La biopsia prostatica è un esame diagnostico fondamentale per la conferma o l’identificazione di un tumore alla prostata. La biopsia prostatica rappresenta dunque di frequente l’ultimo passaggio di visite ed esami prima della diagnosi. Questa procedura consiste nel prelievo di piccoli campioni di tessuto prostatico, che vengono poi analizzati al microscopio per verificare la presenza di cellule tumorali. È in genere prescritta in base ai risultati di esami precedenti, come la risonanza magnetica, un valore elevato di PSA nel sangue (la sigla PSA sta per antigene prostatico specifico), o dopo che il medico ha rilevato la presenza di noduli all’esplorazione rettale.
La biopsia prostatica standard è una procedura poco invasiva, comunemente utilizzata in urologia per la diagnosi del tumore alla prostata. Generalmente, vengono prelevati 12 campioni di tessuto seguendo uno schema prestabilito, al fine di esaminare accuratamente l’intera ghiandola prostatica. La procedura dura pochi minuti e viene eseguita in regime ambulatoriale, il che significa che il paziente può tornare a casa lo stesso giorno dell’esame.
Come si esegue la biopsia della prostata
Nella biopsia sotto guida ecografica il prelievo viene effettuato con un apposito ago guidato da una sonda ecografica. La biopsia della prostata può essere eseguita per via transrettale, ovvero facendo passare l’ago dalla parete anteriore del retto, oppure transperineale, quando l’ago viene introdotto attraverso il perineo (la zona posta tra i testicoli e l'ano), fino a raggiungere la ghiandola. In entrambi i casi la procedura prevede l’utilizzo di una sonda ecografica transrettale che permette di visualizzare la prostata in tempo reale.
In caso di biopsia tradizionale ecoguidata con prelievi casuali sistematici, il medico introduce attraverso il retto una sonda ecografica che permette di visualizzare la prostata e il passaggio dell’ago bioptico. In base al tipo di approccio, transrettale o transperineale, l’ago verrà fatto passare dalla parete anteriore del retto oppure dal perineo, fino a raggiungere la ghiandola prostatica. I prelievi vengono distribuiti all’interno della ghiandola prostatica in maniera casuale, seguendo uno schema a sestanti prostatici. Il numero di prelievi varia in genere da 12 a 14.
Anche in caso di biopsia prostatica mirata con tecnica fusion, la sonda ecografica viene introdotta attraverso il retto. La sincronizzazione delle immagini della RM multiparametrica con le immagini ecografiche consente di effettuare dei prelievi mirati della zona sospetta (in genere 2-3 prelievi). Nella maggior parte dei casi viene successivamente eseguito un concomitante campionamento del resto della ghiandola prostatica mediante prelievi casuali con tecnica a sestanti, in modo da ottenere comunque una mappatura quanto più accurata possibile, in vista di un eventuale trattamento, nel caso in cui venga diagnosticato un tumore della prostata.
A oggi la procedura per via transperineale è l’approccio preferibile per via del minor rischio di infezioni dopo la procedura. Entrambe le tecniche bioptiche possono essere eseguite anche con accesso transperineale, in sedazione o in anestesia locale sulla base delle caratteristiche del paziente.
Biopsia Prostatica Fusion
La fusion biopsy consente di biopsiare selettivamente i noduli che la risonanza magnetica ha evidenziato, combinando in tempo reale l’immagine della risonanza magnetica con l’ecografia transrettale. La biopsia prostatica fusion si basa sull’unione di due tipi di immagini: quelle ottenute in precedenza con la risonanza magnetica multiparametrica (RM multiparametrica) e quelle acquisite durante l’ecografia transrettale. La RM multiparametrica è così chiamata perché fornisce informazioni dettagliate su diversi parametri - morfologia, vascolarizzazione, densità cellulare e metabolismo della prostata - permettendo di identificare lesioni sospette che l’ecografia da sola potrebbe non rilevare.
Nelle immagini acquisite durante la risonanza, queste aree risultano ben visibili, con contorni netti e colori diversi in base al probabile grado di malignità. Sovrapponendo tali immagini a quelle ecografiche si ottiene una ricostruzione tridimensionale della prostata, che consente di guidare con maggiore precisione l’ago della biopsia verso le zone con una reale potenzialità tumorale. La tecnica, essendo mirata, consente di ridurre il numero di prelievi bioptici dai 12-50 del passato ai 2-3 di oggi.
