Cosa si intende per glicemia: una definizione dettagliata

La glicemia indica il quantitativo di glucosio presente nel sangue. Questo zucchero è una risorsa energetica fondamentale per il nostro organismo.

Cos'è la glicemia?

La glicemia rappresenta la quantità di glucosio presente nel sangue ovvero il valore del glucosio ematico (circolante). Il nome di ‘’glicemia’’ deriva dal greco antico: γλυκύς (glykýs) “dolce” e αἷμα (haîma) “sangue”: sin dall’antichità se ne conoscevano le conseguenze infauste delle alterazioni glicemiche sul normale stato di salute delle persone.

Il glucosio è uno zucchero semplice - monosaccaride - con formula chimica C6H12O6 che per il corpo umano rappresenta una molecola vitale:

  • Fonte primaria di energia (in modo diretto nel cervello e nei muscoli - rilascio rapido, dai depositi grassi in tutti gli altri distretti dell’organismo - rilascio lento)
  • Nutriente principale
  • Risorsa essenziale per la respirazione cellulare ed il metabolismo

Il glucosio è lo zucchero più diffuso in natura, sia libero che sotto forme complesse come i polimeri; rappresenta il composto organico più utilizzato dagli esseri viventi, come fonte nutriente ed energetica.

Il glucosio ha una struttura chimica tale da permetterli di presentarsi in 2 forme (enantiomeri):

  • la forma isomerica D-glucosio ovvero destrosio
  • la forma isomerica L-glucosio ovvero levulosio

Il composto glucidico più conosciuto ed utilizzato dall’uomo è lo zucchero: un disaccaride formato dall’unione di una molecola di glucosio ed una di fruttosio tramite un legame glicosidico.

Con il termine glicemia si fa riferimento alla concentrazione di zucchero o glucosio nel sangue. Quindi, quando i livelli di zucchero nel sangue sono troppo alti, entra in gioco l’insulina, che lo riequilibra. Ad esempio, i livelli di zucchero nel sangue tendono a scendere al punto più basso al mattino, dopo una notte di sonno e quindi ore di digiuno.

I livelli di glicemia dipendono dal glucosio introdotto nell’organismo mediante l’alimentazione, dalla regolazione ormonale e dalla riserva corporea. Questo test consente di verificare i livelli di glucosio nel sangue e verificare se sussistano condizioni di ipoglicemia (bassi livelli di glucosio nel sangue) o di iperglicemia (alti livelli di glucosio nel sangue). Il prelievo si esegue in genere al mattino.

Regolazione della glicemia

La regolazione dei livelli ematici dipende principalmente dall’azione di due ormoni, l’insulina e il glucagone, il primo promuove l’assorbimento del glucosio da parte delle cellule quando il livello di questo zucchero aumenta, e il secondo aumenta il livello di glucosio nel sangue quando questo scende troppo.

Il glucosio è una molecola che appartiene alla famiglia dei monosaccaridi o zuccheri semplici, carboidrati contenenti da tre a sette atomi di carbonio. In base al numero di questi ultimi un monosaccaride può essere denominato trioso (se ne ha tre), tetroso (se gli atomi di carbonio sono quattro), pentoso, esoso ed eptoso. Il glucosio, in particolare, è un esoso e rappresenta il più vitale carburante metabolico del nostro corpo. È in pratica una fonte di energia universale, essenziale per alimentare la respirazione cellulare.

L’organismo umano immagazzina il glucosio in eccesso sotto forma di glicogeno (un polimero multiramificato di glucosio, una struttura biochimica adibita allo stoccaggio di questo zucchero semplice): si trova principalmente nel fegato e nel muscolo scheletrico e viene degradato nei periodi di digiuno e sotto l’influenza di un ormone pancreatico chiamato glucagone. Il che incrementa la glicemia.

Il glucosio costituisce la fondamentale risorsa energetica per il cervello e una deprivazione protratta di questo combustibile può generare un danno cerebrale anche fatale.

Valori normali di glicemia

I valori di glicemia considerati normali sono compresi tra:

  • 70 e 99 milligrammi/decilitro (mg/dl) a digiuno;
  • inferiori a 140 mg/dl 2 ore dopo l’assunzione di una soluzione di glucosio (test da carico di glucosio).

La concentrazione di glucosio nel sangue fluttua in modo fisiologico nel corso della giornata ed è influenzata da alimentazione e attività fisica: la glicemia tende a scendere al suo punto più basso dopo ore di digiuno, generalmente pertanto al risveglio, e a salire qualche ora dopo un pasto.

Quando i valori della glicemia sono preoccupanti?

