Il Papilloma virus (HPV) è un virus che, tra le altre cose, può generare infezioni a livello genitale. Uno dei segni più comuni dell’infezione da HPV sono le verruche genitali (definite condilomi), che possono essere localizzate sia a livello vulvare che sulle pareti vaginali e che si manifestano come piccole escrescenze.
Pap Test: Uno Strumento Fondamentale per la Prevenzione
Si sente parlare spesso di Pap test. Molte persone, soprattutto tra le donne, sanno che si tratta dell’esame che ha letteralmente riscritto la storia della lotta al tumore del collo dell’utero. «Il Pap test è un esame di prevenzione che viene effettuato su donne sane al fine di individuare precocemente alterazioni cellulari o lesioni precancerose che, con il passare degli anni, potrebbero diventare tumori.
Le linee guida europee e della Commissione oncologica nazionale dicono che andrebbe eseguito in donne che appartengono alla fascia d’età compresa tra i 25 e i 64 anni.
«Il Pap test è semplice e indolore. Il ginecologo inserisce in vagina un piccolo divaricatore, lo speculum. Poi con una spatola e una morbida spazzola cervicale preleva una certa quantità di cellule dagli strati più superficiali del collo dell’utero e del canale cervicale. Il materiale prelevato viene immediatamente disperso in un liquido di conservazione per poi essere processato in laboratorio.
«Un esito positivo indica invece probabilità di sviluppare un tumore del collo dell’utero o la sua presenza. Un Pap test positivo richiede la ripetizione a breve scadenza dell’esame o un approfondimento diagnostico che prevede un test HPV DNA e una colposcopia con eventuale prelievo bioptico.
A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, con l’introduzione del Pap test, sono stati organizzati programmi di screening di popolazione che hanno consentito di ridurre fortemente l’incidenza del tumore della cervice uterina e la relativa mortalità, sia in Italia sia negli altri Paesi avanzati.
Come viene eseguito il Pap Test
Il pap test (come l’HPV test) è un test molto semplice da eseguire e indolore. Si esegue in regime ambulatoriale.
raccogliere le cellule del collo dell’utero da analizzare utilizzando due spatole (cytobrush e spatola di Ayre). E’ importante effettuare il pap test (come l’hpv test) nei giorni in cui non è presente flusso mestruale: il sangue potrebbe rendere impossibile l’analisi delle cellule.
L'esame è indolore e viene eseguito con le stesse modalità di una visita ginecologica. Inizialmente viene inserito uno speculum, che è uno strumento rigido di materiale plastico che dilata leggermente le pareti vaginali, e successivamente si procede al prelievo delle cellule poste sulla superficie del collo dell'utero e del canale cervicale, mediante una spatola e uno spazzolino. Il materiale prelevato viene poi fissato su un vetrino e inviato in laboratorio per valutare la presenza di anomalie(per i consigli pratici consulta la voce Pap test nella Guida esami).
Cosa fare in caso di Pap Test positivo
Se il Pap test risulta positivo, la paziente viene sottoposta a un esame di secondo livello, la colposcopia. Questo consente, mediante uno strumento ottico chiamato colposcopio (molto simile a un binocolo), una visione ingrandita del collo dell’utero e delle eventuali lesioni rilevate con il test di screening. Nel caso in cui l’esame colposcopico evidenzi la presenza di aree anomale, si procede a una biopsia. Se la lesione precancerosa viene confermata, la si asporta con procedure microchirurgiche eseguite ambulatorialmente e in anestesia locale.
Tuttavia non tutte le lesioni pretumorali necessitano del trattamento. Le lesioni di basso grado, infatti, hanno un’alta probabilità di regredire spontaneamente. È per questo, soprattutto nelle pazienti giovanissime, che generalmente si preferisce monitorarle nel tempo anziché intervenire. Questa condotta, chiamata in gergo di vigile attesa, serve a evitare interventi invasivi che si potrebbero dimostrare inutili. Nel caso in cui, invece, la lesione di basso grado persista, o sia riscontrata una lesione di alto grado confermata anche all’esame istologico, è raccomandata l’asportazione.
