Relazione tra COVID-19 e Colesterolo Alto

Le statine sono farmaci ampiamente prescritti per il trattamento dell’ipercolesterolemia e per prevenire le malattie cardiovascolari. Il meccanismo alla base consiste nel ridurre la sintesi del colesterolo endogeno (prodotto dal fegato), attraverso l’inibizione competitiva dell’enzima HMG-CoA (3-Hyroxy-3Methyl-Glutaryl-Coenzima A) reduttasi.

Esistono vari tipi di statine e la loro efficacia per la prevenzione delle malattie cardiovascolari è stata oggetto nel 2019 di una revisione sistematica, meta-analisi e network meta-analisi: Comparative effectiveness and safety of statins as a class and of specific statins for primary prevention of cardiovascular disease. A systematic review, meta-analysis, and network meta-analysis of randomized trials with 94,283 participants.

NBST riportò un commento a questa revisione in cui gli autori asserivano che tutte le statine avevano mostrato una riduzione statisticamente significativa del rischio di malattie cardiovascolari (CVD) e di mortalità per tutte le cause nelle popolazioni che le utilizzavano per prevenzione primaria, aumentando però il rischio per alcuni effetti avversi (harm).

Il ruolo delle statine nelle infezioni virali

Molti sono gli studi effettuati o in corso sul possibile effetto delle statine nelle infezioni. Ricordiamo ad esempio lo studio svolto in Toscana nel 2018 Effect of statins in preventing hospitalizations for infections: A population study, in cui veniva rilevata, nelle persone sottoposte a trattamento con statine, una diminuzione del numero di ospedalizzazioni dovute a malattie infettive in modo correlato all'aumento del farmaco prescritto. Gli stessi autori dello studio unitamente ad altri ricercatori, in un precedente articolo del 2017, avevano rilevato anche come la terapia con statine avesse diminuito il rischio di infezioni in pazienti con o senza diabete.

L’efficacia però è stata dimostrata solo nei confronti del virus influenzale, un virus meno aggressivo. Le statine, riducendo la percentuale di colesterolo nelle membrane, riducono la presenza di questi recettori e di conseguenza la possibilità di adesione dell'agente virale all'ospite.

Come evidenziava nel maggio del 2020 la SIF (Società Italiana di Farmacologia), le statine e i bloccanti del recettore dell'angiotensina sono stati anche usati per trattare i pazienti con il virus Ebola. Questi farmaci infatti aumentano la produzione di ACE2, la proteina che permette l’ingresso nell’organismo del virus Ebola e del virus SARS-CoV-2.

Se da un lato questo suggerirebbe un ingresso facilitato per un elevato numero di virus nelle cellule polmonari, ACE2 agisce però degradando una seconda proteina (ANGII) responsabile dell’infiammazione, ipertensione e fibrosi. E’ stato evidenziato che i livelli circolanti di questa seconda proteina sono molto più alti nei pazienti con Covid-19, mentre livelli più elevati di ACE2 sono associati a una ridotta gravità della sindrome respiratoria acuta.

Statine e COVID-19: cosa dice la ricerca

Il recente studio Association between antecedent statin use and decreased mortality in hospitalized patients with COVID-19 ha rifocalizzato l’attenzione sull’uso delle statine nell’infezione da Covid-19. La malattia da coronavirus 2019 può provocare uno stato iperinfiammatorio, che può portare a sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), danno miocardico e complicanze trombotiche.

Le statine, note per avere proprietà antinfiammatorie e antitrombotiche, sono state studiate nel contesto di altre infezioni virali, ma il loro beneficio non era stato valutato nel Covid-19. Lo studio è un'analisi retrospettiva dei pazienti ammessi con Covid-19 dal 1 febbraio al 12 maggio 2020, con un periodo di studio terminato l'11 giugno 2020. L'uso antecedente di statine è stato valutato utilizzando le informazioni sui farmaci disponibili nella cartella clinica elettronica.

E’ stato costruito un modello di regressione logistica multivariabile per prevedere la propensione a ricevere statine, aggiustamento per caratteristiche sociodemografiche e cliniche di base e farmaci ambulatoriali. L'endpoint primario includeva la mortalità intraospedaliera a 30 giorni. Un totale di 2626 pazienti sono stati ammessi durante il periodo di studio, di cui 951 (36,2%) erano precedentemente consumatori di statine.

