Il colesterolo LDL, spesso definito il "killer silenzioso", è ormai riconosciuto come causa diretta di arteriosclerosi e, di conseguenza, di problemi cardiovascolari come infarto e ictus. Non si vede e non si sente, ma può fare tanti danni.
In un recente documento congiunto, la Società Italiana di Cardiologia e la Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica - Medicina di Laboratorio hanno proposto nuove strategie per intervenire meglio su un elemento, il colesterolo alto, ormai riconosciuto non più come un fattore di rischio, ma come una causa diretta di infarti e ictus. L’obiettivo è quello di riuscire così a intervenire poi meglio su un elemento, il colesterolo alto.
C’è ormai la certezza che ridurre il colesterolo LDL attraverso una diagnosi tempestiva e una terapia mirata può diminuire il pericolo di infarti, ictus e morte cardiovascolare.
Persone Diverse, Soglie Diverse
Il problema però è che non esiste un livello soglia di colesterolo LDL uguale per tutti e anche per questo il modo con cui i valori si leggono oggi nei referti degli esami del sangue può fuorviare.
Come spiega Pasquale Perrone Filardi, presidente SIC, «Occorre far capire ai cittadini e ai pazienti che non esiste un valore di colesterolo LDL che vada bene per tutti: il livello target dipende dal profilo di rischio cardiovascolare di ciascuno, più alto è, più basso dovrà essere il valore da raggiungere per ridurre la probabilità di eventi cardiovascolari.
Come ha spiegato Oliva «Ognuno dovrebbe conoscere il proprio livello di colesterolo LDL, fin da giovane; poi, in base agli altri elementi di rischio presenti, l’obiettivo a cui tendere può essere restare al di sotto di 100 mg/dl, se non ci sono elementi che aumentano la probabilità di eventi cardiovascolari, ma può dover scendere anche al di sotto di 50 mg/dl, se il pericolo è elevato.
Se in passato infatti i ‘numeri’ giusti erano più o meno gli stessi per tutti oggi si è capito che fattori come l’età, la familiarità per malattie cardiovascolari, il sesso (almeno fino alla menopausa) e la presenza di altri fattori di rischio, come l’ipertensione o il diabete, concorrono a determinare la soglia da non oltrepassare per ciascuno.
Il documento propone poi di integrare nei referti i valori di colesterolo LDL a cui si dovrebbe puntare differenziandoli per ciascuna categoria di rischio cardiovascolare e anche di poter fare i test per il profilo lipidico non a digiuno, facilitando così l’accesso agli screening fuori dagli ospedali.
L’obiettivo sarebbe la prevenzione ‘primordiale’, come ha aggiunto Perrone Filardi: «Si tratta di una prevenzione perfino precedente a quella primaria, che è mirata a chi non ha avuto un evento cardiovascolare: è una prevenzione con l’obiettivo di evitare la comparsa dei fattori di rischio che peggiorano il profilo di pericolo, che punta a non far sviluppare la pressione alta o il diabete, a non diventare obesi. Per riuscirci occorre un’educazione alla salute fin da giovanissimi, sarebbe questa la vera prevenzione».
E’quella che si mette in pratica con lo stile di vita sano, fatto di dieta equilibrata e movimento regolare, su persone in salute che dovrebbero restarlo grazie alle buone abitudini.
Purtroppo le persone sane o che si ritengono tali, per esempio perché non hanno avuto mai eventi cardiovascolari o non si sono mai controllate i valori di pressione o glicemia, o perché hanno il colesterolo non troppo elevato ma comunque oltre i limiti, «Possono essere più complicate da intercettare e gestire», come aggiunge Contursi. «In chi ha un rischio basso e in colesterolo LDL non troppo alto possono essere d’aiuto i nutraceutici, che però devono essere sempre prescritti dal medico: proprio perché funzionano è importante usarli bene, ma è altrettanto essenziale che ci sia un medico a monitorare la terapia, per intervenire in maniera più incisiva con i farmaci se gli integratori non sono più sufficienti a tenere il colesterolo entro la soglia adeguata per quella persona».
Le possibilità per arrivare all’obiettivo ci sono, come hanno sottolineato tutti gli esperti: dalle statine, che possono ridurre i livelli di colesterolo fino al 55 per cento, ai farmaci iniettivi più nuovi che possono abbassarlo anche dell’85 per cento, sono molte le opzioni per evitare che il ‘killer silenzioso’ colpisca.
La Lipoproteina (a)
La lipoproteina (a), per esempio, è determinata geneticamente e aumenta parecchio il pericolo di eventi anche in assenza di altri fattori di rischio, tanto da essere ritenuta una delle concause più consistenti delle morti per infarto o ictus in persone under 50. La lipoproteina (a), dannosa per i vasi grazie alla sua azione pro-infiammatoria, andrebbe valutata soprattutto in persone con ipercolesterolemia familiare, ad alta probabilità di eventi per la presenza di altri fattori cardiovascolari o con una storia familiare di infarti e simili in età giovanile.