Nonostante la riduzione dei prelievi, che causa minori disturbi ai pazienti, l’accuratezza diagnostica dei tumori più aggressivi è maggiore, insieme alla possibilità di una migliore gestione della malattia. Contribuisce, infatti, a selezionare in maniera più accurata i casi da sottoporre a intervento chirurgico perché clinicamente significativi, distinguendoli dai casi meno aggressivi (di basso grado), da monitorare con la cosiddetta sorveglianza attiva.
Chi può fare l'esame
Non esistono particolari controindicazioni a questo tipo di procedura diagnostica. L'esame va effettuato con molta cautela negli uomini che soffrono di malattie della coagulazione del sangue oppure in pazienti che assumono abitualmente farmaci antiaggreganti o anticoagulanti. Un’attenzione particolare va anche dedicata a pazienti con allergie ad anestetici e/o ad antibiotici.
Preparazione all'esame
La preparazione alla biopsia prostatica è un passaggio fondamentale per garantire la sicurezza e l’efficacia della procedura. In generale, il paziente deve seguire alcune indicazioni comuni sia per la biopsia prostatica standard che per quella fusion. Per quanto riguarda le differenze tra la preparazione alla biopsia standard e quella fusion, quest’ultima richiede generalmente una risonanza magnetica multiparametrica (mpRM) preliminare.
Almeno 5 giorni prima dell'esame è necessario, se possibile, sospendere i farmaci che interferiscono con la coagulazione, qualora si assumano. Se occorre, il medico li sostituirà con eparina a basso peso molecolare da iniettare sottocute. Per prevenire lo sviluppo di infezioni è necessario seguire una profilassi antibiotica dal giorno prima della biopsia. È prevista, inoltre, l'esecuzione di un clistere per pulire il retto qualche ora prima dell'esame.
Cosa prevede la preparazione?
- PRIMA DELL’ESAME Sospendere almeno 7 giorni prima e 7 giorni dopo l’esame eventuale terapia antiaggregante.
- Eseguire una settimana prima della prestazione i seguenti esami ematochimici: PT, PTT, PSA Totale e libero.
- In caso di terapia anticoagulante (Coumadin, Sintrom) contattare l’urologo che eseguirà l’esame.
- Eseguire un clistere (es. Clisma Lax) la sera prima dell’esame e la mattina stessa.
- Iniziare la profilassi antibiotica con Levoxacin 500 mg 1 compressa al giorno alle ore 8:00 cominciando 2 giorni prima dell’esame per un totale di 7 giorni (si raccomanda di non dimenticare di assumere l’antibiotico il giorno dell’esame)
- DURANTE L’ESAME Non è necessario presentarsi a digiuno.
- Informare i sanitari di eventuali allergie ai farmaci e di eventuali terapie in corso.
- Allegare i referti degli esami ematochimici richiesti.
- Allegare documentazione urologica.
- DOPO L’ESAME Rimanere in osservazione in sala d’aspetto almeno 30 minuti.
- Rimanere a riposo a casa per almeno 24 ore.
- Non effettuare viaggi troppo lunghi in automobile (superiori alle 2 ore) , non andare in bicicletta, moto o a cavallo e non avere rapporti sessuali per almeno 7 giorni.
- Non preoccuparsi se comparissero gocce di sangue nelle urine durante la minzione, nelle feci o nello sperma: tale sanguinamento di lieve entità, può perdurare per alcuni giorni.
- In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore ai 38° C o di importante sanguinamento contattar il Pronto Soccorso più vicino alla propria abitazione.
Quanto dura
In tutto l’esame dura intorno ai 10-20 minuti a seconda che venga eseguito in anestesia locale o in sedazione.
La biopsia della prostata è dolorosa?
Prima di effettuare il prelievo, viene sempre effettuata un'anestesia locale. Alcuni pazienti riportano fastidio nel corso dell’esame (specie nel momento in cui viene effettuato il prelievo) che tuttavia è di lieve entità e passeggero. Talvolta è possibile avvertire dolore dopo il termine della biopsia. In rari casi è possibile soffrire di un malessere generale con aumento della sudorazione ed eventuale sensazione di perdita di coscienza.
