Digiuno e Colesterolo: Cosa Dice la Scienza

Il legame tra digiuno e colesterolo è un argomento di crescente interesse nella ricerca scientifica. Recenti studi hanno esplorato come diverse forme di digiuno, dal digiuno intermittente alla restrizione calorica, influenzano i livelli di colesterolo e la salute cardiovascolare. Questo articolo esamina le evidenze scientifiche attuali, offrendo una panoramica completa degli effetti del digiuno sui lipidi e sul rischio di malattie cardiovascolari.

Il Digiuno Intermittente e i Lipidi

Negli ultimi anni, il digiuno intermittente ha guadagnato popolarità come strategia dietetica. Più che a ciò che si mangia, il digiuno intermittente richiede di fare attenzione a quando lo si fa. Un aspetto che ha una ricaduta anche psicologica, soprattutto per persone che faticano a seguire una dieta proprio a causa delle privazioni che comporta.

Nel concetto di digiuno intermittente sono racchiusi diversi tipi di dieta. Esempi sono la dieta “16:8” (che prevede di consumare i pasti di una giornata nell’arco di 8 ore) e quella “5:2” (che richiede di mangiare regolarmente 5 giorni alla settimana, limitando l’apporto calorico negli altri 2 giorni a 500-600 kcal).

Indipendentemente dalla formula, i benefici riscontrati dalla comunità scientifica, perlopiù tramite esperimenti con animali di laboratorio, sono molteplici. In particolare includono un aumento delle capacità mnemoniche e di concentrazione; un miglioramento del profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi), che riduce il rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari (grazie anche a un effetto di riduzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca) e del diabete di tipo 2; una riduzione dell’infiammazione (con potenziali ricadute positive sul rischio di insorgenza di malattie infiammatorie croniche intestinali, autoimmuni, respiratorie, neurodegenerative e oncologiche); e un miglioramento delle performance fisiche (perdita di massa e aumento della resistenza). Risultati in tal senso sono emersi negli studi condotti per misurare gli effetti del digiuno intermittente, ma anche degli altri due approcci più studiati: la dieta “mima-digiuno” e (più spesso) la restrizione calorica.

Tredici donne e sei uomini con sindrome metabolica, per la maggior parte obesi, hanno limitato per 12 settimane l’assunzione del cibo a 10 ore al giorno (il primo pasto fra le 8 e le 10 del mattino, l’ultimo fra le 18 e le 20) con digiuno nel resto della giornata, senza nessuna indicazione a ridurre l’apporto calorico totale o a modificare la loro dieta, né a modificare il livello di attività fisica.

Al termine dei 3 mesi i partecipanti hanno perso in media 3,3 kg, con una riduzione significativa dell’indice di massa corporea, della percentuale di grasso corporeo e di grasso viscerale, nonché della circonferenza vita. È stata inoltre riscontrata una serie di effetti positivi sui parametri cardiometabolici, con riduzione significativa della pressione arteriosa, del colesterolo totale, del colesterolo LDL e non HDL, in maniera indipendente dalla perdita di peso.

Benefici e Rischi del Digiuno

Per seguire uno degli schemi descritti sopra è comunque necessario confrontarsi con un medico nutrizionista, in grado di valutare e monitorare che il regime di digiuno adottato non arrechi danni alla salute. Il digiuno infatti, anche se non estremo, non è adatto a tutti.

La comunità scientifica è concorde nel considerare una scelta di questo tipo non alla portata dei minori, delle donne in gravidanza o in allattamento, delle persone affette da diabete di tipo 1, di coloro che sono affetti da malattie croniche o che soffrono o hanno avuto esperienza di un disturbo del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata, sindrome da alimentazione notturna, pica, disturbo da ruminazione).

Digiuno e Analisi del Colesterolo

I prelievi per le analisi del sangue vengono effettuati a digiuno, almeno quando si devono controllare i livelli di colesterolo. Tuttavia, per la qualità dell'esame potrebbe non essere necessario l'aver digiunato. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine.

Attualmente le linee guida suggeriscono che il prelievo sia effettuato ad almeno otto ore dall'ultimo pasto. Ma recenti studi indicano che i livelli lipidici cambiano poco rispetto all'apporto alimentare.

