Il tema delle radiografie in gravidanza è da sempre motivo di dibattito e preoccupazione per le pazienti, spesso a causa di informazioni errate. Per fare chiarezza, l'Associazione delle Società Scientifiche Odontoiatriche (ASSO) ha pubblicato un approfondimento sul proprio sito, nella sezione dedicata alle "Fake News".
Si possono fare radiografie in gravidanza?
ASSO ricorda che trascurare la propria salute orale è più dannoso. L'Associazione dei Ginecologi Americani (ADA) e il Ministero della Salute italiano affermano che le donne incinte possono sottoporsi a radiografie dentali durante tutta la gravidanza, a condizione che vengano adottate adeguate misure di radioprotezione per ridurre al minimo la dose di radiazioni.
Dosi di radiazione e radioprotezione
Per esempio, la dose a cui si è esposti durante una radiografia endorale è paragonabile a quella ricevuta durante un'ora di volo in aereo. Per il feto, l'esposizione corrisponde a 15 minuti di volo aereo, data la distanza e la collimazione della sorgente radiogena.
Per rispondere alla preoccupazione riguardante la possibilità che l’indagine diagnostica possa non essere eseguita, occorre specificare che, in caso di esposizioni a radiazioni ionizzanti a scopo medico, il Medico Radiologo è sempre tenuto a valutare il rapporto rischio/beneficio del singolo esame in relazione al quesito diagnostico posto dal medico prescrivente l’esame (D.Lgs. 187/00).
Qualsiasi procedura medica che comporti l’esposizione del paziente a radiazioni ionizzanti richiede (preciso obbligo che la legge italiana D.Lgs187/00 impone agli operatori) l’applicazione di due principi fondamentali della radioprotezione: giustificazione e ottimizzazione.
- Giustificazione: Valutare se è veramente necessario fare l’esame o se si può rimandare a dopo il parto; allo stesso modo si stabilisce se sono possibili esami alternativi, come l’ecografia.
- Ottimizzazione: Conduzione dell’indagine in modo da ottenere le informazioni, necessarie per rispondere al quesito diagnostico, con la minima esposizione possibile del paziente.
Radiografie durante l'allattamento
ASSO precisa che non ci sono evidenze che radiografie endorali, ortopantomografie o CBCT (esami eseguiti senza mezzo di contrasto) possano alterare il latte materno.
Rischi delle radiazioni ionizzanti
Il rischio correlato alle radiazioni ionizzanti utilizzate in diagnostica è estremamente basso e i benefici superano di gran lunga i rischi. I danni da radiazioni ionizzanti sono stati infatti dimostrati solo per dosi molto elevate come l’esposizione della popolazione giapponese alle radiazioni dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki. I principali danni evidenziati sono stati i tumori radioindotti.
Radiazioni non ionizzanti
Per le radiazioni non ionizzanti invece, a differenza delle radiazioni ionizzanti, ad oggi non si conoscano ancora a fondo tutti gli effetti. Non esiste evidenza scientifica di una possibile relazione causa-effetto di induzione di tumori.
Precauzioni e alternative
È fondamentale valutare attentamente la necessità di eseguire esami radiologici durante la gravidanza. Il medico deve considerare se l'esame può essere rimandato a dopo il parto o se esistono alternative come l'ecografia.
Se una donna ha la reale necessità di sottoporsi all’accertamento radiologico, è bene che non vi rinunci. In questo caso è però opportuno prendere una serie di precauzioni per ridurre al minimo i rischi di recare danno al feto.
“Innanzitutto è necessario ottimizzare la quantità delle radiazioni: è infatti possibile regolare l’apparecchiatura in modo da ricorrere alla minor dose possibile per ottenere comunque una buona immagine ai fini diagnostici- spiega Colombo-. Con queste precauzioni è quindi possibile, ad esempio, fare una radiografia al torace senza rischi per il feto.
In generale, se la radiografia o la tac interessa aree lontane dall’addome, come una gamba, un braccio, la testa, la dose di radiazioni che raggiunge il feto è davvero trascurabile, quindi il rischio è molto ridotto.
