La mammografia è un esame radiografico che permette di esaminare il tessuto mammario al suo interno. Questo esame diagnostico ha subìto un’importante evoluzione nel corso degli ultimi vent’anni nel corso dei quali si è passati dalla mammografia analogica a quella digitale ed infine alla mammografia in Tomosintesi, quest’ultima sempre più diffusa e in grado di aumentare la capacità diagnostica rispetto alle metodiche precedenti.
Come viene eseguita la mammografia?
La mammografia viene eseguita in regime ambulatoriale e non necessita di alcun tipo di preparazione. Non occorre alcun tipo di preparazione nelle ore o il giorno precedente all’esame, si può mangiare e bere. Il consiglio è di indossare abiti comodi e di non applicare sulla pelle nella zona interessata dall’esame creme o deodoranti perché potrebbero alterare l’immagine a disposizione del medico per l’esame.
La tecnica di esecuzione prevede il posizionamento della mammella su di un apposito piano (detettore) e la successiva compressione su di esso tramite una piastra di plastica (compressore): tale compressione, che dura pochi secondi, garantisce l’immobilità della mammella durante l’acquisizione radiografica, indispensabile per ottenere un’immagine di qualità. La compressione della mammella consente inoltre di utilizzare dosi di radiazione più basse in quanto, riducendo lo spessore della mammella, si riduce la dose da erogare.
Il tempo di un esame è di circa 15 minuti non considerando le fasi di accettazione e di colloquio con il medico. Nell’esame è previsto il posizionamento della mammella su un piano (detettore) e la compressione con una piastra (compressore) per garantire l’immobilità durante l’esame e avere immagini nitide e di qualità. La durata effettiva dell’esame al macchinario è di pochi secondi per proiezione.
Con la moderna mammografia digitale, le cosiddette lastre - dove un tempo venivano impresse e poi stampate le immagini - sono sostituite da componenti elettronici che convertono i raggi X in immagini mammografiche trasmesse direttamente su computer per la lettura da parte del radiologo e per la conservazione a lungo termine. Nella mammografia di screening vengono acquisite due inquadrature: una in direzione testa-piedi e una latero-laterale. La mammografia clinica, invece, può richiedere un numero maggiore di proiezioni, tra cui quelle ingrandite per lo studio e l’approfondimento di particolari.
Una maggiore accuratezza nella diagnosi viene ottenuta dalla valutazione della mammografia effettuata separatamente da 2 medici radiologi. La disponibilità di un confronto con eventuali mammografie eseguite precedentemente aumenta l’accuratezza diagnostica in quanto consente di identificare facilmente eventuali variazioni.
Cosa si vede con la mammografia?
La mammografia è l’esame diagnostico migliore nella ricerca di anomalie al seno per individuare piccoli tumori clinicamente ancora silenti o per investigare un’anomalia del tessuto mammario come un nodulo. La mammografia è un esame fondamentale per la diagnosi precoce del tumore della mammella perché permette di identificare lesioni in stadi iniziali ed è un quindi un’arma importante per intervenire nella diagnosi della malattia. L’esame, che utilizza raggi X a bassa dose, prevede la compressione del seno tra due piastre.
Le immagini vengono poi analizzate da un medico radiologo che valuta la presenza di opacità nodulari, micro-calcificazioni oppure aree di distorsione strutturale. La mammografia può essere indicata in presenza di segni o sintomi, come noduli nelle mammelle, o come test di screening per la diagnosi precoce del tumore del seno in donne asintomatiche. Una positività alla mammografia non equivale a una diagnosi certa di tumore al seno. In caso di anomalie sospette, seguiranno ulteriori accertamenti per confermare o meno la diagnosi.
Negli ultimi anni, tra i progressi della tecnica mammografica, è stata introdotta la tomosintesi, che prevede l’acquisizione di una serie di immagini del seno da diverse angolazioni, migliorando ulteriormente la precisione diagnostica.
A chi è rivolta la mammografia?