Gli esperti nel documento sottolineano anche che: «La lipoproteina(a) interagisce con gli altri fattori di pericolo noti incrementando la probabilità di eventi, con un impatto più evidente in chi è già ad alto rischio: chi ha la lipoproteina (a) alta deve perciò controllare con ancora maggiore attenzione gli altri elementi di pericolo, come la pressione arteriosa o il colesterolo Ldl».
E mentre si cerca di comprendere meglio come funzioni la lipoproteina (a) e soprattutto di trovare farmaci che possano ridurne i livelli, c’è chi per diminuire il pericolo in infarti e ictus ha provato a intervenire contro altri grassi «cattivi», i trigliceridi, oppure ad aumentare il colesterolo «buono» Hdl che invece quando abbonda protegge cuore e vasi. Eppure, per ora, a una modifica anche sostanziale dei livelli nel sangue di trigliceridi o colesterolo Hdl non si è mai associato un taglio netto alla probabilità di guai cardiovascolari: un bel rompicapo, che evidenzia quanto sia complesso l’equilibrio dei lipidi nel sangue e quanto ancora ci sia da capire su buoni e cattivi in tema di colesterolo e affini.
Prevenzione e Stile di Vita
Per questo è fondamentale rafforzare la prevenzione, promuovendo campagne di screening capaci di identificare precocemente le persone a rischio medio-alto e avviarle tempestivamente a un trattamento. La base della prevenzione cardiovascolare: non fumare, adottare uno stile di vita attivo, perdere peso se si è sovrappeso e seguire un’alimentazione mediterranea.
Conclude Ciro Indolfi, presidente della Federazione Italiana di Cardiologia: «Oggi la terapia ospedaliera dell’infarto acuto è efficace e ottimale, ma tuttora oltre il 50 per cento dei pazienti muore prima di arrivare in ospedale. Per questo un significativo miglioramento si può avere riducendo i fattori che provocano gli infarti, come l’eccesso di colesterolo LDL: ridurlo significa diminuire davvero il rischio di eventi cardiovascolari.
È chiaro che le colesterolemie che stentano a restare sotto la soglia di 200 (il valore desiderabile) o un colesterolo HDL scarso devono spingerci ad adottare le dovute precauzioni, ma rinunciare a qualche gustoso savoiardo o a un cucchiaino di maionese è una falsa soluzione se poi introduciamo, più o meno inconsapevolmente, calorie in abbondanza. Occorre incentivare l’attività fisica aerobica: bicicletta, cyclette, ballo, camminata veloce, da svolgere con metodo e costanza almeno tre volte alla settimana per un minimo di 40 minuti consecutivi.
Consigli Alimentari
- Massima preferenza ai cibi vegetali, visto che il colesterolo è presente soltanto negli alimenti di origine animale. Quindi, verdura, frutta e legumi: fagioli, piselli, fave, ceci, lenticchie. Non contengono grassi saturi che tendono a incrementare i livelli di colesterolo nel sangue.
- Le sostanze alimentari che più di tutte innalzano il colesterolo totale e il perfido LDL sono i grassi saturi, contenuti principalmente nei prodotti di origine animale (formaggi, latticini, carni grasse, insaccati) e nei grassi di condimento che sono solidi a temperatura ambiente: burro, panna, lardo, strutto e margarine. Più deleteri ancora dei saturi sono i trans, i famosi grassi idrogenati, presenti in brioche, snack dolci, salatini, alimenti da fast-food: facilitano la produzione del colesterolo “cattivo”, sporcando di conseguenza le pareti arteriose.
- Risultano qualitativamente migliori i lipidi di origine vegetale, come l’olio extravergine di oliva oppure di semi (soia, girasole, mais, arachidi).
- Sì al pesce: salmone, sgombro e pesce azzurro. Da consumare almeno due-tre volte alla settimana.
- Chi ama il latte e ne fa largo uso preferisca quello scremato o parzialmente scremato, gli yogurt con bassa percentuale di grassi e, tra i formaggi, quelli meno grassi, come i fiocchi di latte e la ricotta.
- Limitiamo il ricorso alle fritture ed è assolutamente da evitare il riciclaggio degli oli già cotti.
Il riso rosso fermentato è un alimento a base di riso bianco che viene trasformato sfruttando l’azione di un micete, un lievito chiamato Monascus purpureus. La conseguente fermentazione rende vermiglio il chicco, che si modifica anche dal punto di vista chimico e nutrizionale: composto peculiare del riso rosso è infatti la monacolina K, che è praticamente un sosia della lovastatina, medicinale che inibisce la sintesi del colesterolo.
Colesterolo HDL e LDL: Qual è la Differenza?