«La maggior parte delle alterazioni indotte dall’HPV è fortunatamente di basso grado e regredisce spontaneamente grazie all’attività del sistema immunitario; le alterazioni di alto grado invece hanno una più alta probabilità di evoluzione in senso tumorale - spiega la ginecologa -.
Nel caso in cui il Pap test abbia evidenziato la presenza di cellule squamose atipiche, non ulteriormente classificabili (ASC-US) - si tratta di un’alterazione cellulare relativamente frequente al Pap test - il primo step successivo è quello dell’esecuzione del test HPV DNA. Nel caso in cui anche questo test sia positivo si procede con l’esecuzione di una colposcopia, se invece è negativo si ripeterà il Pap test a distanza di sei mesi. Se quest’ultimo risulterà negativo si tornerà allo screening di routine, se invece evidenzierà ancora la presenza di cellule alterate pur con l’HPV negativo si ripeterà il Pap test dopo altri sei mesi e così via. Nel caso in cui persista l’alterazione cellulare, associata a un HPV positivo per i sierotipi ad alto rischio, si procederà all’esecuzione di un esame colposcopico.
In caso di lesione di basso grado (CIN1) alla paziente sarà richiesto di eseguire semestralmente pap test e colposcopia per valutare l’andamento clinico. Nella maggior parte dei casi questa lesione regredirà spontaneamente nel corso dei 24 mesi successivi.
HPV Test: Identificazione del Virus
«Il test HPV DNA è eseguito con le stesse modalità del Pap test in fase liquida e ha l’obiettivo di individuare l’eventuale presenza, a livello cervicale, del Papilloma virus umano (HPV). Di questo virus se ne conoscono circa 200 sierotipi, alcuni dei quali, definiti ad alto rischio, sono correlati alla quasi totalità dei tumori del collo dell’utero.
L’HPV test è un test di più recente utilizzo che ha lo scopo di identificare il virus e non le lesioni cellulari. Il test si esprime quindi in termini di positività all’infezione.
Oggi accanto al Pap test si svolge spesso l’HPV-DNA test, un esame che permette di rilevare la presenza di DNA di ceppi di HPV ad alto-medio rischio prima che le cellule del collo dell’utero presentino eventuali alterazioni riscontrabili con il Pap test stesso.
Per le donne tra i 25 e i 29 anni il test di riferimento rimane il Pap test da effettuarsi ogni tre anni, mentre l’esame per le donne di età compresa tra i 30 e i 65 anni è diventato l’HPV-DNA test (o più semplicemente HPV test), da ripetersi ogni cinque anni.
Il Servizio sanitario nazionale, attraverso le Regioni, è impegnato a garantire che l’esame sia offerto alla popolazione, lasciando a ogni regione di differenziare le modalità di somministrazione entro determinati limiti. Per sapere di più sulle disposizioni relative alla vostra regione potete consultare la sezione dedicata: Screening oncologici in ogni Regione: mettiamo ordine.
I test effettuati quando si aderisce allo screening sono gratuiti e per la donna la modalità con cui si effettua il prelievo per l’esame è identica: sia per il Pap test sia per l’HPV-DNA test si tratta di una rimozione pressoché indolore di un piccolo campione di cellule del collo
Chi deve fare l’HPV test e quando
L’HPV test viene raccomandato a partire dai 30 anni di età fino ai 65 anni, ogni cinque anni. Ogni regione può avere differenze sulle modalità di gestione del protocollo di screening. Per questo potete consultare la voce Screening oncologici in ogni Regione: mettiamo ordine. Il test è più sensibile ed efficace rispetto al Pap test, perché consente di rilevare la presenza del virus ancora prima che questo abbia avuto la possibilità di generare lesioni precancerose.
Cosa succede se l’HPV test è positivo
Se l’esito del test è positivo, il materiale viene sottoposto a ulteriori accertamenti:
- Il materiale prelevato per l’HPV test viene esaminato al microscopio (in un esame che prende il nome di Pap test di triage). Se questo esame evidenzia la presenza di alterazioni a carico delle cellule, si procede con la colposcopia.
