Il carcinoma della mammella è una neoplasia di grande rilevanza epidemiologica, essendo il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne. Secondo recenti statistiche, nel 2020 sono state stimate 2,3 milioni di diagnosi di tumore mammario in tutto il mondo con 685.000 morti. In Italia, nello stesso anno, sono state stimate circa 55.000 nuove diagnosi.
È stato dimostrato che lo screening mammografico porta ad evidenti benefici in termini di riduzione della mortalità per cancro al seno. La mammografia, infatti, è uno strumento indispensabile per l’identificazione del carcinoma mammario, poiché consente di individuarlo nei suoi stadi più precoci.
Che cos'è la mammografia
La mammografia è un esame radiografico che consente di visualizzare precocemente la presenza di noduli non ancora palpabili che possono essere dovuti alla presenza di un tumore. Si tratta di una radiografia che utilizza basse dosi di raggi X e viene eseguita dal tecnico sanitario di radiologia medica, sotto la responsabilità del medico radiologo.
All'interno dei programmi di screening, si effettuano due proiezioni radiografiche, una dall'alto e l'altra lateralmente, e i risultati vengono valutati separatamente da due radiologi per garantire una maggiore affidabilità della diagnosi.
La mammografia è l’esame di riferimento nella diagnostica senologica, poiché dotato di una buona sensibilità e specificità, rapidità di esecuzione ed è largamente disponibile sul territorio. Questo esame permette di valutare segni mammografici indicatori di lesione come le opacità, le microcalcificazioni (alle volte unico segno di tumore), le distorsioni architetturali e le asimmetrie di densità.
Lʼesame dura pochi minuti, non richiede somministrazione di farmaci o mezzi di contrasto e non richiede particolari preparazioni. Con la paziente in piedi, il tecnico radiologo posiziona il seno sulla apposita piattaforma (mammografo) e lo comprime per lo studio gradualmente. Il posizionamento rigoroso, unito alla giusta compressione, consente l’evitamento di errori tecnici (pieghe cutanee, immagini di trasporto di capelli, naso, spalle) che possano impedire l’identificazione di una lesione o comprometterne la localizzazione spaziale.
La metodologia d’esame prevede che la mammella sia posta al centro del film con il capezzolo in asse per evitare che possa essere interpretato anch’esso come una lesione patologica. La compressione può provocare dolore, anche se per pochissimi secondi, tuttavia è necessaria per visualizzare l’organo nella sua interezza. L’esame di screening dura complessivamente circa 10 minuti.
Tipi di mammografia
La mammografia è un esame radiografico e ne esistono 2 tipi: quella di screening e quella diagnostica.
- Mammografia di Screening: viene eseguita su tutte le donne asintomatiche in determinate fasce di età. Nel caso dell’Emilia-Romagna dai 45 anni ai 50 la mammografia di screening è prescritta annualmente, mentre dai 50 ai 75 ogni due anni.
- Mammografia Diagnostica: diagnostica clinica (pazienti asintomatiche o sintomatiche nelle quali la mammografia è indicata per dirimere dubbi diagnostici o come accertamento strumentale, su richiesta del medico o della donna stessa.
Quando è consigliata la mammografia
La mammografia viene consigliata e praticata:
- nelle donne asintomatiche per controlli di screening periodici, consigliabili a partire dai 40 anni;
- nelle donne sintomatiche ossia tutte coloro che presentano alterazioni alla mammella, retrazioni cutanee, del capezzolo, secrezioni siero-ematiche, noduli palpabili;
- nelle donne operate per i controlli di follow-up.
La mammografia viene generalmente prescritta dopo i 40 anni, infatti prima di quell’età lʼesame generalmente non è indicato, salvo casi particolari. Il motivo principale è perché, proprio per la giovane età, c’è un maggiore rischio di danno da radiazioni.
Chi ha familiarità con un tumore mammario dovrebbe iniziare lo screening mammografico a partire dai 40 anni e chi ha una familiarità particolarmente rilevante (più casi di questa patologia tra i parenti di primo grado, familiari con tumore mammario in giovane età) dovrebbe iniziare a partire dai 30 anni.
Limiti della mammografia
Tuttavia, nelle donne con seno ad elevata densità, la sensibilità della mammografia si riduce a causa delle sovrapposizioni dei tessuti fibro-ghiandolari.
Lo screening del tumore della mammella è ormai un'attività consolidata che ha dato dimostrazione di efficacia nel ridurre la mortalità per questo tumore. Nonostante ciò, ancora oggi si dibatte sul rischio di sovra-diagnosi, ovvero l'identificazione di una lesione tumorale poco pericolosa che non sarebbe mai stata diagnosticata se la persona non avesse effettuato l'esame. Questo per due ragioni: perché il tumore è caratterizzato da una crescita molto lenta o perché nel frattempo la persona sarebbe morta per altre cause.
Dal momento che oggi non esistono strumenti che consentono di prevedere quale lesione diventerà un cancro invasivo e quale rimarrà silente per anni, per una donna che si sottopone allo screening esiste il rischio di ricevere la diagnosi (e poi gli approfondimenti diagnostici e il trattamento) per una lesione che probabilmente non si sarebbe mai trasformata in un tumore invasivo. Le ricerche condotte fino a oggi fanno però ritenere che questo rischio sia inferiore ai benefici che si ottengono eseguendo lo screening con la frequenza e nelle fasce di età raccomandate.
Ecografia mammaria
L’ecografia mammaria è parte fondamentale della diagnostica senologica, si fonda sull’uso degli ultrasuoni e viene svolta con sonde lineari ad alta frequenza. I suoi vantaggi consistono nell’assenza di radiazioni ionizzanti, nell’ampia disponibilità e nel basso costo.
