La creatina è una molecola naturalmente presente nel nostro corpo, fondamentale per dare energia ai muscoli. È, al contempo, uno degli integratori sportivi più studiati e popolari degli ultimi 20 anni. Ma gli effetti benefici della creatina, stando agli studi più recenti, vanno ben oltre il mondo dei bodybuilder, degli atleti e dei campi da gioco.
Breve storia della creatina
A scoprirla, nel lontano 1832, fu il chimico francese Michel Eugène Chevreul, che la isolò mentre analizzava campioni di carne animale. La battezzò “creatina” ispirandosi al termine greco “kreas” (κρέας), che significa, per l’appunto, carne. A comprenderne per primo l’importanza biologica, intuendone il ruolo centrale nel metabolismo energetico dei muscoli, fu invece lo scienziato tedesco Justus von Liebig, uno dei pionieri della biochimica. Liebig notò, ad esempio, come i muscoli delle volpi selvatiche contenessero quantità di creatina fino a dieci volte superiore rispetto a quelle delle volpi allevate in cattività. Ne dedusse che l'attività fisica intensa porta a un aumento significativo della concentrazione del composto nei muscoli, confermandone così il ruolo cruciale nella produzione e nel mantenimento dell’energia muscolare.
Oggi la ricerca scientifica ha ampliato gli orizzonti: oltre ai benefici nel supportare l'attività muscolare e migliorare le prestazioni sportive, la creatina è oggetto di numerosi studi per i suoi effetti positivi sulla salute del cervello, sulle funzioni cognitive e sulla qualità della vita durante l’invecchiamento, aprendo nuove prospettive nel campo della prevenzione e del benessere generale.
Che cos’è la creatina
La creatina è un composto sintetizzato da fegato, reni e pancreas a partire da tre amminoacidi (arginina, glicina e metionina), il suo ruolo principale è quello di aiutare le cellule muscolari a produrre energia. Tuttavia, la creatina di per sé non è direttamente "pronta all’uso" per fornire energia immediata. Qui entra in gioco la fosfocreatina (o creatina fosfato): quando la creatina entra nelle cellule muscolari, viene in parte trasformata in fosfocreatina grazie all’azione di un enzima chiamato creatina chinasi. La fosfocreatina agisce come una vera e propria riserva energetica.
In pratica, quando facciamo uno sforzo intenso, come uno scatto o sollevare pesi, i muscoli hanno bisogno di tantissima energia in poco tempo. A questo punto la creatina, immagazzinata nei muscoli sotto forma di fosfocreatina, entra in azione: aiuta a rigenerare velocemente una molecola chiamata ATP (adenosina trifosfato), la “batteria” che fornisce energia alle cellule. Più creatina è presente nei muscoli, più a lungo si riescono a sostenere sforzi intensi e ripetuti, migliorando forza e recupero.
Oltre a quella prodotta dal nostro organismo, una parte della creatina presente “naturalmente” nel nostro corpo deriva dall’alimentazione: la troviamo soprattutto nella carne bianca e rossa e nel pesce, mentre è presente solo in tracce minime negli alimenti di origine vegetale. Ecco spiegato perché chi segue una dieta vegetariana o vegana tende ad avere livelli di creatina muscolare inferiori rispetto a chi consuma prodotti animali, con una differenza che può arrivare fino al 40-50% in meno.
Di quanta creatina abbiamo bisogno
Secondo un recente studio pubblicato su Frontiers in Nutrition il nostro organismo necessita di circa 2-4 grammi di creatina al giorno, quantità che può variare in base ad età, peso corporeo, massa muscolare, intensità dell’attività fisica svolta. Circa la metà (1-1,5 g/die) viene sintetizzata dal nostro corpo secondo il meccanismo descritto in precedenza. L’altra metà, come abbiamo visto, può essere introdotta con la dieta, soprattutto attraverso alimenti di origine animale.
Per esempio:
- Aringa: 1,1 gr/100 gr
- Aringa essiccata: fino a 11 gr/ 100 gr
- Maiale: 0,57 gr/100 g
- Manzo: 0,41-0,5 gr/100 gr
- Salmone: 0,5 gr/100 gr
- Tonno: 0,45 g/100gr
- Merluzzo: 0,35 gr/100gr
- Pollo (petto senza pelle): 0,36-0,41 gr/100gr
Quando è utile l’integrazione
L’integrazione può essere utile sia per chi svolge regolare e intensa attività sportiva per aumentare la forza muscolare, che per chi segue una dieta vegetariana o vegana. O, ancora, in fasi della vita dove può aiutare a contrastare la perdita di massa muscolare e il declino fisico e cognitivo, ad esempio negli anziani, come mostrato da diverse evidenze scientifiche.
