Il test di Coombs è un esame di laboratorio cruciale per la diagnosi delle anemie emolitiche immuno-mediate, condizioni in cui gli anticorpi aggrediscono e danneggiano i globuli rossi (GR). Questo test si divide in due tipologie principali: il test di Coombs diretto (TCD) e il test di Coombs indiretto.
Test di Coombs Diretto (TCD)
Il test dell’antiglobulina diretto (TDC o Coombs diretto) rileva sulla superficie dei globuli rossi (GR) circolanti nel sangue la presenza di anticorpi, che ne determinano la distruzione. Il test di Coombs diretto consente di individuare la presenza di eventuali anticorpi, o di frazioni del complemento, adesi direttamente alla superficie dei globuli rossi. Il test di Coombs diretto richiede un semplice prelievo di sangue.
Nello specifico, il test di Coombs diretto rileva con una tecnica di laboratorio specifica la presenza di anticorpi attaccati direttamente ai globuli rossi, lavando un campione di sangue raccolto in soluzione fisiologica per isolare i globuli rossi del paziente. La procedura rimuove gli anticorpi non legati che potrebbero altrimenti confondere il risultato.
Se il test di Coombs è positivo, significa che nel sangue del paziente sono presenti anticorpi diretti contro i globuli rossi. Il test di Coombs determina la presenza degli anticorpi, ma non evidenzia né la causa né l’esatto tipo di anticorpo prodotto. Se il test di Coombs risulta positivo a causa di una reazione avversa a una trasfusione, a un’infezione o ad un farmaco, può rimanere tale per un periodo che va da 48 ore a 3 mesi.
Il test di Coombs diretto è utilizzato per accertare (diagnosticare) malattie quali: mononucleosi infettiva, lupus eritematoso sistemico (LES), artrite reumatoide, sclerodermia, tubercolosi, malattia emolitica del neonato (MEN). Inoltre, il test diretto è utilizzato nelle persone con segni e disturbi (sintomi) riconducibili a un'anemia da trasfusione. Questa tipologia viene eseguita per diagnosticare anemie immuno-mediate ed è prescritta dal medico nel caso di sintomi quali ittero e anemia non specificata.
Cause di positività del TCD
- Incompatibilità materno/fetale: il figlio può presentare sui suoi globuli rossi degli antigeni ereditati dal padre, che la madre non possiede.
- Dopo una trasfusione di sangue: se un soggetto riceve una trasfusione di sangue da un donatore che non corrisponde completamente al suo gruppo sanguigno, il suo organismo produrrà anticorpi che riconoscono i GR del donatore come estranei.
- Malattie autoimmuni e altre patologie: alcuni soggetti producono anticorpi diretti contro i propri antigeni esposti sulla superficie dei globuli rossi.
- Anemia indotta da farmaci: alcuni farmaci possono indurre la produzione di anticorpi diretti contro i globuli rossi, causandone l’emolisi.
Test di Coombs Indiretto
Il Test di Coombs Indiretto è un esame di laboratorio utilizzato per rilevare la presenza di anticorpi liberi nel plasma che potrebbero reagire contro i globuli rossi di un altro individuo. Per il test dell’antiglobulina indiretto, il siero di un campione di sangue viene isolato e i globuli rossi rimossi. Il campione di siero isolato viene quindi incubato con globuli rossi estranei di antigenicità nota.
Il test richiede un prelievo di sangue, che viene poi trattato in laboratorio per osservare eventuali reazioni di agglutinazione (aggregazione) in presenza di globuli rossi testati. Questo tipo di esame in gravidanza serve per verificare la compatibilità del gruppo sanguigno della madre con quello del feto.
Il test di Coombs indiretto rileva eventuali anticorpi anti-Rh circolanti nel sangue e diretti contro i globuli rossi. Il test indiretto si utilizza invece per la valutazione della compatibilità del sangue in corso di donazione/trasfusione, in modo da evitare reazioni immunitarie legate appunto ad incompatibilità del gruppo sanguigno o del fattore Rh.
