Colonscopia dopo i 70 anni: Benefici e Rischi

Il tumore del colon retto è una malattia infrequente prima dei 50 anni, ma i casi aumentano progressivamente dopo questa età, maggiormente nel sesso maschile che in quello femminile. Da ciò si deduce che l’età è un fattore di rischio importante, ma anche lo stile di vita ha influenza nello sviluppo della malattia.

È importante sapere che la malattia è silente fino agli stadi avanzati, ma che la trasformazione dal polipo al tumore è un processo lungo che può durare 5-10 anni. Per tale motivo è opportuno sottoporsi alle indagini di screening dopo i 50 anni.

Screening e Diagnosi Precoce

Lo screening può salvare la vita. Si confermano sostanziali i benefici delle procedure di controllo nell’identificazione precoce del tumore del colon-retto. Gli esperti statunitensi hanno confermato l’importanza delle procedure di screening (ovvero di controlli periodici anche se non si hanno sintomi sospetti) nella popolazione adulta per prevenire il tumore del colon, che è il secondo tumore più diffuso nella popolazione e che nella maggior parte dei casi si manifesta dopo il mezzo secolo di vita.

Nella fascia d’età considerata, tutti traggono un beneficio dall’indagine di massa: persone mai visitate prima e soggetti con familiarità per la malattia, pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali o a cui è già stato asportato un polipo (escrescenza benigna che può evolvere in carcinoma). Lo screening rappresenta dunque l’unica arma per scoprire la malattia allo stadio iniziale e asportarla per via chirurgica.

È questa la via più semplice per ridurre la mortalità da tumore del colon-retto , oggi in Italia assestata all’undici per cento. Dopo i 75 anni «il beneficio può comunque esserci, anche se più modesto - si legge nel documento, pubblicato sul Journal of the American Medical Association -.

Qual è l'esame più affidabile?

Negli ultimi anni, infatti, il ventaglio delle opportunità è cresciuto. La ricerca del sangue occulto nelle feci rimane la più adottata e semplice per i pazienti, ma a questa indagine ne sono state aggiunte delle altre, parimenti non invasive (non è richiesta la preparazione, come nel caso della colonscopia).

Una di queste è il test immunochimico fecale (Fit), in grado di segnalare anche lesioni non sanguinanti analizzando degli anticorpi che si legano a proteine del sangue umano eventualmente presenti nelle feci e che sono marker di lesioni precancerose o cancerose.

Un’altra soluzione è data dalla ricerca del dna delle cellule tumorali nelle feci (Fit-Dna), considerata meno specifica e dunque più spesso (rispetto alle due precedenti) accompagnata da una colonscopia, necessaria per confermare il primo risultato.

Nel rapporto - che considera anche procedure più invasive come la colonscopia virtuale, quella tradizionale, la sigmoidoscopia da sola o abbinata al test immunochimico fecale - non viene stilata una classifica in termini di attendibilità.

Il ruolo della Colonscopia

Tutte le persone con positività del sangue occulto dovrebbero sottoporsi alla colonscopia, poiché consente non solo di fare diagnosi di tumore, ma anche di rimuovere i polipi che sono le lesioni che precedono il cancro, proteggendo così l’individuo dallo sviluppo della malattia.

La colonscopia è un esame che viene effettuato in caso di necessario approfondimento a seguito del risultato positivo dell’esame del sangue occulto. L’esame consiste nell’osservazione della mucosa dell’intero colon attraverso un colonscopio, uno strumento flessibile con una luce intensa all’estremità introdotto nell’ano. Durante l’esame il medico può effettuare uno o più prelievi sulle eventuali lesioni riscontrate. I frammenti così ottenuti sono poi sottoposti a esame istologico per chiarirne la natura.

Esiste un certo imbarazzo comune quando si affrontano argomenti che riguardano questa parte del nostro corpo e le funzioni ad essa correlate, e questo provoca una resistenza a sottoporsi allo screening. Nella nostra regione abbiamo avuto una riduzione della mortalità di circa il 20% già dopo 6 anni dall’inizio dello screening.

Il test del sangue occulto è semplice e affidabile e la colonscopia è efficace e sicura, può essere affrontata con serenità in quanto eseguita da mani esperte, con adeguata sedazione e con minimo fastidio. Di qualità, viene ormai effettuata con preparati a basso volume, che riducono nettamente tutti i disturbi che si avevano in passato.

