Il cortisone è un principio attivo appartenente al gruppo dei cortisonici, il più noto e capostipite di questa classe di farmaci. I cortisonici di sintesi hanno una struttura simile a quelli endogeni e come tali si caratterizzano per la presenza di una struttura chimica simile a quella del colesterolo e degli ormoni steroidei.
Effetti Collaterali dei Cortisonici
A causa della loro natura steroidea e dei meccanismi con cui agiscono nel nostro corpo, i cortisonici possono causare diversi effetti collaterali. Va precisato, tuttavia, che generalmente, tali effetti sono dose e tempo-dipendenti. In linea generale, gli effetti collaterali associati all'uso a breve termine dei corticosteroidi tendono ad essere meno severi di quelli che possono insorgere in seguito all'uso a lungo termine.
Effetti comuni
- Ritenzione idrica, edema e aumento del peso corporeo: tutti questi effetti collaterali sono tipici del trattamento con cortisonici. Anche in questo caso, tali effetti possono essere ricondotti all'attività mineralcorticoide che i principi attivi appartenenti a questa classe di farmaci possono possedere.
- Iperglicemia e intolleranza al glucosio: i cortisonici sono ampiamente associati a questi effetti collaterali che possono verificarsi anche nei pazienti non predisposti allo sviluppo del diabete.
- Effetti collaterali gastrointestinali: i corticosteroidi possono favorire la comparsa di ulcera peptica, o favorirne il peggioramento qualora questa sia già presente.
Effetti a lungo termine
- Osteoporosi: i corticosteroidi sono in grado di ostacolare la formazione di tessuto osseo attraverso un meccanismo d'azione diretto che vede l'inibizione della differenziazione degli osteoblasti e della sintesi di collagene di tipo I, e attraverso un meccanismo d'azione indiretto che vede una diminuzione dell'assorbimento di calcio e un incremento della sua escrezione a livello renale. Tutto ciò può quindi portare ad una riduzione della densità minerale ossea e alla comparsa di osteoporosi. D'altro canto, è opportuno precisare che questo effetto collaterale dipende anche da numerosi altri fattori (come presenza di infiammazione sistemica, età, sesso, stato ormonale del paziente, livelli di vitamina D, ecc.) e che, per questa ragione, risulta difficile capire in che misura l'uso a lungo termine di corticosteroidi può incidere sulla comparsa di osteoporosi.
- Glaucoma: la terapia con corticosteroidi può aumentare il rischio di glaucoma attraverso l'incremento della pressione endooculare indipendentemente dalla via di somministrazione attraverso la quale il cortisonico viene assunto. Tuttavia, gli individui con età superiore ai 40 anni, affetti da miopia o da diabete e/o con una storia familiare di glaucoma sembrano essere esposti ad un maggior rischio di sviluppare questo effetto collaterale.
- Iperlipidemia: con l'uso di cortisonici per lunghi periodi di tempo è possibile andare incontro a ipertrigliceridemia (alti livelli di trigliceridi nel sangue). Tale effetto indesiderato è generalmente reversibile dopo l'interruzione del trattamento.
- Insufficienza surrenalica: l'assunzione cronica di corticosteroidi può comportare la ridotta funzionalità delle ghiandole surrenali fino ad arrivare all'insufficienza. La terapia cronica con cortisonici che può rendersi necessaria nel trattamento di alcune patologie può quindi influenzare la produzione endogena dell'ormone cortisone, diminuendola.
- Malformazioni congenite: sono stati segnalati casi di malformazioni congenite nei figli di madri che son state sottoposte a trattamento con cortisonici durante la gestazione. Fortunatamente, questi effetti collaterali non sembrano essere comuni. Ad ogni modo, se il medico prescrive una terapia con corticosteroidi, è di fondamentale importanza informarlo dell'eventuale stato di gravidanza (accertato o sospetto che sia).
Cortisone, Colesterolo e Ipercolesterolemia
Può suonare strano ma il colesterolo è in realtà un “grasso”, ovvero una molecola lipidica, fondamentale per la nostra salute. Il colesterolo dunque non ci apporta energia ma serve per costruire le cellule del corpo e per promuovere funzioni biologiche fondamentali. Tutti, ad ogni età, usiamo il colesterolo per crescere e mantenerci in buona salute.
I problemi insorgono quando quantità eccessive di questa sostanza, in combinazione con altre condizioni di rischio, arrivano a danneggiare le arterie, ostruendole, e provocando in tal modo malattie cardiovascolari. Ma… prima di arrivare a questa pericolosa condizione, cerchiamo di capire come funziona, dove si produce e come si conserva il colesterolo totale del nostro corpo quando circolante nelle giuste concentrazioni.