Durante la gravidanza la donna viene sottoposta, già nel primo trimestre, al test di Coombs indiretto, prescritto con gli esami del sangue dal proprio medico. Lo scopo è quello di verificare l’eventuale presenza di anticorpi che, con il passaggio di sangue attraverso la placenta, possono causare la malattia emolitica nel feto e nel neonato (MEFN). Si cercano principalmente gli anticorpi diretti contro l’antigene D del fattore Rh.
Interpretazione dei risultati del test di Coombs indiretto in gravidanza
- Un test di Coombs indiretto negativo indica che la madre non ha sviluppato anticorpi contro il sangue del feto e che il bambino non è attualmente in pericolo per problemi relativi all’incompatibilità Rh.
- Un test di Coombs indiretto positivo vuol dire invece che la madre ha sviluppato anticorpi contro i globuli rossi fetali ed è sensibilizzata.
È fondamentale eseguire ulteriori esami in un centro specializzato nel caso di dubbi o di positività del test, ma è importante allo stesso tempo non allarmarsi. La lettura e l’interpretazione dei risultati del test di Coombs in gravidanza devono sempre essere affidati al proprio medico.
Antigeni e Gruppi Sanguigni
GR presentano sulla superficie delle molecole chiamate antigeni. Ogni persona presenta sui globuli rossi i propri antigeni, ereditati dai genitori. Gli antigeni dei globuli rossi identificati più importanti sono gli A, i B e lo 0 e ogni persona può essere di gruppo sanguigno A, B, AB o 0 in accordo con la presenza o l’assenza di questi antigeni. Un altro importante antigene, presente sulla superficie dei globuli rossi è l’antigene D, facente parte del sistema Rh. Se l’antigene D è presente, allora la persona è di gruppo Rh positivo (Rh+), se è assente la persona è di gruppo Rh negativo (Rh-).
Come mostrato in figura, il fattore Rh positivo è un carattere dominante; per questo, un soggetto Rh- è sicuramente omozigote per quel carattere (riceve un Rh- dal padre ed un Rh- dalla madre). A differenza del sistema ABO, alla nascita i soggetti privi dell'antigene D non hanno l'anticorpo corrispondente, anti-Rh, nel siero.
Nel caso di uno scambio di sangue con il feto, le donne in gravidanza possono infatti sviluppare una risposta immunitaria, ovvero produrre anticorpi contro i globuli rossi del feto che l’organismo materno identifica come estranei, perché diversi dai propri. In genere il problema si pone per le gravidanze successive poiché l’organismo materno sviluppa dopo il parto gli anticorpi che potrebbero attaccare un feto successivo.
Se la madre è Rh negativo e ha un primo figlio Rh positivo, è verosimile che produca anticorpi diretti contro i GR del figlio se non riceve la profilassi. I successivi figli Rh positivi possono quindi essere colpiti dagli anticorpi Rh della madre. Fortunatamente questo fenomeno è ora raro, poiché le madri Rh negativo sono sottoposte a vari esami durante e dopo la gravidanza e ricevono iniezioni di immunoglobuline Rh per prevenire la formazione di anticorpi Rh.
Incompatibilità Materno-Fetale e Malattia Emolitica del Neonato (MEN)
La madre può essere esposta a tali antigeni durante la gravidanza o al momento del parto: il sistema immunitario della madre può riconoscere i GR del figlio come estranei, producendo anticorpi diretti contro gli antigeni estranei. Gli anticorpi che attraversano la placenta, passando dal sangue della madre alla circolazione del bambino, attaccano i GR del bambino causando l’anemia emolitica nel neonato (MEN). Questa patologia solitamente non si manifesta durante la prima gravidanza, ma nelle successive, e nell’eventualità che la madre sia di gruppo Rh-negativo e il bambino Rh-positivo.
IL TCD viene eseguito sul sangue del bambino per determinare la presenza di anticorpi sulla superficie dei globuli rossi. In passato, la causa più comune di malattia emolitica del neonato era la presenza di anticorpi diretti contro l’antigene Rh; ad oggi, la somministrazione di trattamenti preventivi somministrati alla madre Rh-negativa durante e dopo ogni gravidanza ha contribuito a renderle la MEN infrequente. Attualmente, la causa più comune è l’incompatibilità ABO tra la madre di gruppo O e il figlio.
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