Delta Esami Sangue: Significato dell'Epatite Delta

L'infezione da virus dell'epatite Delta (HDV) è riconosciuta come la forma più grave di epatite virale e rappresenta un importante problema di salute pubblica a causa della natura aggressiva della malattia.

Cos'è l'Epatite Delta?

L’epatite Delta è una forma di epatite virale causata da un virus ad RNA, cosiddetto “difettivo” o “satellite”, poiché richiede necessariamente la presenza del virus dell'epatite B (HBV) per replicarsi e infettare le cellule del fegato. Questo significa che per compiere il suo ciclo e manifestarsi, ha bisogno che la persona sia infettata dall'epatite B.

La conseguenza di ciò è che l’epatite D può svilupparsi solo in soggetti affetti da Epatite B. Per questo motivo, i soggetti HDV positivi sono anche HBV positivi; i pazienti con HDV hanno quindi una doppia infezione.

Scoperta e diffusione

La sua scoperta risale agli anni ’70, ad opera del Prof. Mario Rizzetto di Torino, ma solo alla fine degli anni ’90 fu chiaramente identificato, quando venne descritto un nuovo sistema antigene-anticorpo presente nel siero e nel fegato di alcuni portatori dell’antigene di superficie dell'epatite B (HBsAg).

È una malattia rara, orfana, che colpisce circa 20 milioni di soggetti nel mondo e qualche migliaio in Italia.

Modalità di trasmissione

Le modalità di trasmissione del virus Delta sono analoghe a quelle dell’HBV. Di conseguenza, possono contrarre l’epatite delta sia i soggetti non immuni all’HBV che quelli affetti dell’epatite B. I soggetti che hanno invece acquisito l’immunità verso l’HBV sono immuni anche all’HDV.

Caratteristiche del virus HDV

  • L’infezione da virus dell’epatite delta (HDV) è una infezione sostenuta da un piccolo virus a RNA difettivo che come involucro esterno utilizza l’HBsAg, cioè l’antigene di superficie del virus HBV.
  • L’HDV si diversifica in 8 genotipi; negli italiani predomina il genotipo 1.
  • L’obbligatoria dipendenza dell’HDV dall’HBV implica che:
    • l’HDV può essere presente solo nei soggetti che hanno l’HBsAg nel sangue, e per indurre danno epatico necessita di una infezione HBV in atto;
    • i soggetti immuni dall’HBV che hanno acquisito spontaneamente o per vaccinazione l’anticorpo contro l’HBsAg (anti-HBs) sono protetti dall’epatite D;
    • l’incapacità nell’HDV di replicare autonomamente, lo rende insensibile agli antivirali convenzionali che distruggono, ad esempio, le strutture dei virus dell’HBV e HCV, bloccandone la replicazione.

Gravità e progressione

Dal punto di vista clinico è la forma più aggressiva e pericolosa tra tutte le epatiti croniche virali. Infatti la maggior parte di pazienti sviluppa rapidamente una malattia avanzata di fegato, cirrosi e tumore.

L'epatite Delta è la meno conosciuta tra tutte le epatiti virali che colpiscono il fegato, eppure, è la più severa poiché progredisce con una velocità 10 volte maggiore delle altre epatiti virali.

Trattamento

Per molti anni, l’unica terapia per l’epatite Delta è stata la somministrazione di un ciclo di 48 settimane di interferone (IFN) peghilato alfa. Tuttavia questa strategia può essere utilizzata solo in alcuni pazienti.

Nel 2020, EMA ha approvato bulevertide (BLV), un farmaco che inibisce l’entrata di HDV nelle cellule del fegato, riducendo l'insorgenza di necrosi epatica e dei livelli di HDV-RNA nel sangue. Inoltre, se combinata con IFN, BLV ha dimostrato un effetto sinergistico sulla inibizione della replicazione antivirale.

Per la disponibilità di questa nuova terapia efficace e sicura, consiglio ai pazienti con malattia da HDV di recarsi nei propri Centri epatologici di riferimento per valutare la possibilità di iniziare questo trattamento antivirale salvavita.

Le informazioni fornite sono state elaborate ed integrate, a partire da un documento di consenso sull’epatite Delta, "EPATITE DELTA Fotografia della patologia e presa in carico dei pazienti"sviluppato da un gruppo di esperti clinici, ed adattate per una più ampia diffusione e comprensione di tutti gli interessati.

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