Meta-analisi e revisioni recenti

Data la molteplicità degli studi su questo tema e risultati talvolta contrastanti, alcune recenti meta-analisi e revisioni possono aiutarci a cercare di sintetizzare le evidenze possibili. Consideriamo per prima la meta-analisi Protective Effects of Statins Administration in European and North American Patients Infected with COVID-19: A Meta-analysis.

SARS-Cov-2 si è diffusa rapidamente in tutto il mondo, diventando una schiacciante emergenza sanitaria globale. La gamma di lesioni causate da questo virus è ampia e non si limita al sistema respiratorio, ma comprende anche estesi danni ai tessuti endoteliali e sistemici. Poiché le statine migliorano efficacemente la funzione endoteliale, questi farmaci possono avere effetti benefici nei pazienti con Covid-19. Pertanto, questa indagine mira a fornire una panoramica aggiornata sull'interazione tra statine e Covid-19, con particolare attenzione al loro ruolo potenzialmente protettivo contro la progressione verso malattie gravi o critiche e morte.

E’ stata eseguita una ricerca elettronica sistematica in Scopus e PubMed (sino al 28 settembre 2020). I dati sull'uso delle statine e sugli esiti di Covid-19, specialmente negli studi condotti in Europa e Nord America, sono stati estratti e raggruppati. Un totale di sette studi hanno soddisfatto i nostri criteri di inclusione, per un totale di 2.398 pazienti (1.075 che assumevano statine, ovvero il 44,8%).

Complessivamente, l'uso di statine nei pazienti occidentali ospedalizzati con Covid-19 è stato associato a una probabilità inferiore di quasi il 40% di progredire verso una malattia grave o morte (odds ratio: 0,59; intervallo di confidenza al 95%: 0,35-0,99). Dopo aver escluso gli studi in cui la terapia con statine è stata iniziata durante il ricovero ospedaliero, l'effetto benefico di questi farmaci è stato amplificato (odds ratio: 0,51; intervallo di confidenza al 95%: 0,41-0,64).

In conclusione, sebbene siano necessari studi randomizzati per confermare questi risultati preliminari, le prove attuali supportano un effetto favorevole delle statine come terapia adiuvante nei pazienti con Covid-19. Indipendentemente da queste considerazioni, la sospensione della terapia con statine sembra altamente sconsigliabile nei pazienti con Covid-19.

Altre Meta-analisi e Revisioni

  • In-hospital use of statins is associated with a reduced risk of mortality in coronavirus-2019 (COVID-19): systematic review and meta-analysis: L'uso di statine in ospedale era associato a un ridotto rischio di mortalità nei pazienti con Covid-19.
  • Statin use and clinical outcomes in patients with COVID-19: An updated systematic review and meta-analysis: L'uso di statine è associato a migliori risultati clinici nei pazienti con coronavirus.

Comparative effectiveness and safety of statins as a class and of specific statins for primary prevention of cardiovascular disease. A systematic review, meta-analysis, and network meta-analysis of randomized trials with 94,283 participants Yebyo HG, Aschmann HE, Kaufmann M, Puhan MA.

Colesterolo: un ruolo chiave nelle cellule e nel cancro

Il colesterolo è indispensabile alla crescita e al funzionamento delle cellule dell’organismo umano: è una componente essenziale delle membrane cellulari, contribuisce alla formazione degli acidi biliari, è un precursore degli ormoni steroidei e della vitamina D e ha inoltre un ruolo nella formazione dello sperma, nel funzionamento del sistema nervoso centrale e nelle difese immunitarie.

Negli esami clinici, molti pazienti con tumore presentano livelli alterati di colesterolo e numerosi studi hanno messo in luce un rapporto tra l’aumento del colesterolo alimentare e un rischio più elevato di ammalarsi di tumore della mammella, dello stomaco, dell'ovaio e del pancreas. Tuttavia le domande aperte sul tema sono ancora molte.

Per il tumore del colon, ci sono ricerche che mostrano un’associazione tra aumento del colesterolo e del rischio di malattia, mentre altre dimostrano la relazione opposta e altre ancora sembrano suggerire che il legame non esista. Come si legge in un articolo di revisione pubblicato nel 2021 sulla rivista Translational Oncology, simili discrepanze sono state rilevate anche per il tumore della mammella, del polmone, del pancreas, dell’ovaio e anche per alcuni tumori del sangue.