Sono stati analizzati i livelli di colesterolo HDL, colesterolo LDL, colesterolo totale, e trigliceridi per intervalli di digiuno da un’ora a più di 16 ore. Sono state incluse nello studio 209.180 persone, di cui 111.048 di sesso femminile e 98.132 di sesso maschile.

I livelli medi di colesterolo totale e di colesterolo HDL variavano poco al variare del periodo di digiuno. La media dei livelli di colesterolo LDL variava fino al 10% e la media dei livelli di trigliceridi fino al 20%.

I ricercatori hanno concluso che la durata del digiuno ha una debole associazione con alcuni livelli lipidici e quindi per la maggior parte degli esami di routine il digiuno potrebbe non essere necessario. Solo in individui con un livello iniziale di trigliceridi superiori ai 400 mg/dl si renderebbe necessaria la valutazione dei livelli lipemici a digiuno e/o la misurazione diretta dei valori di colesterolo LDL.

Linee Guida Attuali

E’ stato recentemente dichiarato dalla European Atherosclerosis Society e dalla European Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine che il digiuno non è necessario per effettuare una corretta determinazione del profilo lipidico.

Dai dati raccolti è risultato evidente come i profili lipidici non mostrano variazioni clinicamente significative nella media massima dopo un periodo compreso fra 1 e 6 ore dall’abituale pasto; le concentrazioni delle differenti specie (colesterolo HDL, apolipoproteina A1, etc.) hanno inoltre mostrato di variare parallelamente e comparabilmente durante le analisi, indipendentemente dall’essere o meno a digiuno. Perciò entrambi i profili possono essere utilizzati per predire potenziali patologie cardiovascolari.

Digiuno e Farmaci Anti-Colesterolo nella Ricerca Oncologica

Un nuovo approccio rivoluzionario emerge nella ricerca oncologica, dove farmaci anti-colesterolo, come le statine, sottoposti a brevi cicli di digiuno, potrebbero diventare una terapia “low-cost” per combattere tumori difficili come il pancreatico, il carcinoma del colon-retto e il melanoma.

Un team dell’Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova, guidato da Alessio Nencioni, ha condotto una ricerca innovativa pubblicata sulla rivista Nature Communication. Il coordinatore dell’indagine, Alessio Nencioni, sottolinea l’interesse crescente nel “riciclare” farmaci non oncologici, a basso costo e ben tollerati, per il trattamento del cancro.

L’approccio include brevi cicli di digiuno settimanale, che riducono la capacità delle cellule tumorali di sintetizzare colesterolo e le inducono a espellerlo. Il “dietetico stratagemma” del digiuno potrebbe rivelarsi fondamentale per individuare ulteriori farmaci non oncologici da “riciclare” come trattamenti anti-tumorali.

Tabella Riepilogativa degli Effetti del Digiuno

Tipo di Digiuno Effetti sui Lipidi Altri Benefici Considerazioni
Digiuno Intermittente (16:8, 5:2) Potenziale miglioramento del profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi) Aumento delle capacità mnemoniche e di concentrazione, riduzione dell’infiammazione, miglioramento delle performance fisiche Richiede attenzione a quando si mangia, consulto con un medico nutrizionista
Dieta "Mima-Digiuno" - - Basso apporto calorico e proteico, elevato in grassi
Restrizione Calorica - - Riduzione giornaliera dell’apporto energetico (-20/-40%)

Il Digiuno Come Segnale di "Carestia"

Se, invece, mangiamo poco o digiuniamo, il corpo tende a conservare tutto ciò che è riserva energetica per cui non ci fa dimagrire, anzi altera i parametri ematochimici.

Lo studio che ho riportato sotto, pubblicato su The Journal of Nutrition, dimostra come dopo solo una settimana dal digiuno pur essendo diminuite le concentrazioni del fattore di crescita IGF-1 e della glicemia, sono aumentati i livelli del colesterolo totale, del colesterolo LDL e della sua apolipoproteina, l’Apo-B.

Quando digiuniamo la sopravvivenza dipende da un numero di aggiustamenti ormonali e biochimici finemente coordinati: inizialmente, la glicemia viene mantenuta dalla mobilizzazione del glicogeno immagazzinato, ma le riserve di glicogeno sono limitate e se il digiuno continua richiede la mobilizzazione di substrati alternativi come acidi grassi liberi e corpi chetonici.

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