Rischi e Complicanze
La biopsia prostatica è una manovra invasiva non esente da rischi. Per quanto ritenuta sicura, la biopsia della prostata è una procedura invasiva e non esente dalla possibilità di complicazioni. Le complicanze sono rare, attestandosi globalmente su un 5-10% dei casi.
Le complicanze più frequenti sono un lieve sanguinamento con presenza di sangue nelle urine, nelle feci o nello sperma che può durare fino a più di un mese dopo l’esame. A partire dai giorni seguenti l’esame - e fino ad alcune settimane - è frequente riscontrare sangue nelle feci, nell'urina e nello sperma. Generalmente, però, il disturbo scompare spontaneamente e non deve perciò destare preoccupazioni.
Dopo il test può verificarsi anche un lieve rialzo della temperatura corporea. In genere si tratta di sintomi che si risolvono spontaneamente; inoltre l’assunzione di una terapia antibiotica per i 4-5 giorni successivi all’esame scongiura i rischi di complicanze di natura infettiva. Raramente può comparire febbre alta, che non va sottovalutata, in quanto potrebbe essere segno di un'infezione in atto.
Circa una persona su 50, al termine dell’esame, fa fatica o non riesce a svuotare spontaneamente la vescica. In questi casi è necessario inserire temporaneamente un catetere vescicale che verrà rimosso dopo qualche giorno.
In rari casi, la biopsia prostatica standard può causare una prostatite, un’infezione della prostata che richiede l’assunzione di antibiotici per alcuni giorni.
Quali sono le possibili complicanze? Nello specifico, la biopsia prostatica può dare complicanze emorragiche, infiammatorie, infettive ed allergiche. Le complicanze emorragiche sono le più frequenti, tanto da manifestarsi fino al 20% dei casi; in genere si tratta di emorragie lievi e transitorie, rese evidenti da tracce di sangue più o meno vistose nelle urine, nelle feci e/o nell'eiaculato; in tal senso non è nemmeno corretto parlare di complicanze, dato che entro certi limiti sono da ritenersi fenomeni normali. Raramente l'emorragia urinaria diviene cospicua, sino al punto da formare grossi e consistenti coaguli che occludono l'uretra impedendo lo svuotamento della vescica, con conseguente incapacità di urinare.
Cosa fare dopo l'esame
Dopo l'esecuzione della procedura è opportuno un periodo di osservazione di circa un'ora per sorvegliare la comparsa di eventuali complicazioni immediate. Prima di tornare a casa è anche importante verificare la ripresa delle minzioni spontanee e pertanto al paziente viene chiesto di bere mezzo litro d’acqua per favorire la diuresi.
Al fine di ridurre il rischio di sanguinamento, è bene evitare lunghi viaggi in macchina nelle 48 ore successive e i rapporti sessuali per circa una settimana. Per il resto si può riprendere subito la vita normale. In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore a 38 °C o importante sanguinamento, contattare il pronto soccorso più vicino alla propria abitazione.
Effetti sulla funzione urinaria ed erettile
La procedura di prelievo di tessuto prostatico, eseguita per verificare la prognosi di tumore, può indurre alterazioni della minzione. In associazione al blocco del nervo periprostatico, che viene praticato per ridurre il dolore durante l’esecuzione della biopsia, causa effetti indesiderati sulla funzione urinaria anche persistenti. Anche la funzione erettile può risultare transitoriamente alterata indipendentemente dal blocco del nervo periprostatico e dal numero di campioni bioptici prelevati. I pazienti sottoposti a biopsia prostatica dovrebbero essere informati di questi effetti collaterali.
L’International Prostate Symptom Score è risultato significativamente aumentato in tutti i pazienti alla settimana 1 e persisteva anche alle settimane 4 e 12, dopo biopsia di saturazione (p = 0.007 e 0.035, rispettivamente). Dopo la biopsia con blocco del nervo periprostatico (10 prelievi), i pazienti hanno mostrato un più alto punteggio all’International Prostate Symptom Score in settimana 4 e 12, che però non era statisticamente significativo (p > 0.05). La qualità di vita era significativamente alterata a tutti i tempi di riferimento dalla biopsia prostatica di saturazione (p = 0.001, 0.003 e 0.010, rispettivamente). I punteggi dell’International Index of Erectile Function sono diminuiti significativamente in tutti i gruppi in settimana 1 (p < 0.05); questa riduzione persisteva in settimana 4 in ogni gruppo di pazienti sottoposti a biopsia prostatica con 10 prelievi.
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