurica che può essere dovuto a patologia polmonare, pleurica o extrapolmonare. La gravità dei sintomi è determinata dall’entità del versamento pleurico, dalla velocità con cui si forma e dalla patologia polmonare di base.

Come analizzato nel precedente articolo, il versamento pleurico delinea una condizione patologica caratterizzata dall'accumulo di liquido all'interno della cavità pleurica, responsabile di difficoltà respiratorie e dolore toracico. Il sintomo principale, riscontrato nella metà dei pazienti affetti da versamento pleurico, è la dispnea.

Questo disturbo sembra originare dalla copresenza di più fattori meccanici: depressione del diaframma omolaterale, depressione dello spazio pleurico, depressione del mediastino e del polmone. Il dolore toracico viene spesso descritto come trafittivo, tendente ad esacerbarsi durante l'atto respiratorio.

L'ipossia, l'ipercapnia e la tachipnea costituiscono una triade di segni che spesso si accosta a quelli appena descritti, anche se meno frequentemente. Oltre a questi prodromi, il paziente affetto da versamento pleurico può chiaramente lamentare anche sintomi legati ad un'eventuale patologia sottostante. Ad esempio, alcuni pazienti riportano un anomalo dolore toracico, febbre, ascite, respirazione rapida, mancanza di fiato, singhiozzi, anemia e diminuzione del peso corporeo.

Solo di rado, il versamento pleurico decorre in maniera del tutto asintomatica. Quando il versamento pleurico non viene adeguatamente curato, il quadro sintomatologico può complicarsi, ed il paziente subire danni polmonari anche permanenti.

Per parlare di versamento pleurico vero e proprio, la quantità di liquido accumulatosi nella cavità pleurica deve raggiungere almeno i 300-500 ml.

Il versamento pleurico va descritto nel suo aspetto e nel suo odore:

  • Liquido putrido → la probabilità di un'infezione batterica - sostenuta in particolare da anaerobi - è molto elevata: in tal caso si parla di empiema.
  • Liquido del versamento pleurico lattescente o torbido → si parla di chilorotace, ovvero della presenza anomala del chilo all'interno del cavo pleurico.
  • Liquido del versamento pleurico sanguinolento → si procede con la misura del valore di ematocrito del liquido pleurico. Se tale valore è >50% rispetto al sangue periferico, si parla di emotorace, che richiede il drenaggio immediato.
  • Liquido sieroso → il fluido sieroso accumulato all'interno del cavo pleurico può scatenare una condizione clinica nota come idrotorace. Il versamento sieroso è espressione della cirrosiascitica.

Diagnosi e Trattamento del Versamento Pleurico

La diagnosi di un versamento pleurico di solito coinvolge una serie di passaggi. Il primo passo è l’anamnesi e valutazione dei sintomi, come la presenza di dispnea, dolore toracico, tosse secca, febbre o affaticamento. A questa segue l’esame fisico, durante il quale, il medico ausculta i polmoni con uno stetoscopio per individuare eventuali suoni anomali, come crepitii o rumori diminuiti.

Le tecniche di imaging includono:

  • Radiografia del torace: è uno degli esami principali per la diagnosi di versamento pleurico. Può mostrare la presenza del liquido tra i polmoni e la parete toracica.
  • TC del torace: utile per identificare le cause scatenanti. Questo esame diagnostico è impiegato anche come guida per posizionare il catetere nella cavità pleurica.
  • Ecografia: esame diagnostico utile per localizzare microversamenti pleurici e fungere da eventuale guida per le manovre di toracentesi

Altri esami diagnostici includono:

  • Analisi del liquido pleurico
  • Toracentesi: esame diagnostico che prevede l'analisi di un campione di liquido pleurico prelevato mediante un ago inserito direttamente nella cavità pleurica. Questo esame - effettuato in anestesia locale - permette di distinguere un versamento essudativo da uno trasudativo.
  • Biopsia guidata da TC (utile in caso di comparsa di lesioni identificabili)
  • Videotoracoscopia
  • Spirometria: tipica indagine diagnostica utilizzata per le prove di funzionalità respiratoria. La spirometria è indicata anche per analizzare le possibili ripercussioni funzionali di un versamento pleurico.

L'obiettivo principale della terapia per il versamento pleurico è senza dubbio il miglioramento della dispnea e delle difficoltà respiratorie in generale. Per raggiungere questo fine, è necessario provvedere alla rimozione del liquido pleurico ed alla cura del fattore scatenante.