Un’analisi condotta attraverso il database NHANES - uno dei principali programmi degli Stati Uniti di sorveglianza sulla salute e la nutrizione della popolazione - ha portato alla luce dati significativi sull’importanza della creatina durante l’invecchiamento. Analizzando i dati di oltre 1.500 adulti con più di 65 anni, è emerso che chi assume meno di 0,95 grammi di creatina al giorno ha una maggiore incidenza di angina pectoris e disturbi epatici, rispetto a chi consuma quantità superiori. In un’altra analisi, sempre su popolazione over ’60, si è osservato che un basso apporto di creatina è associato a performance cognitive peggiori nei test neuropsicologici.
Parallelamente, altre ricerche cliniche indicano che la creatina può contribuire a contrastare la sarcopenia, migliorare la massa muscolare, la forza e la funzione ossea negli anziani, riducendo anche il rischio di cadute.
Creatina e salute del cervello
“La creatina è fondamentale non solo per i muscoli che consumano energia, ma anche per il corretto funzionamento del cervello e del cuore”, sottolinea Chin-Yi Chen, ricercatrice presso il Fralin Biomedical Research Institute della Virginia Tech, uno dei principali centri di ricerca biomedica degli Stati Uniti. I neuroni, infatti, hanno bisogno di adenosina trifosfato proprio come le cellule muscolari, e il cervello è affamato di energia. Pensate che pur rappresentando solo il 2% circa del peso corporeo, consuma ben il 20% dell’energia totale dell’organismo.
La creatina aiuta le cellule nervose a produrre energia e a funzionare correttamente, ma non solo: alcune ricerche suggeriscono che possa persino comportarsi come un neurotrasmettitore, favorendo lo sviluppo cerebrale e supportando funzioni cognitive come la memoria. A questo proposito, in un'importante revisione scientifica - cioè un'analisi approfondita e aggiornata della letteratura scientifica esistente su un determinato argomento - pubblicata nel 2021 su Nutrients, alcuni studi suggeriscono che la creatina potrebbe aiutare a migliorare funzioni cognitive come la memoria a breve termine e la prontezza nei riflessi. Altre ricerche hanno osservato che potrebbe alleviare i sintomi di disturbi dell’umore, come la depressione, e offrire benefici cognitivi nelle persone affette da Alzheimer.
Anche negli animali la creatina mostra un potenziale protettivo: nei ratti, ad esempio, la supplementazione ha ridotto del 50% i danni cerebrali dopo un trauma cranico indotto artificialmente. Questo effetto protettivo potrebbe derivare dal supporto che la creatina fornisce alle cellule cerebrali nel gestire lo stress energetico causato da un trauma.
Nelle persone in cui i livelli di creatina nel cervello sono troppo bassi - succede ad esempio nei bambini con rare malattie genetiche, ma anche negli anziani o in chi segue una dieta povera di creatina - può essere consigliabile un’integrazione. Il problema è che, pur assumendola come integratore, il cervello fatica ad assorbirla perché è protetto da una barriera naturale: la barriera emato-encefalica. Proprio per superare questo ostacolo, un gruppo di ricercatori della Virginia Tech sta sviluppando una tecnica innovativa basata sugli ultrasuoni, capace di andare oltre questa barriera e permettere alla creatina di arrivare là dove serve. Una scoperta che potrebbe cambiare il futuro della cura per alcune malattie neurologiche e, più in generale, aprire nuove strade per proteggere e sostenere il cervello in ogni fase della vita.
Quando e come integrare la creatina
Secondo le indicazioni del nostro Ministero della Salute, contenute nella revisione del 2019 sull'utilizzo di nutrienti e sostanze ad effetto nutritivo e fisiologico, gli apporti di creatina dovrebbero essere di 3 grammi al giorno per la popolazione generale, mentre per gli sportivi si può arrivare a 6 grammi al giorno, per un periodo massimo di un mese. Coerentemente con le linee guida ufficiali, inoltre, la creatina può essere utilizzata come integratore alimentare esclusivamente dagli adulti, con l’esclusione delle donne in gravidanza o in allattamento. Tra le forme di creatina presenti in commercio, la creatina monoidrato è la forma più sicura e studiata, oltre che la più economica.
