Soltanto il 3% dei neonati presenta difetti congeniti alla nascita, e di questi, solo l’1% è di origine cromosomica. Ogni individuo ha 23 paia di cromosomi. Il 23° paio è rappresentato dai cromosomi sessuali: XX (sesso femminile) e XY (sesso maschile).
Test Prenatali: Screening e Diagnosi
Esistono diverse indagini prenatali, sviluppate negli ultimi 50 anni, per poter cercare di stabilire se un feto sia affetto o meno da alcune patologie genetiche. Tra le indagini non invasive, troviamo diversi test ma i più affidabili sono il bitest e il NIPT (ricerca del dna fetale nel sangue materno). Le indagini non invasive non hanno rischio di aborto ma non sono considerate esami diagnostici ma test di screening; infatti i risultati di questi esami si esprimono in termini di probabilità.
Per valutare l’efficacia dei test di screening, è necessario conoscerne la sensibilità e la specificità. Questi sono gli indicatori di efficienza di un test. La sensibilità misura la percentuale di falsi negativi (percentuale di esami che risultano erroneamente negativi, ma il feto è affetto da patologia genetica) mentre la specificità quella di falsi positivi (percentuale di esami con esito erroneamente positivo ma con feto geneticamente normale).
NIPT (Non Invasive Prenatal Testing)
Il NIPT (Non Invasive Prenatal Testing) è costituito da un prelievo di sangue materno nel quale, attraverso indagini molecolari, viene ricercato DNA fetale. Il DNA fetale, DI ORIGINE PLACENTARE, nel sangue materno, è rintracciabile a partire dalla 10° settimana di gravidanza. Il DNA fetale presente nel campione ematico prelevato non deve essere inferiore al 4%. Se fosse inferiore al 4%, e questo avviene nel 2% dei casi, l’analisi dei cromosomi fetali non è possibile.
Ad oggi esistono sul mercato sempre più test che vanno ad indagare un numero sempre maggiore di cromosomi. L’indagine base si sofferma sulla ricerca di aneuploidie (alterazioni di numero dei cromosomi) dei cromosomi 21, 13 e 18. Da questo pannello base, è possibile aggiungere la ricerca di sempre più cromosomi e sindromi da microdelezione cromosomica (perdita di alcuni piccolissimi pezzetti di cromosomi, non indagabili neanche con l’amniocentesi/villocentesi).
Circa il 50% delle anomalie cromosomiche riscontrabili con l’amnio/villocentesi riguardano le trisomie dei cromosomi 21,13,18. Queste 3 anomalie sono l’obiettivo primario del NIPT. La probabilità di un risultato falso negativo (cioè un risultato dell’esame negativo, ma il feto è affetto da patologie genetiche) è inferiore all’1%. La probabilità di un risultato falso positivo (cioè un risultato dell’esame positivo per patologia genetica ma con feto sano) è inferiore allo 0,1%. La sensibilità (risultati falsi negativi) e specificità (risultati falsi positivi) dello screening per le aneuploidie (discrepanze nel numero dei cromosomi) dei cromosomi 21,13 e 18 si aggira, rispettivamente tra il 92-99% per la sensibilità é superiore al 99% per la specificità.
Attraverso il NIPT è possibile cercare anche le aneuploidie dei cromosomi sessuali (X e Y) e cercare alcune microdelezioni associate a sindromi clinicamente riconoscibili. Più una patologia è rara, minore sarà l’affidabilità del test.
Amniocentesi e Villocentesi
L’amniocentesi è l’indagine invasiva più diffusa in Italia (>100.000 prelievi/anno) e prevede, mediante una puntura transaddominale, sotto guida ecografica, di prelevare piccole quantità di liquido amniotico. Viene eseguita dalla 16° alla 18° settimana di gravidanza e il rischio di aborto collegato a questa pratica si assesta intorno allo 0,5-1% ma varia ampiamente rispetto all’esperienza dell’operatore. Il liquido amniotico prelevato, viene inviato in laboratorio e analizzato.
La villocentesi, invece, è un prelievo di una piccola quantità di villi coriali, eseguita sempre sotto controllo ecografico per puntura transaddominale. In Italia vengono eseguiti circa 25000 prelievi all’anno. La villocentesi viene eseguita generalmente intorno alla 10°-13° settimana di gravidanza. Il rischio di aborto, è lievemente più alto rispetto a quello dell’amniocentesi (1-3%) anche se, in mani esperte, questa percentuale diminuisce considerevolmente. Le cellule prelevate, vengono analizzate e viene eseguito, anche in questo caso, il cariotipo placentare.
È presente un caso di mosaicismo. Nell’1-2% dei campioni è possibile individuare la presenza di un mosaicismo feto-placentare che nella maggior parte dei casi, circa l’80%, non coinvolge il feto.
Interpretazione di Risultati Discordanti: DNA Fetale Positivo e Amniocentesi Negativa
Cosa significa quando il test del DNA fetale risulta positivo per una specifica aneuploidia, ma l'amniocentesi successiva fornisce un risultato negativo? Questa discordanza può generare ansia e confusione, ma è essenziale comprendere le possibili cause e le implicazioni cliniche.