Si parla di iperglicemia a digiuno quando il valore è compreso tra 100 e 125 mg/dl, e di alterata tolleranza al glucosio in caso di valori compresi tra 140 e 199 mg/dl due ore dopo un test da carico di glucosio.

Si considerano indicatori di diabete mellito i valori di glicemia a digiuno uguali/superiori a 126 mg/dl, rilevati in due diverse occasioni, oppure uguali/maggiori a 200 mg/dl, rilevati in qualsiasi momento della giornata in pazienti sintomatici o due ore dopo un test da carico orale di glucosio.

Nei pazienti diabetici l’ipoglicemia viene definita quando i livelli di glucosio nel sangue scendono sotto i 70 mg/dl.

Normalmente nell’individuo digiuno da circa 12 ore questo risulta compreso tra 70 e 95 mg/100 ml di sangue, se determinato con metodi enzimatici specifici. La glicemia può, in condizioni morbose, presentare significative variazioni, sia in aumento (iperglicemia), come si ha nel diabete mellito, sia in diminuzione (ipoglicemia).

In assenza di sintomi, la diagnosi di diabete viene posta se la glicemia, a digiuno, è pari o superiore a 126 mg/dL, o quando la glicemia due ore dopo l'assunzione di una soluzione di glucosio è pari o superiore a 200 mg/dL.

Se le nostre analisi del sangue dovessero casualmente rivelare un’impennata del glucosio, c’è da preoccuparsi all’istante? Certamente no. Però sarebbe sbagliato buttarsi alle spalle un risultato alterato della glicemia, anche occasionale. Il consiglio degli esperti è sempre quello di ripetere il controllo, già dopo due-tre giorni.

Cos'è la curva glicemica?

La curva glicemica rappresenta il tracciato che si ottiene registrando, a intervalli regolari, i valori che la glicemia assume dopo somministrazione orale di una quantità nota di glucosio (75 g nell’adulto e 1,75 g/kg nei bambini, fino a un massimo di 75 g).

L’esecuzione della curva glicemica (OGTT, oral glucose tolerance test) è indicata per la diagnosi di diabete mellito di tipo 2 in soggetti con iperglicemia (tra 110 e 125 mg/dl) a digiuno (IFG, impaired fasting glucose), mediante due prelievi per la glicemia ai tempi 0’ e 120’ dal carico orale di glucosio.

A seconda dei valori glicemici a 120’ si potrà porre diagnosi di alterata tolleranza glicidica (IGT, impaired glucose tolerance; glicemia).

Emoglobina glicata

Ma c’è una “spia” più specifica che va sondata: l’emoglobina glicata, una specie di “scatola nera”, di “videocamera di sorveglianza”, che ha registrato l’andamento medio della glicemia degli ultimi due-tre mesi.

L’emoglobina glicata deriva dalla condensazione delle molecole di glucosio con le strutture proteiche dell’emoglobina, il “cuore” dei globuli rossi. Maggiori sono i livelli medi della glicemia e più elevata risulterà la quota di emoglobina glicata.

La forma predominante di questa “emoglobina zuccherata”, per così dire, viene indicata con la sigla A1c, e poiché questa circola a braccetto con gli eritrociti, che mediamente vivono nel sangue sino a 120 giorni circa, le sue concentrazioni riflettono la media della glicemia nei due-tre mesi precedenti.

Nei soggetti non diabetici, questo valore è inferiore al 6%, mentre in chi ha il diabete il rischio di complicazioni è notevolmente diminuito se l’emoglobina glicata resta al di sotto del 7%. Si tratta, insomma, di un esame assai cruciale, non soltanto per tagliare la testa al toro dinanzi a un caso sospetto, ma anche per valutare il controllo glicemico del paziente nel tempo. Per capire, in altre parole, se il suo diabete è gestito correttamente o meno.

Diabete mellito

Il diabete è una malattia caratterizzata da una carente o insufficiente azione dell’insulina, il principale attore ormonale che governa il metabolismo glucidico, consentendo il trasporto del glucosio attraverso la membrana delle cellule. Tali alterazioni determinano un aumento della concentrazione dello zucchero nel sangue (iperglicemia) e la sua comparsa nelle urine (glicosuria).

Il vocabolo «diabete» deriva dalla lingua greca, dal verbo diaibainein, che vuol dire «passare, saltare oltre, varcare», e intende indicare il transito di qualcosa nelle urine; l’appellativo «mellito», che in medicina accompagna di norma la parola diabete, sta a precisare che quel “qualcosa” è una sostanza dolce come il miele: il glucosio, per l’appunto.

Il diabete mellito rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare, producendo una notevole accelerazione dei fenomeni aterosclerotici e favorendo gravi complicanze, come l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale, la gangrena a carico degli arti inferiori (che può portare fino all’amputazione di una o più dita) e l’insufficienza renale, alterazioni vascolari nel distretto cerebrale e renale.