È importante ricordare che in ogni caso modalità e dosaggi dell’integrazione possono variare da persona a persona e andrebbero sempre valutati con attenzione e possibilmente sotto consiglio medico, rispettando le dosi suggerite e non superando le quantità raccomandate.
Creatina ed effetti collaterali
La sicurezza dell’integrazione con creatina è stata ampiamente studiata e confermata da un numero consistente di ricerche cliniche. In un’importante revisione scientifica pubblicata a febbraio sul Journal of the International Society of Sports Nutrition, e condotta da un team guidato da Richard Kreider - Texas A&M University, i ricercatori hanno analizzato 685 studi clinici sulla supplementazione di creatina per valutare la sicurezza e la frequenza degli effetti collaterali di questo composto. L’analisi non ha riscontrato differenze significative nella presenza di effetti collaterali tra chi ha assunto creatina monoidrato e chi invece un placebo.
Gli effetti collaterali più frequenti, come crampi muscolari, disturbi gastrointestinali o ritenzione idrica, si presentano raramente e, quando si manifestano, non sono più comuni né più intensi rispetto a quelli osservati nei gruppi che assumono un placebo. Inoltre, non sono emerse evidenze di danni renali o epatici nei soggetti sani, nemmeno in seguito a somministrazioni a lungo termine. Questi dati rafforzano l’idea che, a condizione che venga assunta nelle modalità e dosaggi raccomandati, la creatina sia un “integratore sicuro”.
La creatina è pericolosa per la salute dei reni?
La preoccupazione che la supplementazione con la creatina sia dannosa per i reni nasce da una sorta di equivoco. Una volta prodotta dal fegato (o nel caso della assunzione come integratore), la creatina viene captata e immagazzinata nel tessuto muscolare, per poi essere degradata ad un altro composto, la creatinina, che è eliminata dai reni. I fisiologi nel secolo scorso scoprirono che la creatinina è un indicatore abbastanza preciso della funzione renale: quando questa si riduce, aumenta il valore della creatinina nel sangue. “Ma di per sé la creatinina è una sostanza inerte che non ha effetto sulla salute dei reni”, sottolinea Arrigo Schieppati, senior advisor presso il Centro ricerche cliniche per le malattie rare dell’Istituto Mario Negri.
Pertanto “Sebbene alcuni studi su modelli animali e qualche isolato caso clinico abbiano suggerito che l’uso di integratori a base di creatina possa compromettere la funzionalità renale, le ricerche cliniche eseguite in modo rigoroso non hanno mai confermato questa ipotesi. Comunemente inclusa nei principali esami di laboratorio, la creatinina ematica e urinaria fornisce indicazioni importanti sull’efficienza e sull’integrità del sistema renale. Un’alterazione dei valori di creatinina nel sangue o nelle urine può riflettere condizioni fisiologiche transitorie, ma può anche segnalare la presenza di alcune patologie o disfunzioni.
Cos’è la creatinina e a cosa serve?
La creatinina è un prodotto di scarto del metabolismo muscolare, normalmente filtrato dall’apparato urinario, generato dalla degradazione della creatina e della fosfocreatina:
- la creatina è un amminoacido naturalmente presente nei muscoli, che svolge un ruolo specifico nella produzione di energia durante l’attività fisica;
- la fosfocreatina, derivante dalla creatina, è una riserva energetica prontamente disponibile nelle cellule muscolari, in grado di ripristinare l’ATP;
- la creatinina è quindi il sottoprodotto di scarto della fosfocreatina.
La produzione di creatinina avviene ad un ritmo costante e proporzionale alla massa muscolare della persona: viene in seguito rilasciata nel sangue ed eliminata attraverso le urine, rappresentando di conseguenza un valido indicatore della funzionalità renale.
Nella medicina di laboratorio, si distinguono le seguenti misurazioni della creatinina:
- S-Creatinina (o P-Creatinina), la concentrazione nel siero o nel plasma del sangue;
- U-Creatinina, la quantità presente nelle urine, valutata in un arco temporale di 24 ore.
Il metodo più comune per analizzarla è dato dalla cosiddetta creatinina enzimatica: si basa sull’impiego di particolari enzimi, capaci di reagire con la creatinina, per produrre una sostanza misurabile in laboratorio, garantendo un buon grado di precisione e affidabilità.
