La densitometria ossea, anche nota come Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC), è un test diagnostico fondamentale per misurare la densità minerale ossea (BMD) e valutare la salute dello scheletro umano. Questo esame permette ai medici di stabilire un parametro specifico, la densità minerale ossea (BMD).
È l'unico esame che può diagnosticare l’osteoporosi. La MOC permette quindi di stabilire se la densità ossea sia normale, ridotta (osteopenia) o se sia sviluppata una franca osteoporosi. La MOC permette di ottenere una valutazione quantitativa della densità ossea, parametro che va incontro a cambiamenti molto graduali nel tempo.
Tipologie di Densitometria Ossea
Esistono diversi tipi di MOC, tra cui:
- MOC DEXA (Dual Energy X-Ray Absorptiometry): La tipologia più comune. La densitometria a doppio raggio X o assorbimetria a raggi X a doppia energia (DEXA dall’inglese Dual Energy X-Ray Absoptiometry) è uno strumento diagnostico capace di misurare direttamente il peso e la percentuale della massa magra e della massa grassa nei vari distretti corporei. La DEXA permette anche di valutare in modo selettivo lo stato di mineralizzazione ossea. La DEXA sfrutta il principio dell’attenuazione differenziale di un fascio di raggi X, a due livelli differenti di energia, al passaggio attraverso i vari tessuti. Questa attenuazione viene registrata e si correla alla composizione corporea della persona sotto esame. Gli apparecchi DEXA, attualmente i più usati, utilizzano una quantità di radiazioni di molto inferiore a quella emessa durante le radiografie.
- SPA (Single Photon Absorptiometry): Assorbimetria a Singolo raggio Fotonico. Prevede l'uso di una sostanza radioattiva.
- DPA (Dual Photon Absorptiometry): Assorbimetria a Doppio raggio Fotonico. Come la precedente SPA, prevede l'utilizzo di una sostanza radioattiva.
- Tomografia Quantitativa Computerizzata
- Ultrasonografia ossea quantitativa
Al pari della TAC e dell’MRI (Magnetic Resonance Imaging), anche la DEXA è una tecnica molto costosa e meno accessibile rispetto alla bioimpedenziometria.
Come Funziona la MOC DEXA
L’esame richiede l’utilizzo di un’apparecchiatura per misurare la densità delle ossa e permette di stimare la quantità di osso nell’anca, nella colonna vertebrale e talvolta in altre ossa. Il tempo necessario per l'indagine è di circa 10 minuti, non è in alcun modo dolorosa e non c'è bisogno di particolari preparazioni dietetiche o farmacologiche.
Tutto ciò che è di materiale metallico (cerniere, bottoni, occhiali, anelli, chiavi, …) va rimosso prima di sottoporsi all’esame e questa è l’unica considerazione utile nella valutazione su come vestirsi. Se il test viene eseguito in ospedale o in laboratori di analisi, assicurarsi di informare il medico di eventuali esami recenti con bario o di iniezioni di mezzo di contrasto per esami TAC o RM.
Apparecchi di dimensioni inferiori, tanto da essere portatili, sono in grado di misurare la densità di ossa alle estremità dello scheletro, ad esempio le dita, il polso o il calcagno. Poiché la densità ossea può variare da un punto all’altro del corpo, una misurazione condotta a livello del calcagno in genere non è accurata nel predire il rischio di fratture come una misurazione eseguita a livello della colonna vertebrale o dell’anca.
Densitometria Ossea ( M.O.C. ) +TBS con tecnica DXA: Misura il patrimonio minerale dello scheletro, prevalentemente costituito da cristalli di idrossiapatite di calcio e consente di evidenziare precocemente anche piccole riduzioni della densità minerale ossea. E’ possibile valutare anche la qualità dell’osso calcolando il TBS (Trabecular Bone Score).
Interpretazione dei Risultati: T-score e Z-score
I risultati del test di densitometria ossea vengono riportati utilizzando il T-score, un valore che mostra di quanto la densità ossea è maggiore o minore rispetto a quella di un adulto di 30 anni. Per evitare questo problema i punteggi vengono corretti per sesso ed età, con la trasformazione del dato nel cosiddetto Z-score.
I dati ricavati vengono confrontati con quelli attesi, per poi esprimere un valore numerico chiamato “T-score” per i pazienti di età superiore ai 50 anni, che corrisponde alla differenza tra il valore di densità minerale dell’osso esaminato e il campione di riferimento rappresentato da soggetti sani di 30 anni al picco di massa ossea.
