Negli ultimi tempi, il tema del "digiuno intermittente" ha guadagnato popolarità, alimentato anche dalle dichiarazioni di esperti e celebrità. Questa pratica, che prevede periodi di astensione dal cibo alternati a periodi di normale alimentazione, viene spesso vista come una strategia per migliorare il benessere e la longevità.
Cos'è il Digiuno Intermittente?
Il digiuno intermittente comprende diverse tipologie di interventi nutrizionali ispirati al concetto di digiuno, ovvero l'astensione totale dal cibo e da qualsiasi assunzione calorica per un periodo di tempo. Si distingue tra digiuno vero e proprio (o prolungato), che supera le 48 ore, e digiuno intermittente, con intervalli più brevi. Quest'ultimo si suddivide in tre categorie principali:
- Digiuno a giorni alterni (ADF)
- Digiuno per due giorni a settimana (dieta 5:2)
- Alimentazione ristretta nel tempo (TRE), che concentra l'assunzione calorica in una finestra ristretta della giornata
La TRE può variare da 10 ore di alimentazione e 14 ore di digiuno, fino a 4 ore di alimentazione e 20 ore di digiuno. Le differenze tra queste pratiche rendono il termine "digiuno intermittente" ambiguo e confuso.
I Rischi del Digiuno Intermittente Fai-da-Te
Mauro Serafini, professore di Nutrizione umana all'Università di Teramo, avverte che il digiuno intermittente, se intrapreso senza la guida di uno specialista, può portare a forti restrizioni caloriche seguite da pasti non equilibrati o non salutari, annullando i potenziali benefici. Inoltre, i direttori del corso di laurea in Medicina dell'Università di Padova sottolineano come il digiuno intermittente possa essere associato a disturbi psicopatologici alimentari, soprattutto nelle giovani donne, e a un isolamento sociale dovuto alla rinuncia a cene in famiglia.
Digiuno Intermittente e Ritmi Circadiani
La ricerca sui modelli animali ha dimostrato che la restrizione calorica (riduzione del 20-30% del fabbisogno quotidiano) può migliorare lo stato di salute complessivo e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche, neurodegenerative e oncologiche. Un'alimentazione ristretta in 8 ore, allineata con il periodo di maggiore attività dell'animale, sembra avere effetti positivi a prescindere dalla perdita di peso. Questo è in linea con i ritmi circadiani, che organizzano le risposte fisiologiche, metaboliche e ormonali in modo che ogni processo venga attuato nell'intervallo di tempo ottimale.
Evidenze Scientifiche sull'Essere Umano
Nonostante i promettenti risultati sui modelli animali, la ricerca sull'essere umano presenta dati contrastanti. Diverse review e meta-analisi della letteratura scientifica evidenziano che i dati non sono sufficienti, i soggetti sono pochi e il periodo di intervento è troppo corto. Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che il digiuno intermittente può portare a un miglioramento nel peso corporeo e nella risposta insulinica rispetto a un gruppo di controllo senza intervento, ma senza differenze significative rispetto a una restrizione calorica classica.
Una meta-analisi pubblicata nel 2022 su Frontiers in Nutrition, che analizza 43 studi randomizzati, per un totale di 2483 partecipanti, ha evidenziato che le diverse forme di digiuno intermittente determinano un miglioramento nel peso corporeo e nella risposta insulinica rispetto a un gruppo di controllo senza intervento, mentre non mostrano differenze se paragonati a una restrizione calorica.
Per quanto riguarda il calo ponderale in soggetti obesi invece, una meta-analisi pubblicata sempre nel 2022, riporta come sia digiuno a giorni alterni sia dieta 5:2 si siano dimostrati più efficaci della classica restrizione calorica nel far diminuire il peso dei partecipanti, ma senza influenzare dislipidemie o risposta glicemica.
Una meta-analisi di Nature Endocrinology afferma che il grado di perdita di peso ottenuto con il digiuno intermittente è pari a quello ottenuto con gli approcci di restrizione calorica tradizionali, mentre l'impatto sui parametri di rischio cardiovascolare e metabolico è ancora incerto.
Il Digiuno Serale e il Colesterolo
Uno studio pubblicato su The Journal of Nutrition ha dimostrato che, dopo solo una settimana di digiuno, pur diminuendo le concentrazioni del fattore di crescita IGF-1 e della glicemia, aumentano i livelli del colesterolo totale, del colesterolo LDL e della sua apolipoproteina, l'Apo-B. Questo suggerisce che il digiuno può indurre l'organismo a conservare le riserve energetiche, alterando i parametri ematochimici.
Tabella riassuntiva degli effetti del digiuno intermittente:
| Parametro | Effetto |
|---|---|
| Peso corporeo | Miglioramento (simile alla restrizione calorica) |
| Risposta insulinica | Miglioramento (simile alla restrizione calorica) |
| Colesterolo totale | Aumento (in alcuni studi) |
| Colesterolo LDL | Aumento (in alcuni studi) |
| Glicemia | Diminuzione (in alcuni studi) |
Digiuno o Carestia?
Molti si chiedono se il digiuno sia una pratica efficace e sicura. Tuttavia, è importante considerare che il nostro organismo digiuna già ogni notte per diverse ore. Il segnale che riceve l'organismo dal digiuno prolungato potrebbe non essere positivo, in quanto può essere interpretato come un segnale di "carestia", portando a un aumento del colesterolo LDL e ad altre alterazioni metaboliche.
Alternative al Digiuno Intermittente
Forti di robuste prove scientifiche, l'esercizio fisico e un’alimentazione che non esagera nelle calorie, evita i continui spuntini ed è povera di cibi processati e ricca di vegetali, grassi insaturi e carboidrati integrali complessi, sono in grado di mantenere uno stato benefico, anche se ogni tanto si “sgarra”.
In conclusione, le evidenze scientifiche sul digiuno intermittente sono ancora contrastanti e non conclusive. È fondamentale consultare un medico nutrizionista prima di intraprendere qualsiasi regime di digiuno, per valutare i potenziali benefici e rischi per la propria salute.
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