La Colonscopia Virtuale

La colonscopia virtuale è invece una tecnica introdotta nel 1997 che simula la colonscopia tradizionale e che a oggi ha raggiunto livelli elevati di accuratezza nelle diagnosi. A differenza di quella tradizionale, la colonscopia virtuale consiste nell’esecuzione di una TC in grado di fornire una visualizzazione tridimensionale della parete interna dell’intestino. Prima dell’esame nell’intestino viene introdotta dell’aria attraverso un sondino flessibile posizionato nel tratto intestinale chiamato ampolla rettale. La colonscopia virtuale viene effettuata per l’approfondimento dell’analisi del colon in tutti i casi in cui l’esame tradizionale risulti incompleto o si riscontrino limiti di esecuzione per il paziente.

La colonscopia virtuale permette alcuni vantaggi rispetto al test del sangue occulto nelle feci, dal momento che è più immediata e accurata e consentirebbe di anticipare la diagnosi. Rispetto alla colonscopia e rettoscopia, non è invece prevista l’assunzione di forti lassativi per lo svuotamento dell’intestino e quindi potrebbe essere meglio accettata dalla popolazione.

Tuttavia, la reale efficacia dell’esame è ancora poco conosciuta (per esempio non è chiara la sua capacità di rilevare i polipi di piccole dimensioni) e non manca di limiti: la colonscopia virtuale, a differenza di quella tradizionale, utilizza radiazioni ionizzanti, dato che effettuando la TC si è sottoposti a radiazioni che sono un fattore di rischio oncologico. Inoltre, una volta identificato un polipo, non è possibile eliminarlo nella stessa seduta.

Screening in Italia: Adesione e Differenze Regionali

In Italia lo screening per la neoplasia è inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), assieme a quello per il tumore al seno (mammografia) e alla cervice uterina (Pap test o ricerca del Dna del papilloma virus). Ciò vuol dire che la ricerca del sangue occulto nelle feci viene garantita gratuitamente a tutti i connazionali di età compresa tra i 50 e i 69 anni (a cadenza biennale).

Se l’esame dà esito positivo, il protocollo prevede che la persona si sottoponga a una colonscopia. Questo sulla carta, perché in realtà le differenze su base regionale sono significative. Non si spiegherebbe, altrimenti, come mai «sei italiani su dieci con più di cinquant’anni non si siano mai sottoposti al test di screening», ricorda Francesco Cognetti, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Tumori Regina Elena di Roma. Quota che supera il settanta per cento, negli over 70.

L’organizzazione delle campagne di screening è coordinata dai governi locali: ecco perché al Nord (in media) l’82 per cento della popolazione interessata risponde all’invito inviato, mentre in alcune regioni meridionali i tassi sono sensibilmente inferiori.

La Situazione al Sud

Evidentemente no, se la richiesta di sottoporsi alla procedura di prevenzione secondaria per il tumore del colon-retto è stata inviata nel 2014 - anno a cui fanno riferimento gli ultimi dati disponibili - ad appena sette pugliesi e ventidue calabresi su cento. Migliore la situazione in Campania: il 40,4 per cento degli uomini e donne con un’età compresa tra 50 e 75 è stato raggiunto dall’invito a sottoporsi allo screening. Complessivamente l’estensione degli inviti al Sud nel 2014 è stata del 37 per cento.

Considerazioni Finali sulla Colonscopia negli Anziani

Nello studio sono stati inseriti 5000 persone sopra i 75 anni con storia di polipi o tumore al colon che nel periodo compreso fra il 2001 ed il 2009 erano stati sottoposti a colonscopia. Questi dati devono far realmente meditare quanti (medici specialisti e non) hanno la possibilità di prescrivere una colonscopia.

La colonscopia è un’indagine eccezionale, per il suo valore diagnostico e terapeutico, ma nella prevenzione del cancro del colon abbiamo certezza che le recidive tumorali e la comparsa di polipi sono rari nei pazienti anziani e che i rischi di ripetute colonoscopie di controllo possono essere superiori ai benefici.

Ovviamente non bisogna assolutamente “demonizzare” la colonscopia negli anziani, ma bisogna però farne un uso molto oculato valutando per singolo paziente rischi e benefici dell’indagine.

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