Il colesterolo è un «amico» del corpo, importante per il cervello, per la sintesi di alcuni ormoni e della vitamina D. Il colesterolo, infatti, ha due facce: una «buona» e l’altra «cattiva». Il primo tipo di colesterolo è etichettato con la sigla HDL, il secondo viene definito LDL. Si chiama «cattivo» perché, quando è in eccesso, tende ad attaccarsi sulle pareti delle arterie che diventano più spesse e dure, provocando una condizione che si chiama aterosclerosi.
Con il passare del tempo, sulle pareti delle arterie si possono formare vere e proprie placche che ostacolano il flusso sanguigno e possono addirittura bloccarlo. Le placche, inoltre, possono staccarsi e formare un trombo (coagulo di sangue), che può indurre a sua volta un infarto o un ictus.
Il colesterolo Ldl invece è pericoloso perché si «attacca» alle arterie e provoca ispessimenti e irrigidimenti che compromettono una buona circolazione, portando ad aterosclerosi e alla formazione di placche e trombi: se il «cappuccio» fibrotico che copre il colesterolo nelle placche sulla parete interna dei vasi si rompe facendolo fuoriuscire, si innescano potenti fenomeni di infiammazione e coagulazione che possono portare alla nuova formazione di trombi, anche più grandi della placca di partenza, che poi possono occludere vasi coronarici o cerebrali, provocando infarti e ictus.
Valori da Monitorare
I valori soglia «giusti» sono differenti da persona a persona. Più che i singoli alimenti sono alcune categorie. Il livello di colesterolo è, con pressione alta e glicemia, uno dei valori che chiunque dovrebbe conoscere per avere un’idea del rischio di infarto e ictus, che aumenta proprio al crescere del colesterolo, e poter così intervenire per mettersi al sicuro.
Per quanto riguarda le singole scelte alimentari il ruolo più protettivo è quello delle fibre: «Riducono l’assorbimento a livello intestinale degli acidi grassi saturi e del colesterolo alimentare (nonché degli zuccheri) - dice la nutrizionista -. Via libera quindi a frutta, verdura, cereali integrali e legumi. La verdura e frutta devono essere presenti tutti i giorni almeno nei due pasti principali e poi anche come spuntino salutare. I cereali integrali vanno consumati almeno due volte al giorno (il meglio sarebbe 3).
Un Focus su Uova e Formaggi
Le uova sono un alimento con un ottimo profilo nutrizionale (una buona composizione nutrizionale è quella di un alimento che gioca un ruolo positivo nella prevenzione delle malattie e nella promozione della salute, ndr), ma dato che un solo uovo apporta circa 200 mg di colesterolo (il consiglio è quello di rimanere sotto ai 300 mg al giorno) è sempre stato “sotto la lente”. I recenti studi hanno messo in luce, però, che non c’è correlazione diretta tra il consumo di uova e l’aumento del rischio cardiovascolare, tanto che gli organismi internazionali non impongono più un limite sul consumo di uova.
Altro alimento da sempre additato sono i formaggi. Come comportarsi? «I formaggi contengono molti grassi, soprattutto saturi, infatti in questo caso il consiglio è sempre quello di limitarli nel corso della settimana a 2-3 volte, prediligendo quelli magri - dice Prandoni -.
Quali Carni Preferire?
«Prediligere il pesce (soprattutto di piccola taglia, come sarde, acciughe, sgombro) per il suo contenuto di Omega 3 (che sono i cosiddetti acidi grassi essenziali polinsaturi che facilitano la riduzione del colesterolo circolante) da consumarsi almeno 3 volte a settimana con cotture rapide e delicate. I legumi vanno benissimo: sono una fonte di fibre e di composti che si chiamano fitosteroli che vanno a competere con l’assorbimento intestinale di colesterolo, anche questi almeno 3 volte a settimana.
Ipercolesterolemia e Aderenza Terapeutica
In Italia, il 36% dei pazienti che hanno già affrontato un evento cardiovascolare e soffrono di ipercolesterolemia non segue correttamente la terapia prescritta né i si sottopone a controlli periodici. È quanto emerge dallo studio realizzato da IQVIA Italia per Novartis, realizzato su un campione di 250 pazienti ipercolesterolemici che hanno avuto un evento cardiovascolare, allo scopo di esplorare l’esperienza di chi vive in prevenzione secondaria, cioè ha già avuto un evento cardiovascolare e vuole prevenirne ulteriori
Perfino chi ha già avuto un infarto o un ictus, e quindi è ad altissimo rischio di averne un altro, non segue come dovrebbe le terapie per abbassare il colesterolo. «Circa il 40 per cento dei pazienti che sono stati ricoverati per un evento cardiovascolare non arriva all’obiettivo di colesterolo Ldl», spiega il presidente Anmco Fabrizio Oliva.
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