Dimensioni Normali dei Reni all'Ecografia: Una Guida Dettagliata

L'ecografia renale è una tecnica di imaging fondamentale per valutare la morfologia e la struttura dei reni. Durante un esame ecografico, diversi parametri vengono presi in considerazione per determinare se i reni sono normali o presentano anomalie. Questo articolo fornisce una panoramica dettagliata delle dimensioni normali dei reni all'ecografia e di altri aspetti rilevanti.

Sede Renale

La sede dei reni deve essere sempre precisata, indicando se è normale o meno. È importante differenziare l’ectopia dalla ptosi renale e valutare la presenza o meno di mobilità in relazione anche alle variazioni di decubito.

Dimensioni Renali

Le dimensioni dei reni vengono solitamente espresse in centimetri. Il diametro longitudinale è comunemente considerato il più significativo e va valutato nelle scansioni in cui si ottengono immagini dove il parenchima è distribuito ad anello in modo uniforme intorno al seno renale. Il diametro trasversale e l’antero-posteriore trovano un utilizzo limitato prevalentemente al rene trapiantato.

Spessore Parenchimale

Lo spessore parenchimale viene misurato dal margine esterno al confine con il seno renale (è lo spessore completo dell’anello parenchimale valutato nella stessa scansione in cui si misura il diametro longitudinale). È importante non sottovalutare le possibili variazioni del rapporto tra lo spessore del seno e quello del parenchima, variazioni che possono essere fisiologiche in rapporto all’età. Ad esempio, nel rene infantile il rapporto è a favore del parenchima, mentre nell’adulto e ancor più nell’anziano tende ad invertirsi. Variazioni patologiche possono essere osservate in corso di rigetto nel rene trapiantato, nefropatia acuta e sindrome nefrosica.

Va differenziato da quello cortico-midollare (definito anche come “spessore corticale”) ossia la distanza tra il margine esterno renale e la base della piramide (arteria arciforme). Lo spessore viene misurato tra il profilo esterno del rene e la base della piramide: si considera un valore normale tra 8 e 11.5 mm.

Ipertrofia della Colonna di Bertin

L'ipertrofia della colonna di Bertin viene riportata in quanto elemento morfologico di cui si precisa: la posizione (mesorenale prevalentemente), la capacità di interrompere parzialmente o totalmente il seno renale. In quest’ultimo caso si può avanzare l’ipotesi della presenza di un “doppio distretto renale” (non è una diagnosi ecografica a meno che non sia visualizzabile una doppia pelvi renale).

Ecogenicità Corticale

In nefrologia ha un notevole rilievo la determinazione dell’ecogenicità corticale in quanto può consentire di esprimere valutazioni relative all’ eventuale danno renale.

  • 0 - normale.

Zona iperecogena ovalare compresa tra il profilo interno del parenchima e l’ilo renale; l’ecogenicità è elevata per numerose interfacce e componenti a diversa impedenza acustica (collettore, vasi, nervi, linfatici, tessuto fibroso, grasso). Da precisare la presenza di eventuali interruzioni della continuità ecostrutturale: strutture caliciali evidenti, setti parenchimali, lipomatosi del seno, cisti parapieliche, vasi renali.

Studi comparativi hanno evidenziato come l’ecogenicità corticale correla in maniera abbastanza significativa con reperti istopatologici derivanti dalla biopsia renale.

  • 0 - normale.

La progressiva riduzione del diametro longitudinale, in particolare associato ad aumento della ecogenicità corticale, hanno una buona specificità nel determinare una compromissione della funzione renale da affezione ad andamento cronico interessante il parenchima renale. Nel caso in cui tale rilievo si associ ad una buona evidenza delle piramidi, che conservano le loro caratteristiche di dimensioni ed ecogenicità, si può ragionevolmente proporre un interessamento prevalentemente glomerulare. D’altra parte la riduzione volumetrica del rene, non associata a variazione della ecogenicità corticale, si ritrova frequentemente nelle nefropatie vascolari, dove la componente flogistica può mancare.

La flogosi o la necrosi acuta della componente tubulo interstiziale del parenchima permette di osservare piramidi evidenti con margine superiore che tende a sconfinare nella corticale, il parenchima in complesso sembra a volte esuberante rispetto al seno e la corticale è moderatamente iperecogena.

Valutazione dell'Uretere e della Vescica

In relazione a notevole riempimento vescicale può essere descritta una tenue evidenza di calici e pelvi renale, imputabile a retrostasi. Va da sé, che un tale reperto rilevato in un paziente con sospetta colica renale andrà preso in considerazione. Si ribadisce l’importanza del precisare le condizioni di osservazione.

L’uretere normale non si evidenzia se non raramente e solo in un brevissimo tratto immediatamente sottogiuntale, in quanto la presenza del gas colico ne impedisce la visualizzazione. Si fa riferimento al tratto dell’uretere intramurale (se visualizzabile) e alla vescica, di cui va precisato lo stato di riempimento o distensione (modesto, normale o eccessivo). Il contenuto normalmente è perfettamente anecogeno.

Reni negli Anziani

Negli anziani, in genere, i reni hanno una superficie liscia o finemente granulare; delle volte si apprezzano aree cicatriziali, il grasso sinusale aumenta e l’area sinusale si ampia. Nei glomeruli si espande la matrice mesangiale e la membrana basale si ispessisce; aumenta il numero dei glomeruli sclerotici, particolarmente di quelli corticali e la massa nefrosica si riduce. Il corrispettivo funzionale di queste modificazioni strutturali è rappresentato da una riduzione dei valori del filtrato granulare mediamente da 130 a 80 ml/min. Esistono peraltro ampie variazioni individuali e una perdita sensibile di funzione renale non è inevitabile.

Nonostante la diminuzione dei valori della clearance della creatinina, i valori della creatininemia tendono a mantenersi a lungo invariati, questo per la sua minore produzione da parte delle masse muscolari che con l’invecchiamento vanno incontro ad una riduzione. L’albuminuria aumenta con l’età; la microalbuminuria, che è più elevata in presenza di diabete e di ipertensione arteriosa e di nefroangiosclerosi, è un fattore aggravante in soggetti anziani anche non diabetici.

In base a queste poche osservazioni si può affermare che nell’anziano, alterazioni renali istopatologiche e funzionali sono comuni, ma anche che una sensibile perdita della funzione renale non è inevitabile e che la compromissione ha spesso una patogenesi polifattoriale. Quindi uno studio ecografico impegnato, una giusta valutazione dei valori ematochimici e delle patologie concorsuali, può allontanare o ridurre queste conseguenze.

leggi anche: