Analisi del Sangue: Ferro e Valori Normali

L'esame del ferro nel sangue è uno strumento diagnostico fondamentale per valutare lo stato del metabolismo del ferro, un minerale essenziale per l'organismo umano.

Sebbene venga spesso associato alla diagnosi di anemia, in realtà questo test è utile per identificare una vasta gamma di condizioni, che vanno dalla carenza nutrizionale cronica al sovraccarico di ferro, fino a infezioni sistemiche e malattie croniche infiammatorie. Nel contesto di una valutazione completa, il medico può richiedere anche altri test correlati come la ferritina sierica, la transferrina, la capacità legante il ferro (TIBC) e la saturazione della transferrina, per ottenere un quadro dettagliato delle riserve e del trasporto del ferro nel corpo.

A cosa serve l’esame del ferro?

Il ferro è una componente centrale dell’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Quando i livelli di ferro nel sangue si riducono, anche la produzione di emoglobina ne risente, dando luogo a forme di anemia che compromettono l’ossigenazione dei tessuti.

L’esame del ferro serve per:

  • Diagnosticare anemie da carenza di ferro (sideropeniche);
  • Monitorare l’efficacia della terapia nei pazienti in cura;
  • Indagare patologie da accumulo di ferro, come l’emocromatosi;
  • Valutare condizioni infiammatorie croniche in cui il ferro può ridursi come meccanismo di difesa immunitaria;
  • Controllare l’equilibrio del ferro in soggetti con malattie croniche (es. insufficienza renale, celiachia, malattie infiammatorie intestinali).

Secondo diversi studi, le alterazioni nei livelli sierici del ferro sono strettamente correlate non solo all’anemia, ma anche alla prognosi di patologie croniche come insufficienza cardiaca e disturbi respiratori.

Quando effettuare il test del ferro?

L’esame è consigliato nei seguenti casi:

  • Stanchezza persistente
  • Difficoltà di concentrazione
  • Capogiri o svenimenti
  • Colorito pallido
  • Caduta di capelli
  • Unghie fragili
  • Infezioni ricorrenti
  • Perdita di sangue frequente (mestruazioni abbondanti, sanguinamento gastrointestinale)
  • Dieta vegetariana/vegana a lungo termine

Il medico potrebbe prescrivere questo esame anche come screening preoperatorio, o in caso di valori anomali di emoglobina ed ematocrito negli esami ematici di routine.

Come capire se si è carenti di ferro?

Capire se si è affetti da carenza di ferro non è sempre immediato, perché i sintomi possono essere generici e attribuiti ad altre condizioni. Tuttavia, prestare attenzione a determinati segnali e sottoporsi agli esami giusti può aiutare ad arrivare a una diagnosi precisa.

I sintomi più comuni della carenza di ferro

La carenza di ferro può manifestarsi in modo subdolo. In una prima fase, l’organismo attinge alle riserve (ferritina), quindi i sintomi possono non essere immediatamente evidenti. Quando però il ferro disponibile diventa insufficiente per la sintesi dell’emoglobina, si sviluppa l’anemia sideropenica.

I segnali a cui prestare attenzione includono:

  • Affaticamento e debolezza costanti, anche a riposo;
  • Pallore cutaneo e delle mucose (labbra, gengive, congiuntive);
  • Mal di testa ricorrenti e difficoltà di concentrazione;
  • Capogiri, sensazione di svenimento;
  • Unghie fragili o con forma a cucchiaio (coilonichia);
  • Caduta dei capelli o capelli sfibrati;
  • Battito cardiaco accelerato o irregolare;
  • Desiderio insolito di sostanze non nutritive (pica), come ghiaccio, terra, amido.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la carenza di ferro è la causa più comune di anemia a livello globale, soprattutto tra le donne in età fertile, i bambini e gli anziani.

Come si svolge il test del ferro

L’esame del ferro si esegue tramite un prelievo di sangue venoso, di solito al mattino presto poiché i livelli di ferro nel sangue sono soggetti a variazioni circadiane. È raccomandato essere a digiuno da almeno 8 ore.

È importante informare il medico di eventuali integratori di ferro, multivitaminici o farmaci che si stanno assumendo, poiché possono interferire con i risultati.

Valori normali del ferro nel sangue

I valori di riferimento per il ferro sierico sono:

Sesso Valore di riferimento
Femmina ≥50 - ≤150 mcg/dL
Maschio ≥60 - ≤170 mcg/dL

Solo un medico può interpretare correttamente questi risultati nel contesto clinico del paziente.

I limiti dell’esame del ferro

Pur essendo un esame molto utile, il solo dosaggio del ferro sierico può essere influenzato da fattori transitori, come l’alimentazione recente o uno stato infettivo acuto. Per questo motivo, si raccomanda di eseguire anche i test associati, come ferritina e transferrina, che danno informazioni più stabili e affidabili.