- Nel caso in cui la valutazione citologica non evidenziasse nessuna atipia, la paziente ripeterà l’HPV test a un anno di distanza.
È importante precisare che l’eventuale positività all'HPV test non corrisponde a una diagnosi di tumore, ma è piuttosto un segnale che sono necessari ulteriori accertamenti.
Perché è importante aderire allo screening
È stato dimostrato che il tumore del collo dell’utero nel 95% circa dei casi ha come causa l’infezione da Papillomavirus e che circa l’80% delle donne contrae l’infezione nel corso della propria vita. Nella maggior parte dei casi il virus viene facilmente eliminato dall’organismo, quindi l’infezione è temporanea e tende a regredire spontaneamente in uno o 2 anni, senza causare lesioni uterine (cosiddette precancerose). Nella piccola percentuale di donne in cui l’infezione diventa persistente, soltanto una parte sviluppa le lesioni che precedono il cancro invasivo. Il processo tumorale è in genere lento: sono necessari circa 10-15 anni prima che l’infezione da HPV, una volta instauratasi, porti allo sviluppo del cancro, anche se il tempo di trasformazione può ridursi a 5-10 anni in donne affette da HIV o con sistema immunitario compromesso. Nelle donne che si sottopongono regolarmente ai controlli si ha quindi il tempo necessario per rilevare l’infezione e diagnosticare eventuali lesioni precancerose che, se non trattate, potrebbero evolvere verso un tumore invasivo.
Non è raccomandato eseguire il Pap test prima dei 25 anni. Infatti, anche se le infezioni da Papillomavirus sono più frequenti nelle fasce d’età più giovanili, nella quasi totalità dei casi regrediscono spontaneamente. Sottoporsi all’esame precocemente risulterebbe quindi superfluo per molte donne giovanissime. In caso di lesioni riscontrate, tali giovani donne sarebbero indirizzate a controlli di secondo livello (la colposcopia e la biopsia) e a possibili successivi trattamenti contro alterazioni che non si sarebbero evolute o sarebbero regredite spontaneamente.
Lo screening è raccomandato fino ai 65 anni. Oltre questa età, se tutti i Pap test precedenti sono sempre stati negativi, la scelta di continuare a eseguirlo è personale perché il rischio di sviluppare un tumore del collo dell’utero si abbassa considerevolmente.
Dopo un test Hpv negativo, è inutile eseguire un successivo test prima di 5 anni, infatti eventuali nuove infezioni possono sparire da sole (80%) e comunque sono necessari tempi lunghi perché si possano sviluppare lesioni a rischio, che spesso possono ancora regredire spontaneamente.
Perché non è utile effettuare sia il Pap-test che il test Hpv a tutte le donne?Perché la diagnosi di infezione da Hpv precede il formarsi di eventuali lesioni, mentre il Pap test evidenzia eventuali lesioni dovute alla persistenza dell’infezione. Se una donna è invitata a fare lo screening con il test Hpv farà un unico prelievo che serve sia per il test Hpv che per il Pap-test. Il Pap-test però sarà letto solo se il test Hpv sarà positivo, in maniera tale da fornire indicazioni utili per i successivi controlli.
Dopo i 64 anni, per una donna che ha eseguito regolarmente il Pap-test o il test Hpv, si può ragionevolmente escludere la presenza di questo tumore anche per gli anni futuri, visti i tempi di sviluppo molto lenti.
Colposcopia: Esame Approfondito del Collo dell'Utero
«L’esame colposcopico prevede l’utilizzo di uno strumento, il colposcopio, che permette di illuminare e vedere ingrandito il collo dell’utero.
La colposcopia è un esame degli organi genitali femminili che viene effettuato dal medico ginecologo per visualizzare in modo approfondito la vulva, la mucosa vaginale e la cervice (collo uterino), ovvero quella porzione dell’utero che sporge sul fondo vaginale.
La colposcopia è raccomandata soprattutto in caso di test HPV risultati positivi e ad alto rischio e per approfondire eventuali anomalie delle cellule del collo dell’utero emerse in seguito al Pap test. Serve anche a indagare la causa di dolori pelvici o di sanguinamenti anomali dalla vagina, per esempio dopo i rapporti sessuali, e può essere indicata per il follow-up dopo trattamenti per lesioni di alto grado o in presenza di lesioni visibili della vulva o della vagina.
