STIR in Risonanza Magnetica: Significato e Applicazioni

La Short TI Inversion Recovery (STIR) è una tecnica della risonanza magnetica (RM) che può essere attivata in una sequenza e permette di annullare il segnale del grasso. Il segnale RM è composto generalmente da 2 picchi in corrispondenza della frequenza dell’acqua e del grasso.

In generale, nelle apparecchiature RM, la soppressione del grasso (Fat Sat) è un semplice selettore che viene attivato o disattivato. Tutte le procedure per arrivare al risultato vengono fatte automaticamente dalla macchina. E’ comunque possibile “addentrarsi” in queste operazioni, andando a settare e a verificare ogni singola azione della macchina: infatti può succedere che il picco dell’acqua venga rilevato con un lieve errore, questo porta ad un insuccesso della saturazione del grasso.

La tecnica STIR possiede un tempo di inversione (TI) molto breve che consente di annullare il segnale proveniente dai tessuti con tempi di rilassamento longitudinale (T1) corti quale appunto il grasso e, grazie all'utilizzo di sequenze selettive in frequenza, migliora la omogeneità di campo e quindi la capacità e omogeneità di soppressione. Ha inoltre il vantaggio di ridurre gli artefatti dovuti ad impianti metallici, mentre non risente dell'utilizzo del mezzo di contrasto paramagnetico poiché questo ha un T1 simile a quello del grasso ed il suo segnale viene annullato.

L'abbattimento del segnale proveniente dalle strutture adiacenti le lesioni in esame ottenute con le tecniche a soppressione del grasso (SPIR T1 e T2-pesate, STIR) ne ha consentito una migliore identificazione delle dimensioni, dei margini e del coinvolgimento delle strutture più profonde (Fig. 1). Tali sequenze si sono rivelate, inoltre, particolarmente utili nel valutare l'eventuale interessamento delle stazioni linfonodali satelliti.

Applicazioni Cliniche

La tecnica di saturazione spettrale può anche essere utilizzata per eliminare il segnale di sostanze con una frequenza specifica: ad esempio il silicone delle protesi mammarie.

A- verificare la natura di una struttura non conosciuta che in T1 senza mdc ha un apetto iperintenso: è composta da grasso? è emorragica? contiene materiale proteico?

Sequenze a Soppressione di Grasso nella Patologia del Cavo Orale

Un corretto inquadramento prognostico e terapeutico della patologia tumorale non odontogena del cavo orale non può prescindere dal ricorso alla Risonanza Magnetica che più di ogni altra tecnica di imaging è in grado di valutare l'esatta sede ed estensione della lesione e l'eventuale coinvolgimento delle strutture contigue (3). Le tradizionali sequenze Spin Echo T2 e T1-pesate, anche dopo somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico endovena, forniscono un basso contrasto tra grasso e patologia in esame e ciò limita spesso la capacità di identificare le lesioni.

Tale inconveniente può essere ridotto con l'utilizzo delle tecniche a soppressione del segnale del grasso che si basano sul differente comportamento del grasso e dell'acqua in Risonanza Magnetica: il grado di rilassamento in T1 ed il chemical shift. Il grasso ha un grado di rilassamento molto corto in T1 risultando iperintenso, mentre in T2 il suo grado di rilassamento è più corto rispetto a quello della maggior parte dei restanti tessuti ed avrà una intensità di segnale in T2 moderata o bassa nelle sequenze Spin Echo ed elevata nelle sequenze rapide (TURBO, FAST). La variazione della frequenza di risonanza del grasso e dell'acqua rappresenta il chemical shift che all'interfaccia acqua/grasso determina un'immagine a banda nota come artefatto da chemical shift responsabile di possibili errori diagnostici. Le tecniche a soppressione del segnale del grasso sono in grado di limitare tale artefatto.

Le tecniche Selective Partial Inversion Recovery (fig. 2 e 3) sopprimono esclusivamente il segnale del grasso lasciando invariate le caratteristiche di segnale delle restanti strutture. Possono essere pesate in T2 ma anche in T1, nel qual caso l'utilizzo del mezzo di contrasto paramagnetico endovena fornisce ulteriori informazioni sulle caratteristiche della lesione in esame. Va comunque sottolineato che la loro resa è tanto maggiore quanto più alto è il campo del sistema operante e che la loro capacità di annullare il segnale del grasso è proporzionale all'omogeneità del campo in esame. Nel cavo orale il campo può risultare quanto mai disomogeneo per la presenza di osso, aria, protesi dentarie, otturazioni.

Si ricordi inoltre la miglior valutazione che le tecniche a soppressione del segnale del grasso consentono nello studio delle stazioni linfonodali sottomandibolari e laterocervicali rispetto alle comuni sequenze Spin Echo T1 e T2-pesate (7).

In conclusione possiamo affermare che nella valutazione con Risonanza Magnetica delle patologia tumorale non odontogena del cavo orale le tecniche a soppressione del segnale del grasso, per la loro intrinseca capacità di esaltare il contrasto tra strutture contigue, sono in grado di definire meglio la lesione in esame rispetto alle tradizionali tecniche Spin Echo T1 e T2 pesate.

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