Altri filoni di ricerca importanti sono quelli che hanno trovato un’associazione tra i livelli di colesterolo e la risposta alle terapie oncologiche. Come già osservato, il metabolismo del colesterolo influenza le risposte immunitarie contro il tumore e di conseguenza anche l’efficacia delle immunoterapie.

In un organismo sano, la sintesi del colesterolo da parte del fegato si riduce se il colesterolo introdotto con la dieta aumenta, e viceversa. Nelle cellule tumorali, invece, questo tipo di regolazione non funziona a dovere e, inoltre, come riportato in un recente studio, queste cellule soddisfano il proprio bisogno di nutrienti e crescono in modo incontrollato sfruttando anche il colesterolo.

Mantenere il colesterolo sotto controllo

Giunti a questo punto, appare piuttosto chiaro che mantenere sotto controllo i livelli di questa molecola può essere utile a mantenersi in salute. La conclusione, epidemiologica, vale anche se l’associazione tra il colesterolo e il cancro non è ancora stata definitivamente chiarita in tutti i suoi aspetti meccanicistici e molecolari.

Molti ricercatori stanno studiando l’impatto della riduzione dei livelli di colesterolo sulla prevenzione e il trattamento del cancro: una riduzione che potrebbe passare dall’uso di farmaci molto comuni come le statine e utilizzati in clinica per ridurre i rischi cardiovascolari, ma che nella maggior parte dei casi può essere raggiunta anche con modifiche mirate sull’alimentazione e su comportamenti e abitudini sedentari.

Una dieta sana e senza eccesso di grassi è senza dubbio il primo passo per raggiungere il traguardo, al quale sarà più semplice arrivare grazie all’attività fisica costante.

Colesterolo e Malattie Cardiovascolari

Il colesterolo appartiene alla famiglia dei lipidi o grassi; è una delle componenti della membrana delle cellule ed è presente nel sangue e in tutti i tessuti. Mentre, in quantità fisiologiche, è indispensabile per la costruzione di cellule sane, quando i livelli circolanti sono alti, costituisce uno dei fattori di rischio maggiori per le malattie cardiache. Il colesterolo in eccesso, infatti, può causare la formazione di depositi di grasso nei vasi sanguigni, detti anche placche aterosclerotiche, che a loro volta contribuiscono a restringerne il lume, provocando infarto e ictus per ostruzione al passaggio del sangue.

Strategie di Prevenzione

La prevenzione è la strategia principale per mantenere la colesterolemia entro i livelli consigliati. Diversi approcci possono essere adottati, tra cui:

  • Adozione di uno stile di vita attivo: L’esercizio fisico regolare, almeno 150 minuti a settimana.
  • Dieta sana: Sostituendo il burro e la carne rossa con l’olio extravergine di oliva, il pesce ed eventualmente le carni bianche, si può ridurre il colesterolo «cattivo» (Ldl) e mantenere intatto quello «buono» (Hdl).
  • Farmaci: Il trattamento dell'ipercolesterolemia ha come caposaldo l'uso delle statine.

Valori Target di Colesterolo LDL nei Pazienti con Diabete

Le Linee Guida ESC-EASD 2019 sottolineano come in generale il diabete mellito conferisca un eccesso di rischio di malattie cardiovascolari di due volte più elevato, indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio. Stratificare il rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete riveste dunque un ruolo importante per impostare trattamenti di intensità proporzionale al rischio individuale del singolo paziente (terapia personalizzata). I pazienti con diabete possono essere distinti in soggetti a rischio molto alto, alto o moderato.

I valori target (valori di riferimento) da raggiungere per il colesterolo-LDL (colesterolo cattivo) variano in funzione del rischio cardiovascolare (CV) del singolo paziente con diabete mellito:

  • Rischio CV molto alto → target colesterolo-LDL< 55 mg/dl (1,4 mmol/l)
  • Rischio CV alto → target colesterolo-LDL < 70 mg/dl (1,8 mmol/l)
  • Rischio CV moderato → target colesterolo-LDL < 100 mg/dl (2,5 mmol/l)

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