Fluimucil è un farmaco conosciuto e registrato per il “trattamento delle affezioni respiratorie caratterizzate da ipersecrezione densa e vischiosa”, ovvero per il suo effetto mucolitico (scioglie il catarro).
Utilizzo di Fluimucil come Antidoto
Forse più interessante è però il suo utilizzo come antidoto; grazie alla sua capacità di rigenerazione del glutatione rappresenta infatti la prima scelta quando si tratta di soccorrere pazienti in overdose da paracetamolo (Tachipirina®), soprattutto nei Paesi anglosassoni dove non è raro che venga usato a scopo suicidario.
Quando il paracetamolo viene assunto in grandi quantità, volontariamente o per errore, si accumula progressivamente una sostanza tossica che viene normalmente neutralizzata dal glutatione, ma oltre una certa dose le riserve non sono più sufficienti ed il rischio per l’organismo è quindi di venire sopraffatto, soprattutto a livello del fegato, dove distrugge le cellule epatiche fino alla morte per insufficienza epatica acuta.
In questa condizione l‘acetilcisteina agisce per mantenere o ricostituire le riserve di glutatione esaurite nel fegato e continuare così a far fronte alla richiesta.
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Fluimucil Influenza e Raffreddore: Informazioni Importanti
Controindicazioni
- Ipersensibilità ai principi attivi o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
- Gravidanza ed allattamento.
- Bambini di età inferiore ai 12 anni.
- Pazienti con manifesta insufficienza della glucosio-6-fosfato deidrogenasi.
- Soggetti affetti da una forma grave delle seguenti malattie: malattia coronarica (angina, precedente infarto), ipertensione, aritmie, insufficienza epatica, insufficienza renale, ipertiroidismo, asma, diabete, disturbi della minzione causati da ipertrofia prostatica o da altre patologie, glaucoma, anemia emolitica.
- Soggetti che sono in trattamento con inibitori della monoamino ossidasi o che hanno interrotto questo trattamento da meno di due settimane.
Avvertenze
Durante il trattamento con FLUIMUCIL INFLUENZA E RAFFREDDORE prima di assumere qualsiasi altro medicinale controllare che non contenga paracetamolo, poiché, se questo principio attivo è assunto in dosi elevate, si possono verificare gravi reazioni avverse.
Il rischio di gravi effetti indesiderati è aumentato anche quando il paracetamolo è assunto insieme ad altri analgesici antipiretici; deve pertanto essere evitato l’uso contemporaneo di questo tipo di medicinali.
Il medicinale va usato con cautela nei soggetti affetti da una forma lieve/moderata delle seguenti malattie: malattia coronarica (angina), ipertensione, aritmie, insufficienza epatica, insufficienza renale, ipertiroidismo, asma, diabete, disturbi della minzione causati da ipertrofia prostatica o da altre patologie, glaucoma, anemia emolitica.
I pazienti che assumono paracetamolo devono evitare l’uso di bevande alcoliche perché l’alcool aumenta il rischio di danno epatico.
Nel corso di terapia con anticoagulanti orali si consiglia di ridurre le dosi.
Il paziente deve essere avvertito della necessità di consultare il medico se è già in trattamento con altri medicinali.
Effetti Indesiderati
Con l’uso di paracetamolo sono state segnalate reazioni cutanee di vario tipo e gravità inclusi casi di eritema multiforme, sindrome di Stevens Johnson e necrolisi epidermica.
Sempre con il paracetamolo, sono state segnalate reazioni di ipersensibilità quali ad esempio angioedema, edema della laringe, shock anafilattico.
Inoltre sono stati segnalati i seguenti effetti indesiderati: trombocitopenia, leucopenia, anemia, agranulocitosi, alterazioni della funzionalità epatica ed epatiti, alterazioni a carico del rene (insufficienza renale acuta, nefrite interstiziale, ematuria, anuria) reazioni gastrointestinali e vertigini.
In caso di iperdosaggio il paracetamolo può provocare citolisi epatica che può evolvere verso la necrosi massiva ed irreversibile.