Sulla base dei valori di T-score, i valori densitometrici vengono definiti normali (T-score > -1 SD), in osteopenia (T-score tra -1.0 SD e -2.5 SD) o in osteoporosi (T-score ≤ -2.5 SD). Nei soggetti giovani, i valori di densità ossea vengono espressi in “Z-score”, che misura la differenza tra il valore di densità minerale dell’osso esaminato ed il campione di riferimento rappresentato da soggetti di pari età.
Nei soggetti giovani, la diagnosi di osteoporosi si basa sul riscontro di un valore di Z-score uguale o inferiore a -2.0 SD. Il rischio di frattura aumenta progressivamente con la riduzione del T-score (il paziente con osteoporosi ha un rischio di fratturare maggiore rispetto al soggetto con osteopenia e ancor di più rispetto al soggetto con T-score normale) o dello Z-score.
NOTA: un T-score uguale a 0 indica che il soggetto esaminato presenta una densità ossea uguale a quella media delle persone giovani; un T-score pari o superiore a -1 viene comunque considerato normale. In presenza di un un T-score compreso tra -1 e -2,5 il soggetto presenta una densità ossea ridotta, non così grave da parlare di osteoporosi ma comunque sufficiente per indurlo ad impostare, insieme al proprio medico, un trattamento efficace per impedire un ulteriore demineralizzazione ossea.
Quando è Raccomandata la MOC?
La MOC è consigliata in particolare alle donne in post-menopausa e agli uomini di più di 60 anni con fattori di rischio per la patologia, oppure in caso di sospetto di osteoporosi secondaria.
Ecco alcune condizioni in cui la MOC è particolarmente utile:
- La valutazione di come e se stanno funzionamento i farmaci per le sopraccitate condizioni.
- Il monitoraggio degli effetti sullo scheletro delle assunzioni prolungate di farmaci corticosteroidi (es: prednisone).
- Il monitoraggio di condizioni che, tra i vari sintomi provocati, determinano anche un abbassamento della densità minerale ossea (osteopenia od osteoporosi secondaria).
Controindicazioni alla MOC
Le persone che si sono sottoposte in tempi recenti (10 giorni prima è il limite massimo) a un esame ai raggi X con mezzo di contrasto (es: bario). Diversamente dalle precedenti, è una controindicazione temporanea.
L'unica accortezza è di rimandare di qualche giorno la densitometria in caso di recente sottoposizione ad un esame scintigrafico o radiologico con mezzo di contrasto baritato (la valutazione in merito è di competenza dello specialista in medicina nucleare).
Osteoporosi: Una Malattia Silenziosa
L’osteoporosi è una malattia cronica caratterizzata da alterazioni della struttura ossea con conseguente riduzione della resistenza al carico meccanico e aumentato rischio di fratture. È una comune malattia sistemica dello scheletro, che provoca un forte indebolimento delle ossa. Tale indebolimento ha origine dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo e dalla riduzione della massa minerale ossea che ne consegue.
L’osteoporosi è una malattia silente e l’esordio dei sintomi coincide con la comparsa di una frattura da fragilità. Tutti i distretti scheletrici sono affetti dall’osteoporosi e possono essere interessati da eventi fratturativi. Tuttavia, le più comuni fratture da fragilità interessano la colonna vertebrale, il femore prossimale (collo) e il polso.
L’osteoporosi rappresenta una malattia di rilevanza sociale. Si stima che in Italia siano affetti da questa patologia 1 donna su 3 oltre i 50 anni e 1 maschio su 8 oltre i 60 anni (complessivamente circa 5.000.000 di persone).
In tutte le fasi della vita, l’osso va incontro a un processo fisiologico di rimodellamento nel quale tessuto scheletrico vecchio e danneggiato viene rimosso a opera degli osteoclasti e osso nuovo viene riformato a opera degli osteoblasti. Con l’avanzare dell’età, l’attività degli osteoclasti tende a essere maggiore rispetto a quella degli osteoblasti e infatti l’invecchiamento fisiologico si accompagna a una certa perdita di massa ossea. L’osteoporosi si sviluppa quando tale perdita diventa eccessiva e patologica a causa di una persistente e dominante attività di riassorbimento osseo rispetto a quella di neoformazione.
Vi sono due forme principali di osteoporosi: una “primitiva”, che colpisce le donne in post-menopausa o gli anziani, e una “secondaria”, che invece può interessare soggetti di qualsiasi età affetti da malattie croniche o in terapia con farmaci che direttamente o indirettamente influenzano negativamente la salute scheletrica.
Tra i numerosi farmaci in grado di ridurre la resistenza scheletrica, importante ricordare i glucocorticoidi, le terapie immunosoppressive e le terapie ormonali di deprivazione estrogenica e androgenica.
Prevenzione e Trattamento dell'Osteoporosi
I risultati di un test di densitometria aiutano il medico a stabilire cosa fare per ridurre le probabilità di fratture. Da qui l’importanza della prevenzione nell’ambito parodontale per limitare l’insorgenza delle complicanze a livello osseo.
