L’Helicobacter Pylori è un batterio molto diffuso che trova il suo sito di infezione nello stomaco delle persone. Da tempo noto ai microbiologi, soltanto nel 1983 due ricercatori australiani, Warren e Marshall, isolarono questo micro-organismo dalla mucosa di persone con “gastrite cronica”. Questa scoperta, accolta inizialmente con scetticismo dalla comunità scientifica, ha rivoluzionato la disciplina medica della gastroenterologia.
Infezione da Helicobacter Pylori
L’infezione da Helicobacter è strettamente associata allo sviluppo nello stomaco di una gastrite cronica, cioè l’infiammazione della mucosa che riveste la parete dello stomaco. La diagnosi di gastrite cronica è possibile solo al microscopio, su biopsie (frammenti di mucosa) ottenute all’endoscopia. Non è possibile eseguire diagnosi sulla base di sintomi o sulla base di immagini radiologiche o perfino endoscopiche.
Dopo la scoperta della relazione fra Helicobacter e gastrite si è capito che l’ulcera è, in buona parte almeno, una malattia “infettiva” e non psicosomatica. Infatti, le persone con ulcera e infezione da Helicobacter non recidivano più (cioè non formano altre ulcere negli anni successivi) se l’infezione viene “spazzata via” dagli antibiotici.
Modalità di trasmissione
Le modalità di contagio dell’Helicobacter Pylori non sono ancora certe. Attualmente si sa che si manifesta solo sul genere umano e che spesso l'infezione si contrae da bambini. Si pensa che, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, il contagio dipenda dalla contaminazione dell’acqua. In Paesi come l’Italia, si crede che il contagio prevalente sia da persona a persona, soprattutto all’interno delle singole famiglie, ma il meccanismo non è ancora ben chiaro. E’ possibile che i bambini, soprattutto nella fase di prima infezione, trasmettano il germe ai genitori. Le vie di trasmissione più probabili sono quelle orale e oro-fecale. Altre possibili modalità, ma ancora in via di studio, sono il contatto con acque o strumenti endoscopici contaminati.
Sintomi e Complicazioni
Il momento della prima infezione, che avviene soprattutto nell’età infantile, passa quasi sempre inosservato. In generale non esistono sintomi indicativi dell’infezione cronica perché la stragrande maggioranza delle persone infette (il 20-40 per cento di persone infette a seconda dell’età), sta assolutamente bene, senza sintomo alcuno.
Come già anticipato, in molti casi l'infezione è asintomatica. Solo il 20% dei soggetti con gastrite causata dall’infezione sviluppa sintomi o complicanze che possono variare da difficoltà digestive, nausea o eruttazioni, fino a disturbi legati alle malattie del tratto digerente.
Eventuali Complicazioni
La gastrite cronica superficiale o atrofica rappresenta la complicazione più diffusa generata dall'infezione di helicobacter pylori. I sintomi consistono in indigestione e dolore o fastidio nella parte superiore dell’addome.
A lungo termine, l’infezione dovuta a questo batterio è associata a un aumento di 2-6 volte del rischio di linfoma gastrico, noto anche con l'acronimo MALT (tessuto linfoide associato alle mucose), e soprattutto di carcinoma gastrico. Siccome l'infezione da helicobacter pylori può essere associata anche ad anemia da carenza di ferro, il test per verificarne la presenza è raccomandato in quelle persone in cui l’anemia sideropenica si manifesta senza altre cause apparenti. Infine, la ricerca dell'helicobacter pylori va consigliata anche in caso di porpora trombocitopenica idiopatica.
Diagnosi dell'Helicobacter Pylori
La ricerca del batterio viene fatta direttamente nel corso della gastroscopia con biopsie della mucosa gastrica. Se non si ritiene utile un esame endoscopico (invasivo tra l’altro), si può identificare il germe o con una ricerca nelle feci o con un breath-test (test del respiro). Quest’ultimo esame, assolutamente non doloroso né fastidioso, consiste nel bere una specie di aranciata e poi soffiare in una provetta dove reagenti chimici determinano o meno la presenza del germe.
Comunque, sia l’endoscopia, sia i metodi non invasivi possono non riconoscere la presenza dell’Helicobacter se la persona sta prendendo o ha preso recentemente dei farmaci “antisecretivi”, capaci cioè di ridurre la produzione di acido nello stomaco.
Metodi diagnostici
Se il paziente presenta disturbi gastrointestinali e il medico sospetta un’infezione da helicobacter pylori, si possono condurre esami specifici per la ricerca del batterio, ovvero:
- Test sierologici: si ricercano nel sangue gli anticorpi IgG specificamente diretti contro questo batterio.
- Test del respiro (breath test): stabilisce il livello di ureasi, l’enzima che scinde l'urea nello stomaco liberando acido carbonico e ammoniaca. L’acido carbonico costituisce il prodotto metabolico del batterio.
- Test delle feci.
- Endoscopia: si effettua una biopsia della mucosa dello stomaco e del duodeno. Questo esame è considerato il più affidabile per la diagnosi dell’ulcera.
Quando ricorrere ai diversi test
La ricerca dell'helicobacter pylori mediante esami non invasivi generalmente è consigliata a quei soggetti sotto i 60 anni che presentano difficoltà digestive e senza sintomi importanti, oppure in pazienti che devono assumere per lungo tempo farmaci antinfiammatori non steroidei o inibitori della secrezione acida gastrica. Le indagini non invasive sono utili anche per confermare l’avvenuta eradicazione del batterio dopo la cura.
Si ricorre alla gastroscopia con biopsia su pazienti over 60 e/o in presenza di disturbi che facciano sospettare l'infezione, come per esempio:
- Febbre
- Calo ponderale
- Anemia
- Sanguinamento intestinale
- Sensazione di arresto del cibo dopo la deglutizione
- Familiarità con cancro dello stomaco
Trattamento dell'Helicobacter Pylori
La cura per eradicare l’Helicobacter Pylori è chiamata “la triplice” perché si tratta della combinazione di un antisecretivo, utile a ridurre l’acidità dello stomaco e quindi a creare un ambiente sfavorevole al germe, associato a due antibiotici, mirati a uccidere il batterio. La terapia ha successo nell’eradicare il germe in un’alta percentuale di pazienti trattati (più dell’80 per cento dei casi). E’ però sempre più frequente imbattersi in pazienti che risultano resistenti a questo trattamento di “prima linea”. Si ricorre allora all’aggiunta di un terzo antibiotico nella cosiddetta “quadruplice” terapia.
La terapia prevede due settimane di farmaci che agiscono sulla secrezione acida dello stomaco in associazione con antibiotici. Se viene condotta in modo regolare, si rivela risolutiva nel 90% dei casi.
Il successo del trattamento viene confermato ripetendo gli esami del respiro, delle feci o l’endoscopia a distanza di circa 4 settimane dalla conclusione della terapia.
La terapia antibiotica si dimostra efficace nella maggior parte dei casi e la resistenza non è frequente. Da ricordare, però, che non protegge da successive eventuali infezioni, che comunque si presentano solo nell'1% dei casi per anno.
Prevenzione dell'Helicobacter Pylori
Oltre all’eliminazione dei fattori di rischio come fumo, alcool e assunzione cronica di antinfiammatori non steroidei, le misure di prevenzione consistono essenzialmente in:
- Lavarsi accuratamente le mani, più volte al giorno, soprattutto prima e dopo la preparazione degli alimenti, prima dei pasti, prima e dopo aver usato i servizi igienici.
- Mangiare alimenti di cui si è sicuri riguardo igiene e preparazione.
- Bere acqua potabile.
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