“Se invece la dose di radiazioni alla quale il feto viene esposto è inferiore ai 100 mGy, la probabilità di aborto o di danno al nascituro è assimilabile a quella di una comune gravidanza.
Risonanza magnetica
La risonanza magnetica non utilizza radiazioni ionizzanti, come la tac e le radiografie, ma utilizza campi elettrici e magnetici. “La letteratura scientifica ci dice che non esistono prove di danni al feto -spiega il medico-. Tuttavia, anche se non vi sono evidenze scientifiche, in via cautelativa si sconsiglia la risonanza nel primo trimestre, perché i campi magnetici potrebbero riscaldare i tessuti e fare aumentare la temperatura del feto oltre la soglia di sicurezza.
Farmaci e gravidanza
Secondo la campagna istituzionale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sui farmaci in gravidanza, durante i nove mesi d’attesa possono essere assunti tranquillamente i medicinali necessari e prescritti dal medico.
Non tutti i farmaci assunti dalla madre attraversano la placenta e raggiungono il feto, con effetti tossici diretti o teratogeni. L’effetto di un farmaco sul feto è determinato in gran parte dall’età del feto stesso al momento dell’esposizione, dalla potenza e dal dosaggio del farmaco.
Ecco un riepilogo degli effetti dei farmaci a seconda del periodo di gestazione:
- Entro il 20esimo giorno successivo alla fecondazione: i farmaci assunti in questo periodo hanno un effetto di tipo “tutto o nulla”, cioè possono provocare la morte dell’embrione o non danneggiarlo affatto.
- Durante l’organogenesi (tra il 20esimo e il 56esimo giorno dopo la fecondazione): la teratogenesi è più probabile.
- Dopo l’organogenesi (nei trimestri 2o e 3o): la teratogenesi è improbabile, ma i farmaci possono alterare la crescita e la funzionalità di organi e tessuti fetali normalmente formati.
Vaccini in gravidanza
Altri vaccini vanno riservati a situazioni in cui la donna o il feto sono a rischio significativo di esposizione a un’infezione pericolosa e il rischio di effetti avversi da parte del vaccino è bassa.
I vaccini con virus vivi devono essere evitati nelle donne in stato di gravidanza.
Soglia di pericolosità delle radiazioni
Il Comitato Internazionale di Radioprotezione indica che la soglia di pericolosità durante la gravidanza si raggiunge oltre i 100 milligray (mGy), una dose che richiede almeno 3-5 TAC o 10-20 radiografie a livello addominale o lombare.
Se invece la dose di radiazioni alla quale il feto viene esposto è inferiore ai 100 mGy, la probabilità di aborto o di danno al nascituro è assimilabile a quella di una comune gravidanza.
Primo trimestre
Il periodo più delicato, in cui le radiazioni possono essere pericolose anche a dosaggi inferiori, sono le prime settimane di gestazione, quando si ha l’impianto dell’embrione e la formazione degli organi.
“In questa fase vale la cosiddetta regola del tutto o niente” sottolinea Lorenzo Bianchi: “l’effetto delle radiazioni cioè può manifestarsi, causando direttamente un aborto spontaneo, o non manifestarsi, ed in tal caso la gravidanza prosegue senza problemi.
Zone del corpo
Se la radiografia o la tac si fa in zone lontane dalla pancia, come una gamba, un braccio o una panoramica ai denti, la dose di radiazioni che raggiunge il feto è davvero trascurabile, quindi non c’è alcun pericolo.
Stesso discorso per la mammografia, in cui le radiazioni arrivano solo al seno.
Decreto Legislativo 187/2000
L’articolo 10 del decreto 187 del 2000 parla chiaro: prima di richiedere un esame radiologico a una donna in età fertile, si verifica se la donna potrebbe essere gravida; se sì, si valuta se è veramente necessario fare l’esame o si può rimandare a dopo la gravidanza, se sono possibili esami alternativi, come l’ecografia, se di recente è stata già effettuata un’indagine radiografica che può fornire l’informazione che si sta cercando.
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