La prevenzione primaria dell’osteoporosi agisce sui fattori di rischio acquisiti e come tali modificabili, che influenzano per circa il 50% la salute delle nostre ossa in tutte le fasi della vita. Un adeguato introito di alimenti ad alto contenuto di calcio (latte e derivati, noci, nocciole, mandorle, acque minerali con contenuto calcico superiore a 100 mg/litro) è strategico per favorire la corretta mineralizzazione scheletrica e l’acquisizione e il mantenimento della massa ossea.
Per garantire che il calcio introdotto con gli alimenti venga assorbito è necessario avere normali livelli circolanti di vitamina D. La maggior parte del nostro fabbisogno giornaliero della vitamina D deriva dalla sintesi cutanea di colecalciferolo da parte di un sistema enzimatico regolato dai raggi ultravioletti. Una regolare esposizione al sole, anche di pochi minuti al giorno, è pertanto importante per garantire la sintesi di vitamina D e quindi un assorbimento regolare del calcio. È importante ricordare che con l’invecchiamento, il sistema enzimatico cutaneo è meno funzionante e pertanto si rende necessario l’utilizzo di farmaci contenenti vitamina D, essendo gli alimenti poveri di tale elemento.
L’esercizio fisico è un altro importante tassello nella strategia di prevenzione delle fratture, mediata da una “modulazione virtuosa” del rimodellamento scheletrico che favorisce la neoformazione rispetto al riassorbimento osseo.
Infine, nella prevenzione primaria dell’osteoporosi è importante eliminare quei fattori di rischio che causano una perdita progressiva di massa ossea, come l’abuso di alcol e il fumo di sigarette e di limitare, quando non strettamente necessario, l’utilizzo di farmaci con effetto osteopenizzante. Tutte queste misure di prevenzione risultano efficaci quando intraprese prima dell’insorgenza dell’osteoporosi e soprattutto nelle prime decadi di vita, favorendo in tal modo la costituzione del patrimonio scheletrico e il raggiungimento del picco di massa ossea.
I farmaci anti-osteoporotici agiscono sul rimodellamento scheletrico con l’obiettivo di migliorare il bilanciamento tra riassorbimento e neoformazione ossea. La maggior parte dei farmaci utilizzati in prima linea (bisfosfonati, denosumab, SERM) agiscono inibendo la funzione degli osteoclasti e quindi il riassorbimento osseo.
Quando l’osteoporosi è severa o quando i farmaci di prima linea non risultano essere efficaci, si utilizzano farmaci anabolici in grado di stimolare la funzione osteoblastica e quindi la neoformazione ossea, come il teriparatide ed il romosozumab, che ad oggi rappresentano le più efficaci opzioni terapeutiche dell’osteoporosi. A breve sarà disponibile un terzo farmaco anabolico, l’abaloparatide, anch’esso molto efficace nel prevenire le fratture nei pazienti con osteoporosi severa.
Tutti questi farmaci hanno dimostrato una efficacia rilevante nel migliorare i valori densitometrici e soprattutto nel ridurre il rischio di fratture: sono utili sia per la prevenzione primaria in pazienti interessati da osteoporosi che però non sono ancora andati incontro a fratture da fragilità, sia per i pazienti che hanno già sperimentato fratture per la prevenzione di nuovi eventi fratturativi.
La scelta del farmaco viene operata nel singolo paziente sulla base di fattori che tengono conto del profilo di rischio fratturativo individuale e della accettabilità e potenziale tollerabilità da parte del paziente. Come in altre malattie croniche per le quali la terapia è necessariamente a lungo termine, la scelta del farmaco va sempre condivisa con il paziente nei suoi vari aspetti (razionale, potenziali effetti collaterali e risultati attesi).
Un discorso a parte va fatto per la vitamina D: come abbiamo visto ha un ruolo fondamentale nell’assorbimento intestinale del calcio e, dunque, nella mineralizzazione ossea. Tuttavia sappiamo anche che l’osteoporosi non comporta solamente un difetto di mineralizzazione ma anche un’alterazione del rimodellamento scheletrico a cui consegue a sua volta la compromissione della microarchitettura ossea.
leggi anche:
- Densitometria Ossea: Controindicazioni e Precauzioni da Considerare
- Densitometria Ossea Lombare con DEXA: Come Funziona, Preparazione e Costi
- Ogni Quanto si Fa la Densitometria Ossea: Frequenza e Consigli
- Esami del Sangue agli Istituti Maugeri: Scopri Orari e Sedi per un Check-Up Veloce e Sicuro!
- F Medical Frosinone: Risonanza Magnetica ad Alta Definizione