Si esegue la mammografia clinica ogni qualvolta, indipendentemente dall’età, si presentano anomalie della mammella, rilevate dal medico o dalla paziente stessa, allo scopo di valutarne la natura. Si esegue la mammografia di screening, fondamentale per la diagnosi precoce perché può svelare alterazioni del tessuto mammario diversi anni prima della valutazione clinica, con cadenza biennale in donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, secondo le indicazioni delle linee guida internazionali per la prevenzione del cancro al seno, riprese ed adottate dal Ministero della Salute Italiano.
Diverse istituzioni, soprattutto negli Stati Uniti, raccomandano l’inizio dello screening a partire dai 40 anni con cadenza annuale o biennale, ma non vi è accordo sull’utilità di questa procedura. Infatti, al di sotto dei 50 anni, la struttura della mammella è ancora molto densa, pertanto non facilmente penetrabile dai raggi X e con conseguente sensibile riduzione di capacità diagnostica dell’esame mammografico. L’allungamento della vita e il protrarsi di un buono stato di salute, unitamente all’efficacia diagnostica, hanno indotto i ricercatori a ritenere vantaggiosa l’estensione dell’età di screening fino a 74 anni.
L’esame andrebbe eseguito, preferibilmente, nella prima parte del ciclo mestruale quando minori sono l’addensamento e la tensione della ghiandola mammaria. Inoltre, in questa fase, c’è la certezza che la donna non sia incinta. La mammografia si può eseguire presso gli ospedali che dispongono di strumentazioni adeguate o presso centri sanitari attrezzati e in regola con le disposizioni relative ai gabinetti radiologici.
La mammografia non presenta particolari controindicazioni. Nelle donne sotto i 40 anni, a causa della densità della ghiandola mammaria, questa indagine può risultare poco leggibile; pertanto, nelle donne più giovani viene generalmente consigliata l’ecografia mammaria. Al contrario, non c’è un limite massimo di età per la mammografia.
Anche gli uomini possono sviluppare un carcinoma della mammella. Data la rarità di questa condizione, ai maschi questo esame non è mai proposto come screening di popolazione, ma solo in presenza di sintomi o motivazioni cliniche.
La mammografia in gravidanza non è raccomandata, soprattutto durante il primo trimestre. Si tratta tuttavia di una misura precauzionale e non di un divieto assoluto: nel caso in cui la mammografia sia necessaria, la gravidanza non costituisce un ostacolo e verranno adottate misure adeguate per ridurre al minimo l’esposizione del feto alle radiazioni.
Mammografia ed ecografia: esami complementari
La mammografia non sempre è sufficiente per una diagnosi definitiva dello stato di salute del seno: in alcuni casi, le caratteristiche del tessuto delle mammelle non consentono l’identificazione chiara di una lesione. L’ecografia è il primo esame a cui si ricorre in caso di mammografia dubbia, perchè consente di ottenere informazioni sulle dimensioni e sui contorni delle neo-formazioni, e di distinguere se la massa ha un contenuto liquido, come le cisti, o solido, come un tumore.
L'ecografo utilizza una sonda che emette ultrasuoni. I due sistemi sono pertanto complementari. Nelle donne più giovani, in cui il tessuto ghiandolare è più denso, i risultati dell'ecografia offrono maggiori informazioni rispetto alla mammografia. Poiché, come accennato prima, questi due esami sono complementari, possono essere effettuati entrambi per la diagnosi di un tumore al seno.
Se il seno è molto denso o il risultato continua ad essere dubbio, i nostri specialisti potrebbero prescrivere anche la risonanza magnetica alla mammella. Grazie a questa indagine è possibile ottenere informazioni più specifiche sulla lesione e valutare la sua tendenza a trasformarsi in neoplasia maligna.
Limiti della mammografia
Lo screening del tumore della mammella è ormai una pratica consolidata che si è dimostrata efficace nel ridurre la mortalità per questo tumore. Tuttavia, la procedura presenta limiti sia in difetto (falsi negativi), sia in eccesso (falsi positivi e sovradiagnosi).