È l’esame di elezione nelle donne giovani, in gravidanza o in allattamento, mentre viene svolta a completamento della mammografia negli altri casi.
Diversamente dalla mammografia, è una metodica di indagine che non utilizza radiazioni ionizzanti, ma gli ultrasuoni (onde meccaniche con frequenza superiore a 20000Hz, non percepibili dall’orecchio umano), emessi da una sonda o trasduttore a contatto con la cute della paziente. Tra la cute e la sonda viene interposto uno strato di gel per ottimizzarne la trasmissione; la sonda funge da emettitore e da sorgente ricevente degli “echi riflessi” nel contesto tissutale, punto di partenza per la formazione delle immagini ultrasonografiche.
L’ecografia mammaria è indicata:
- in caso di reperti dubbi o sospetti alla mammografia,
- in donne sintomatiche,
- in donne asintomatiche con elevato rischio eredo-familiare
- come guida per procedure interventistiche.
L’imaging ecografico consente di differenziare le lesioni di tipo liquido da quelle di tipo solido, di valutare le caratteristiche delle lesioni al fine di fornire un giusto grado di sospetto, di studiare i linfonodi loco-regionali, le cicatrici chirurgiche in donne operate ed i tessuti periprotesici in caso di impianti protesici.
L’ecografia tuttavia non è in grado, se non occasionalmente, di identificare le microcalcificazioni.
Uno dei limiti di questo esame consiste nella scarsa riproducibilità, trattandosi di un esame operatore-dipendente.
Nel concreto, l’ecografia mammaria è utilizzata anche come esame di secondo livello per completare o integrare una prima diagnosi della mammografia, in particolare in seni con un tessuto particolarmente denso. Oppure se il riscontro della mammografia di screening presenta la necessità di approfondire dei tessuti: questo secondo passaggio non deve spaventare, ma è proprio una prassi di prevenzione per approfondire ulteriormente quelle che possono essere lesioni tumorale ancora in uno stadio iniziale.
Mammografia ed ecografia: esami complementari
Ecografia e mammografia sono due esami complementari diversi per la tecnologia utilizzata. L’ecografia sfrutta il principio degli ultrasuoni (radiazioni non ionizzanti), mentre la mammografia l’emissione di radiazioni ionizzanti (seppur a basse dosi).
È utile soprattutto per completare la mammografia nelle donne che presentano un seno denso.
Poiché, come accennato prima, questi due esami sono complementari, possono essere effettuati entrambi per la diagnosi di un tumore al seno.
Per le donne di età inferiore ai 40 anni, in assenza di sintomi o di una familiarità, è consigliata l’autopalpazione mensile del seno e l’ecografia viene utilizzata come test diagnostico in presenza di alterazioni cliniche o di noduli palpabili.
Prevenzione
Sappiamo che il cancro alla mammella è il più frequente nella popolazione femminile in Italia e rappresenta la prima causa di morte oncologica tra le donne. La sua incidenza aumenta con l’età, ma è bene fare controlli ancora giovani. Proprio grazie alla prevenzione i numeri di sopravvivenza a cinque e dieci anni da una prima diagnosi di tumore alla mammella sono in crescita.
Per ridurre la mortalità è quindi fondamentale individuare le cellule cancerogene quando sono ancora in fase iniziale e sono impalpabili e individuabili solo con un esame diagnostico approfondito di screening. Negli ultimi sei anni, si è osservato un calo complessivo della mortalità per cancro in Italia: -10% negli uomini e -8% nelle donne.
Cosa fare per una corretta routine di prevenzione?
- Prima dei 30 anni è fondamentale praticare l’autopalpazione del seno almeno una volta al mese.
- Tra i 30 e i 40 anni è importante fare controlli periodici con un’ecografia mammaria da abbinare a una visita senologica, tenendo conto anche dei fattori di rischio individuali e familiari. Inoltre, considerando che l'ecografia al seno è particolarmente efficace nella diagnosi di eventuali noduli o problematiche nelle donne giovani, potrebbe essere opportuno effettuarla già dai 25 anni.
- Dopo i 40 anni, gli studi scientifici e le linee guida internazionali dimostrano che sottoporsi a una mammografia con regolarità riduce fino al 40% la mortalità per tumore alla mammella. La mammografia è dunque il principale metodo di diagnosi precoce del tumore al seno: il mammografo è in grado di rilevare la presenza di lesioni quando sono ancora in fase preclinica, cioè quando ancora non è possibile individuarle tramite palpazione.
Screening oncogenetico
Il 5-7 per cento dei tumori del seno è legato a fattori di rischio di tipo ereditario, tra cui anche la mutazione dei geni BRCA 1 o BRCA 2. Per le donne sane ma con un’importante storia familiare di carcinoma mammario o portatrici di una mutazione, che quindi hanno un rischio più alto di sviluppare un tumore del seno, è previsto un programma di sorveglianza clinico-strumentale personalizzato: dal 2012 diverse Regioni hanno attivato percorsi specifici che prevedono una risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto a cadenza annuale, a seconda dei casi associata a mammografia e/o ecografia; questo screening per chi ha fattori di rischio ereditari viene effettuato a partire dai 25 anni oppure, verificato a quale età i vari membri della famiglia hanno sviluppato il tumore, 10 anni prima dell’età di insorgenza della malattia nel familiare più giovane.
Screening per chi ha fatto radioterapia al torace
Le donne che tra i 10 e i 30 anni sono state sottoposte a radioterapia al torace per curare un tumore hanno un rischio più alto di sviluppare un carcinoma della mammella proprio a causa dell’irradiazione.
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