Le opzioni terapeutiche includono:

  • Toracentesi: come detto, è il drenaggio del liquido pleurico accumulato attraverso un ago inserito nella cavità pleurica.
  • Drenaggio pleurico: se il versamento pleurico è abbondante o persistente, potrebbe essere necessario posizionare un tubo toracico per un drenaggio continuo del liquido pleurico. Questo può essere fatto mediante una procedura chiamata pleurocentesi, che prevede l’inserimento di un tubo flessibile attraverso la parete toracica.
  • Terapia farmacologica: in alcuni casi, i farmaci possono essere utilizzati nel trattamento del versamento pleurico.
  • Nei casi di lieve entità (versamento pleurico scarso, di tipo trasudatizio), si consiglia di procedere con una cura sintomatologica; eventualmente è possibile sottoporre il paziente all'ossigenoterapia, somministrando anche diuretici.
  • Nell'evenienza in cui il versamento pleurico fosse provocato da insulti batterici, si raccomanda di somministrare antibiotici a largo spettro d'azione (penicilline, cefalosporine ecc.) o di seguire una terapia antibiotica mirata (in caso di isolamento del patogeno).
  • In casi di versamenti pleurici gravi o recidivanti, potrebbe essere necessario intervenire chirurgicamente per rimuovere o prevenire l’accumulo di liquido pleurico.

Nei pazienti colpiti da cancro al polmone associato a versamento pleurico, si raccomanda di iniziare la terapia praticando una toracentesi. La rimozione del fluido accumulato permette l'espansione del polmone, facilitando pertanto la respirazione. In alternativa, si consiglia di procedere con il posizionamento di un drenaggio pleurico, utile per il miglioramento della sintomatologia.

Chiaramente, i pazienti oncologici dovranno seguire una terapia chemioterapica e/o radioterapica mirata ad uccidere le cellule tumorali. Solo successivamente è possibile eseguire una toracoscopia (con eventuale biopsia pelvica) e pleurodesi.

Pleurite: Infiammazione della Pleura

La pleurite è una infiammazione della pleura, una membrana formata da due strati di cui uno riveste i polmoni (pleura viscerale) e l’altro la parete interna della cavità toracica (pleura parietale). Quando c’è la pleurite, i due strati della membrana sfregano uno contro l’altro causando dolore durante la respirazione.

La pleurite causa un dolore acuto al petto (dolore pleurico), o a volte alle spalle, che aumenta quando si respira profondamente, si tossisce, si starnutisce o si fa attività fisica e diminuisce o scompare quando si trattiene il respiro. Le cause della pleurite sono diverse.

In alcuni casi di pleurite, si può formare liquido pleurico in eccesso che si accumula nello spazio tra i due strati di membrana (spazio pleurico) causando il cosiddetto versamento pleurico. Il versamento pleurico se abbondante può comprimere il polmone causando difficoltà respiratoria sino al collasso parziale o completo del polmone stesso.

Per la conferma diagnostica, come detto, il medico può prescrivere degli esami del sangue - che possono rilevare la presenza di un’infezione - o test immunologici per identificare eventuali patologie autoimmuni che possono essere causa di pleurite, come ad esempio il lupus o l’artrite reumatoide.

La diagnosi di pleurite viene di solito già sospettata sulla base dei sintomi del paziente:

  • Radiografia del torace, può accertare la presenza di pleurite e di versamento pleurico nonché la presenza di polmonite, trauma o cancro.
  • Tomografia computerizzata (TAC) o risonanza magnetica (NMR), sono metodiche di diagnostica per immagini che producono immagini più dettagliate, in sezione e tridimensionali.
  • Ecografia, una tecnica diagnostica che utilizza gli ultrasuoni per fornire immagini dei tessuti.
  • Toracentesi, esame che permette di ottenere un campione di liquido pleurico e sottoporlo ad analisi.

La pleurite virale, la più diffusa, tende a risolversi da sola in pochi giorni, senza ricorrere a farmaci o cure specifiche. La terapia della pleurite di altra origine è indirizzata alla cura della malattia che l’ha causata. Ad esempio, nel caso di pleurite di origine batterica, sarà prescritto un trattamento antibiotico per combattere l’infezione.

Per alleviare i sintomi della pleurite, sono consigliati antidolorifici e farmaci anti-infiammatori non steroidei. È inoltre indicato il riposo a letto, cercando di assumere la posizione che causa meno dolore.

Prevenire la pleurite significa principalmente prevenire le malattie che ne sono la causa. Nel caso della pleurite di origine virale o batterica, praticare le norme igieniche per la prevenzione e il controllo delle infezioni può rappresentare un’arma efficace.

Il trattamento specifico è finalizzato alla cura della causa di base (insufficienza cardiaca, polmonite, cancro polmonare e cirrosi epatica). Tuttavia, se la patologia di base è un tumore maligno, il versamento tenderà a riformarsi entro qualche giorno o settimana.

La pleurodesi può essere effettuata con un approccio toracoscopico o attraverso un drenaggio pleurico: viene instillato o vaporizzato nello spazio pleurico un prodotto irritante (per esempio il talco). Se viene posizionato un drenaggio pleurico per l’instillazione di talco, il trattamento del dolore rappresenta la priorità e in quest’ottica l’infermiere aiuta il paziente ad assumere le posizioni che causano la minor sofferenza possibile.