Si stima che nel 20-30% dei casi (cioè, 5 donne su 1000 che hanno eseguito la mammografia biennalmente nell’arco di 10 anni) la neoplasia non viene evidenziata dall’esame radiografico. La mammografia può evidenziare una lesione maligna ma non suscettibile di progressione: dunque, ininfluente per la qualità e l’aspettativa di vita della donna. Purtroppo, però, a tutt’oggi non disponiamo di esami in grado di stabilire se il tumore rilevato progredirà o resterà indolente, per cui esiste la possibilità, peraltro non quantificabile, di diagnosi di una lesione - con i conseguenti approfondimenti diagnostici e successivi trattamenti - che non si trasformerà in cancro invasivo potenzialmente mortale.
La mammografia può evidenziare lesioni sospette per tumore che non vengono confermate dagli esami di approfondimento successivi. Si stima che il 24% delle donne (cioè, quasi 1 su 4 che esegue la mammografia biennalmente in 10 anni) riceva almeno una volta nell’arco dei 10 anni una diagnosi che, con gli esami successivi, si rivelerà un falso allarme.
Intervalli tra una mammografia e l'altra
La cadenza dei successivi controlli dipenderà dalla valutazione del Radiologo e dal grado di densità fibro-ghiandolare che è variabile da soggetto a soggetto. Nei seni particolarmente densi l’intervallo ottimale tra una mammografia e la successiva è annuale; numerosi studi scientifici hanno infatti dimostrato che, in questa tipologia di seno, è efficace ridurre l’intervallo temporale tra una mammografia e l’altra. Tale intervallo, in ogni caso, non deve mai essere inferiore ai dodici mesi per motivi di radio-protezione.
Mammografia: è dolorosa?
La mammografia non è solitamente un esame doloroso e si esegue, di norma, senza l’ausilio di anestesie o sedazioni. La mammografia normalmente non è un esame doloroso; alcune donne trovano fastidiosa la compressione delle mammelle tra le due piastre dell’apparecchiatura per la mammografia, ma il disagio dura solo il breve tempo necessario per l'esame.
Screening oncogenetico per le forme familiari di carcinoma mammario
Il 5-7 per cento dei tumori del seno è legato a fattori di rischio di tipo ereditario, tra cui anche la mutazione dei geni BRCA 1 o BRCA 2. Per le donne sane ma con un’importante storia familiare di carcinoma mammario o portatrici di una mutazione, che quindi hanno un rischio più alto di sviluppare un tumore del seno, è previsto un programma di sorveglianza clinico-strumentale personalizzato: dal 2012 diverse Regioni hanno attivato percorsi specifici che prevedono una risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto a cadenza annuale, a seconda dei casi associata a mammografia e/o ecografia; questo screening per chi ha fattori di rischio ereditari viene effettuato a partire dai 25 anni oppure, verificato a quale età i vari membri della famiglia hanno sviluppato il tumore, 10 anni prima dell’età di insorgenza della malattia nel familiare più giovane.
Screening per chi ha fatto radioterapia al torace prima dei 30 anni
Le donne che tra i 10 e i 30 anni sono state sottoposte a radioterapia al torace per curare un tumore hanno un rischio più alto di sviluppare un carcinoma della mammella proprio a causa dell’irradiazione.
Tabella riassuntiva: Screening mammografico
| Fascia d'età | Frequenza | Considerazioni |
|---|---|---|
| 50-69 anni | Biennale | Raccomandato dal Ministero della Salute Italiano |
| 45-49 anni | Annuale (in alcune regioni) | In fase di sperimentazione |
| Fino a 74 anni | Biennale (in alcune regioni) | In fase di sperimentazione |
| Donne con fattori di rischio ereditari | Personalizzato (RM annuale, mammografia e/o ecografia) | A partire dai 25 anni o 10 anni prima dell'età di insorgenza della malattia nel familiare più giovane |
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