Durante l’esame la paziente deve assumere la posizione ginecologica (esattamente come per il Pap test) e la vagina viene dilatata con un apposito strumento, chiamato speculum. L’esame viene eseguito tramite uno strumento ottico, chiamato colposcopio, che non viene inserito all’interno della vagina, ma consente di esaminare la zona interessata come con un binocolo poiché permette di osservare la mucosa del collo dell’utero con un ingrandimento da 6 a 40 volte. Il medico può applicare alla cervice alcuni liquidi (acido acetico al 5% e soluzione iodio-iodurata) che permettono di differenziare le zone anormali da quelle normali. È bene quindi segnalare la presenza di allergie a queste sostanze.
Nel corso dell'esame possono talvolta essere eseguiti piccoli prelievi di tessuto (biopsie) o possono essere asportate direttamente le parti anomale (elettroescissione), da inviare poi ai laboratori per analisi specifiche. Inoltre, il colposcopio permette di eseguire fotografie da utilizzare a scopo di documentazione clinica per la paziente.
colorare il collo dell’utero con due soluzioni apposite.
per prima cosa l’ovatta imbevuta nella soluzione di acido acetico tocca il collo dell’utero bagnandolo.
È un esame che possono fare tutti?L'esame non può essere eseguito durante il ciclo mestruale: è opportuno in questo caso rimandare. Inoltre, è opportuno evitare di sottoporsi all'esame in presenza di una forte infiammazione o di una distrofia della mucosa vaginale, condizioni tipiche della menopausa, quando l’esame, per le modifiche a cui va incontro l’utero, diventa meno utile. Possono invece sottoporsi al test le donne in gravidanza.
Per effettuare la colposcopia non occorre alcun tipo particolare di preparazione.
L'esame non può essere effettuato durante il periodo mestruale, se sono presenti perdite ematiche abbondanti o in caso di forte infiammazione vulvo vaginale. Il momento migliore è quindi 10-20 giorni dopo la comparsa delle mestruazioni; infatti la presenza del sangue può rendere particolarmente difficile la visualizzazione della mucosa. Se nel corso dell’esame è prevista l’asportazione di un contraccettivo intrauterino (IUD o spirale), è bene astenersi dai rapporti sessuali o usare il profilattico per almeno 5 giorni prima dell'indagine.
È necessario non utilizzare lavande, creme vaginali, ovuli o tamponi nelle 24-48 ore che precedono l’esame. È inoltre consigliabile astenersi dai rapporti sessuali nello stesso lasso di tempo.
L'esame in genere non è doloroso. È possibile avvertire un senso di formicolio o un lieve bruciore al momento dell'applicazione dell'acido acetico o delle soluzioni iodate, oppure si può percepire una piccola puntura se viene effettuata la biopsia. È possibile che all’esame seguano perdite vaginali scure che non devono preoccupare. È bene invece rivolgersi al medico nel caso in cui si verificassero perdite di sangue importanti, febbre alta con brividi o forti dolori addominali.
L'esame dura circa 20-30 minuti.
In genere si raccomanda di attendere la fine delle perdite prima di avere rapporti sessuali o di usare tamponi e creme vaginali.
Oggi l’uso della colposcopia digitale ad alta definizione permette di realizzare una documentazione fotografica accurata che può essere confrontata per valutare la presenza di eventuali cambiamenti nel tempo.
Informazioni aggiuntive sull'HPV
L’Hpv è il papilloma virus umano. L’infezione da Hpv si trasmette per via sessuale, anche se non necessariamente in seguito a un rapporto sessuale completo. Non si può conoscere il momento esatto del contagio, che può risalire a molti anni prima. Infatti si può rimanere portatori sani del virus per molti anni senza avere alcuna manifestazione. Una persona rimane portatrice finché l’infezione non va via.