Gran parte di questo grasso ce lo “fabbrichiamo” da noi, e ad occuparsi di tale incombenza è il fegato. In piccola parte, circa il 25-30% del totale, desumiamo il colesterolo dal cibo (presente solo negli alimenti di origine animale), ed è questa la quota di grassi su cui abbiamo la possibilità di intervenire. Un’altra buona parte dei grassi che assorbiamo dai cibi si “trasformano” in trigliceridi. I lipidi presenti nei cibi vengono scissi in molecole più piccole - i trigliceridi - che, dall’intestino, passano nel sangue, quindi in circolo.
Sia le molecole di colesterolo che i trigliceridi nel sangue si muovono legandosi a proteine specifiche, chiamate lipoproteine, di cui esistono diverse tipologie. Le due principali lipoproteine sono utilizzate durante le analisi del sangue come parametro per definire il profilo lipidico degli individui. Si tratta delle lipoproteine a bassa densità (colesterolo LDL), e delle lipoproteine ad alta densità (colesterolo HDL).
Erroneamente si considera il colesterolo LDL “cattivo” e quello HDL “buono” ma, in realtà, si tratta di due facce della stessa medaglia, dal momento che il primo ha il compito di “portare” il colesterolo dal fegato alle cellule; il secondo, invece, svolge il percorso al contrario, portando il colesterolo HDL dalle cellule al fegato, dove viene metabolizzato. La concentrazione di colesterolo nel sangue è un’informazione utile sul nostro stato di salute, ci dice se abbiamo problemi metabolici, se stiamo assumendo troppi grassi dalla nostra dieta, e se abbiamo un rischio di tipo cardiovascolare.
Che durante la gravidanza il corpo femminile produce fisiologicamente grandi quantità di colesterolo per permettere al nuovo organismo di svilupparsi e che sul profilo lipidico di ciascuno di noi incide moltissimo il fattore genetico.
Fattori di rischio per l'ipercolesterolemia
A parte quelli indicati - genetica, sesso, età - i fattori di rischio per l’ipercolesterolemia su cui possiamo influire hanno molto a che vedere con il nostro stile di vita. Quindi si tratta di elementi che possiamo influenzare, andando ad incidere sulla concentrazione colesterolo e trigliceridi nel sangue.
- Bisogna evitare una dieta troppo ricca di grassi saturi e di grassi trans (idrogenati di tipo industriale) e povera di fibre e antiossidanti, sostanze alimentari che ci aiutano a ridurre l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale.
- Sedentarietà. L’inattività fisica rende il fegato pigro e rallenta il metabolismo, incluso quello lipidico.
- Tabagismo e/o eccessivo consumo di bevande alcoliche. Il consumo (eccessivo) di alcool produce effetti diversi sulla salute, e può anche modificare i livelli di colesterolo nel sangue, proprio come l’alimentazione. Consumare troppi drink alcolici aumenta sia la concentrazione di colesterolo che di trigliceridi circolanti.
Colesterolo HDL e LDL: Cosa Significa?
Abbiamo già visto che per colesterolo HDL (impropriamente definito “buono”) s’intende il colesterolo aggregato alle lipoproteine ad alta densità, aventi lo scopo di “recuperare” dalle cellule il grasso eccedente e di riportarlo al fegato. In linea di massima buoni valori di colesterolo HDL nel sangue sembrano collegati con un minor rischio cardiovascolare anche in presenza di un colesterolo LDL ugualmente elevato, e quindi di un colesterolo totale oltre la media.
Tuttavia, i risultati di recenti studi clinici randomizzati non hanno confermato tale ipotesi. Attualmente, le linee guida internazionali non raccomandano interventi specifici per aumentare l’HDL, concentrandosi invece sulla riduzione del colesterolo LDL, il principale target terapeutico nella prevenzione cardiovascolare.
Abbiamo visto che se l’HDL è il colesterolo trasportato via dalle cellule dalle lipoproteine ad alta densità, viceversa l’LDL è il colesterolo che dal fegato viene trasportato alle cellule del corpo formando un legame con le lipoproteine a bassa densità.
Vero è che può incrostare le arterie e restringerle fino a impedire il corretto afflusso di sangue ai nostri organi vitali - non solo cuore e cervello, ma anche polmoni e fegato - ma è anche vero che non tutto l’LDL circolante, anche qualora in eccesso, è ugualmente dannoso. In generale, a noi interessa mantenere un buon rapporto tra colesterolo HDL e colesterolo LDL, ma anche questo non basta. L’ideale sarebbe avere anche una bassa produzione di radicali liberi, condizione che ci protegge da tutti i rischi ossidativi possibili, incluso quello legato all’aterosclerosi.