Il talcaggio pleurico è indicato nel trattamento del versamento pleurico recidivante per patologie benigne e/o maligne. Esso consiste nell’iniettare, attraverso un catetere, del talco sterile nella cavità pleurica, al fine di irritare sia la pleura viscerale (che ricopre il polmone) che la pleura parietale (che ricopre la parete toracica).

La conseguenza dell’irritazione è che le due pleure s’incollano, formando delle aderenze che impediscono il formarsi della raccolta di liquido pleurico. La procedura è eseguita in regime ambulatoriale.

Il paziente viene fatto sedere su un lettino rigido, mentre tiene tra le braccia un cuscino allo scopo di favorire l’allargamento dello spazio intercostale. Il medico inietta, con un sottile ago, un anestetico locale e procede ad inserire nello spazio intercostale un cateterino, mediante il quale inietta con una siringa del talco sterile, diluito con ulteriore anestetico.

Al termine dell’infusione di tale preparato, viene chiesto al paziente di distendersi sul lettino e di cambiare posizione, sempre rimanendo disteso, per consentire al farmaco iniettato di distribuirsi tra le due pleure. Dopo circa mezz’ora il paziente può alzarsi e tornare a casa. Pur essendo una pratica indolore, il processo infiammatorio indotto alle pleure può indurre una sintomatologia simile all’infuenza, con febbricola, brividi e/o leggero dolore.

Nel caso in cui il versamento pleurico sia stato determinato da un processo infettivo batterico il trattamento è a base di antibiotici ad ampio spettro; nel caso invece che il batterio sia stato precisamente identificato, verrà prescritta una terapia antibiotica mirata alla sua specifica eliminazione dall’organismo.

Farmaci diuretici per lo smaltimento naturale dei liquidi corporei in eccesso mediante minzione. Il diuretico più comunemente utilizzato è la Furosemide (Lasix), il cui dosaggio di solito è compreso tra 25 e 50 mg al giorno per via orale, 20 mg al giorno se somministrato per via endovenosa.

Per quanto concerne la prevenzione della formazione di un versamento pleurico non si può, purtroppo, fare molto.

Cause del Versamento Pleurico

Le caratteristiche del liquido raccolto in un versamento pleurico forniscono preziose informazioni sulle cause che hanno originato la condizione. Questa distinzione è fondamentale per l’individuazione della patologia sottostante.

L’emotorace, ovvero la presenza di sangue nella cavità pleurica, è solitamente conseguenza di un trauma toracico. In circostanze rare, una rottura di un vaso sanguigno può causare la fuoriuscita di sangue nella cavità pleurica, senza che vi sia stato un trauma diretto.

Nel caso di sangue di emotorace; generalmente è espressione di patologie tumorali quali mesotelioma pleurico, interessamento della pleura da neoplasie secondarie e neoplasie polmonari.

Nel caso di linfa di chilotorace; è spesso provocato dalla presenza di tumori toracici (carcinoma polmonare, mesotelioma pleurico, tumore mammario o altre neoplasie).

Quando il Versamento Pleurico è Pericoloso

La gravità di un versamento pleurico dipende principalmente dalla causa che ha provocato la condizione e dalla gravità dell’accumulo di liquido.

  • Causa compromissione respiratoria: un’eccessiva quantità di liquido nella cavità pleurica può comprimere i polmoni, limitando la capacità respiratoria e causando difficoltà respiratorie significative.
  • Indica la presenza di patologie gravi: come il cancro ai polmoni o l’insufficienza cardiaca congestizia.

Domande Frequenti

Cos’è il versamento pleurico?

Il versamento pleurico è un accumulo anomalo di liquido nella cavità pleurica, che è lo spazio tra i foglietti della pleura, la membrana che riveste e avvolge i polmoni. Tuttavia, quando si verifica un’eccessiva produzione di liquido o un problema nel drenaggio, può verificarsi un versamento pleurico.

Quali sono i sintomi di un versamento pleurico?

Il sintomo principale di un versamento pleurico è la dispnea, ovvero la difficoltà a respirare. I sintomi possono variare a seconda della causa che ha determinato il versamento pleurico.

Cosa può provocare un versamento pleurico?

Le cause sono molteplici e possono essere legate a diverse condizioni mediche.

Quanto tempo ci vuole per guarire da un versamento pleurico?

Il tempo di guarigione dipende dalla causa e dall’entità del versamento.

Come si risolve un versamento pleurico?

Nel caso di versamenti pleurici di piccole dimensioni e asintomatici, può essere sufficiente adottare una strategia di attesa con il monitoraggio regolare del paziente in vista del riassorbimento del liquido pleurico. In questi casi, potrebbero non essere necessarie terapie invasive.

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