Possibili Cause
- Mosaicismo feto-placentare: Il test del DNA fetale analizza il DNA proveniente dalla placenta. In alcuni casi, l'anomalia cromosomica rilevata dal NIPT può essere confinata alla placenta (mosaicismo placentare) e non essere presente nel feto.
- Falsi positivi: Sebbene il NIPT sia altamente specifico, esiste una piccola percentuale di falsi positivi.
- Vanishing twin: Nelle gravidanze che sono iniziate come gemellari o plurime, seguite dall’aborto spontaneo di uno o più feti con riassorbimento della camera gestazionale (vanishing twin), potrebbe essere presente nel sangue materno anche il DNA fetale libero del feto abortito. Tale evenienza, nel caso in cui la causa dell’aborto fosse stata dovuta alla presenza nel suddetto feto di aneuploidie cromosomiche a carico di uno dei cromosomi investigati, potrebbe interferire nella qualità dei risultati, determinando falsi positivi.
Implicazioni Cliniche
Di fronte a risultati discordanti, è fondamentale:
- Consultare un genetista: Un genetista può valutare attentamente la storia clinica della gestante e l'anamnesi familiare per fornire una consulenza appropriata.
- Considerare ulteriori test: In alcuni casi, possono essere raccomandati ulteriori test diagnostici, come il prelievo di sangue fetale (cordocentesi), anche se raramente eseguito.
- Monitoraggio ecografico: Un monitoraggio ecografico dettagliato può aiutare a identificare eventuali anomalie strutturali nel feto.
Limitazioni del NIPT
L’esame prenatale non invasivo che analizza il DNA fetale libero circolante isolato da un campione ematico materno è un test di screening e non è un test diagnostico. Inoltre, il test non è in grado di rilevare riarrangiamenti cromosomici bilanciati, alterazioni cromosomiche strutturali submicroscopiche oltre quelle ricercate, mutazioni puntiformi, difetti di metilazione, poliploidie. Inoltre, l’esame non rileva malattie genetiche ereditarie a trasmissione mendeliana (ad eccezione del test PrenatalAdvance Genetics).
Nelle gravidanze gemellari dizigotiche non è possibile distinguere il risultato del singolo feto, né di valutare le aneuploidie dei cromosomi sessuali. E’ tuttavia possibile rilevare o meno sequenze fetali specifiche per il cromosoma Y (risultato compatibile con sesso fetale maschile), nel qual caso non è possibile discernere se solo uno o entrambi i feti siano di sesso maschile.
Nelle gravidanze che sono iniziate come gemellari o plurime, seguite dall’aborto spontaneo di uno o più feti con riassorbimento della camera gestazionale (vanishing twin), potrebbe essere presente nel sangue materno anche il DNA fetale libero del feto abortito. Tale evenienza, nel caso in cui la causa dell’aborto fosse stata dovuta alla presenza nel suddetto feto di aneuploidie cromosomiche a carico di uno dei cromosomi investigati, potrebbe interferire nella qualità dei risultati, determinando falsi positivi. In maniera simile, potrebbe prodursi una incongruenza nei risultati del sesso (es. L’esistenza di una condizione tumorale (metastasi) nella gestante potrebbe produrre risultati del test falsi positivi.
Il test è basato sulla quantificazione dei frammenti di DNA fetale libero circolante nel sangue materno, che sono di origine placentare. mosaicismo cromosomico (frequenza: 1-2%) potrebbero determinarsi discordanze nei risultati (falsi positivi o falsi negativi), che sono compatibili con una sensibilità e specificità del test <100%. In particolare, il test potrebbe produrre un risultato positivo (aneuploidia rilevata), ma tale anomalia cromosomica potrebbe essere confinata alla placenta a causa del mosaicismo cromosomico e quindi, al controllo in diagnosi prenatale invasiva, il feto potrebbe infine risultare con cariotipo normale (falso positivo). E’ possibile che il test identifichi anche anomalie dei cromosomi sessuali presenti nella madre (omogenee o a mosaico). Tale evenienza potrebbe interferire con l’accuratezza dei risultati riguardanti i cromosomi sessuali fetali.
Un risultato "POSITIVO" - Aneuploidia o alterazione cromosomica strutturale rilevata" indica che il test ha rilevato nel feto una aneuploidia o un’alterazione cromosomica strutturale a livello di uno (o più) dei cromosomi investigati. Tale risultato è suggestivo di aneuploidia cromosomica fetale, ma non significa che il feto abbia necessariamente tale condizione.
Un risultato "NEGATIVO - Aneuploidia o alterazione cromosomica strutturale non rilevata" riduce notevolmente le possibilità che il feto abbia una aneuploidia o un’alterazione cromosomica strutturale a livello dei cromosomi esaminati, ma non può garantire che i cromosomi siano effettivamente normali o che il feto sia sano. Infatti, a causa delle fisiologia placentare, il risultato potrebbe non riflettere un reale stato di normalità cromosomica del feto.
In alcuni casi il test potrebbe produrre un risultato non ottimale. In questo caso verrà richiesto alla gestante il prelievo di un nuovo campione ematico al fine di ripetere l’esame. In altri casi l’esame potrebbe fornire un risultato che indica un sospetto di presenza di aneuploidia cromosomica (risultato borderline). In tale evenienza verrà consigliato di confermare il risultato mediante diagnosi prenatale invasiva, così come per il risultato positivo.
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