Trigliceridi: Cosa Sono e Come Influenzano il Colesterolo
Buona parte dei grassi presenti nel nostro corpo vengono sintetizzati sotto forma di trigliceridi. Attenzione: sono i trigliceridi i lipidi che forniscono energia all’organismo, mentre il colesterolo assolve ad altre funzioni.
Proprio come il colesterolo, però, anche i trigliceridi di origine alimentare - per lo più presenti nella carne, nei latticini, nei condimenti grassi ecc. - una volta arrivati nell’intestino, per poter essere trasportati nel sangue vengono coniugati a lipoproteine, in questo caso chiamate chilomicroni - grazie alle quali possono arrivare ai tessuti che necessitano di fonti energetiche per il presente, in particolare muscoli, fegato e cuore, o da immagazzinare per il futuro nelle cellule adipose.
Ci sono molte ragioni per cui i nostri trigliceridi siano in eccesso: cause primarie legate alla familiarità e cause secondarie associate ad uno stile di vita sedentario, dieta ipercalorica a base di zuccheri e grassi saturi e carenza di fibre e antiossidanti, cattive abitudini quali fumo e consumo eccessivo di bevande alcoliche o il soffrire di patologie croniche come il diabete o le disfunzioni della tiroide. Anche lo stress può scombinare il nostro metabolismo e peggiorare il nostro profilo lipidico.
Alipoproteine A-1 e B (Apo A-1 e Apo B)
A proposito del colesterolo HDL è opportuno sottolineare che la principale componente della lipoproteina che lo trasporta è la alipoproteina A-1 (Apo A-1). Parametro utile per comprendere il rapporto tra la concentrazione di colesterolo HDL e LDL perché comparabile alla sua omologa LDL, ovvero la alipoproteina B (Apo B) parte delle lipoproteine a bassa densità.
Valori superiori di Apo B si riscontrano in caso di diabete, disfunzioni della tiroide (nello specifico nell’ipotiroidismo), insufficienza epatica e renale, a seguito dell’assunzione di farmaci betabloccanti, diuretici o ormonali. Naturalmente la causa più comune è di tipo alimentare: troppi grassi e zuccheri possono sbilanciare la concentrazione delle lipoproteine circolanti.
Valori inferiori sono invece sintomo di diete troppo povere di grassi o vegane, di anemia o malattie intestinali con malassorbimento, di patologie epatiche o di ipertiroidismo.
Valutazione del Rischio Cardiovascolare
Abbiamo ampiamente visto come e quanto misurare i livelli lipidici nel sangue possa aiutarci, anzi, aiutare il nostro medico, a definire il nostro rischio cardiovascolare. Ma come si desume questo “valore”? Cosa e come ci dice quanto rischiamo davvero di subire un evento grave come un infarto o un ictus per “colpa” di un restringimento delle nostre vene o delle nostre arterie? Ovviamente più sale l’indice, maggiori saranno i rischi per la nostra salute.
La carte del rischio può essere applicata a soggetti di età comprese tra i 35 e i 69 anni, escludendo le donne in gravidanza, purché non abbiano mai avuto precedenti eventi cardiaci e che non abbiano valori fuori standard (ad esempio una pressione troppo elevata o una colesterolemia totale superiore a 320 mg/dl).
A seconda del punteggio ottenuto, e quindi dell’effettivo indice di rischio stimato, è opportuno adottare delle contromisure anche solo nello stile di vita e ripetere la misurazione dopo sei mesi/un anno.
Prevenzione e Gestione dell'Ipercolesterolemia
Il monitoraggio dei livelli di colesterolo nel sangue è fondamentale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Nei bambini e adolescenti, il primo screening è raccomandato tra i 9 e gli 11 anni, con un successivo controllo tra i 17 e i 21 anni, salvo diversa indicazione in presenza di fattori di rischio genetici o metabolici.
Sul piano nutrizionale, è consigliato ridurre l’assunzione di grassi saturi e trans, preferendo grassi insaturi provenienti da fonti vegetali (come olio d'oliva, frutta secca e avocado) e da pesce azzurro ricco di omega-3. È inoltre raccomandato aumentare il consumo di fibre solubili, presenti in frutta, verdura e cereali integrali, in grado di ridurre l’assorbimento intestinale del colesterolo.
L’attività fisica regolare, in particolare l’esercizio aerobico moderato (es. È fondamentale sottolineare che la terapia farmacologica deve essere prescritta e monitorata da un medico, previa valutazione del rischio cardiovascolare globale, dei valori ematici e della tollerabilità individuale.