Cause di ipoglicemia e iperglicemia

Cause di ipoglicemia

L’ipoglicemia può avere diverse cause, tra cui le più comuni sono:

  • eccessivo consumo di alcol in periodi di digiuno;
  • terapia con sulfaniluree;
  • sovradosaggio della terapia insulinica nei pazienti affetti da diabete.

In casi più rari l’ipoglicemia può essere causata da:

  • patologie epatiche (cirrosi, per esempio) in condizioni di digiuno;
  • tumori pancreatici;
  • morbo di Addison, una malattia rara che colpisce le ghiandole surrenali.

L’ipoglicemia viene più spesso osservata nei pazienti diabetici, in seguito alla gestione terapeutica e dunque all'utilizzo di certi farmaci ipoglicemizzanti, i deficit ormonali (per esempio di ACTH - la corticotropina -, cortisolo, GH, catecolamine e glucagone).

Quando la glicemia si abbassa rapidamente, l'organismo attua una reazione adrenergica, come si usa dire, cioè rilascia in circolo catecolamine, che provocano ansia, irritabilità, tremori, tachicardia, senso di fame e sudorazione.

Cause di iperglicemia

Livelli di glucosio nel sangue superiori alla norma sono di frequente causati da:

  • scarsa (o assente) produzione di insulina (diabete di tipo 1);
  • incapacità dell’organismo di utilizzare l’insulina prodotta (diabete di tipo 2);
  • uso di alcuni farmaci, come per esempio i corticosteroidi.

In casi più rari, l’iperglicemia può essere causata da alcune patologie, come:

  • acromegalia (malattia causata da un eccesso di ormone della crescita);
  • sindrome di Cushing (condizione causata da un eccesso di cortisolo nel sangue);
  • pancreatite;
  • tumori del pancreas;
  • eventi stressanti acuti (ad esempio infarto del miocardio o ictus);
  • episodi infettivi acuti.

Nelle persone in trattamento per il diabete, l’iperglicemia può dipendere da:

  • scarsa aderenza alla dieta o alla terapia antidiabetica prescritta;
  • vita sedentaria;
  • inefficacia dei farmaci.

Più raramente, l’iperglicemia può essere secondaria a condizioni stressanti, quali: infarto; ictus; infezioni; patologie endocrine come l’acromegalia e la sindrome di Cushing; malattie del pancreas.

Alcuni farmaci possono portare a un aumento transitorio della glicemia o a un suo peggioramento in pazienti già diabetici, tra cui: corticosteroidi; anti-psicotici; anti-retrovirali.

Sintomi di ipoglicemia e iperglicemia

Sintomi di ipoglicemia

I primi sintomi dell’ipoglicemia possono comprendere:

  • pallore;
  • sensazione di stanchezza;
  • sudorazione ingiustificata;
  • nausea o fame;
  • vertigini;
  • tremore;
  • battito cardiaco accelerato (tachicardia) o martellante (palpitazioni);
  • irritabilità, ansia, sbalzi d’umore;
  • mal di testa.

Se i livelli di glucosio nel sangue restano bassi a lungo, si possono manifestare altri disturbi, come:

  • visione offuscata;
  • debolezza e sonnolenza;
  • difficoltà di concentrazione e stati confusionali;
  • crisi epilettiche;
  • collasso o svenimento.

Sintomi di iperglicemia

I sintomi dell’iperglicemia si manifestano gradualmente, e soltanto quando i livelli di zucchero nel sangue sono molto alti.

Come mantenere la glicemia entro i valori normali

Per mantenere la glicemia entro i valori normali è importante:

  • seguire una dieta povera di alimenti con elevato indice glicemico e ricca di legumi, frutta e verdura;
  • praticare attività fisica regolarmente;
  • in caso di diabete, assumere correttamente e puntualmente i farmaci prescritti.

Alimentazione e indice glicemico

L’indice glicemico indica quanto velocemente un alimento influenza il livello di zucchero nel sangue (glucosio) quando viene assunto da solo.

Gli alimenti con indice glicemico alto causano un rapido aumento del glucosio nel sangue. Si tratta di cibi che, nei processi digestivi, vengono scomposti rapidamente, come cibi zuccherati, pane bianco, pasta e riso non integrali, patate.

Alimenti a medio e basso indice glicemico, che provocano un aumento graduale dei livelli di zucchero nel sangue, sono per esempio i legumi, gli alimenti integrali e alcune varietà di frutta e verdura.

Fattori che possono alterare la glicemia a digiuno

  • Assunzione di alcuni farmaci

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