Altri Parametri Importanti

Durante l'analisi del sangue per valutare il ferro, è fondamentale considerare anche altri parametri, tra cui:

  • Ferritina: È la proteina di deposito del ferro e indica i livelli di ferro nell'organismo. Ogni molecola di ferritina può contenere fino a 500 atomi di ferro. Un aumento della ferritina può essere indice di sindromi emolitiche, talassemia, stati flogistici, neoplasie, epatite, etilismo, cirrosi, malattie autoimmuni. Bassi livelli di ferritina possono essere dovuti a: carenza cronica di ferro, carenza di vitamina C e malnutrizione (riduzione delle proteine corporee).
  • Transferrina: È una proteina plasmatica impiegata nel trasporto del ferro nel sangue. È in grado di captare solamente il ferro trivalente e normalmente è satura di ferro per circa il 50%. L'aumento della transferrina può essere dovuta a carenza di ferro e ad anemie sideropeniche; può presentarsi, inoltre, in gravidanza o in seguito all'assunzione di anticoncenzionali. La diminuzione può indicare emocromatosi, epatopatie e condizioni di carenza proteica.
  • TIBC (Capacità Totale di Legare il Ferro): Questo valore è solitamente misurato insieme alla sideremia ed è utile per capire la quantità potenziale massima della transferrina di legare il ferro. Quando il risultato è minore o uguale al limite inferiore dell’intervallo di riferimento vuol dire che la capacità di trasporto del ferro non è ottimale.
  • Saturazione della Transferrina: È un valore (espresso in percentuale) calcolato dividendo la sideremia per la TIBC. Negli adulti la situazione ottimale si ha quando la saturazione della transferrina è compresa tra il 20 e il 50%. Questo valore indica la porzione della transferrina non saturata con il ferro.

Sideremia: Cos'è e Cosa Significa Avere Valori Alti o Bassi

La sideremia è il test che viene prescritto per misurare la concentrazione di ferro nel sangue. Il ferro è un elemento fondamentale per il buon funzionamento dell’organismo: è indispensabile per il trasporto dell’ossigeno ai tessuti e per la formazione di alcuni enzimi. Una diminuzione può essere dovuta a un ridotto apporto alimentare (specialmente in conseguenza di diete squilibrate o prive dei componenti fondamentali.

Cosa Significa Avere la Sideremia Bassa?

Bassi livelli di ferro possono essere dovuti a: aumento delle richieste da parte dell’organismo, durante infanzia, gravidanza e allattamento (fisiologico), ridotto assorbimento (malattie del tratto gastrointestinale), emorragie, abbondanti perdite mestruali, anemia sideropenica (cioè dovuta a carenza di ferro), diabete, età avanzata, insufficienza renale, malattie infettive (tubercolosi, ascesso polmonare, endocardite batterica), malattie croniche (morbo di Chron), tumori (del seno, del polmone, linfoma di Hodgkin), infarto cardiaco, una dieta povera di ferro, assunzione di alcune sostanze (ACTH, testosterone) e di alcuni farmaci (colchicina, meticillina).

Cosa Significa Avere la Sideremia Alta?

Alti livelli di sideremia possono essere dovuti a: malattie genetiche (talassemie, emocromatosi), eccessive trasfusioni di sangue, emosiderosi (eccessivo accumulo di ferro), epatite virale acuta, leucemie, terapie con ferro, overdose accidentale di ferro, assunzione di alcune sostanze (estrogeni, pillola contraccettiva) e di alcuni farmaci (metildopa, cloramfenicolo).

Fattori che Influenzano l'Assorbimento del Ferro

Diversi fattori possono influenzare l'assorbimento del ferro, sia positivamente che negativamente:

  • Vitamina C: L’acido ascorbico o vitamina C è presente in natura nella frutta e nella verdura, soprattutto negli agrumi, e può migliorare l'assorbimento del ferro.
  • Carne: La carne, rossa in particolare, migliora l'assorbimento del ferro ricavato da alimenti diversi dalla carne.
  • Alcool: L’alcool può migliorare l’assorbimento del ferro, ma ovviamente non è consigliabile bere solo per correggere le eventuali carenze.
  • Betacarotene: È un precursore della vitamina A e si trova negli alimenti come le albicocche, le barbabietole e le bietole, le carote, le coste, il mais, l’uva nera, le arance, le pesche, le prugne, i peperoni rossi, gli spinaci, le patate dolci, i pomodori, le cime di rapa e le zucche.
  • Calcio: Il calcio (come il ferro) è un minerale essenziale, cioè l’organismo deve assumerlo con la dieta.
  • Ossalati: Gli ossalati diminuiscono l'assorbimento del ferro non proveniente dalla carne.
  • Polifenoli: I polifenoli sono i principali inibitori dell'assorbimento del ferro, tra i polifenoli o composti fenolici ricordiamo l'acido clorogenico che si trova nel cacao, nel caffè e in alcune erbe.
  • Fitati: Il fitato è un composto chimico presente nelle proteine della soia e nelle fibre. Anche minime quantità di fitato (che da solo equivale al 5% circa delle farine di cereali integrali) presentano un forte effetto inibitorio sulla biodisponibilità del ferro.
  • Zucchero: Non è tuttavia consigliabile consumare zuccheri semplici per migliorare l'assorbimento del ferro, perché l'eccesso di zuccheri potrebbe provocare altri problemi di salute, come l'obesità e il diabete.

Si ha carenza di ferro quando non sono disponibili scorte a sufficienza per sopperire alle esigenze di funzionamento dell’organismo. La carenza può rimanere asintomatica e spesso non viene diagnosticata, se invece viene rilevata può essere curata ricorrendo agli integratori di ferro. L’anemia sideropenica si sviluppa quando la carenza di ferro si protrae nel tempo e impedisce all’organismo di fabbricare una quantità sufficiente di globuli rossi sani. La maggior parte dei pazienti affetti da anemia sideropenica da lieve a moderata è in grado di guarire entro 2 o 3 mesi; anche quando l’anemia è di fatto risolta, la quantità di ferro immagazzinata nell’organismo può continuare a essere scarsa, per questo motivo dopo la correzione del disturbo i medici di norma consigliano altri sei mesi di terapia con integratori di ferro per uso orale, per raggiungere la quantità ottimale di ferro immagazzinato nell’organismo.

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