In genere l’infezione da Hpv scompare da sola e non causa alcuna lesione in 1 o 2 anni. Sì, la possono prendere sia gli uomini sia le donne con le stesse modalità di trasmissione. Sì, l’infezione da Hpv si può prendere anche attraverso rapporti sessuali tra donne, con una probabilità minore, attraverso un contatto con la pelle o con le mucose. Sì, anche se l’infezione è molto più rara dopo la menopausa, probabilmente perché le occasioni di contagio sono meno frequenti. No, finora non è stato dimostrato alcun rischio per il bambino. È molto difficile prevenirla: infatti è un’infezione molto comune, soprattutto fra le persone giovani, e il preservativo non garantisce una prevenzione del 100%.
Si conoscono circa 120 tipi di papilloma divisi in 16 gruppi. Si stima che il 90% della popolazione tra l’adolescenza e i 25 anni sia venuta in contatto con questo virus che nella maggior parte dei casi genera un’infezione transitoria che evolve spontaneamente.
La maggior parte di questi virus sono causa di malattie non gravi come ad esempio le verruche cutanee; alcuni però possono causare tumori benigni al livello dei genitali meglio definiti come condilomi e talvolta alcuni ceppi definiti ad “alto rischio” possono evolvere in forme tumorali maligne del collo dell’utero della vulva dell’ano o del pene ma anche extragenitale come cavità orale, faringe e laringe.
I test diagnostici a disposizione per rilevare la presenza del DNA virale consistono in un semplice tampone, che attraverso una tecnica di PCR riesce a percepire la presenza del virus e a individuarlo tipizzandolo, ovvero mostrandone la variante. Di questi 120,12 ceppi sono classificati al alto rischio e di questi, due varianti la 16 e la 18 particolarmente indicati per essere i responsabili dell’evoluzione neoplastica dell’infezione.
Molto importante è considerare che per le donne anche un pap-test può fare diagnosi di HPV in quanto serve a rilevare eventuali lesioni del collo dell’utero.
Nella maggior parte dei casi può succedere che si abbiano sia condilomi esterni che una piccola lesione all’interno delle mucose questo significa che i ceppi coinvolti sono più di uno, questa situazione è abbastanza comune e non deve allarmare in quanto ogni ceppo verrà trattato in modo differente.
Vaccinazione contro l'HPV
È raccomandato a tutte le donne che si siano sottoposte a vaccinazione anti HPV aderire ugualmente allo screening. Sono stati identificati circa 200 ceppi differenti di HPV, e i vaccini attualmente in commercio offrono la protezione contro 9 ceppi: quelli considerati ad alto rischio perché più frequentemente associati all’insorgenza del tumore. Quindi vaccinarsi diminuisce il rischio di ammalarsi ma non lo annulla del tutto. Non è escluso, infatti, che un ceppo classificato come a basso rischio possa instaurare un’infezione persistente e portare allo sviluppo di lesioni precancerose o di un cancro invasivo.
Esistono tre tipi di vaccino: un vaccino bivalente (Cervarix®) efficace contro due tipi Hpv responsabili del 70% del tumore del collo dell’utero, un vaccino tetravalente (Gardasil 4®) che previene l’infezione dovuta a quattro tipi Hpv (due tipi che sono responsabili del 70% dei tumori del collo dell’utero e due tipi che sono responsabili dei condilomi genitali) e un vaccino 9-valente (Gardasil 9®) efficace su nove ceppi di cui sette oncogeni (16, 18, 31, 33, 45, 52, 58), responsabili del 90% dei tumori del collo dell’utero.
Sì, perché per fare entrambi i vaccini si usa solo il guscio vuoto del virus. Il vaccino provoca abbastanza spesso alcuni sintomi come febbre e irritazione nella zona dove è stata fatta l’iniezione, oppure mal di testa o dolori muscolari. Questi sintomi vanno via da soli in pochi giorni. Il vaccino è stato sperimentato su migliaia di donne e si è dimostrato sicuro ma, come per tutti i nuovi farmaci, non sappiamo se può provocare delle reazioni molto rare quando sarà usato in un numero molto più grande di persone. Per questo motivo, in caso di vaccinazione è importante segnalare al proprio medico eventuali sintomi particolari.
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