La biopsia prostatica è una procedura diagnostica fondamentale per individuare eventuali cellule tumorali nella prostata. Consiste nel prelievo di campioni di tessuto della ghiandola che vengono analizzati al microscopio. Questo esame può rivelarsi fastidioso e richiede un’attenta preparazione per ridurre i rischi di complicanze.
Cos'è la Biopsia Prostatica
La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile che si trova sotto la vescica, davanti al retto e circonda l’uretra. La biopsia prostatica, che dura tra i cinque e i dieci minuti, si svolge ambulatorialmente in anestesia locale e consiste nell’eseguire il prelievo di alcuni frustoli di tessuto prostatico sotto guida ecografica trans rettale e con anestesia locale superficiale ed una più profonda del plesso nervoso periprostatico. Per mezzo di un ago sottile che attraversa il perineo vengono prelevati un numero variabile di campioni - da otto a ventiquattro - secondo le valutazioni cliniche dello specialista.
La biopsia può essere effettuata per via transrettale o transperineale, aiutandosi con l’ecografia per visualizzare la ghiandola prostatica. Nella biopsia transrettale (che è la più diffusa), il prelievo di campioni dalla prostata viene effettuato con uno speciale ago fatto passare attraverso l’ultima porzione dell’intestino (il retto); in quella transperineale il prelievo è effettuato invece attraverso l’area compresa tra l’ano e la base dello scroto (il perineo). La scelta dell’una o l’altra modalità dipende soprattutto dalla sede in cui si sospetta che sia localizzato il tumore.
Preparazione alla Biopsia
Per prevenire eventuali infezioni batteriche, a partire dal giorno prima del test viene di solito prescritta una terapia antibiotica, da proseguire per altri 4 5 giorni. Inoltre, sempre allo scopo di ridurre al minimo le possibilità di contaminazione batterica, viene consigliato un clistere (per pulire il retto e rendere più igienica la procedura).
Possibili Cause del Dolore Post-Biopsia
La biopsia prostatica è una manovra invasiva non esente da rischi. Alcuni pazienti riportano fastidio nel corso dell’esame (specie nel momento in cui viene effettuato il prelievo) che tuttavia è di lieve entità e passeggero. Talvolta è possibile avvertire dolore dopo il termine della biopsia.
- Complicanze emorragiche: Le complicanze emorragiche sono le più frequenti, tanto da manifestarsi fino al 20% dei casi; in genere si tratta di emorragie lievi e transitorie, rese evidenti da tracce di sangue più o meno vistose nelle urine, nelle feci e/o nell'eiaculato. Raramente l'emorragia urinaria diviene cospicua, sino al punto da formare grossi e consistenti coaguli che occludono l'uretra impedendo lo svuotamento della vescica, con conseguente incapacità di urinare. Questa eventualità, che richiede un intervento di cateterizzazione e svuotamento vescicale presso il più vicino pronto soccorso, può essere prevenuta bevendo molta acqua dopo l'intervento. Tracce di sangue possono rendersi evidenti anche nelle feci durante l'evacuazione, ma soltanto quando la biopsia della prostata viene eseguita per via transrettale. Infine, cosa molto importante, dopo una biopsia prostatica il sanguinamento si rende spesso evidente in occasione delle prime eiaculazioni. Negli individui sottoposti a biopsia della prostata per via transperineale, inoltre, è comune la formazione di un ematoma nella zona di accesso dell'ago bioptico, localizzata tra lo scroto e l'ano.
- Infiammazione e Infezione: Dopo il test può verificarsi anche un lieve rialzo della temperatura corporea. In genere si tratta di sintomi che si risolvono spontaneamente; inoltre l’assunzione di una terapia antibiotica per i 4-5 giorni successivi all’esame scongiura i rischi di complicanze di natura infettiva.
- Difficoltà Urinarie: Circa una persona su 50, al termine dell’esame, fa fatica o non riesce a svuotare spontaneamente la vescica. In questi casi è necessario inserire temporaneamente un catetere vescicale che verrà rimosso dopo qualche giorno.
- Prostatiti: Come abbiamo detto ne esistono diversi tipi, dovute a cause batteriche o non.
- prostatiti di categoria I: sono prostatiti acute batteriche e rappresentano una grave infezione. Di solito si manifestano con dolore nella zona del pube, dei genitali esterni e nella regione perineale, e si associano a dolore improvviso associato alla minzione, alla necessità di andare in bagno molto spesso e, in alcuni casi, a ritenzione urinaria. Accanto a questi sintomi, data l'infezione batterica, di solito si presentano anche febbre, malessere generale, nausea e vomito.
- prostatiti di categoria II: sono prostatiti batteriche croniche: sono definite tali quando il paziente riferisce di avere avuto in passato diverse infezioni alle vie urinarie.
- prostatiti di categoria III: prostatiti non batteriche o sindromi da dolore cronico pelvico. Questo tipo di prostatite si manifesta con un dolore fisso o ricorrente, localizzato di solito sopra il pube, oppure a carico del pene e dei testicoli; spesso si presenta con un forte dolore in fase di eiaculazione e subito dopo. Inoltre, può essere associata anche alla necessità di urinare più frequentemente, al bisogno di correre in bagno al minimo stimolo, ed a una diminuzione della potenza del getto urinario.
Rimedi e Gestione del Dolore
In genere si tratta di sintomi che si risolvono spontaneamente; inoltre l’assunzione di una terapia antibiotica per i 4-5 giorni successivi all’esame scongiura i rischi di complicanze di natura infettiva.
- Bere molta acqua: Questa eventualità, che richiede un intervento di cateterizzazione e svuotamento vescicale presso il più vicino pronto soccorso, può essere prevenuta bevendo molta acqua dopo l'intervento.
- Antibiotici: Per trattare le prostatiti batteriche acute o croniche si devono assumere antibiotici ad alte dosi per un lungo periodo di tempo.
- Antinfiammatori.
- Alfa-bloccanti.
Quando Consultare un Medico
Nel caso compaiano disturbi riconducibili a un'infiammazione prostatica, specie in presenza di febbre, bruciore urinario o bisogno impellente di urinare, è molto importante rivolgersi precocemente allo specialista urologo. Solo quando il sanguinamento perdura nel tempo, o diviene particolarmente vistoso, si rende necessario un tempestivo intervento medico. Se l'ematoma ed il gonfiore dovessero divenire particolarmente consistenti è bene allertare al più presto il proprio medico curante.
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