Pertanto anche un valore di 220 mg/dl, che fino a poco tempo fa era considerato ancora nella norma, ora viene valutato come lievemente sopra la soglia ideale. Questo non significa che il rischio cardiovascolare con livelli di colesterolo totale (considerato che conta soprattutto il rapporto tra lipoproteine LDL e HDL) fino a 240 mg/dl sia elevato, ma solo moderato.
Effetti del Cortisone su Altri Parametri
Oltre all'effetto sui lipidi, il cortisone può influenzare diversi altri parametri ematici:
- Effetto sul metabolismo dei lipidi: aumentano i lipidi e il colesterolo nel sangue, dopo una somministrazione prolungata e a dosi elevate.
- Effetto sul sangue: diminuiscono gli eosinofili (globuli bianchi interessati nei fenomeni allergici), che vengono sequestrati nella milza e nei polmoni.
- Effetto sull’infiammazione: tutta la dinamica dell’infiammazione viene profondamente alterata, con diminuzione della dilatazione dei capillari, riduzione dell’essudazione, rallentamento della formazione di fibrina e del movimento dei leucociti, riduzione o abolizione della produzione di anticorpi.
- Effetto su altri ormoni: sopprimono la secrezione del TSH, per cui talora si osservano miglioramenti della funzionalità tiroidea in pazienti affetti da malattia di Basedow e trattati con cortisonici.
Precauzioni e Avvertenze nell'Uso del Cortisone
Come si vede, le azioni dei cortisonici sono veramente molte e differenti e la cautela nel loro utilizzo è più che giustificata, tanto più che gli EFFETTI COLLATERALI sono altrettanto numerosi, in base al loro meccanismo di azione multicentrico. Adesso conosciamo meglio gli ormoni surrenalici e i loro moderni derivati chimici, e possiamo dire che i cortisonici sono prodotti utilissimi, a volte insostituibili, ma anche molto potenti e dotati di effetti collaterali talora gravi.
Il loro uso deve quindi essere ponderato ed accorto, seguendo scrupolosamente la prescrizione del medico ed evitando in maniera assoluta la autoprescrizione. In tal caso, al termine della terapia occorre sospendere la loro somministrazione gradualmente e non di colpo, per evitare che l’organismo si ritrovi con i surreni “bloccati” e non in grado di riprendere la funzionalità immediatamente.
Prima di assumere il Cortisone cosa devo sapere ? È opportuno impiegare sempre il dosaggio minimo di cortisone necessario per il controllo della malattia, attuando una graduale riduzione posologica non appena questa sia possibile.
In corso di terapia corticosteroidea i pazienti non dovrebbero essere vaccinati contro il vaiolo. Altre procedure che coinvolgono in sistema immunitario non dovrebbero essere attuate nei pazienti trattati con corticosteroidi, specie se ad alte dosi, dato il pericolo di una mancata risposta anticorpale.
Interazioni Farmacologiche
È possibile che, quando due o più farmaci vengono assunti in associazione, uno o più di questi farmaci interferiscano tra di loro causando effetti collaterali anche gravi. La deplezione di potassio è rilevante per i corticosteroidi naturali, come cortisone e idrocortisone, e per fludrocortisone. L'uso concomitante di corticosteroidi e aspirina ad alti dosaggi (>325 mg/die) può aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale e di ulcera.
La co-somministrazione può causare una riduzione dei livelli sierici del corticosteroide, con rischio di diminuzione della risposta terapeutica. Durante l'uso concomitante si può verificare una riduzione dei livelli plasmatici dei corticosteroidi. L'uso concomitante con warfarin può aumentare il rischio di emorragie gastrointestinali, specialmente in pazienti con precedenti episodi emorragici. È consigliabile intensificare il monitoraggio dell'INR, anche se questo non è sufficiente per determinare il rischio emorragico.
Effetti del Cortisone sull'Esposizione Solare
In caso di assunzione di cortisone è necessario fare attenzione all’esposizione al sole. Infatti, il cortisone può essere responsabile di reazioni ai raggi del sole che possono essere divise in tossiche e allergiche. È quindi opportuno sostituire questo ormone durante i mesi estivi con altri tipi di rimedi o prodotti ad azione simile ai cortisoni.
Conclusioni
L'uso del cortisone, nonostante sia efficace, può portare a una serie di effetti collaterali, alcuni dei quali possono essere gravi se il farmaco viene utilizzato per lunghi periodi o in dosi elevate. È importante monitorare attentamente la terapia con cortisone e seguire rigorosamente le indicazioni del medico per ridurre il rischio di complicazioni.
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