La pseudoefedrina cloridrato può causare vertigini, mal di testa, nausea, vomito, sudorazione, sete, tachicardia, dolore precordiale, palpitazioni, difficoltà ad urinare, debolezza muscolare e tremori, ansia, agitazione, insonnia, ipertensione, secchezza della bocca, midriasi e problemi gastrici.
Si possono verificare aritmie ventricolari. Nei pazienti con ipertrofia prostatica possono verificarsi casi di ritenzione urinaria.
Sovradosaggio
Una dose di 10-15 g (20-30 bustine) o 150 mg/kg di paracetamolo assunti nell’arco di 24 ore possono causare necrosi epatocellulare grave e, molto meno frequentemente, necrosi tubulare renale.
La somministrazione di carbone attivato dovrebbe essere presa in considerazione se si pensa che il paracetamolo sia stato assunto entro l’ultima ora in quantità superiore a 150 mg/kg o 12 g (considerare comunque il limite inferiore).
L’acetilcisteina protegge il fegato se somministrata per infusione entro 24 ore dall’ingestione di paracetamolo.
Interazione con la Creatinina Alta
La mesalazina appartiene a una tipologia di farmaci che può talvolta dare problemi di natura allergica, ma risulta evidente dall’inizio dell’assunzione, lo stesso vale per eventuali intolleranze.
Se tali reazioni si verificano si tratta di problemi idiosincrasici, ovvero dovuti a una reazione abnorme dell’organismo ad un farmaco, sono indipendenti dal dosaggio ed è molto improbabile che ci siano effetti tardivi.
Si tratta di un farmaco antinfiammatorio, smaltito dai reni, ecco perché è necessario monitorare il livello della creatinina e fare un test delle urine ogni sei mesi.
ZerinoTuss: Terapia Sintomatica della Tosse
Zerinotuss è utilizzato per la terapia sintomatica della tosse. L'osservazione che i profili farmacocinetici della levodropropizina non sono marcatamente alterati nell'anziano suggerisce che correzioni di dose o modifiche degli intervalli tra le somministrazioni possono non essere richiesti nella terza età.
In ogni caso, alla luce dell'evidenza che negli anziani la sensibilità a vari farmaci è alterata, speciale cautela dovrebbe essere usata quando levodropropizina è somministrata a pazienti anziani.
Si consiglia di usare cautela nei pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina al di sotto di 35 ml/min).
Effetti Indesiderati di ZerinoTuss
Durante il trattamento con levodropropizina si possono verificare palpitazioni, tachicardia, nausea, vomito, diarrea, eritema. Le reazioni riportate come serie sono orticaria e reazione anafilattica.
La maggior parte delle reazioni avverse che si verificano in seguito all’assunzione di levodropropizina sono non gravi e i sintomi si sono risolti con la sospensione della terapia e, in alcuni casi, con trattamento farmacologico specifico.
Le reazioni avverse riscontrate (incidenza non conosciuta) sono le seguenti: midriasi, cecità bilaterale, reazioni allergiche e anafilattoidi, edema palpebrale, edema angioneurotico, orticaria, nervosismo, sonnolenza, alterazione della personalità oppure disturbo della personalità, sincope, capogiro, vertigini, tremori, parestesia, convulsione tonico-clonica e attacco di piccolo male, coma ipoglicemico, ipotensione, dispnea, tosse, edema del tratto respiratorio, dolore gastrico, dolore addominale, epatite colestatica, debolezza degli arti inferiori, malessere generale, edema generalizzato, astenia.
Gravidanza e Allattamento
Tuttavia, poiché negli studi tossicologici nell'animale alla dose di 24 mg/kg si è osservato un lieve ritardo nell'aumento di peso corporeo e nella crescita e poiché levodropropizina è in grado di superare la barriera placentare nel ratto, l'uso del farmaco è controindicato nelle donne che intendono diventare o sono già gravide poiché la sua sicurezza d'impiego non è documentata.
Gli studi nel ratto indicano che il farmaco si ritrova nel latte materno fino ad 8 ore dalla somministrazione. Perciò l'uso del farmaco durante l'allattamento è controindicato.
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