Le diverse modalità di misurazione della creatinina permettono una valutazione completa della funzione renale: spesso sono utilizzate insieme per calcolare la clearance della creatinina, un parametro che stima la velocità di filtrazione glomerulare dei reni.
Perché è bene analizzare la creatinina?
L’esame della creatinina è determinante per valutare la salute dell’apparato urinario: quando i reni non funzionano correttamente la loro capacità di filtrazione si riduce, causando un accumulo di creatinina nel sangue (e potenzialmente anche nelle urine).
Alcune condizioni in cui può essere richiesto l’esame della creatinina sono:
- come parte di controlli di routine;
- nei soggetti con ipertensione o diabete;
- in caso di sospetta disfunzione renale acuta;
- per monitorare l’andamento di malattie renali croniche;
- prima di eseguire procedure mediche con mezzi di contrasto;
- nei pazienti che assumono farmaci potenzialmente nefrotossici.
In particolare, l’analisi della creatinina è consigliata se il paziente presenta sintomi compatibili con un’insufficienza renale: affaticamento, difficoltà di concentrazione, perdita di appetito, disturbi del sonno, gonfiore (edema) in zone localizzate, alterazioni dell’urina (colore, presenza di sangue o schiuma, riduzioni nella quantità, difficoltà nella minzione), dolori lombari in prossimità dei reni, fiato corto e ipertensione arteriosa persistente.
La misurazione della creatinina viene spesso abbinata ad altri esami, come il calcolo della clearance della creatinina e della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR).
Come si misura la creatinina ematica e urinaria?
La creatinina può essere misurata sia nel sangue (creatininemia) che nelle urine (detta anche creatinuria), a seconda del tipo di valutazione richiesta dal medico curante. La creatinina nel sangue viene misurata tramite prelievo, permettendo di valutare un possibile accumulo: la misurazione nel siero o nel plasma è praticamente equivalente, anche se tecnicamente si riferiscono a componenti leggermente diverse del sangue.
La creatinina può essere analizzata anche nelle urine, spesso raccolte in 24 ore: questo test è fondamentale per il calcolo della clearance della creatinina, che fornisce una stima più precisa della quantità di sangue che i reni riescono a filtrare al minuto.
Valori normali di creatinina nel sangue e nelle urine
I valori di creatinina variano in base a fattori come l’età, il sesso, la massa muscolare e lo stato fisiologico: in linea generale, i range di riferimento della creatininemia e della creatinuria devono essere interpretati all’interno del contesto clinico del paziente.
Di seguito una breve indicazione dei livelli normali di creatinina nel sangue:
- Uomini adulti: 0,7 - 1,2 mg/dL
- Donne adulte: 0,5 - 1,0 mg/dL
- Bambini: da 0,4 a 1,0 mg/dL (variabile con l’età)
- Donne in gravidanza: da 0,4 a 0,7 - 0,9 mg/dL (a seconda del trimestre)
Riguardo ai valori di riferimento della creatinina urinaria, negli adulti il range va da 0,5 a 3,0 g/L (500-3000 mg/L), a seconda della massa muscolare e dell’apporto proteico in dieta.
In aggiunta, la clearance della creatinina si calcola combinando la concentrazione di creatinina nel sangue e quella nelle urine, fornendo una stima attendibile della velocità di filtrazione glomerulare dei reni. Indicativamente, i livelli normali della clearance sono:
- Uomini adulti: 90 - 140 mL/min
- Donne adulte: 80 - 125 mL/min
In neonati e bambini i valori aumentano progressivamente fino all’età adulta, mentre con l’invecchiamento un calo della clearance è fisiologico, anche senza patologie renali.
Creatinina alta: possibili cause e conseguenze
Un livello alto di creatinina nel sangue (ipercreatininemia) è uno dei principali indicatori di malfunzionamento renale: anche l’aumento della creatinina nelle urine può fornire ulteriori informazioni utili, specialmente se valutato per calcolare la clearance.
Alcune delle possibili cause di creatinina alta nel sangue sono:
- Insufficienza renale, sia acuta che cronica;
- Ostruzioni urinarie (tra cui calcoli renali), comprese le patologie prostatiche;
- Infezioni renali (pielonefrite) o malattie croniche (glomerulonefrite, rene policistico);
- Ridotto flusso ematico ai reni (ad es.
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